Capitolo 6 Prepararsi al divorzio

«Così Lavinia può diventare la mia mamma!»

Guardando il volto di Jessica, quattro anni, illuminarsi d’entusiasmo, Eleanor sentì il cuore farsi di ghiaccio.

Era questa la Jessica che aveva cresciuto con tanta fatica e devozione.

Il cuore di Eleanor doleva, gravato da un peso sordo e pulsante. Inspirò a fondo, soffocando il dolore che le indugiava nel petto, e disse con un ghigno leggero: «Esatto. Basta che Harold accetti di divorziare da me adesso, e Lavinia sarà tua madre.»

Harold la fissò con attenzione. «Dici sul serio?»

«Certo.» Eleanor si costrinse a sorridere. «Peccato che sia notte. Facciamo così: domattina, di prima mattina, andiamo a sbrigare le pratiche.»

Eleanor si fermò un istante. «Jessica mi odia, quindi l’affidamento lo prendi tu. Ti verserò ogni mese l’assegno di mantenimento.»

Anche se mia figlia non vuole riconoscermi come sua madre, sono io che ho messo al mondo Jessica. Perciò, anche se sono profondamente delusa da lei, non dimenticherò le mie responsabilità di madre.

Ma oltre al mantenimento, non ci sarà altro.

A quel pensiero, Eleanor si piegò in un sorriso amaro, rivolto a se stessa. Nonostante avesse dato a Jessica tutto il suo amore, per Jessica era soltanto un peso, una catena. Jessica non voleva il suo amore… e nemmeno Harold. Loro avevano riversato tutto il loro affetto su Lavinia.

Eleanor non nutriva più alcuna speranza.

Che fosse quella casa tenuta in piedi con tanta cura, Harold, che un tempo aveva amato fino in fondo, o Jessica, che aveva cresciuto con tanto amore fino ai quattro anni: Eleanor non voleva più niente di tutto questo.

Sentire Eleanor sistemare il divorzio in modo tanto ordinato, in poche frasi, rese l’espressione di Harold ancora più cupa.

Aveva pensato più di una volta di divorziare da lei, eppure adesso che Eleanor tirava fuori all’improvviso la parola divorzio non provava la felicità che si sarebbe aspettato. Al contrario, avvertì un disagio strano, come un nodo nello stomaco.

Il cuore di Lavinia si sollevò. Guardò il suo profilo con un affetto profondo, sperando di sentirlo acconsentire di persona alla richiesta di Eleanor.

«Papà, dì di sì!» continuava a incalzare Jessica.

Eleanor rise piano. «Jessica non vede l’ora. Accetta e basta. Dopo il divorzio potrai stare con chi vuoi.»

E parola dopo parola, l’espressione di Harold si faceva più fredda.

Proprio quando tutti e tre erano convinti che Harold avrebbe accettato, lui lasciò cadere una sola frase.

«Non accetterò il divorzio. Non tirarlo fuori mai più.»

Detto questo, entrò in casa senza voltarsi.

La delusione attraversò il volto di Lavinia.

Jessica se ne accorse e si affrettò a consolarla. «Lavinia, non essere triste. Vado io a parlare con papà.»

La figurina minuta si voltò e scappò in casa.

«Papà, papà, perché non vuoi accettare di divorziare dalla cattiva mamma…»

Le parole innocenti eppure crudeli di Jessica le arrivarono dritte alle orecchie.

Il cuore di Eleanor si intorpidì dal dolore.

Lavinia si alzò, smettendo di fingere, e parlò con un’espressione trionfante. «Eleanor, non pensare che solo perché Harold non ha accettato subito di divorziare da te significhi che provi ancora qualcosa. Lo fa soltanto per Jessica. Permettimi un consiglio, da amica: non illuderti.»

Eleanor non disse nulla, ma le mani, lentamente, si serrarono a pugno.

Le parole di Lavinia erano brutali.

Per Eleanor, che amava Harold da più di dieci anni, erano particolarmente crudeli, ma erano anche la verità nuda e cruda.

