Capitolo 5: Non hai il diritto di parlare qui!

Il punto di vista di Evelyn

Nel camerino, mi sfilai con cautela i vestiti da allenamento. Lo specchio rifletté esattamente ciò che mi aspettavo: nuove bruciature argentate che si incrociavano sopra vecchie cicatrici. Dalle più recenti colava ancora del sangue.

Tirai fuori il piccolo contenitore di unguento alle erbe che Luna Isabella mi aveva dato di nascosto. Alleviava a malapena il bruciore, ma era meglio di niente. Me lo spalamai in fretta, poi mi rivestii, assicurandomi che ogni segno rimanesse nascosto.

Quando uscii, Nadia si era già cambiata e mi stava aspettando.

«Andiamo» disse. «Adesso c'è storia».

La lezione di storia si trascinò come sempre, specialmente dopo l'allenamento. Oggi però era diverso: sentivo gli occhi di tutti puntati addosso. Il combattimento di allenamento aveva decisamente attirato l'attenzione.

«Quindi la Dea della Luna sceglie davvero un compagno per ognuno di noi?» sussurrò Nadia.

«Sì. Ma devi aspettare la prima luna piena dopo aver compiuto diciott'anni per poterlo percepire davvero».

«È così romantico».

Per una come me, probabilmente non ci sarà niente di romantico. Chi vorrebbe una compagna odiata da tutti?

Sentivo Acacia seduta più avanti, le spalle rigide. L'allenamento di oggi l'aveva fatta infuriare di brutto. Sapevo che me l'avrebbe fatta pagare.

Finalmente suonò la campanella. Gli studenti cominciarono a mettere via le loro cose, pronti a scappare.

«Oggi è stato fantastico!» disse Nadia, stiracchiandosi. «Qui con l'allenamento non si scherza».

«Sei stata bravissima».

«Ma non sono ancora neanche lontanamente al tuo livello» aggiunse con un sorriso.

Andammo insieme verso i nostri armadietti. Fu allora che sentii il ticchettio di tacchi sul linoleum.

«Fermati subito!»

La voce di Acacia squarciò il rumore del corridoio come una lama. Mi bloccai, preparandomi al peggio.

Si avvicinò a passo di marcia, con Zoey e Chloe alle calcagna. La sua solita maschera di perfezione era sparita: la pura rabbia le stravolgeva i lineamenti.

«Chi diavolo credi di essere?» Si piantò di fronte a me, con la voce che tremava di rabbia. «Metterti in mostra in quel modo, cercare di attirare l'attenzione?»

Sapevo quale fosse il vero problema. I tre gemelli avevano assistito al nostro scontro. Nel mondo contorto di Acacia, questo faceva di me una minaccia.

«Io non ho…»

«Zitta!» Il suo urlo echeggiò nel corridoio, costringendo gli altri studenti a fermarsi e a fissarci. «Assassina! Smettila di comportarti come se fossi qualcuno di speciale solo perché sai tirare un pugno!»

Quella parola mi colpì come uno schiaffo. Assassina. Già, era quello che la maggior parte della gente vedeva quando mi guardava.

«Dovresti fare come tua madre, che è morta, e sparire» sputò Acacia. «Il mondo non ha bisogno di spazzatura come te…»

«Adesso basta». Nadia si mise tra di noi, la voce calma ma letale. «Hai finito?»

Acacia si bloccò. Nessuno l'aveva mai affrontata in pubblico.

«E tu chi saresti?» Si riprese in fretta, riversando il suo veleno su Nadia. «Tu non hai il diritto di parlare, pivellina!»

«Ah no?» Nadia inclinò la testa, gli occhi ambrati che mandavano lampi. «Sono quasi certa che il bullismo non sia permesso da nessuna parte».

«Bullismo?» la schernì Acacia. «Sto mantenendo l'ordine! Certe persone devono imparare a stare al loro posto…»

«E certe persone» la interruppe Nadia, «usano il bullismo per nascondere quanto sono vuote e insicure».

Acacia avvampò. «Come ti permetti…»

«So esattamente qual è il mio posto». La voce di Nadia divenne tagliente come un coltello. «Sono la figlia del dottor Harrison. La mia famiglia si è appena unita ufficialmente al Branco Polaris. Nella vostra piccola gerarchia, nessuno ha un rango superiore al mio, a parte la famiglia dell'Alpha Adam. Quindi, forse, dovresti pensare molto attentamente a quello che stai facendo, Acacia».

