Capitolo 3

Il punto di vista di Victoria

Quando mi svegliai, il corpo mi doleva in punti che non avrei mai creduto potessero fare male. I ricordi della notte precedente mi travolsero: l'abbandono selvaggio, il piacere così intenso da rasentare il dolore, il modo in cui Damian mi aveva posseduta, facendomi sua in tutto e per tutto.

Mi mossi appena, rendendomi conto di essere ancora rannicchiata tra le sue braccia; il suo corpo irradiava calore contro il mio. Alzando lo sguardo, vidi il suo viso rilassato nel sonno, di una bellezza inverosimile con quella mascella definita e le ciglia lunghe.

La somiglianza con Ethan c'era, ma era appena percettibile: sembrava una versione superiore dell'uomo che credevo di aver amato. Se Ethan era di bell'aspetto, Damian era devastante. Se Ethan era affascinante, Damian era magnetico.

Avevo dedicato cinque anni della mia giovinezza a Ethan, restandogli fedele e leale, solo per scoprire che era stata tutta una complessa menzogna. E ora, dopo un'unica notte sconsiderata, ero finita nel letto del suo fratellastro.

Non provavo alcun rimorso.

Nemmeno l'ombra. Il mio corpo aveva sperimentato un piacere fisico intensissimo.

Ma non avevo alcuna intenzione di togliermi il bracciale per rivelare la mia vera natura, perché questo avrebbe significato che anche Damien mi avrebbe percepita. Non volevo avere niente a che fare con lui, né con l'intera famiglia Sterling.

Cercai di scivolare via dal suo abbraccio, ma prima che potessi sfuggirgli, le sue braccia si strinsero attorno a me, attirandomi di nuovo contro il suo petto.

«Te ne vai già?» La sua voce era bassa e resa roca dal sonno, e mi fece correre un brivido lungo la schiena.

Alzai gli occhi, incontrando il suo sguardo intenso: quegli occhi scuri mi studiavano con qualcosa di ben più complesso del semplice interesse del mattino dopo.

«Pensavo che le avventure di una notte funzionassero così,» risposi, e il calore mi avvampò le guance al ricordo di come mi avesse reclamata senza riserve.

Le sue labbra si incurvarono in un sorriso pigro. «Speravo avessi voglia di un bis.»

La sua mano tracciava dei ghirigori sulla mia schiena nuda, rendendomi difficile pensare con lucidità. «Inoltre,» continuò, «dopo cinque anni con mio fratello ed essere ancora vergine, sono curioso: era davvero così incompetente, o ti stavi serbando per qualcuno di meglio?»

Arrossii ancora di più, ricordando la sua sorpresa quando aveva scoperto che ero illibata. «Ethan e io... non siamo mai andati fino in fondo. Volevo aspettare che fossimo ufficialmente legati.»

«Peggio per lui,» mormorò Damian, mentre le sue dita ora tracciavano la curva del mio fianco. «Meglio per me.»

Lottai per mantenere la compostezza. «È stata solo una notte, ricordi? Io avevo bisogno di dimenticare, tu mi hai aiutata. Siamo pari.»

«Ne sei sicura?» La voce di Damian calò a un registro così basso da sembrare la tentazione stessa che strisciava fuori dalle profondità dell'inferno. I suoi occhi si scurirono di diverse tonalità, e quello sguardo pericoloso fece ringhiare di disagio la mia lupa, Nora, dentro di me.

Fece scivolare lentamente la mano verso il mio interno coscia, muovendosi con una grazia predatoria tale che ogni centimetro di contatto mi infiammava la pelle. Trattenni il fiato, mentre il mio corpo si tendeva involontariamente.

«Perché io credo,» sussurrò al mio orecchio, sfiorandomi il lobo con i denti, «che abbiamo appena cominciato.»

Prima che potessi abbozzare una protesta – non che volessi davvero respingerlo –, le sue labbra si impadronirono delle mie con forza dominante. Fu un bacio carico di un possesso primordiale.

Il suo lupo interiore inviava richiami silenziosi a Nora attraverso il contatto delle nostre pelli. La sensazione era così intensa che mi sentii vacillare sull'orlo della perdita di controllo.

Con un unico movimento fluido mi fece voltare, premendomi contro la parete del bagno e bloccandomi le mani sopra la testa con una sola presa. L'altra mano di Damian mi cinse la vita, stringendomi forte contro il suo corpo. Potevo sentire ogni singolo muscolo teso e scattante.

«Ti piace quando ti prendo in questo modo?» ringhiò tra un bacio e l'altro, con la voce così roca da non sembrare quasi la sua.

Aprii la bocca, ma non riuscii a dare voce ad alcun rifiuto. Al contrario, mi ritrovai a tremare sotto il suo tocco, bramando di più.

Sembrò interpretare il mio silenzio come un consenso, e i suoi movimenti si fecero più selvaggi. Le sue dita sembravano intrise di fuoco, e lasciavano scie di calore ovunque mi toccassero.

Mentre esplorava i miei punti più sensibili, tutte le mie proteste si trasformarono in gemiti incontrollabili.

Ogni movimento di Damian era preciso e potente: conosceva il mio corpo come se si muovesse nel proprio territorio. Le mie gambe iniziarono a cedere, e se non fosse stato per le sue braccia forti a sostenermi, sarei crollata a terra.