Gli occhi di Lavinia si riempirono di scherno. «All’epoca hai usato dei trucchetti sporchi per incastrare Harold. Ti odiava per questo… Poi, senza vergogna, ti sei servita di Jessica per manipolare la famiglia Hernandez e Harold, facendo sì che i suoi genitori lo costringessero a sposarti. Ma purtroppo il suo cuore non è mai stato con te. Dall’inizio alla fine, la persona che ha amato sono sempre stata io.»

«Hai perso. Su tutta la linea.»

Eleanor soffocò il dolore che le stringeva il petto e rise con freddezza. «Ms. Saunders, da rovinafamiglie, di che cosa dovrebbe essere fiera?»

«In amore, la vera rovinafamiglie è chi non viene amata!»

Lavinia sputò quelle parole e si voltò per andarsene.

Eleanor rimase lì, mentre il vento della notte le passava addosso.

Non era nemmeno inverno, eppure il corpo le tremava lo stesso, senza che riuscisse a fermarlo.

Dopo essere rimasta fuori ancora un po’, Eleanor rientrò finalmente.

Non vedendo né Harold né Jessica al piano di sotto, salì direttamente al piano superiore. Passando davanti alla cameretta, sentì Harold e Jessica parlare a bassa voce dentro.

Eleanor non ci fece caso e andò dritta nella camera padronale a lavarsi.

Quella notte Harold non tornò nella camera padronale.

Per una volta, Eleanor dormì di un sonno profondo.

La mattina dopo.

In casa c’era un ospite: dai vestiti sembrava un medico. Anche Harold, cosa insolita, era a casa.

«Ti sei alzata?» fu Harold a parlare per primo.

Eleanor lo guardò di sfuggita, ma non rispose.

Non aveva intenzione di cucinare quel giorno. Stava per ordinare qualcosa d’asporto quando notò un panino e un bicchiere di latte sul tavolo da pranzo.

«È per te. Jessica e io abbiamo già mangiato.» Harold lo spiegò con un sorriso appena accennato.

Negli occhi di Eleanor balenò la sorpresa.

Eppure non rifiutò. Finita la colazione, si preparò a tornare in camera.

Sul divano del soggiorno.

«Aspetta.» Harold si alzò e le andò incontro.

Eleanor inarcò un sopracciglio. «E adesso divorziamo?»

«Non voglio più sentirti dire una cosa del genere!» disse Harold, a bassa voce, dura e severa. Allungò una mano e la tirò a sé, facendola sedere sul divano.

«Questo è il dottor Oscar Howard. Ha molta esperienza con i problemi di stomaco.» Harold si limitò a una breve spiegazione, poi ordinò a Oscar: «Oscar, per favore, falla visitare a fondo.»

La notte prima, a mezzanotte, Harold aveva saputo per caso da un amico della visita di Eleanor in ospedale, il giorno precedente.

Dopo aver mandato il suo assistente, Knox Palmer, a informarsi in ospedale, aveva scoperto che i disturbi di stomaco di Eleanor si erano riacutizzati.

A quelle parole, Eleanor guardò Harold, sorpresa.

Quindi Oscar era qualcuno che Harold aveva chiamato per curarmi?

Come faceva Harold a sapere che i miei problemi di stomaco si erano riacutizzati?

Mentre Oscar la visitava, Harold la osservò con aria di rimprovero. «Perché non hai detto niente quando ti è tornato il mal di stomaco?»

«Non ce n’era bisogno.» La voce di Eleanor era gelida.

All’improvviso il telefono di Harold squillò.

Eleanor lo guardò di sfuggita: era Lavinia.

Harold non rispose subito. Chiese invece a Oscar: «Oscar, com’è? Le sue condizioni…»

Non fece in tempo a finire che il telefono squillò di nuovo, insistente.

Harold non ebbe scelta: si alzò e andò verso la vetrata a tutta altezza per rispondere. «Che succede, Lavinia… Cosa? Non preoccuparti, arrivo subito.»

Qualunque cosa gli stessero dicendo dall’altra parte.

Harold riattaccò con il volto contratto dall’urgenza. Lanciò un’occhiata a Eleanor e prese una decisione in un attimo.

«Oscar, ho bisogno che tu venga con me da un’altra parte, subito.»

Oscar rimase interdetto. «E qui?»

«Lì la situazione è più urgente.» La voce di Harold si fece cupa.

