Capitolo 4 Finché sei ancora mia moglie

Harper sollevò un sopracciglio e accennò un sorriso.

Si tirò giù delicatamente la manica, cercando di nascondere la ferita al polso.

Era un problema soltanto suo. L'orgoglio e la dignità non le permettevano di mostrarlo a nessun altro.

«Devo firmare il contratto? Dammelo.» Cercò di mantenere un tono calmo, allungando la mano sana.

Ma Caden non le porse il documento. Si limitò a fissarla con quegli occhi castani, come se volesse leggerle nel pensiero.

«La famiglia ti riconosce a tutti gli effetti come la signora Lavien,» le fece notare Caden. «Siamo all'interno del Gruppo Lavien: c'è davvero qualcuno qui dentro che osa mettersi contro di te?»

Aveva un tono gelido, e lo sguardo gli scivolò dal viso di lei al polso ferito. Alex dà forse importanza a quel titolo? pensò Harper.

Si limitò a un sorriso amaro e rimase in silenzio.

Certe cose erano difficili da spiegare, come una cicatrice sul cuore: a volte fa male, ma non è affare di nessun altro.

Caden era perspicace; non ci mise molto a intuirne il motivo.

Su internet non si parlava d'altro: il presidente del Gruppo Lavien era andato a prendere l'amante nel cuore della notte. Questo la diceva lunga. L'unica persona da cui Harper avrebbe tollerato un simile affronto era Alex.

«Che schifo. Quel bastardo di tuo marito si è portato l'amante fin qui?» imprecò Caden a denti stretti, con lo sguardo affilato.

Riusciva a leggerle in viso ogni minima emozione; era evidente che non volesse fare una scenata.

Harper serrò le labbra, piantandosi quasi le unghie nel palmo della mano.

«Non dirmi che hai intenzione di lasciar correre, non è da te,» sbottò Caden, frustrato. «Se le cose stanno davvero così, avvisami la prossima volta che quella donna si fa viva. Non mi dispiace affatto darle una lezione.»

«Si è fatta più male lei di me!» Harper alzò lo sguardo, fiera e con gli occhi di ghiaccio. «Vado in ospedale a farmi medicare, torno subito.»

«Vengo con te.» Caden lanciò il documento al suo assistente e le andò dietro.

Si diressero all'ospedale più vicino alla sede dell'azienda.

Caden non si staccò un attimo da Harper mentre le medicavano la ferita.

Oltre all'ustione, aveva preso una leggera storta alla caviglia, ma nulla di grave. Sarebbe bastata un po' di pomata per rimetterla in sesto nel giro di qualche giorno.

Caden la riempì di attenzioni: l'aiutò con le medicine, pagò il ticket e sbrigò ogni commissione al posto suo.

Dopo una mattinata a dir poco frenetica, finalmente avevano finito.

Harper era ancora pallida, aveva gli occhi un po' gonfi e un'aria esausta.

Caden guardò l'ora: era quasi mezzogiorno.

«Andiamo a mangiare qualcosa, offro io,» propose.

Sinceramente, Harper non aveva la minima fame.

«È solo una separazione, non la fine del mondo. Devi mangiare e tenerti in forze se vuoi combattere la tua battaglia come moglie legittima.» Caden fece spallucce, con il suo solito tono disinvolto.

Harper annuì impercettibilmente.

Non poteva respingere la sua gentilezza, soprattutto dopo che lui l'aveva aiutata per tutta la mattinata.

«Che ristorante preferisci?» Caden le elencò un paio di locali rinomati.

Ma Harper era del tutto indifferente. «Un posto vale l'altro.»

«E dove si trova questo 'un posto vale l'altro'? Fammi pensare.» Finse di accigliarsi, assumendo un'espressione seria.

«D'accordo, decidi tu.» Harper si arrese, rassegnata.

Proprio in quel momento, due persone vennero loro incontro: erano Alex ed Emily. Aveva portato anche lei in quello stesso ospedale.

Nel vedere Harper e Caden camminare fianco a fianco, con un'aria rilassata che non le aveva mai visto addosso, il viso di Alex si scurì all'istante.

Aveva così tanta fretta di trovarsi un altro marito? O forse aveva pianificato tutto fin dall'inizio...

«C'è anche Harper, e chi è quello con lei? Sembrano molto intimi. Alex, non le importa proprio nulla della tua reputazione. Dopotutto, sulla carta è ancora tua moglie. Non ti pare che stia esagerando a civettare in giro a questo modo?» Emily sospirò e rincarò la dose: «Mi dispiace tanto per te. Harper non ha proprio un briciolo di vergogna, vero?»

Alex le si avvicinò a grandi falcate e la aggredì furioso: «Harper! Non hai un po' di dignità? Non dimenticare chi sei! Finché non avremo divorziato, tu sei ancora la signora Lavien. Faresti meglio a tenere le distanze dagli altri uomini, là fuori! Non infangare il nome della famiglia Lavien!»

Harper rimase di stucco. Pensava davvero che fosse lei a spassarsela in giro, gettando fango sul nome della famiglia. Avrebbe voluto chiedergli: e tu, invece?

