Capitolo 4 Quindici anni buttati in malora

Nella stanza d’ospedale.

Renee era semisdraiata sul letto, il viso pallido come un fantasma.

Quando vide entrare Caspian e gli altri, scoppiò in un pianto sommesso. «Caspian, non prendertela con Anastasia. È colpa mia se ho un corpo così debole. Anastasia mi ha già donato sangue tante volte. Capisco che non voglia più farlo. Lasciami morire così. Non la biasimo.»

Nolan esplose all’istante.

Uscì a grandi passi dalla stanza, afferrò Anastasia per un braccio, la trascinò dentro e la spinse verso il letto. «Anastasia! Renee è in condizioni terribili e continua a pensare a te, e tu vuoi andartene così? Non hai coscienza!»

Per la forza della spinta, il ginocchio di Anastasia urtò la pediera del letto e lei lasciò sfuggire un gemito soffocato.

«Non vuoi la nostra approvazione? Non vuoi entrare a far parte della nostra famiglia? Allora adesso chiedi scusa a Renee, subito, e poi vai in sala prelievi a donare il sangue. Ti concedo questa possibilità!» Nolan indicò il pavimento, sollevando il mento con arroganza.

Anastasia si rimise lentamente in equilibrio, aggrappandosi alla sponda del letto.

Davanti all’atteggiamento autoritario di Nolan, sulle labbra di Anastasia si disegnò un sorriso gelido. «Ottenere la vostra approvazione ed entrare nella Stafford Family… sarebbe una cosa così grandiosa?»

«E poi perché dovrei chiedere scusa a qualcuno che finge di essere malata?»

«Anastasia!» Negli occhi di Caspian comparve delusione, e il suo tono era colmo di disgusto. «Come hai fatto a diventare così egoista? Prima eri stupida, ma almeno eri gentile. Adesso ti inventi menzogne su Renee solo per evitare di donare il sangue!»

Dopo una pausa, il tono di Caspian si fece condiscendente. «Chiedi scusa a Renee e poi collabora con il medico per il prelievo. Altrimenti il nostro fidanzamento è finito! Io non sposerò una donna che si rifiuta di salvare una vita!»

A quelle parole, Anastasia non si scompose.

Nella sua vita precedente si era umiliata pur di tenersi stretto quel fidanzamento.

Non avrebbe commesso lo stesso errore una seconda volta.

«Va bene.» Anastasia si sfilò l’anello di fidanzamento e, davanti a tutti, lo gettò nel cestino. «Signor Learmond, da oggi non abbiamo più nulla a che fare l’uno con l’altra. Dopotutto, non voglio un fidanzato che ha cuore e occhi pieni di un’altra donna. Fa schifo!»

Caspian rimase impietrito.

Non si sarebbe mai aspettato che Anastasia, che lo aveva sempre trattato come se fosse il suo mondo intero, accettasse con tanta facilità.

E che dicesse parole così dure!

Dire che era pieno di Renee… era ancora gelosa?

Anche Renee rimase di sasso.

Il pianto le si fermò di colpo e lei finse agitazione. «Anastasia, non litigare con Caspian per colpa mia. Io starò bene. Ti prego, non rompere il fidanzamento per me.»

«Renee, smettila di recitare.» Anastasia la interruppe, guardandosi intorno. «La Stafford Family… io non ci torno. Caspian… io non ti voglio più. Da oggi non ho più niente a che fare con nessuno di voi.»

Detto questo, si voltò per andarsene, con passi risoluti.

Vedendo che nessuno cercava di fermare Anastasia, negli occhi di Renee balenò un lampo di soddisfazione, subito coperto dal panico.

All’improvviso scostò la coperta e, per il movimento brusco, l’ago sul dorso della mano si sfilò di colpo, lasciando una scia di goccioline di sangue.

«Anastasia! Non andare, è tutta colpa mia!»

Barcollò giù dal letto, il corpo che oscillava debole, e cadde alla perfezione tra le braccia di Caspian.

Renee alzò lo sguardo con quel viso pallido e innocente, le lacrime che cadevano come perle spezzate. «Caspian, vai a fermare Anastasia. Come può sopravvivere là fuori da sola? Se Anastasia si calma, io non mi curerò mai più. Andrò in sala prelievi e le restituirò il sangue!»

Quella dimostrazione fragile e “comprensiva” accese all’istante la rabbia degli uomini nella stanza.

«Anastasia, fermati subito!»

Nolan avanzò a grandi passi, sbarrandole la porta.

Aveva il volto stravolto dalla furia, le vene alle tempie gonfie. «Renee non pensa nemmeno a se stessa, per te, e tu vuoi ancora andartene? Come fai a essere così senza cuore?»

Caspian abbassò lo sguardo su Renee, che tremava tra le sue braccia, e non poté fare a meno di stringerla più forte.

