Capitolo 4

Il punto di vista di Victoria

Guardai l'ora e composi direttamente il numero di Ethan.

«Victoria!» La voce concitata di Ethan risuonò attraverso il telefono. «Finalmente sei disposta ad ascoltare la mia spiegazione...»

«Non c'è bisogno di spiegazioni, Ethan» lo interruppi freddamente. «Tra noi è finita.»

«Cosa? No, Victoria, ascoltami. Le cose non stanno come pensi. Il mio matrimonio con Scarlett è un'alleanza combinata tra famiglie. Divorzierò il prima possibile. Sei tu quella che ho sempre amato. Ti prego, dammi solo un'altra possibilità, d'accordo?»

Sentendo quelle menzogne, non potei trattenere una risata gelida. «Un'alleanza tra famiglie? Ethan, mi prendi per un'idiota?»

«Ethan, sei solo spazzatura, stammi lontano.»

«Che cosa hai detto?» ruggì Ethan. «Io appartengo alla famiglia Sterling, ho sangue nobile. Tu non sei altro che una debole, patetica omega. Il fatto che tu mi sia piaciuta è stata la tua fortuna.»

Continuò: «Ascolta, Victoria, il padre di Scarlett è un beta del Northstream Pack. Il fatto che io non ti abbia completamente abbandonata per lei dimostra quanto io sia generoso.»

«Se ti è rimasto un po' di cervello, dovresti essermi grata. Victoria, fidati di me: diventare la mia amante ti garantirà una vita perfetta.»

Le sue parole erano così ridicole che scoppiai a ridere.

«Cosa c'è da ridere?»

«Rido di quanto tu sia un patetico pezzo di merda dal cazzo piccolo. Rido perché hai il cervello pieno di merda!»

«Brutta stron—»

Prima che potesse finire l'insulto, riagganciai e bloccai immediatamente il suo numero.

Dopo aver fatto diversi respiri profondi, chiamai la mia migliore amica, Grace.

«Victoria? Stai bene? Ho appena visto le notizie...» risuonò la voce preoccupata di Grace.

«Sto bene. Ho appena scaricato quel bastardo» dissi con una risata amara. «Non dovresti essere in vacanza all'estero?»

«Ho prenotato un volo non appena ho saputo la notizia. Sarò lì domani sera. Ti mando l'indirizzo del ristorante: non azzardarti a darmi buca!»

L'indirizzo che mi inviò era quello di uno dei ristoranti più esclusivi della città, un locale in cui avevo investito segretamente, anche se in pochi lo sapevano.

Quando arrivai la sera successiva, vestita in modo semplice ma elegante, con abiti che valorizzavano la mia figura molto meglio dei completi anonimi che avevo indossato durante la mia relazione con Ethan, lo vidi subito, seduto lì con Scarlett.

La fronte di Ethan era fasciata da alcune bende, anche se non avevo idea di cosa fosse successo. Sentivo distintamente il suo sguardo su di me. A quanto pareva, lo aveva percepito anche Scarlett. La sua espressione si fece all'istante carica d'odio.

«Questo è un locale di classe, non un posto in cui chiunque può entrare come se niente fosse» sogghignò, a voce abbastanza alta da farsi sentire dai tavoli vicini. «Victoria, quanto sei patetica a pedinarci fin qui. Io ed Ethan ora siamo sposati. Cercare di sedurre il marito di un'altra è vergognoso!»

«Questo non ha niente a che fare con nessuno di voi due. Fatemi passare» dissi freddamente, evitando deliberatamente il contatto visivo con Ethan. Non gli avrei dato la soddisfazione di leggere alcuna emozione nei miei occhi.

Ethan aprì la bocca come per dire qualcosa, ma non ne uscì alcun suono. Patetico.

«Niente a che fare con noi?» mi schernì Scarlett. «Chi crederebbe che non ci stai pedinando? Che coincidenza! Come se potessi permetterti un posto del genere.»

Non aveva ancora finito di sputare veleno. «Tutti sanno che sei ossessionata da mio marito. Faresti di tutto pur di strisciare nel suo letto. Brutta troia spudorata!»

Durante l'intero, feroce attacco di Scarlett, Ethan le rimase accanto in assoluto silenzio. Non mi difese, né mise a tacere le sue menzogne. La mia lupa, Nora, ruggì dentro di me, reclamando vendetta.

Emisi una risata gelida, poi alzai la mano e assestai un sonoro schiaffo in pieno viso a Scarlett.

CRACK!

Il suono echeggiò all'ingresso del ristorante. Scarlett rimase impietrita, portandosi lentamente la mano alla guancia arrossata. «Tu... hai osato colpirmi?»

«Uno schiaffo è il minimo che ti meriti» dissi, con voce pericolosamente calma. «Sappiamo tutti chi è la vera sfasciafamiglie. Considererò questi cinque anni sprecati come una lezione di vita.» Infine lanciai un'occhiata a Ethan, con lo sguardo freddo come il ghiaccio. «Ethan, abbiamo chiuso. I ponti sono tagliati. Se uno di voi due patetici lupi si avvicina di nuovo a me, uno schiaffo sarà l'ultima delle vostre preoccupazioni.»

Detto questo, entrai nel ristorante, diedi alla hostess il nome della mia prenotazione e fui immediatamente accompagnata in una saletta privata. Potevo sentire lo sguardo di Ethan seguirmi, bruciandomi la schiena.

Attraverso il nostro legame sempre più debole, potevo percepire il suo tormento. Sapevo che mi trovava bellissima: mi ripeteva spesso che i miei occhi luminosi rischiaravano gli angoli più oscuri del suo cuore. Sosteneva che fossi l'unica in grado di farlo sentire veramente vivo.

