Capitolo 1 Strumento per sfogare i desideri

Alle tre del mattino, Harper Orsini dormiva profondamente, quando il cigolio della porta la svegliò di soprassalto.

L'unica luce nella stanza era il bagliore morbido e ambrato della lucina da notte.

Harper aguzzò la vista e scorse un uomo vicino alla finestra, intento a sbottonarsi la camicia.

La penombra accarezzava i lineamenti netti e delicati di Alex Lavien, addolcendo il fervore che gli ardeva negli occhi.

Era la prima volta che si vedevano dopo un mese di gelo.

Harper, con la voce ancora impastata di sonno, mormorò: «Oh, sei tornato.»

«Già» rispose Alex con indifferenza. La sua figura imponente incombeva già su di lei. Si chinò a baciarle le labbra, mentre con una mano le slacciava abilmente la camicia da notte.

La sua mano grande le avvolse il seno, massaggiandolo in modo provocante, nel tentativo di accendere il suo desiderio in fretta.

Harper rimase paralizzata per un istante, poi iniziò a divincolarsi.

«Alex, siamo ai ferri corti da un sacco di tempo, e torni solo per questo?» La sua voce tradiva una nota di risentimento impossibile da celare.

Era una persona, non un semplice strumento per soddisfare le sue voglie.

Un lampo di irritazione attraversò lo sguardo di Alex. Le afferrò il mento, sovrastandola.

«Sei mia moglie. È un mio diritto, ed è del tutto normale cercare un po' di intimità.»

«Il discorso non è chiuso...» provò a dire Harper, ma Alex l'aveva già presa.

Si muoveva senza alcuna dolcezza, concentrato unicamente sul proprio desiderio.

Il dolore divampò, mescolato a un piacere fugace che la fece rabbrividire.

«Alex, non sono un oggetto. Sei tornato solo per fare sesso?»

Gli occhi di Alex si accesero di fastidio. Soffocò le sue proteste con un bacio.

In cinque anni di matrimonio avevano imparato a conoscere a fondo i rispettivi corpi e i punti più sensibili.

Harper cedette rapidamente; con le guance in fiamme, fu incapace di resistere quando lui le sollevò le gambe, spingendosi dentro di lei ancora e ancora.

L'atmosfera tra loro era rovente, quando lo squillo di un telefono mandò in frantumi il momento.

Dalla sua posizione, Harper non riuscì a leggere il nome sul display.

Ma colse un guizzo fugace nello sguardo di Alex. Ne era rimasto profondamente turbato.

Alex si fermò all'istante, rispondendo al telefono con la mano sinistra mentre con la destra tappava la bocca di Harper.

Mentre annaspava in cerca d'aria, Harper udì una voce melodiosa dall'altro capo del filo.

«Alex, sono in aeroporto. Quando passi a prendermi?»

Il volto di Harper si rabbuiò.

Alle tre del mattino, una donna chiamava Alex con un tono così civettuolo?

Lui continuava a tenerle la mano sulla bocca, con il chiaro intento di impedirle di fiatare.

«D'accordo, arrivo tra poco» rispose.

«Guida con prudenza, ti aspetto» cinguettò allegra la voce dall'altra parte.

Chiusa la chiamata, Alex si alzò dal letto senza la minima esitazione.

La fiamma della passione che si era accesa in Harper si spense di colpo, come sotto una secchiata d'acqua gelata. Strinse i pugni con forza.

Di solito, Alex era insaziabile. Quando facevano l'amore, non si fermavano mai a una sola volta.

Era la prima volta che la lasciava a metà.

Per di più, a causa della telefonata di un'altra donna.

Una fitta di dolore le trafisse il cuore.

Si mise a sedere, guardando Alex che si affrettava verso la cabina armadio. «Dove vai?» gli chiese.

Alex si accigliò, con lo sguardo carico di insofferenza. «Non mi piace essere interrogato sui fatti miei.»

Quel suo atteggiamento glaciale era in netto contrasto con il calore che aveva dimostrato al telefono.

Harper si piantò le unghie nei palmi. Cercò di mantenere la voce ferma. «Sono tua moglie.»

Alex non rispose.

