Capitolo 5 È meglio non interferire

Charlotte era completamente spiazzata.

Vedendo la sua espressione sbalordita, Ava intuì la situazione ed ebbe un presentimento.

«Charlotte, non dirmi che... Quel tizio potrebbe essere il tuo ex marito?» le chiese Ava.

Charlotte non lo negò subito. Al contrario, le chiese maggiori dettagli sull'aspetto di James.

Mettendo da parte la rabbia, Ava le descrisse la scena nei minimi dettagli.

Man mano che Ava parlava, l'espressione di Charlotte si faceva sempre più seria.

Iniziò a richiamare alla mente con attenzione i lineamenti di Emma. Più ci pensava, più si sentiva sconvolta. Si diede della stupida per non averlo notato prima: Emma somigliava moltissimo a James. Ora che Emma era scomparsa e James se n'era appena andato, le sembrava una coincidenza troppo grande.

Ormai Charlotte era convinta che Emma fosse figlia di James, anche se non aveva la minima idea del perché la bambina fosse scomparsa. Non c'era da stupirsi che il suo viso le fosse sempre sembrato familiare.

Al pensiero di essersi quasi imbattuta in James poco prima, Charlotte fu assalita da un'ondata di panico.

Era stata così attenta, tenendosi in disparte negli angoli. James non poteva averla notata, giusto?

«Deve essere così,» mormorò. «Il padre di Emma è James.»

Ava aprì la bocca, senza sapere bene cosa dire per confortarla.

Ma Charlotte fece un cenno sbrigativo con la mano, ostentando indifferenza.

«Va tutto bene,» continuò. «Ormai è acqua passata. Ho Andy e Noah, e questo mi basta.»

A quelle parole, Ava sospirò e non aggiunse altro.

«Mamma, ti serve una mano?» domandò Noah con foga. «Se quell'uomo di prima non ti piace, possiamo scoprire tutto sul suo conto e dargli una bella lezione!»

Bisognava ammettere che la genetica di James era piuttosto impressionante.

Quantomeno, sia Noah che Andy erano dotati di un talento eccezionale. A soli tre anni, avevano già sviluppato abilità da hacker.

La loro impresa più sbalorditiva era stata il tentativo di violare il firewall del Mirathia Defense Department.

Ovviamente non ci erano riusciti, e avevano rischiato di farsi localizzare.

Quando Charlotte lo aveva scoperto, aveva parlato seriamente con loro. «Non mi dispiace che cerchiate di superare i vostri limiti, ma dovete assicurarvi di essere al sicuro. Come minimo, se cercano di localizzarvi, dovete risultare a migliaia di chilometri di distanza», aveva detto.

Da quel momento, i due erano diventati molto più cauti.

In seguito, erano riusciti a infiltrarsi con successo nella rete del Mirathia Defense Department. Quando il dipartimento aveva contrattaccato, la loro posizione era risultata essere nelle regioni polari.

In quel momento, Charlotte abbassò lo sguardo e annuì, provando un turbine di emozioni contrastanti al pensiero di Emma.

Rifletté sul fatto che Emma doveva essere la figlia di James e Daisy.

Con questo pensiero in mente, Charlotte si rivolse ai bambini: «Non ce n'è bisogno. Vi ho ripetuto tante volte di non usare le vostre abilità alla leggera, e soprattutto di non usarle per fare del male. Intesi?»

Violare la rete del Martin Group sarebbe stata una bella soddisfazione, certo, ma non era affatto necessario.

Visto che ognuno si è rifatto una vita, pensò Charlotte, è meglio non intralciarsi a vicenda.

Nel frattempo, Emma era rimasta in silenzio fin dal momento in cui James l'aveva fatta salire in macchina.

Per quanto James cercasse di addolcirla, la bambina manteneva un'espressione severa, mostrando chiaramente tutto il suo disappunto. Quando lui provava a parlarle, lei voltava la testa dall'altra parte, rifiutandosi di dargli corda.

«Emma, perché sei uscita di nascosto, oggi?» le chiese.