Il tempo sembrò fermarsi in quello spazio ristretto. Persi la cognizione di quanto fosse durato; sapevo solo che le sensazioni che Damian mi provocava mi travolgevano il corpo come una tempesta. Una, due, poi una terza volta... la mia coscienza iniziò a offuscarsi e il corpo non mi apparteneva più.

«Puoi sopportare di più,» echeggiò la sua voce al mio orecchio, con una sicurezza quasi crudele. «Vieni ancora per me.»

Avrei voluto scuotere la testa, dirgli che ero arrivata al limite, ma il corpo tradì la mia mente razionale, spingendosi verso un altro apice sotto il suo controllo.

Quando l'ultima ondata di piacere svanì, persi quasi i sensi. La vista cominciò ad annerirsi ai lati, le membra erano prive di forza; riuscii soltanto ad abbandonarmi, sfinita, contro il petto di Damian. Il suo battito era forte e regolare, in netto contrasto con il mio polso frenetico.

«Sembra che la mia piccola lupa abbia bisogno di riposare.»

Più tardi, molto più tardi, mi svegliai di nuovo e trovai vuoto il lato del letto accanto al mio. Sul cuscino c'era un biglietto: "Sono dovuto andare via per affari. Alla prossima."

Sotto c'era una carta di credito. Come se fossi una specie di escort pagata per i suoi servizi.

Spezzai la carta a metà e la gettai nella spazzatura; la rabbia prese il posto di quel piacevole torpore.

Accanto al letto trovai una borsa con dei vestiti nuovi, compresa della biancheria intima esattamente della mia taglia. Come faceva a saperlo? Aveva esaminato i miei vestiti abbandonati con tanta attenzione? Il pensiero mi fece arrossire di nuovo, ma questa volta per l'indignazione.

Mi infilai in fretta i vestiti che mi aveva lasciato, poi controllai il telefono. La notizia mi colpì con la violenza di uno schiaffo.

Ovunque campeggiavano gli stessi titoli: "Alleanza tra le famiglie Sterling e Sutton" e "La coppia perfetta: Ethan Sterling e Scarlett Sutton annunciano le nozze dopo tre anni d'amore."

Le foto a corredo dell'articolo li ritraevano vestiti a festa per il fidanzamento, assolutamente radiosi. L'articolo parlava di una cerimonia in grande stile prevista di lì a due mesi, per celebrare la loro "relazione duratura".

Tre anni. Stavano insieme da tre anni: l'esatto lasso di tempo in cui Scarlett era stata mia "amica". Mentre io avevo aspettato Ethan con fedeltà, conservandomi per lui, lui si era costruito una vita con un'altra.

Il telefono squillò: era il nonno.

«Victoria,» esordì la sua voce calda, cauta e preoccupata. «Torni a casa per cena stasera?»

Aveva visto anche lui la notizia. Ovviamente.

«Sì,» risposi; in quel momento avevo un disperato bisogno del conforto della famiglia.

La tenuta del nonno, in periferia, era immensa: un'intera collina che aveva acquistato e trasformato in un complesso di residenze di lusso, con la sua villa proprio al centro. Al mio arrivo, mi strinse subito in un abbraccio.

«Mia adorata nipote,» disse, tenendomi stretta a sé. «Quanto mi sei mancata.»

Dopo cena, seduti nel suo studio, affrontò finalmente l'argomento. «Victoria, a proposito di Ethan Sterling...»

«È finita,» dissi, sorpresa di accorgermi che pronunciarlo, ora, non mi faceva quasi più male. Il tradimento bruciava ancora, ma lo strazio nel cuore sembrava lontano, come se Damian mi avesse davvero aiutata a dimenticare.

«Quel buono a nulla se ne pentirà amaramente,» sentenziò il nonno, e i suoi occhi brillarono di una fredda intensità. «Come osa ferire mia nipote in questo modo? Farò in modo che impari la lezione a sue spese. Nessuno può trattare un Lancaster così.»

Sebbene il Northstream Pack godesse di una certa influenza, non era nulla in confronto al Crescent Dawn Pack sotto il comando del nonno. Nei territori del nord, soltanto il misterioso Blood Moon Pack poteva davvero rivaleggiare con il nostro Crescent Dawn Pack; tutti gli altri branchi non potevano competere.

In quanto erede designata del Crescent Dawn Pack e futura Alpha, ricoprivo una posizione che incuteva rispetto in tutti i territori.

Scossi la testa con fermezza. «Non c'è bisogno che tu intervenga, nonno. Me ne occuperò io di Ethan. Non preoccuparti: quando sarà tutto finito, non sarò certo io a dover raccogliere i cocci.»

Mi guardò con tenera apprensione. «Se avessi rivelato fin dall'inizio il tuo status di erede, quella ragazza, la Sutton, non sarebbe stata nemmeno degna di competere con te.»

Aveva perfettamente ragione.

«In questo modo, però, ho potuto vedere la sua vera natura,» replicai con un lieve sorriso. «Meglio adesso che dopo l'accoppiamento.»

«Allora forse è giunto il momento di annunciare chi sei veramente,» suggerì. «Vieni con me al gala della prossima settimana. Ti presenterò come mia erede e lascerò che quel ragazzino degli Sterling soffochi nel rimpianto.»

Ci riflettei. Forse era davvero arrivato il momento di smettere di nascondersi.

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