Capitolo 9 Quanti uomini vuoi sedurre
Alex aggrottò la fronte; in fondo si trattava solo di un abito, non di qualcosa da indossare tutti i giorni. Perché fare tante storie per un cambio?
"Non lo metti?" domandò, immergendosi di nuovo nel lavoro senza alzare lo sguardo, con tono impaziente.
"No, non mi piace. Se vuoi che venga alla festa di compleanno, pretendo di avere il diritto di scegliere l'abito," dichiarò Harper con fermezza.
Parlava come se stesse chiudendo un affare.
Il ticchettio dei tacchi sul pavimento si fece più vicino. La porta si aprì ed entrò Emily, con gli occhi carichi di compiacimento. "Harper è sempre stata uno spirito indipendente. Probabilmente non le piace l'abito che hai scelto per lei. Alex, cosa ne pensi del mio?"
Alex posò la penna e la osservò da capo a piedi. "Bello. Ti sta d'incanto," disse.
Emily s'illuminò, con un sorriso radioso quanto il sole là fuori. "Certamente. Alex sceglie sempre gli abiti migliori per me. Hai detto che il bianco mi sta alla perfezione, ed è per questo che me ne compri sempre di questo colore."
Fece una piroetta orgogliosa; l'orlo del vestito si sollevò leggermente, rivelando le gambe snelle. Somigliavano un po' a quelle di Harper, e gli riportarono alla mente quella notte...
Lo sguardo di Alex indugiò, per un istante incantato.
Ne era rimasto ipnotizzato? Si comportava come se lei non esistesse affatto?
Harper fece un sorriso sprezzante. "Tieni, riprenditelo!"
Piazzò la scatola regalo sulla scrivania e si voltò per andarsene.
Passando accanto a Emily, Harper sollevò impercettibilmente un sopracciglio e domandò con tono pacato: "Che profumo indossi?"
Emily sorrise dolcemente. "Oh, è il profumo che Alex ha scelto di persona per me."
Nei suoi occhi brillava una scintilla di orgoglio e provocazione, ma Harper la trovò semplicemente ridicola. Quel profumo, che lei definiva tanto unico, era in realtà una creazione della stessa Harper, un'essenza realizzata con le sue mani e assolutamente introvabile altrove.
Si rivolse direttamente ad Alex. "Davvero? Il profumo che hai scelto personalmente per lei è, guarda caso, identico a quello che ho preparato per aiutarti con l'insonnia?"
Notando lo smarrimento sul volto di Alex, Harper capì tutto. "C'è una bella differenza tra donare e rubare," dichiarò con freddezza. "Prendere qualcosa senza chiedere il permesso è un furto. Tu hai chiesto il permesso?"
Emily si irrigidì, stizzita e in palese imbarazzo. "Che cosa intendi dire?"
"Dammelo." Lo sguardo di Harper si fece tagliente.
Prima che potesse aggiungere altro, Alex fece un passo avanti, parandosi davanti a Emily per farle da scudo.
Il suo atteggiamento protettivo era inequivocabile, il tono gelido. "È solo una boccetta di profumo. Dirò al mio assistente di mandartene qualcuna in più come risarcimento."
"Risarcimento?" fece eco Harper in un sussurro, sentendosi stringere il petto.
Quell'unica parola vanificava ogni suo sforzo.
Aveva impiegato più di un mese per creare quell'essenza che lo aiutasse a dormire, solo per vedersela sottrarre, regalare a un'altra donna e sentirsi proporre in cambio qualche boccetta a caso?
"Verrò comunque alla festa, come d'accordo."
Alla fine, rivolse ad Alex un'occhiata carica di delusione, non aggiunse altro e voltò i tacchi.
Il giorno seguente era quello della festa di compleanno di Holden. Harper staccò presto dal lavoro e fece ritorno alla villa.
La stilista e le assistenti la stavano già aspettando nella stanza guardaroba da un pezzo.
Il ricevimento della famiglia Lavien sarebbe stato un evento in grande stile. In quanto nipote maggiore, Alex vi avrebbe preso parte accompagnato dalla moglie, entrambi in abito da sera.
Dopo una doccia veloce, Harper si presentò nella stanza in abiti comodi e completamente struccata.
"Signora Lavien, si accomodi," le disse la stilista, facendola sedere davanti allo specchio.
Harper era di una bellezza naturale e le donava qualsiasi stile. Il trucco accurato della professionista non fece che esaltare ulteriormente i suoi lineamenti delicati.
Proprio in quel momento, arrivò il suo abito su misura. Era un vestito rosso, lungo fino ai piedi. Il corpetto presentava un audace scollo centrale, mentre la schiena era completamente nuda, con il tessuto che ricadeva morbidamente sui fianchi. Aveva desiderato quell'abito per molto tempo, ma siccome Alex detestava il rosso acceso, non l'aveva mai indossato.
Ora, però, non aveva più alcuna importanza. Tra loro non c'era più un vero legame, perciò non aveva alcun motivo di assecondare i gusti di lui.
Harper infilò l'abito rosso e uscì dal separé. La stilista e le assistenti non poterono trattenere un sussulto di ammirazione.
Riflessa nello specchio, era semplicemente mozzafiato. Il taglio del vestito esaltava le sue curve, facendo apparire la vita ancora più sottile, mentre la pelle nuda risplendeva seducente sotto la luce.
"Signora Lavien, è un vero incanto!" si complimentò la stilista con assoluta sincerità.
Pur essendo abituata a lavorare con donne bellissime, doveva ammettere che una come Harper era una vera rarità.