Ma Emma continuò a fissare dritto davanti a sé, come se non lo avesse sentito.

James, che non aveva idea di cosa le passasse per la testa ma vedeva quanto fosse turbata, si affrettò a scusarsi: «Emma, mi dispiace. Non volevo farti arrabbiare. Ero solo terrorizzato all'idea che potessi perderti. Mi perdoni, per favore?»

James, sempre così sicuro di sé nel mondo degli affari, per la prima volta si sentiva del tutto spiazzato.

Era la prima volta che Emma si arrabbiava così tanto con lui.

La bambina gli lanciò un'occhiata, ma distolse subito lo sguardo, continuando a ignorarlo.

Sembrava proprio non avere alcuna intenzione di perdonarlo.

James era disperato. Non sapeva in alcun modo come farla tornare di buon umore.

Dopo averci riflettuto un momento, le propose: «Che ne dici se ti compro quel modellino che ti piace tanto? Mi perdonerai, allora?»

L'espressione di Emma rimase seria, mentre la fronte di James si corrugò per la frustrazione.

Per tutto il tragitto di ritorno alla Martin Villa, Emma non gli rivolse una sola parola.

James era in ansia, ma cercava di non darlo a vedere. Continuava a lanciarle delle occhiate, visibilmente afflitto.

Non appena entrarono in salotto, Daisy si fece loro incontro.

Notando il turbamento di Emma, Daisy capì che era giunto il suo momento.

Si avvicinò a James, cercando di prendere la bambina dalle sue braccia.

«Che succede, principessa mia? Ti ho portato la tua Barbie preferita. Andiamo a giocare, ti va?» le disse.

James guardò Daisy; pensando a quanto tempo trascorresse di solito con Emma, sperò che lei sapesse come tirarla su di morale.

Stava per passargliela, quando la bambina si aggrappò con forza al suo collo.

James rivolse a Daisy un'occhiata sospettosa. Perché Emma era così riluttante verso di lei?

Un lampo di rabbia attraversò lo sguardo di Daisy di fronte all'atteggiamento di James, ma la donna si affrettò a dissimularlo.

Poi disse all'uomo: «Emma è turbata. Ora ha più bisogno di te.»

A quelle parole, James parve confuso. Non aveva molta dimestichezza con le emozioni dei bambini, perciò si limitò ad annuire. «D'accordo, la tengo io.»

Daisy annuì e si rivolse a Emma, parlandole con dolcezza: «Emma, su col morale. Ti va di uscire a giocare? Ti ci porto io, d'accordo?»

Invece di tranquillizzarsi, Emma sembrò ancora più spaventata e riluttante. Affondò il viso nel petto di James e mormorò: «Ospedale... Signora...»

Conoscendola da anni, James intuì subito cosa intendesse.

Le domandò: «Vuoi vedere la signora che ti ha accompagnata in ospedale? Ti è piaciuta?»

Emma annuì, e sul suo visino fece capolino un barlume di speranza.

James ne fu sorpreso, ma dato che era la prima volta che Emma esprimeva simpatia per qualcuno, acconsentì all'istante: «Va bene, troverò quella signora per te.»

A quella promessa, Emma finalmente sorrise e si lasciò portare a mangiare dalla tata.

James inviò quindi un messaggio al suo assistente, Dean Palmer, chiedendogli di controllare i filmati delle telecamere di sorveglianza dell'ospedale.

Dal comportamento di Emma, James aveva capito che l'incidente di poco prima era stato probabilmente solo un malinteso.

Emma era scappata via, era stata soccorsa e portata in ospedale. James si rese conto di aver frainteso la situazione e di dovere un ringraziamento a quella persona.

Poco dopo ricevette i filmati dell'ospedale, ma purtroppo le immagini erano troppo sgranate per poterne distinguere chiaramente i volti.

Tuttavia, osservando la figura di quella donna, James non poté fare a meno di pensare a Charlotte!

Si somigliavano così tanto!

Lo sguardo di James si fece intenso mentre continuava a fissare la figura nel video.

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