La porta si chiuse con un tonfo sordo, seguita dal rombo di un motore che prendeva vita nel cortile.

Harper sedeva sul letto, con il viso pallido come la cenere.

La voce dolce sentita al telefono le rimbombava in testa.

Solo pochissime persone avevano il numero privato di Alex.

Il tono suadente e affettuoso di quella donna lasciava intuire una profonda intimità tra loro.

Il fatto che lui fosse uscito nel cuore della notte dimostrava quanto lei fosse importante per lui.

All'improvviso, Harper ripensò al mese precedente, quando un camion in corsa l'aveva tamponata. Se non fosse stato per i dispositivi di sicurezza e la cintura, non sarebbe sopravvissuta.

Era uscita zoppicando dalle lamiere accartocciate e la prima cosa che aveva fatto era stata chiamare Alex.

Sconvolta e tremante, stringeva il telefono, disperata in cerca di conforto.

Ma aveva ottenuto in cambio soltanto una risposta secca.

«Chiama l'assicurazione e la polizia.»

Si era mostrato del tutto indifferente, senza nemmeno chiederle se stesse bene.

Harper si coprì gli occhi, rannicchiandosi sotto le coperte.

I ricordi degli anni trascorsi con Alex le scorrevano davanti come un film malinconico.

Strinse forte gli occhi.

La mattina seguente, al risveglio, Harper allungò la mano per tastare il posto accanto a sé.

Freddo.

Alex non era tornato a casa per tutta la notte.

In quell'istante, ricevette un breve filmato sul cellulare.

Glielo aveva mandato Caden Elikin.

Caden: [Questo non significa forse che tuo marito ti tradisce?]

Harper lo aprì. Il suo viso, già pallido, divenne cereo non appena ne vide il contenuto.

Il filmato era stato girato in aeroporto: Alex era al centro dell'attenzione, e accanto a lui c'era una donna esile che chiacchierava in modo civettuolo.

Alex le portava i bagagli con una mano, mentre con l'altra le stringeva forte le dita.

Tra loro c'era un'intimità innegabile.

I media ci avevano persino ricamato su un titolo sensazionalistico: [Il signor Lavien va a prendere una donna misteriosa a tarda notte, sospetta relazione svelata.]

Harper si sentì stringere il cuore da una mano invisibile.

Era lei la donna che Alex era andato a prendere la sera prima?

Anche se Alex e Harper erano sposati, la loro era un'unione segreta.

Per l'opinione pubblica, Alex era ancora scapolo.

Harper: [Forse sono solo amici.]

Caden: [Harper, è arrivato a questo punto e tu continui a giustificarlo. Ti sei abituata a fare la codarda? Perché non lo lasci e ti metti con me?]

Gli occhi di Harper si riempirono di lacrime trattenute a stento.

Harper: [Questo filmato è diventato virale?]

Caden: [Sì, un sacco di gente dice che è lei la signora Lavien. È disgustoso vedere un bastardo come Alex.]

Harper: [Capito.]

Posò il cellulare e fece un respiro profondo.

Non avrebbe mai potuto impedire ad Alex di fare ciò che voleva.

Specialmente perché lui sembrava tenere moltissimo a quella donna.

Dopo essersi alzata e preparata, Harper andò al lavoro come al solito.

Il giorno prima aveva lavorato a un progetto fino all'una di notte.

E per colpa di Alex, era rimasta sveglia fino all'alba prima di riuscire finalmente ad addormentarsi.

Aveva la testa pesante e, durante la pausa, molti colleghi spettegolavano sul filmato di Alex che andava a prendere quella donna.

Harper, con la borraccia termica in mano, fece per andare a prendere dell'acqua calda, ma non appena mosse un passo fu colta da un improvviso capogiro, e l'oscurità la inghiottì.

Quando riaprì gli occhi, era già in ospedale.

L'odore pungente dei disinfettanti le riempì le narici, e l'ultimo ricordo prima di svenire le riaffiorò alla mente. Voltò la testa con fatica e vide Alex accanto a sé.

I suoi occhi si illuminarono di speranza. «Alex...»

Non appena parlò, Alex la gelò con uno sguardo di pietra. «Divorziamo.»

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