«Come potevo pensare al futuro quando il presente mi sfugge dalle dita?»

Mi svegliai a un suono strano, eppure familiare: dapprima lieve, come un ricordo che sfiora il confine del sonno. Poi crebbe, rimbalzando nello spazio in penombra a ondate irregolari. La voce di Kairn. Bassa, tesa, inconfondibilmente sua, anche se le parole erano impastate fino a diventare irriconos...

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