Nel corridoio calò un silenzio di tomba. Il nome del dottor Harrison esplose come una bomba, prosciugando ogni colore dal viso di Acacia. In quanto uno dei massimi scienziati del branco, il suo status superava quello della maggior parte dei nobili tradizionali.

«E un’altra cosa,» continuò Nadia. «Con chi faccio amicizia sono affari miei. Non mi serve il permesso di nessuno. Chiaro?»

Le labbra di Acacia tremarono. Voleva dire qualcosa, ma non riusciva a trovare le parole. Zoey e Chloe sembravano volersi sotterrare.

Fissai Nadia, sconvolta. Nessuno mi aveva mai difesa in quel modo. La sensazione era così estranea che mi si inumidirono gli occhi.

«Che sta succedendo qui?»

Mi si gelò il sangue. Elliot e i suoi amici erano comparsi in fondo al corridoio e stavano venendo verso di noi. Milo era in testa, ovviamente attirato dalla confusione.

Acacia cambiò subito maschera, sfoderando un sorriso finto. «Niente! Stavamo solo chiacchierando.»

«Chiacchierare richiede di urlare?» Milo inarcò un sopracciglio, soffermandosi con lo sguardo su Nadia. «Poteva sentirvi mezza scuola.»

Il viso di Acacia si tinse di nuovo di rosso, stavolta per l'imbarazzo. Perdere il controllo davanti ai suoi “principi” era l'umiliazione suprema.

«Magnus,» si girò di scatto verso il maggiore dei tre gemelli, cercando di salvare la faccia. «Stavamo solo discutendo di… cose da ragazze.»

Magnus aggrottò la fronte, chiaramente non credendole. I suoi occhi corsero sulla mia guancia gonfia e la sua espressione divenne glaciale.

«A me non sembrava molto amichevole,» disse Lucian. Il solito burlone non stava sorridendo.

Orion rimase in silenzio, ma i suoi occhi scuri si spostavano da me ad Acacia, come se stesse analizzando ogni cosa.

«Stavamo giusto andando via,» disse Acacia a denti stretti. Mi lanciò un'occhiata che urlava non è finita qui, prima di allontanarsi a passo svelto con le sue seguaci.

La folla cominciò a disperdersi. Tirai un sospiro di sollievo che non sapevo di aver trattenuto.

«Stai bene?» mi chiese Nadia.

«Sì. Grazie. Ma non avresti dovuto…»

«Non dirlo.» Scosse la testa. «È questo che fanno gli amici.»

Amici. La parola mi scaldò il petto e allo stesso tempo mi preoccupò. Acacia non avrebbe lasciato in pace nessuno che si fosse avvicinato a me.

«Ben detto,» Magnus si avvicinò, la sua voce gentile ma ferma. «Nessuno dovrebbe essere trattato così.»

Anche gli altri ragazzi si fecero avanti. Elliot rimase indietro, con un'espressione complicata. Sembrava che volesse dire qualcosa, ma semplicemente… non lo fece.

Il classico Elliot: sceglieva sempre il silenzio quando contava.

«In realtà, stavamo cercando Nadia,» disse Lucian, rompendo la tensione. «Per domani sera.»

«Domani sera?» Nadia sembrava curiosa.

«Sì,» parlò finalmente Elliot, evitando ancora il mio sguardo. «L'Alpha Adam e la Luna Isabella daranno una cena di benvenuto per l'ingresso della tua famiglia nel branco.»

«Oh!» Gli occhi di Nadia si illuminarono. «Fantastico! I miei genitori ne saranno felicissimi.»

«A proposito…» Milo si grattò la testa, lanciando qualche occhiata a Nadia. «I tuoi sono stati chiamati all'istituto di ricerca domani. Potrebbero non farcela. Ma l'Alpha Adam ha detto che la cena si terrà comunque, quindi…»

«Vogliono che tu rappresenti la tua famiglia,» concluse Magnus.

Nadia annuì. «Nessun problema. Ne sarei onorata.»

«Inoltre,» Elliot mi guardò all'improvviso – era la prima volta in tutta la giornata che mi guardava dritto negli occhi. «Dovresti venire anche tu.»

«Cosa?» sbattei le palpebre.

«Nadia ha bisogno di qualcuno con lei,» spiegò, con un tono rigido. «Visto che siete amiche, ha senso che veniate insieme.»

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