L’ostinazione di Anastasia fece arrivare il suo fastidio al culmine.

«Anastasia, smettila di fare l’irragionevole.» La voce di Caspian era bassa, il tono come se le stesse facendo un favore. «Ritira quello che hai detto sul rompere il fidanzamento, chiedi scusa a Renee e io posso far finta che oggi non sia mai successo. Non costringere tutti a perdere la pazienza con te. Quando tornerai a supplicare di rientrare, né la famiglia Stafford né la famiglia Learmond avranno un posto per te.»

Anastasia si fermò e accennò un sorriso di scherno verso se stessa.

Quella era la famiglia e quello era l’uomo che, nella sua vita precedente, aveva custodito come un tesoro.

Anche se si fosse strappata le ferite per mostrargliele, loro avrebbero pensato soltanto che stava facendo i capricci, che era una recita goffa per attirare attenzione.

Anastasia si voltò lentamente, lo sguardo che scivolava su quei volti pieni di rabbia.

Poi i suoi occhi si posarono su Caleb, che non aveva detto una parola per tutto il tempo. «Caleb, anche tu pensi che dovrei restare, chiedere scusa e continuare a fare da banca del sangue ambulante?»

Nella sua vita precedente, una settimana prima della festa di fidanzamento, aveva visto per caso la lettera d’amore di Caleb.

All’epoca aveva pensato che Caleb fosse interessato a Renee, ma non si sarebbe mai aspettata che quella lettera fosse per lei.

Caleb la amava.

Sarebbe stato diverso dagli altri?

Chiamato in causa, Caleb aggrottò la fronte; il suo tono fu fermo. «La famiglia Stafford ti ha cresciuta, quindi dovresti sapere come ripagare. Renee ha bisogno di te adesso. Tu non vai da nessuna parte.»

A quelle parole, il cuore di Anastasia sprofondò.

Si era sbagliata.

Non avrebbe dovuto nutrire alcuna speranza nei confronti della famiglia Stafford.

Anastasia non disse altro. Tirò fuori una carta di credito.

Erano i soldi che aveva messo da parte facendo lavori di design durante l’università.

«Qui dentro ci sono cinquecentomila. Forse non coprono nemmeno mezzo anno di spese della famiglia Stafford, ma bastano per riscattare la mia vita. Quanto al sangue che ho donato in questi quindici anni, consideratelo un regalo.»

«Anastasia, mi spezzi il cuore!» Yvette allungò una mano per afferrarla.

Purtroppo Anastasia fu più veloce e si scostò, evitando la presa.

«Mamma, è l’ultima volta che ti chiamo così. Spero che dopo oggi saremo estranee.»

Detto questo, passò rapida accanto a Nolan, pietrificato sulla soglia, e uscì dritta dalla stanza.

La stanza d’ospedale sprofondò in un silenzio inquietante.

Renee si coprì il viso e scoppiò a piangere, dicendo con voce miserabile: «È tutta colpa mia. Anastasia deve dare la colpa a me. E se poi non volesse tornare?»

«Non oserebbe!» sputò Nolan, il volto pieno di disprezzo. «Quanto lontano può arrivare con quei quattro soldi? Stai a vedere: senza lo status di figlia della famiglia Stafford, non durerà tre giorni là fuori! Tornerà strisciando a chiederci perdono!»

Caspian annuì lievemente, in segno di accordo.

Eppure, quando i suoi occhi passarono sulla carta che Anastasia aveva lasciato, avvertì un vuoto inspiegabile.

Quella perdita di controllo, senza precedenti, lo mise terribilmente a disagio.

«Caspian…» Renee gli tirò timidamente la manica.

Caspian tornò in sé; la sua espressione si addolcì subito. Le accarezzò i capelli con delicatezza. «Non preoccuparti. Sta solo facendo i capricci perché ti ho dato il diamante rosa. Sta cercando di attirare la mia attenzione in questo modo. Quando avrà sofferto abbastanza là fuori, capirà da chi dipende davvero.»

A quelle parole, negli occhi di Renee guizzò un lampo scuro.

Lo sguardo di Anastasia, poco prima, era stato così freddo da risultarle estraneo perfino a lei.

Era davvero la stessa Anastasia che li seguiva sempre come un’ombra, timida e remissiva?

Yvette si impose di calmare il battito del cuore. «Nolan ha ragione. Anastasia non sa quanto sia dura la vita. Nessuno di noi deve contattarla per primo e non le daremo un soldo. Voglio proprio vedere per quanto riuscirà a sostenere questa recita da dura senza la famiglia Stafford!»

Ai loro occhi, la partenza di Anastasia era soltanto un capriccio, una fuga momentanea.

Dopotutto, per quindici anni aveva dipeso dalla famiglia Stafford. Come avrebbe potuto davvero lasciarli?

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