Capitolo 2: Quel sentimento da compagno di coppia (R18)

Troppo dolce. Fin troppo deliziosa. Perché il corpo di quella donna umana lo appagava in modo così totale? Non era un vampiro, eppure in quel momento desiderava solo prosciugarla, carne e sangue, per farla esistere dentro di sé per sempre.

Il mostro folle si ritrasse per poi affondare ancora e ancora nella fica di Jacintha, trattandola come un puro giocattolo su cui sfogare il proprio desiderio. Non gli importava che il suo corpo fosse di carne, che potesse provare dolore e subire ferite. Voleva soltanto soddisfare il perverso bisogno sessuale che gli bruciava dentro.

L'addome di Jacintha si contrasse con violenza crescente. Il mostro accelerò ancora di più il ritmo, finché non spinse in avanti con una forza brutale.

«Aaaaah…!»

Il mostro si liberò nel profondo del suo grembo e, nello stesso istante, la fica di Jacintha esplose in un fiotto di liquido. Raggiunsero l'apice insieme.

«Haa… haaah…»

Jacintha ansimava in cerca d'aria. La sua piccola fica continuava a stringersi attorno al cazzo ancora sepolto dentro di lei. Poi la vista le si oscurò del tutto e non sentì più niente.

Dopo essere venuto, Raphael sentì finalmente il malessere nel suo corpo placarsi, eppure il suo sguardo rimase fisso sulla donna umana distesa sul letto.

La benda le copriva quasi metà del viso, lasciando scoperti solo la punta del naso delicato e le labbra morbide e piene. Anche senza vederla interamente, Raphael era certo che dovesse essere bellissima.

La sua pelle liscia e pallida era macchiata da alcune chiazze di un rosso acceso, come un fiore di neve bianca schiacciato da una tempesta furiosa. I capelli rosso fuoco le ricadevano in ciocche morbide e scomposte; un tempo brillavano come fiamme al vento, ora, umidi di sudore e aggrovigliati, le davano un'aria al contempo selvaggia e stranamente irresistibile. Aveva il profumo di limone fresco e di magnolia estiva, l'unico aroma che faceva ululare all'improvviso il lupo dentro di lui.

Per un istante, la ragione sfuggì al suo controllo e Raphael abbassò la testa per baciarle le labbra morbide. Nell'attimo in cui le loro bocche si toccarono, una scossa elettrica gli percorse la schiena. Il cuore gli martellava forte, non per la lussuria, ma per qualcosa di più profondo, come se qualcosa nel suo sangue si fosse appena risvegliato. Quella dolcezza lo indusse a indugiare, riluttante a staccarsi.

All'improvviso, Raphael spinse Jacintha di lato e balzò in piedi. Sulla tenda sottile vicino alla finestra si proiettava nitida l'ombra di una creatura imponente, con orecchie a punta e un lungo muso proteso in avanti.

Era un lupo mannaro.

Il clan dei lupi mannari Wulfhart esisteva nel mondo umano da ottocento anni e aveva costruito un vasto impero di potere e influenza. Naturalmente, Wulfhart era diventato una preda ambita, bramata da innumerevoli altre forze soprannaturali desiderose di impossessarsene.

Ecco perché quella notte, per un singolo attimo di disattenzione, Raphael era stato drogato dai suoi nemici con un afrodisiaco preparato dalle streghe. La pozione gli aveva tolto ogni controllo e, se entro un'ora non avesse fatto sesso con una femmina vergine e pura, si sarebbe trasformato permanentemente in una bestia, un lupo che non sarebbe mai più tornato umano.

Se fosse successo, con un Alfa ridotto a una bestia senza cervello, Wulfhart non avrebbe potuto resistere alle altre potenti fazioni. Fortunatamente, i sottoposti di Raphael avevano trovato in fretta una femmina vergine, anche se si trattava solo di una comune umana.

In verità, prima di entrare in quella stanza, Raphael era ancora riuscito a dominare il proprio corpo. Eppure, in qualche modo, nel momento stesso in cui aveva visto Jacintha, aveva perso la testa e si era avventato su di lei, desiderando di possederla all'istante.

