Capitolo 3

Serena Vale

Il video era finito da un pezzo, ma quell’orribile suono intimo di lui e della donna continuava a ripetersi nella mia testa.

Quando tornammo in salotto, nessuno disse una parola. I miei amici mi fissavano come se fossi una bomba a orologeria, ma io stavo solo cercando di dare un senso a tutto. Non riuscivo nemmeno a piangere. Provavo troppe cose tutte insieme e cercavo di tenere a bada le emozioni.

A rigor di logica, era impossibile che Douglas mi tradisse. Mi chiamava sempre la donna più bella. Diceva che ero la migliore compagna che avesse mai avuto. Aveva persino detto che avrebbe voluto incontrarmi prima.

Eppure il video era chiaro come il sole. Era stato ripreso da un’angolazione che mi faceva essere certa che lui non sapesse di essere filmato. Ebbi l’impulso di scrivere alla persona che me l’aveva mandato, ma non volevo spezzarmi il cuore ancora di più. Dovevo affrontare Douglas. Dovevo affrontarlo il prima possibile.

Proprio mentre prendevo il telefono per chiamarlo, la porta si aprì ed entrò l’uomo in questione.

Sul viso aveva il suo solito sorriso svogliato quando vide in che stato era la casa. «Hai deciso di cambiare i fiori all’ultimo minuto, vero?»

Per un momento lo fissai soltanto, chiedendomi come il mio adorabile fidanzato potesse farmi una cosa tanto vile.

I suoi occhi guizzarono da me a Noelle, poi a Tessa; aggrottò le sopracciglia quando nessuna di noi parlò. «C’è qualcosa che non va con i preparativi?»

Lanciai un’occhiata a Noelle e a Tessa; entrambe mi fecero cenno di sì con la testa, poi riordinarono in fretta e se ne andarono in silenzio. Douglas le seguì con lo sguardo mentre sparivano oltre la porta. «Tesoro, va tutto bene?» Si precipitò avanti, cercando di afferrarmi per le braccia.

Mi scostai. «Mi hai tradita, Douglas?» Non avevo tempo per girarci intorno. Il mio matrimonio era domani. Dovevo sapere se si sarebbe fatto o no.

Sul suo volto passò lo shock per la mia domanda; poi, come se avesse provato quella scena un milione di volte, scoppiò a ridere. «Di che stai parlando, amore? Perché mai dovrei tradirti?» Sembrava così sincero che cominciai a dubitare che il video fosse vero. «Tu sei letteralmente l’amore della mia vita.»

Chiusi gli occhi per un istante. Era terribilmente difficile, perché Douglas non mi aveva mai dato un motivo per dubitare di lui. Ma dovevo fare chiarezza. Presi il telefono, feci partire il video e glielo porsi. «Non sei tu, questo, Douglas?»

La sua mascella ebbe un guizzo. «Chi te l’ha mandato?»

«Sei tu o no!?» urlai.

Il suo volto era nitido e la sua voce inconfondibile. Non poteva negarlo. «Sono io, ma—»

«Ma cosa?» lo interruppi. «È ovvio che è recente. Il tuo tatuaggio è proprio lì. Perfino i capelli: è il taglio che hai iniziato a portare all’inizio di quest’anno. Che cazzo, Douglas?»

«Senti, Rena,» provò ad afferrarmi di nuovo. Non glielo permisi. Chi lo sa quante donne aveva toccato con quella sua mano viscida? «Il matrimonio è domani. Non facciamolo adesso, d’accordo?»

Sbattei le palpebre. «Cosa?»

Si avvicinò. «Hai passato mesi a pianificare ogni cosa. La gente è volata qui da diverse città solo per il nostro matrimonio. Se questa storia viene fuori, faremo la figura degli idioti tutti e due. La gestiremo in privato. Per ora, portiamolo a termine.»

Mi si spalancò la bocca per la sua sfacciataggine. In quel momento, dentro di me qualcosa si spezzò. Se non l’avessi colto sul fatto, mi avrebbe mentito per sempre? Gli importava davvero di me? Aveva intenzione di continuare a tradirmi anche dopo che ci fossimo sposati?

«Portarlo a termine?» chiesi, incredula. «Mi hai tradita, Douglas!»

«È stato un errore, Serena! Non significava niente.»

Lo fissai, incapace di riconoscere l’uomo davanti a me. Voleva che liquidassi il suo tradimento come se non fosse nulla. Non era neppure dispiaciuto. Voleva solo salvare la faccia. Come diavolo avevo fatto a non vedere i segnali?

«Serena, ti prego. Mi ami. Possiamo sistemare tutto. Domani ci scambieremo le promesse. Faremo finta che non sia successo. Non deve saperlo nessun altro.»

Fare finta che non fosse mai successo.

Inspirai a fondo, e finalmente le lacrime mi scivolarono sulle guance. «Fuori, Douglas.»

«Serena—»

«Ho detto fuori!»

Il silenzio che seguì fu assordante. Capendo che in quel momento non poteva discutere su quello, sospirò e si voltò, andandosene dalla stessa parte da cui era venuto.

Appena se ne fu andato, crollai a terra e scoppiai in lacrime. Tessa e Noelle accorsero. A quanto pare, non se n’erano andate davvero.

Tessa si inginocchiò accanto a me, con voce dolce. «Hai fatto la cosa giusta.»

Noelle mi posò una mano sulla spalla. «Non sposi un uomo che tradisce e pretende pure l’applauso.»

Provai ad annuire, ma le lacrime non smettevano di scendere. Loro non avrebbero capito, non fino in fondo. Credevo di aver trovato l’amore della mia vita. Avevo immaginato la nostra vita insieme, il nostro futuro. Pensavo che saremmo stati insieme per sempre, e invece si scopriva che non conoscevo nemmeno l’uomo che stavo per sposare.

Tutto ciò che sapevo mi stava crollando davanti agli occhi. Come diavolo avrei dovuto andare avanti dopo questo?

Quando finalmente arrivò Lila, si stupì nel trovarci tutte per terra. Noelle la mise al corrente e lei stava per uscire a cercare Douglas, se Noelle non l’avesse fermata.

«Quello stronzo,» ringhiò. «Se voleva scoparsi tutto ciò che cammina, poteva semplicemente restare single.»

Le sue parole mi fecero piangere ancora di più. Doveva essere il mio Douglas, non l’uomo di tutte. Come se non soffrissi già abbastanza, arrivò un altro messaggio.

Con gli occhi annebbiati, lo controllai. Era il numero sconosciuto.

[Nel caso provi a manipolarti facendoti credere che non sia niente, sappi solo che va avanti da due anni. Ieri notte è venuto da me.]

Senza pensarci, scagliai il telefono contro il muro.

Il petto mi si strinse così forte che credetti di non riuscire a respirare. «Annullatelo. Annullate tutto.» Non riconobbi nemmeno la mia voce mentre lo dicevo.

Domani avrebbe dovuto essere il giorno più felice della mia vita. Ora volevo solo cancellarlo dall’esistenza.

Capitolo precedente
Capitolo successivo