Harper abbozzò un sorriso amaro. «E tu? Ti sei dimenticato di essere sposato? Pianti in asso tua moglie per portare un'altra donna in ospedale.»

Alex aggrottò la fronte. «Emily non è "un'altra donna". E tu le hai fatto del male. Non solo non provi il minimo rimorso, ma hai anche il coraggio di dire cose del genere con tanta freddezza?»

Harper avrebbe voluto ridere, ma non ci riuscì.

Aveva notato l'evidente fasciatura sulla sua mano, o l'aveva vista e se n'era semplicemente fregato? Non voleva più pensarci. Ormai stavano divorziando; che importanza aveva se a lui importasse o meno?

All'improvviso, Harper provò un senso di liberazione. «Non preoccuparti, le carte per il divorzio saranno presto nelle tue mani, così smetterò di portare il titolo di signora Lavien. Quello che farò non avrà più nulla a che vedere con te.»

L'espressione di Alex si fece ancora più scura. Aveva accettato senza la minima esitazione; a quanto pareva, si era davvero trovata un amante!

Senza un motivo apparente, provò un moto di fastidio, come se qualcosa che aveva sempre tenuto saldamente in pugno gli stesse sfuggendo di mano.

Improvvisamente, Emily gemette di dolore. «Alex, fa malissimo!» piagnucolò con voce lamentosa.

Alex trovò finalmente un appiglio e dichiarò con freddezza: «Harper, posso anche chiudere un occhio su questa storia, ma devi chiedere scusa a Emily. Subito. Altrimenti...»

Glielo ordinò con tono perentorio, esattamente come faceva in azienda.

Harper sentì una fitta al cuore e chinò leggermente il capo per nascondere l'espressione del viso. «Se mi rifiuto di chiederle scusa, userai contro di me le stesse tattiche che riservi ai tuoi rivali in affari?» domandò.

La sua corazza di durezza si infranse in un istante, rivelando quel lato vulnerabile che non mostrava mai a nessuno.

Nel mondo degli affari, Harper, l'assistente capo capace di annientare gli avversari con una sola battuta, non aveva mai mostrato il minimo segno di cedimento.

Alex si sentì improvvisamente a disagio. Stava per aprire bocca, quando una risata beffarda risuonò al loro fianco.

Caden, come se avesse appena sentito la barzelletta del secolo, intervenne: «Come, scusa? Pretendi che tua moglie chieda scusa alla tua amante? Ma hai perso la testa? Già che siamo in ospedale, ti consiglio di farti vedere da uno psichiatra. O magari da un oculista.»

Quella risata pungente fece gelare l'espressione di Alex.

Conoscendo i metodi spietati del marito, Harper temette che Caden potesse offenderlo e cacciarsi nei guai. Riprese il controllo delle proprie emozioni e tornò alla consueta freddezza. «È stata Emily a cercare di farmi del male, quindi dovrebbe essere lei a chiedermi scusa, non credi? Se ci tieni tanto, vai a controllare le telecamere di sorveglianza.»

«Mi sembra un ragionamento sensato. Se saltasse fuori che Emily ha aggredito Harper intenzionalmente, si tratterebbe di un reato, giusto?» le fece eco Caden, lanciando un'occhiata alla ragazza.

Emily andò nel panico, il volto visibilmente stravolto. «Alex, in fondo non fa così male, e non è del tutto colpa di Harper. Sono stata un po' sbadata io. È una sciocchezza, non facciamone un dramma, d'accordo?»

Lanciò un'occhiata al polso di Harper, fingendosi preoccupata. «Anche Harper sembra essersi fatta male. È tutta colpa mia.»

Harper abbozzò un sorriso sarcastico. «Se sapevi che era colpa tua, perché non l'hai detto fin dall'inizio?»

Emily assunse un'aria innocente e ingenua. «Sul momento sentivo troppo male, me ne sono dimenticata.»

Alzò lo sguardo su Alex, sbattendo le palpebre con fare lezioso. «Alex, non sarai arrabbiato con me, vero?»

«In tal caso, chiudiamo qui la questione» tagliò corto lui.

Nonostante avesse liquidato la faccenda con una sola frase, il volto di Alex rimase severo e il suo atteggiamento inflessibile, eppure, posando lo sguardo su Emily, i suoi occhi si addolcirono.

Se Harper commetteva un errore, Alex non le dava tregua. Con Emily, invece, lasciava correre. Era sempre stato un uomo imparziale, eppure per lei faceva un'eccezione dietro l'altra. I favoritismi, in effetti, non conoscevano giustizia.

«Andiamocene» disse Harper, con una smorfia sprezzante.

Caden lanciò a Emily un'occhiataccia e seguì Harper.

Proprio in quel momento, la voce di Alex rimbombò alle loro spalle: «Fermati!»

Harper si bloccò all'istante, avvertendo un segreto fremito di gioia e aspettativa.

L'aveva richiamata perché aveva deciso di crederle? Ma le gelide parole che seguirono mandarono in frantumi la sua ultima speranza.

«Non dimenticarti le carte per il divorzio!» le intimò Alex.

Capitolo precedente
Capitolo successivo