Tutte bugie. La verità era molto più semplice: ai suoi occhi, non ero all'altezza. Le mie presunte "umili origini" non soddisfacevano gli standard della famiglia Sterling. Nella sua mente contorta, probabilmente reputava un atto di generosità l'idea di tenermi come amante pur essendo sposato con Scarlett. Forse si immaginava che gli sarei stata grata per le sue briciole: una vita agiata nei panni del suo piccolo, sporco segreto.

A quel pensiero, Nora ringhiò di rabbia dentro di me. Se solo avesse saputo chi ero davvero.

Fuori dalla saletta privata, li sentivo litigare.

«Continui a fissarla anche ora che se n'è andata», sibilò Scarlett. «Che ti prende? Non l'hai ancora dimenticata?»

«Ma figurati», si affrettò a placarla Ethan. «Non te l'ho forse dimostrato? In tutti questi anni non l'ho mai toccata, nemmeno una volta. Voglio solo te, piccola.»

«Così va meglio», fece le fusa Scarlett, a quanto pare rabbonita.

Non potei fare a meno di alzare gli occhi al cielo. Bastardo e stronza!

Nella saletta privata, aspettai quasi venti minuti prima che Grace finalmente arrivasse.

«Scusami, Victoria!», si giustificò subito, col fiatone per la corsa. «Il traffico era un vero incubo.»

Sorrisi con sincerità per la prima volta in tutta la giornata. «Non preoccuparti, sono appena arrivata anch'io.»

Grace rovesciò subito sul tavolo quello che sembrava il contenuto di un'intera borsa da shopping. «Guarda quante cose ti ho portato dalle vacanze! Questa borsa... non è stupenda? Questa tonalità di rossetto è quasi introvabile. Questa collana ti starebbe d'incanto. Oh, e questo fermaglio... appena l'ho visto ho capito che era perfetto per te!»

Anche se erano piccoli doni, ognuno di essi dimostrava che Grace mi aveva pensata durante il suo viaggio. Era questa la vera amicizia.

«Grazie, Grace.» Ero commossa dalla sua premura.

«Non fare complimenti!» Fece un vago cenno con la mano per minimizzare, poi si sporse in avanti con aria complice. «Dopo cena andiamo a ballare. Muoio dalla voglia di presentarti certi modelli che conosco: hanno un fisico pazzesco e sono mille volte più belli di Ethan!»

Risi, sentendomi più leggera di quanto non mi capitasse da giorni. «Mi sembra perfetto!»

A metà della cena, mi congedai per andare in bagno. Avevo appena finito e mi stavo lavando le mani, quando all'improvviso due braccia mi avvolsero da dietro.

«Victoria», sussurrò la voce di Ethan al mio orecchio, con un alito che puzzava pesantemente d'alcol. «Hai bloccato il mio numero? So che mi ami ancora. Provi ancora qualcosa per me, vero?»

Le sue braccia si strinsero attorno alla mia vita. «Victoria, ti prego, cerca di capire. Mi trovo in una situazione impossibile. Sai che la mia posizione nel branco Sterling è precaria... specialmente con il mio fratellastro ancora in circolazione. Non appena avrò consolidato il mio potere, divorzierò da Scarlett. Poi ti prenderò ufficialmente come compagna e avremo dei bellissimi cuccioli. Non sarebbe perfetto?»

Un tempo, trovavo la sua voce rassicurante. Ora mi faceva accapponare la pelle. Il puzzo d'alcol del suo fiato non faceva che amplificare il mio disgusto.

«Stammi lontano!», ringhiai, senza preoccuparmi di usare le buone maniere.

«Sei ancora arrabbiata con me, amore mio?» Ethan, che a quanto pareva temeva di essere sorpreso da Scarlett, mi trascinò nel bagno degli uomini.

«Ethan, che diavolo stai facendo? Lasciami!» Mi divincolai dalla sua stretta.

Mi spinse contro il muro; con gli occhi iniettati di sangue, cercò di baciarmi. Voltai il viso dall'altra parte, ma in quel momento sembrò notare qualcosa sul mio collo: i segni che mi aveva lasciato Damian.

I suoi occhi si spalancarono prima per l'incredulità, per poi ridursi a due fessure cariche di furia. «Victoria, cos'hai sul collo? Una specie di reazione allergica?»

«Non ci arrivi da solo?», replicai gelida. «È il marchio di un uomo. Ho passato la notte con un altro.»

«Impossibile!» Ethan perse del tutto il controllo. «Non andresti mai con un altro uomo! Sono io il tuo ragazzo! Stai solo cercando di ferirmi, vero? Per cinque anni mi sono trattenuto, non ti ho sfiorata con un dito, mentre tu hai cercato di sedurmi un'infinità di volte. Hai così tanta voglia di infilarti nel mio letto? D'accordo, ti darò quello che vuoi in questo preciso istante.»

Finalmente la verità veniva a galla. Aveva evitato l'intimità fisica con me perché glielo aveva imposto Scarlett. Ora che erano sposati, credeva di poterci avere entrambe.

«Sei un malato. Stammi lontano!» Cercai di respingerlo, ma l'alcol lo rendeva inamovibile.

«Sei mia, Victoria. Sono io l'unico uomo per te!» Cercò freneticamente di baciarmi mentre le sue mani scendevano verso la mia cintura. Percepivo la sua disperazione: voleva verificare se ero stata davvero con un altro, se ormai ero "rovinata" per lui.

All'improvviso, una forza possente strattonò via Ethan da me.

«Chi cazzo...», ruggì Ethan, ma si raggelò non appena si voltò a guardare chi fosse intervenuto.

Damian era in piedi davanti a lui, i lineamenti perfetti contratti in una furia glaciale. Pur restando immobile, emanava un'aura di dominio schiacciante, che riempiva del tutto quel piccolo spazio.

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