Capitolo 2 Trasferirsi

La scena che le si parava davanti agli occhi fece sentire Eleanor insieme assurda e ridicola.

Sembravano una famiglia vera, loro; mentre lei pareva l’intrusa, la rovinafamiglie venuta a distruggere la casa di qualcun altro.

Eleanor era esausta. Voleva andarsene il prima possibile, così si costrinse a sorridere. «Non sta per cominciare il concerto? Non andate?»

Tutti e tre rimasero immobili per un istante.

Jessica chiese, sorpresa: «Mamma, come fai a sapere che andiamo a un concerto?»

Lavinia fissò Eleanor per un momento, poi sorrise e disse: «Eleanor, perché non vieni con noi?»

«Non voglio!» protestò subito Jessica. «Tanto mamma non capisce niente di musica. Non ci capirà nulla e si addormenterà. Che figura di niente!»

Non avevano la minima idea che, all’università, Eleanor avesse fatto un percorso secondario in musica e sapesse suonare bene sia il pianoforte sia il violino. Era stato soltanto il suo ruolo di moglie e casalinga a spingerla a mettere da parte quei talenti.

Eleanor sorrise, con tono calmo. «Non ci vengo. E poi non mi avete comprato il biglietto.»

Quella sola frase bastò a farli sembrare tutti e tre un po’ in imbarazzo.

«Che ti prende adesso?» Harold abbassò la voce e la rimproverò, spazientito. «Va bene, ci siamo dimenticati di prenderti il biglietto. Dovevi proprio fare la passivo-aggressiva?»

Eleanor era già abituata a quel tipo di accuse.

Aggrottò appena la fronte, impaziente. «Non avevo intenzione di venire. Smettila di inventarti cose.»

«Va bene, va bene.» Vedendo che la situazione stava degenerando, Lavinia afferrò in fretta il braccio di Eleanor e disse, a bassa voce: «Jessica è qui. Non litigate.»

Se Eleanor non avesse già saputo che razza di persona fosse Lavinia, forse si sarebbe lasciata ingannare da quella gentilezza studiata.

Poco dopo il matrimonio tra Eleanor e Harold, Lavinia le aveva mandato innumerevoli messaggi pieni di insulti da numeri anonimi.

Eleanor se n’era lamentata con Harold, ma lui non l’aveva presa sul serio; le aveva detto che stava facendo un dramma per nulla.

Poi, grazie a un amico che lavorava in una compagnia telefonica, Eleanor aveva scoperto che quei numeri appartenevano tutti a Lavinia.

Non è che non l’avesse detto a Harold: era lui che semplicemente non le aveva creduto.

Col tempo, aveva smesso di provare a spiegare.

Ripensandoci, Eleanor sentì montarle dentro una rabbia senza nome. Si scostò di dosso la mano di Lavinia e la guardò con freddezza. «Da quando gli affari di famiglia sono diventati una cosa su cui puoi mettere bocca tu?»

Lavinia rimase bloccata, impacciata, per un attimo; poi guardò Harold e Jessica con occhi feriti.

Jessica la indicò e urlò: «Mamma è così meschina! È gelosa perché papà è gentile con Lavinia! Sei una mamma cattiva! Ti odio!»

Il cuore di Eleanor si raggelò del tutto.

Che Harold fosse freddo con me è una cosa, ma adesso perfino Jessica mi odia.

Che senso ha restare in questa casa?

Eleanor non disse altro. Si voltò, indifferente, e se ne andò.

Tornata alla villa, cominciò a preparare le sue cose.

Eleanor avrebbe voluto passare quest’ultimo mese con Harold e Jessica.

Adesso sembrava che non ce ne fosse più alcun bisogno.

Eleanor decise che se ne sarebbe andata di casa.

Soltanto in serata Harold e Jessica rientrarono.

Appena varcata la soglia, Jessica gridò eccitata: «Lo spettacolo di stasera è stato incredibile! Lavinia suona il violino da Dio! Adoro sentirla suonare il violino!»

Harold entrò in salotto e vide subito Eleanor che stava facendo i bagagli. Il viso gli si incupì.

«Che credi di fare?» La sua voce era gelida, mentre la interrogava.

Eleanor non si fermò e, senza alzare lo sguardo, disse: «Vado a stare da un’altra parte per qualche giorno.»