Harper sorrise con eleganza. La stilista aggiunse: "Il signor Lavien ne sarà sicuramente entusiasta quando la vedrà."
Gli occhi della donna brillavano di ammirazione, come se stesse contemplando un'opera d'arte.
Harper sentì il cuore stringersi leggermente, ma rimase in silenzio.
Uscita dal camerino, scese le scale con grazia; il rumore dei suoi passi catturò l'attenzione di Alex. Era seduto sul divano, intento a scrivere al cellulare. Alzò lo sguardo.
All'istante, si pietrificò.
Posò il telefono e la fissò, aggrottando le sopracciglia.
In piedi davanti a lui, Harper era come una gemma abbagliante. Alex avvertì l'istinto primordiale di possederla all'istante. Ma al pensiero che altri uomini potessero vederla vestita in quel modo...
Il suo sguardo si incupì e le rivolse un sorriso beffardo. "In quanto signora Lavien, ti sembra il caso di vestirti così?"
Harper domandò con calma: "C'è forse qualcosa di inopportuno nel mio abito?"
Gli andò incontro, con passo sicuro e aggraziato.
Gli occhi verdi di lei incrociarono quelli dell'uomo. Erano ancora dolci, ma ora vi si leggeva una punta di sfida.
Il volto di Alex si fece scuro e lui si alzò di scatto. "Fuori!"
Continuava a fissarla, ma era ovvio che l'ordine fosse rivolto a chiunque altro si trovasse nella stanza.
La stilista e la servitù obbedirono senza fiatare e uscirono in fretta.
Uscendo, Lina si chiuse silenziosamente la porta alle spalle.
Nell'ampio salone rimasero soltanto Harper e Alex. L'aria intorno a loro si fece improvvisamente tesa.
Alex le rivolse un ghigno. "Caden non ti basta; quanti altri uomini vuoi attirare? Ti piace così tanto sedurli?"
Le sue parole furono così spietate da far tremare Harper. "Se ti piace farti usare dagli uomini, posso soddisfare io questa tua voglia, proprio adesso."
Fece un passo in avanti e la spinse sul divano, baciandola con brutalità, mordendole le labbra come per punirla.
Harper si dimenò per respingerlo, ma lui le bloccò le braccia sopra la testa, facendosi ancora più aggressivo.
I suoi baci erano violenti e la lasciavano senza fiato. Le labbra le si gonfiarono in fretta e il rossetto, appena applicato, le sbavò sul viso.
"Ti piace che gli uomini ti trattino in questo modo?" mormorò, strappandole il vestito.
Il tessuto era sottile. Il corpetto si lacerò, scivolandole fino alla vita. Il seno pieno e seducente rimase scoperto, tremando leggermente.
Quella vista risvegliò qualcosa in lui. Lo sguardo gli si oscurò; si chinò e le prese un seno in bocca, mordendolo con foga.
Quello non era amore: era una violenza. L'umiliazione la travolse e le lacrime le rigarono le guance. Una goccia calda gli cadde sulla mano. Come se si fosse scottato, Alex si fermò di colpo.
L'espressione della ragazza era carica di dolore e risentimento. "Questo vestito... l'ho cercato a lungo. Ci tenevo. Ma a te non è piaciuto. Scegli i miei abiti solo in base ai tuoi gusti."
I suoi occhi verdi lo fissarono, colmi di un dolore silenzioso. "A Emily piace il bianco, perciò mi hai costretta a vestirmi di bianco. Mi hai abbigliata come lei perché sono soltanto un rimpiazzo?"
No... non era affatto quello che intendeva.
Ma prima che potesse aprire bocca, Harper lo respinse, stringendosi addosso il vestito strappato, e corse di sopra.
Le lacrime le annebbiavano la vista. L'abito era rovinato. Non ebbe altra scelta se non indossare un altro vestito, di colore giallo.
In ogni caso, quello era il giorno della festa di compleanno di Holden e lei doveva presentarsi puntuale.
Quando scese di nuovo al piano terra, Alex la stava già aspettando in macchina.
Harper si era calmata. Durante il tragitto non si scambiarono una parola.
L'auto giunse in breve tempo alla tenuta dei Lavien.
La festa di compleanno di Holden era sfarzosa come sempre, gremita di ospiti illustri, con il parcheggio stipato di auto di lusso.
Quando Alex e Harper fecero il loro ingresso insieme, il volto di Holden si illuminò in un sorriso. "Harper, finalmente sei arrivata. Stavo in pensiero ad aspettarti."
Holden le prese la mano e la squadrò da capo a piedi. "I colori vivaci ti donano di più."
Harper rispose: "Grazie, nonno."
"Ho sempre pensato che tu fossi come una stella, nata per brillare. Perché mai dovresti vestirti di un banale bianco solo per assecondare i gusti di Alex?" esclamò Holden, lanciando un'occhiataccia al nipote.
Mentre Harper chiacchierava amabilmente con Holden, Alex si sentì escluso dalla conversazione. Non se ne andò; rimase nei paraggi, intrattenendosi di tanto in tanto con altri ospiti, ma lo sguardo continuava a vagare verso di lei.
In quel momento, qualcuno gli prese la mano.
Alex si voltò. "Emily? Che ci fai qui?"
Emily sorrise dolcemente. "È la festa di compleanno di tuo nonno. Prima o poi dovrò pur incontrarlo. Quale occasione migliore per conoscerlo?"
Sentendo quelle parole, Harper voltò lo sguardo. Emily... era venuta davvero?
