Capitolo 2 DUE

Capitolo Due

Punto di vista di Lena

Il basso del club mi vibra nelle ossa, pesante e vivo. Le luci vorticano, la folla pulsa e, per la prima volta stasera, mi sento meno come un giocattolo rotto e più come una donna sull’orlo di qualcosa di pericoloso.

«Un aiutino per la sicurezza?» urlo sopra la musica, tirando la manica di Avery.

Lei sogghigna. «Ci penso io.»

Un bicchierino mi finisce in mano, colmo fino all’orlo di fuoco liquido. Lo mando giù in un solo sorso, tossendo, poi ne pretendo un altro. Poco dopo l’alcol mi ronza nel sangue, mi vibra nelle vene.

È allora che lo vedo.

È appoggiato alla ringhiera del privé come se possedesse il mondo: spalle larghe sotto un completo scuro, capelli argento alle tempie e una mascella netta, posata in un modo che urla pericolo. Sembra più grande, forse sui primi quarant’anni, ma è dannatamente sexy. La sua presenza è magnetica, richiama ogni sguardo nella sala. Il mio resta il più a lungo.

Do di gomito ad Avery. «Chi è quello?»

Le si spalancano gli occhi. «Lena, no. È fuori portata. Quello è Sebastian, conosciuto da tutti come Seb Embers. È… potente, pericoloso. Il tipo d’uomo con cui non si scherza. Credo che “Embers” dica già tutto. Te lo assicuro, non vuoi finire invischiata.»

Una vampata di desiderio mi attraversa, e le parole di Avery non fanno che spingermi.

«Credo sia proprio quello che mi serve», dico, bevendo l’ultimo sorso di vino e lasciando cadere il bicchiere.

Avery geme, ma prima che possa fermarmi io mi sono già messa in movimento, con un’ondata di sicurezza che non sapevo nemmeno di avere a scorrermi addosso e trascinarmi in avanti.

La notte è mia, e non mi importa quanto sia pericoloso quest’uomo: ci andrò a letto. Stanotte.

Mi nota. Ovviamente. Il suo sguardo aggancia il mio, affilato come una lama, e indugia. Una scintilla mi si accende nel petto. Qualcuno prova a fermarmi quando mi avvicino, forse un suo amico, ma lui dice a quella persona di lasciarmi passare.

«Non ho potuto fare a meno di notarti da lontano. Sei davvero sexy. Hai un nome?» chiedo, sorpresa io stessa di quanto sia sfacciata, considerando che non l’ho mai fatto.

La sua fronte si increspa mentre mi osserva con interesse, e mi domando cosa gli stia passando per la testa.

«Se non me lo dici, credo che dovrò trovartene io uno. Corpo da urlo? Gojo?» azzardo, sporgendomi verso di lui.

«Sebastian. Quanti anni hai?»

La sua domanda per poco non mi spiazza, ma rimetto a posto l’espressione con un sorriso. «Abbastanza per sapere che voglio giocare col fuoco, purché sia il tuo. Mr. Embers?» dico, arrotolandomi una ciocca ribelle tra le dita.

«Non sai di cosa stai parlando.» La sua voce è profonda e vellutata, e mi fa svolazzare qualcosa dentro.

Gli sorrido e, chinandomi ancora di più, gli afferro la camicia. «So benissimo di cosa sto parlando. E soprattutto, so riconoscere un uomo che mi vuole quando lo vedo.» Mi mordo il labbro inferiore, lo sguardo languido, mentre faccio scivolare un dito lungo il petto peloso, con alcuni bottoni slacciati.

Ma mi afferra la mano prima che possa indugiare anche solo un secondo di più. «Te lo ripeto, signorina: scappa finché sei in tempo. Sono sicuro che il tuo amico ti sta aspettando con impazienza.» Le sue dita ruotano attorno al bicchiere e lui ci gioca soltanto, con il liquido che ondeggia dentro; poi distoglie lo sguardo da me, gli occhi che scattano qua e là, come se cercasse qualcuno di più interessante.

Io mi riprendo subito la sua attenzione prendendogli il bicchiere dalle mani e, mentre mando giù in un sorso ciò che resta, il suo sguardo si incupisce.

«Che diavolo credi di fare?»

«Bere. Il tuo drink è più buono di quello che avevo io. Credo di volerne un altro,» dico, controllando il bicchiere ormai vuoto e facendo segno al barista di versarmene un altro, ma lui non risponde. Guarda l’uomo, invece.

«No. Non te ne do un altro. Sei ubriaca e penso che dovresti tornare a casa,» dice.

«E se non lo faccio? Che cosa pensi di fare? Portarmi a casa tu?» dico, con una risata spezzata, e con un movimento rapido mi cinge la vita con una mano, tirandomi più vicina.

Il suo sguardo si fa più scuro, e nei suoi occhi vedo un desiderio nudo. Bene. Sto arrivando da qualche parte. «Stai giocando con il fuoco, donna, e se non vuoi bruciarti te ne vai adesso,» dice, il fiato leggero sulla mia pelle.

«Non ho paura del pericolo, soprattutto quando ha la forma di un uomo dannatamente sexy come quello che ho davanti.»

Come se avessi spezzato l’ultimo filo della sua autocontrollo, mi chiude la bocca sulla mia e io gli monto a cavalcioni, le mani che gli si stringono attorno al collo. Mi bacia come se lo volesse davvero, e io lo bacio a mia volta, assaporando il vino sulle sue labbra. Mi premo più contro il suo corpo e le nostre lingue si intrecciano e danzano. Geme sulle mie labbra e, un minuto dopo, mi tiene sollevata contro il muro nella zona VIP. La sua mano mi si posa sul culo e io gli avvolgo la vita con le gambe. Spalanco le dita sul suo petto e inarco il collo mentre mi bacia lì, strappandomi un gemito. Sento il suo rigonfiamento premere contro il mio ventre, duro e pronto.

Mi bacia i lobi e, quando le sue mani mi stringono il seno, un lamento mi lacera la gola. Me lo tiro più addosso, ma lui mi inchioda i polsi sopra la testa con una mano, mentre l’altra esplora il mio corpo.

Mi gira la testa e gli occhi mi vanno all’indietro. Lascia una scia di baci lungo di me e, un attimo dopo, mi afferra la mascella per darmi un altro bacio bruciante. Mi gira tutto, l’effetto del vino minaccia di soffocare il desiderio che ho dentro, ma non voglio che si fermi. Gemo nella sua bocca e lui mi stringe il culo.

Quest’uomo è il peccato in persona. Non riesco a respirare. Poi le mie mani sono libere e cerco la fibbia della sua cintura, sfiorandogli appena l’erezione mentre lo faccio.

«No. Non ti scoperò qui,» dice.

Eh?

Ho gli occhi annebbiati e lui mi conduce fuori dal locale; il resto succede in una confusione indistinta.

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