Capitolo 1

Punto di vista di Lina

Entrai nella grande sala da ballo della tenuta Lockwood con il battito in gola. Quella sera si festeggiava il compleanno dell’Alpha Victor: l’intero maniero era in fiamme di luci, gremito di invitati. Ma a malapena notai le decorazioni sfarzose o il brusio delle conversazioni che mi vorticarono intorno.

Poi lo champagne mi schizzò addosso, sul petto.

Il liquido freddo e appiccicoso mi colò tra i capelli e sul vestito. Gli occhi ambrati da lupa di Susanna Laurent brillarono di malizia mentre mi porgeva delle scuse zuccherose, e poi aggiunse, quel tanto che bastava perché tutti lì vicino sentissero:

«Anche se, sinceramente, non dovresti essere qui comunque.»

La sala si immobilizzò per un solo battito di cuore.

Poi arrivò la risata.

«Un’orfana senza branco alla festa della vittoria? Che coraggio.»

«Se i Lockwood non l’avessero presa con sé, a quest’ora sarebbe morta in un fosso da qualche parte.»

«Non penserà davvero di appartenere a questo posto, vero?»

Le loro voci mi si abbatterono addosso come onde, ognuna velenosa.

Non dissi nulla.

Mi limitai a fissare la macchia che si allargava sul vestito — il vestito che avevo lavorato due settimane per potermi permettere — e lentamente chiusi le mani a pugno finché le unghie non mi si conficcarono nei palmi. Il dolore mi teneva ancorata.

Eppure faceva comunque meno male delle loro parole.

Avrei dovuto esserci abituata ormai: dal giorno in cui il branco Lockwood mi aveva accolto, quei sussurri non si erano mai fermati. La ragazza i cui genitori erano stati massacrati dai cacciatori dalle lame d’argento. La ragazza senza un lupo.

Quelle etichette mi avevano definita, che le pronunciassero ad alta voce oppure no.

Non avrebbe dovuto importare. Avevo Jasper. Dovevo trovarlo. Dovevo scappare da quell’atmosfera soffocante.

Questa sera Jasper aveva promesso che saremmo usciti allo scoperto.

Jasper è l’unico figlio dell’Alpha Victor ed erede del Branco Lockwood. È bello, potente e gentile — l’uomo dei sogni della maggior parte delle lupe del branco — ma ha un segreto.

Esce con me di nascosto. Lila Ward, una semplice orfana senza lupo.

Da quando Luna Elena mi ha adottata, lui è sempre stato dolce e premuroso, ripetendomi di non sentirmi inferiore per via della mia stirpe.

Tre mesi fa ha accettato la mia dichiarazione e mi ha promesso che avrebbe reso pubblica la nostra relazione quando fosse stato il momento giusto.

Per novanta giorni ci eravamo nascosti — baci rubati nei corridoi vuoti, messaggi inviati solo quando nessuno guardava. Mi diceva che dovevamo aspettare l’istante perfetto, che il nostro legame aveva bisogno di protezione, che non voleva che affrontassi il giudizio del branco. Gli avevo creduto. Gli avevo sempre creduto.

Quella sera, finalmente, quel momento era arrivato.

La sala da ballo aveva diverse uscite. Mi infilai con gratitudine in una di esse, cercando nei corridoi. Forse mi aspettava nella sua stanza?

Dopo qualche minuto, sentii la sua voce familiare arrivare da dietro una porta socchiusa.

Poi lo sentii chiaramente.

Risate. Gemiti.

Il mio mondo smise di girare. No. Non poteva stare succedendo…

I miei piedi si mossero da soli, portandomi verso quella stanza. Ogni passo sembrava un cammino verso la mia esecuzione.

«Oh Dio, Jasper… sì, così… più forte…»

La porta restava socchiusa, come un invito crudele ad assistere alla mia distruzione.

Li vidi. Il cazzo di Jasper affondato nella fica di Sophie. Sophie che gemeva, annegata nel piacere.

No. No, no, no, no.

«Sei fradicia, Sophie», ringhiò Jasper.

Sophie Laurent. Erede del Branco Stoneheart.

Sophie rise. «Meglio della tua patetica sorellina, scommetto. La povera Lina probabilmente non sa nemmeno come soddisfare un vero uomo.»

L’aria mi venne strappata dai polmoni. Non riuscivo a respirare, non riuscivo a pensare — potevo solo sentire l’agonia che mi squarciava il petto.

«Non nominarla», ansimò la voce di Jasper. «Non mentre lo facciamo.»

«Perché no?» Le dita di Sophie tracciarono cerchi possessivi lungo la sua schiena, il tono pigro. «Tanto presto capirà qual è il suo posto. Un’Omega come lei non potrebbe mai soddisfarti, comunque.»

Ogni parola calò su di me come un colpo di martello. Barcollai all’indietro, ansimando. La spalla urtò il muro con un suono secco, come uno sparo.

«Cos’è stato?» sibilò Sophie.

Il mio piede urtò la porta e quella si schiantò contro il muro con un botto.

«Che diavolo—?»

Mi videro, si staccarono di colpo. Jasper quasi rotolò giù dal divano, afferrando in fretta la camicia. Sophie invece si mise seduta, senza nemmeno preoccuparsi di coprirsi.

«Lina!» Jasper impallidì. «Posso spiegare—»

«Spiegare?» La voce mi tremava. «Spiegare perché ti stai scopando Sophie?»

«Non è come sembra—»

«È esattamente come sembra!» Le lacrime mi rigavano il viso. «Bastardo bugiardo e traditore!»

Sophie si stiracchiò pigramente prima di allungare la mano verso i vestiti. «Oh, tesoro. Non avrai mica pensato davvero che avrebbe scelto te, vero?» Inclinò la testa con una pietà canzonatoria. «Che cosa adorabile.»