«Stai uscendo?» La rabbia di Harold divampò di nuovo. «Eleanor, per un solo biglietto di un concerto te ne vai di casa? Devi per forza farla sembrare come se ti avessi fatto un torto?»

Eleanor non aveva nessuna voglia di discutere con lui.

Si fermò, alzò lo sguardo e fissò Jessica. «Jessica, ti piace davvero così tanto Lavinia?»

Jessica annuì con decisione. «Sì! Lavinia è bella e gentile, gioca con me e mi compra cose buonissime. A me Lavinia piace più di tutti!»

«E io?» chiese Eleanor.

Jessica esitò un attimo e fece il broncio. «Tu lavi solo i vestiti e cucini, e non mi fai mangiare i dolci. Rispetto a Lavinia sei molto peggio…»

In quell’istante, il cuore di Eleanor si frantumò del tutto.

«Va bene.» Eleanor annuì, con un tono calmo. «Quando me ne sarò andata, che ne dici se facciamo venire Lavinia a vivere qui, così si prende cura di te?»

«Davvero?» Gli occhi di Jessica si accesero all’istante e lei batté le mani, eccitatissima. «Mamma, l’hai detto tu: niente ripensamenti!»

Eleanor annuì ancora.

«Eleanor, non hai già fatto abbastanza scenate!» intervenne Harold. «Davanti a Jessica continui a essere così irragionevole? Non ti comporti per niente da madre!»

Guardandolo, Eleanor all’improvviso trovò tutto incredibilmente comico.

Ribatté: «Perché ai tuoi occhi qualunque cosa dica è sbagliata? Non è esattamente questo che volete tu e Jessica? Non è meglio se lo rendo possibile per voi?»

Eleanor raramente contraddiceva Harold davanti a Jessica.

Oltre a essere premurosa nei confronti di Harold, non voleva lasciare a Jessica l’ombra di genitori in disaccordo.

Ma adesso le sembrava che tutte quelle cautele non servissero a nulla, perché tanto a nessuno importava cosa pensasse lei.

Alla fine si separarono in pessimi rapporti.

Quella sera Eleanor non prese, come al solito, un libro illustrato per leggere a Jessica prima di dormire. Andò invece a dormire nello studio.

Nel cuore della notte, assetata, uscì per bere un po’ d’acqua e sentì dei rumori arrivare dalla camera di Jessica.

«Lavinia, quella cattiva che è la mamma se ne va tra qualche giorno. Tu quando ti trasferisci qui? Voglio che stai con me tutti i giorni.»

Eleanor rimase nel corridoio buio, con la sensazione che il cuore le stesse sanguinando.

Per quanto fosse stata lei a proporre di far entrare Lavinia in casa, sentirsi chiamare “cattiva” da Jessica le trafisse il petto a ondate.

Il giorno dopo Eleanor ricevette una chiamata dalla scuola: Jessica si era fatta male a un ginocchio durante educazione fisica.

Si precipitò a scuola, ma all’ingresso la fermò la guardia. «Signora, chi sta cercando?»

«Sono la madre di Jessica, sono venuta a prenderla.»

La guardia la squadrò con sospetto. «Ma la madre di Jessica è già qui.»

A Eleanor si gelò il sangue. Stava per dire qualcosa quando, dal cortile della scuola, arrivò una voce infantile.

«Jessica, la tua mamma è bellissima, sembra una star del cinema in TV!»

Eleanor seguì la voce e vide Lavinia accovacciata accanto a Jessica, mentre le spalmava con delicatezza un medicinale sul ginocchio gonfio, circondate da un gruppetto di bambini invidiosi.

Jessica non lo negò. Anzi, aveva la faccia piena d’orgoglio. «Certo! La mia mamma sa parlare la lingua di Seraphim e suona il violino. È la mamma più incredibile del mondo intero!»

Il cuore di Eleanor si strinse: sapeva che Jessica non stava parlando di lei.

In quel momento, la guardia si avvicinò e, indicando Eleanor, chiese a Jessica: «Quella signora dice di essere tua madre. La conosci?»

Gli occhi di tutti i bambini si spostarono su Eleanor, poi tornarono su Jessica.

«Jessica, perché hai due mamme?» domandò ingenuamente uno dei maschietti.

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