Oscar era stato ingaggiato da lui, quindi era naturale che lo seguisse. Raccolse in fretta la borsa e se ne andò.

Nel soggiorno rimasero soltanto loro due.

L’espressione di Eleanor era calma.

Harold aggrottò la fronte, serrò le labbra sottili e, nonostante tutto, si decise a spiegare: «Lavinia sta male, e parecchio. Devo portare prima Oscar da lei. Farò in modo che un altro giorno torni a visitare te…»

«Non serve.» lo interruppe Eleanor, piatta.

«E adesso che ti prende? Perché fai storie?» Harold aveva un tono irritato.

Eleanor alzò lo sguardo su di lui, impassibile, e ribatté: «Io fare storie?»

Dall’inizio alla fine non avevo detto una parola. L’avevo visto rispondere alla chiamata di Lavinia e portarsi via, senza esitare, il medico che sosteneva di aver ingaggiato apposta per me…

Eleanor pensò di essersi comportata benissimo: senza litigare, senza competere. Quale moglie avrebbe potuto essere premurosa con il marito quanto lei?

Gli occhi di Harold si riempirono di stizza. «Non sei forse arrabbiata perché porto Oscar da Lavinia per farla curare? Sei sempre così! Non potresti essere più comprensiva? Lavinia è malata…»

Eleanor non aveva detto nulla, eppure lui trovava sempre un motivo per accusarla, ingiustamente.

Lavinia era malata, quindi non aveva esitato un attimo a portarsi via Oscar. Eleanor, con tatto, gli aveva detto che non c’era bisogno di un’altra visita, ma lui l’aveva presa come un capriccio.

Una piccola figura che stava scendendo le scale sentì per caso l’ultima frase di Harold.

«Papà, hai appena detto che Lavinia è malata? È grave?» Jessica corse da lui e gli si aggrappò alla gamba, supplicandolo: «Voglio venire a vedere Lavinia anch’io!»

Il telefono squillò di nuovo. Harold decise di non litigare oltre con Eleanor. «Eleanor, resta a casa e rifletti su te stessa. Smettila di fare drammi per niente. Ne parliamo quando torniamo.»

«Cattiva mamma, hai sentito cosa ha detto papà. Non puoi comportarti bene, per una volta? Perché devi sempre prendertela con Lavinia? Lavinia è malata e tu fai ancora così. Sei proprio insopportabile!»

Jessica si lamentò, indignata.

Harold e Jessica si misero ad accusare Eleanor insieme; poi la lasciarono sola in casa e si precipitarono fuori, di corsa, da Lavinia.

Dentro la villa, all’improvviso, calò il silenzio.

Eleanor restò seduta sul divano a lungo, finché il telefono non emise una notifica. Lo prese e guardò.

Era Lavinia che aveva pubblicato sui social una foto: [Malata, ma è così bello essere accudita.]

Nell’immagine, di Harold si vedeva soltanto un profilo laterale sfocato, insieme alla sagoma minuta di Jessica. Gli occhi di Harold e Jessica parevano vedere solo Lavinia, pallida, distesa sul letto d’ospedale.

Davanti a quel post, dopo un tempo interminabile, Eleanor scoppiò in una risata sommessa, con il cuore ridotto in cenere.

Strinse il telefono con forza, come se in quell’istante, finalmente, la realtà si fosse messa a fuoco.

Si guardò intorno: la casa che un tempo le era sembrata così calda, chissà quando, si era trasformata in una grotta di ghiaccio.

Negli occhi di Eleanor non c’era più traccia di attaccamento. Si alzò e salì di sopra.

Quel giorno, da sola, preparò in silenzio i documenti per il divorzio; ordinò anche diverse mini-telecamere con consegna in giornata e le installò in vari punti della casa.

Dal momento che aveva deciso di divorziare, doveva naturalmente raccogliere prove dell’infedeltà di Harold durante il matrimonio, per vincere l’ultima battaglia.

Dopo averle installate, tornò in camera e mise insieme tutti i regali che Harold le aveva fatto negli anni: buttò via ciò che andava buttato e rivendette ciò che non riusciva a eliminare.

Era ora che se ne andasse.

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