«Sophie, piantala», la ammonì Jasper. Ma la sua voce era debole.

«Piantala cosa? A dirle la verità?» Sophie si alzò lentamente. «Che siamo già fidanzati? Che lui stava solo giocando con lei?»

Il mondo mi si inclinò sotto i piedi. «Stai mentendo.»

«Davvero?» Sophie si avvicinò alla finestra, sistemandosi i capelli. «Perché non lo chiedi a Jasper? Sono sicura che te lo dirà. Magari ti parlerà anche dell’annuncio del nostro fidanzamento, la prossima settimana.»

«Lina, ascolta—» Jasper finalmente era riuscito a infilarsi la camicia. «Questo non cambia niente tra noi. Possiamo ancora—»

«Possiamo ancora cosa?» Mi scagliai contro di lui. Mi afferrò il polso.

«Devi calmarti», disse. La sua presa era stretta; i lividi stavano già affiorando. «Pensa alla tua posizione. Non vuoi peggiorare le cose.»

Lo fissai negli occhi—gli stessi occhi che pochi giorni prima mi avevano sussurrato promesse, e che adesso erano freddi, calcolatori.

«Lasciami», dissi piano.

«Lina—»

«Lasciami!»

Mi divincolai e scappai.

Tornai in sala da ballo senza fare rumore, con passi meccanici. Fu allora che li vidi—Luna Elena e Alpha Victor, fermi vicino alla grande scalinata.

«Lina?» L’espressione di Luna Elena si fece preoccupata mentre mi veniva incontro. «Cara, sembri sconvolta. Hai pianto?»

«Non è niente», riuscii a dire, anche se la voce mi si spezzò. «Sto bene.»

Luna Elena aggrottò la fronte. Frugò nella pochette da sera e tirò fuori un cartoncino elegante—dorato, con una delicata filigrana lungo i bordi.

«Volevo darti questo», disse, porgendomi l’invito. «La festa di fidanzamento di Jasper e Sophie, la prossima settimana. Vorremmo che tu partecipassi, come sorella di Jasper. È un’occasione importante per la famiglia.»

Fissai il cartoncino come se fosse un’arma puntata dritta al cuore.

«Lo sapevate», dissi. Non era una domanda. Era un’affermazione. «Avete sempre saputo di Jasper e Sophie.»

Luna Elena e Alpha Victor si scambiarono uno sguardo. Quello sguardo mi disse tutto.

«Sì», disse infine Alpha Victor, con voce misurata. «Lo sapevamo. È un’alleanza tra due branchi, Lina. È fondamentale per il futuro del Lockwood Pack.»

Le braccia mi pendevano lungo i fianchi, le unghie che affondavano nei palmi disegnando mezzelune. «E cosa vi aspettate da me? La mia benedizione?»

«Certo», disse Luna Elena, con un tono gentile ma fermo. «Sei parte di questa famiglia, Lina. Speriamo che tu capisca che è per il bene superiore—»

«Mi scusi, Luna Elena. Non mi sento bene.»

Fuggii da lì, mortificata, correndo alla cieca mentre le lacrime mi annebbiavano la vista.

Non so per quanto corsi. Dieci minuti? Un’ora? Quando finalmente mi fermai, mi ritrovai in centro.

C’era poca gente in giro—qualche pedone sparso e qualche auto di passaggio. Mi appoggiai a un muro, le mani sulle ginocchia, ansimando per riprendere fiato.

«Lina!» Una voce familiare mi riportò di colpo alla realtà.

Mi voltai e vidi Chloe correre verso di me, i capelli che le svolazzavano dietro.

«Ti ho vista scappare dalla sala da ballo», disse senza fiato, fermandosi davanti a me. «Dio, la tua faccia… che cosa è successo?»

«Peggio di quanto tu possa immaginare», dissi, con la voce ruvida. Le ginocchia mi cedettero e per poco non crollai tra le sue braccia.

Chloe mi sorresse, la presa forte e sicura. «Dimmi», disse, e la preoccupazione le invase la voce. «Che diavolo è successo?»

Inspirai tremando e venne fuori tutto. Le raccontai della scena che avevo visto—Jasper e Sophie avvinghiati, le loro parole crudeli. Le raccontai del fidanzamento, dei commenti di Luna Elena, della mia stupidità e del mio cuore spezzato.

Le parole uscirono tra singhiozzi spezzati, ma riuscii a dire tutto.

Quando finii, Chloe mi strinse forte.

«Quel bastardo», ringhiò, con la rabbia nella voce. «Come si permette di farti questo?»

Si scostò, mi mise le mani sulle spalle e mi guardò dritta negli occhi.

«Ascoltami, Lina. Sai di cosa hai bisogno? Di qualcuno che ti apprezzi davvero. Non questi stronzi finti, non gente che ti usa e basta.»

«Non ho bisogno di nessuno», dissi piano.

«No?» Chloe alzò un sopracciglio. «E allora perché stai ancora piangendo per lui?»

Aprii la bocca, ma non mi uscì una parola.

Chloe sospirò, poi un sorriso misterioso le attraversò il viso. «Ti serve un nuovo Compagno», disse. «Qualcuno che ti rispetti davvero e ti tenga come la cosa più preziosa.»

«Chloe—»

«Domani sera. Alle nove. Al bar Le Bernardin. Voglio vedere la Lina più sexy del mondo!»

Guardai gli occhi determinati di Chloe, ripensai a tutta l’umiliazione subita quel giorno e sentii un’ondata di coraggio come non ne avevo mai provata. «Va bene. Che vadano all’inferno tutti quei tipi orribili!»

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