Sul momento, pensò che fosse l'effetto dell'afrodisiaco a farlo impazzire. Ma adesso, perché si sentiva ancora attratto da lei? La sensazione era stranamente simile a quella di incontrare la propria compagna predestinata.

Impossibile. Sharon era la sua compagna, quella di cui parlava ogni profezia. E allora perché, perché non si era mai sentito sciogliere come quando le sue labbra avevano toccato quelle di questa donna umana?

Non appena quel pensiero affiorò, Raphael lo respinse. Un'ondata di rabbia lo invase senza una ragione precisa. Si precipitò fuori dalla stanza, mettendo distanza tra sé e la donna che turbava le sue emozioni.

«Forse è solo un effetto collaterale del farmaco» pensò Raphael. «Devo trovare Sharon. È lei la mia vera compagna predestinata».

Prima di svanire nell'oscurità, Raphael diede un ordine. «Sbarazzatevi di lei, pulito…» sibilò, poi si interruppe, mentre i suoi occhi cremisi lampeggiavano di qualcosa di indefinibile. «Non voglio rivederla mai più».

Raphael si sentì come se avesse appena preso una decisione terribilmente difficile. Non voleva restare un secondo di più. Sapeva che se fosse rimasto anche solo un altro istante, avrebbe abbandonato la ragione, abbandonato Sharon, abbandonato Wulfhart stessa, pur di tenere quella donna tra le braccia per sempre. E questo era qualcosa che non avrebbe mai permesso.

…

Sei anni dopo.

Boom!

Un tuono assordante rimbombò, mentre un fulmine squarciava il cielo nero come la pece. La pioggia cadeva a catinelle, martellando contro i finestrini dell'auto.

La macchina si fermò in mezzo al diluvio. All'interno, le luci erano soffuse, l'atmosfera cupa e opprimente.

Dopo un breve silenzio, Raphael lanciò un'occhiata gelida alla donna seduta accanto a lui, con un angolo delle labbra che si piegava in una smorfia di scherno. «Che cosa hai appena detto? Ti piaccio?»

Jacintha non parve notare la derisione nella voce di Raphael e si limitò a un lieve cenno di assenso.

Subito dopo, sentì Raphael scoppiare in una risata fredda. «Una donna che si toglierebbe i pantaloni e scoperà con me per soldi pensa di avere il diritto di dire che le piaccio?»

L'espressione di Jacintha si gelò all'istante. Il suo viso si riempì di imbarazzo e umiliazione. Socchiuse le labbra come per dire qualcosa, ma la gola le si strinse e non le uscì alcuna parola.

Raphael le afferrò il mento, il suo sguardo gelido si fissò su di lei per un momento, prima di lasciarla andare con evidente disgusto. L'odore intenso di profumo a buon mercato che le aleggiava addosso gli dava la nausea, eppure, mescolata a quella fragranza opprimente, c'era una familiare nota di limone che in qualche modo lo faceva sentire più a suo agio e rilassato.

Negli ultimi anni, un sacco di gente, sia umani che licantropi, aveva cercato di diventare la sua mantenuta per fama e profitto. Erano tutti uguali. Fingevano di essere innocenti e sostenevano di amare lui e non i suoi soldi, sperando di sfruttare i sentimenti in cambio di maggiori benefici. Quell'aria ipocrita e avida era ciò che Raphael odiava di più.

In realtà, quando Jacintha aveva detto che le piaceva, non sapeva perché il suo cuore avesse iniziato a battere all'impazzata. Era come se qualcosa nel profondo del suo subconscio lo spingesse a rispondere ai suoi sentimenti. Ma Raphael resistette con forza a quell'impulso. Lo odiava, e odiava la persona che lo aveva scatenato: Jacintha.

Per una donna come lei, disposta a vendere il proprio corpo per soldi, la parola amore non poteva mai essere vera quando usciva dalla sua bocca. Ecco perché, a parte fare sesso, Raphael non aveva il minimo interesse a fare nient'altro con lei.

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