Capitolo 4 Lei fa a pezzi gradualmente il travestimento di Bianca
«James, che cosa stai guardando?»
Bianca lo chiese con una voce debole, delicata.
Lo sguardo tagliente di James si addolcì all’istante.
«Niente, devo essermi sbagliato. Mi è sembrato di vedere Emily.»
Poi si udì la voce di Hayden: «James, devi esserti confuso. Emily dorme a casa. Come potrebbe mai essere in ospedale?»
Emily non si stupì che Hayden la schernisse e la sminuisse in quel modo.
Poi Bianca disse qualcosa, e Hayden e James le furono subito addosso, premurosi e nervosi.
Tutti e tre si allontanarono, finché sparirono dalla vista di Emily. Emily sentì un dolore sordo e opprimente stringerle il petto.
Dunque era così: fin da allora, James aveva occhi solo per Bianca.
Ricacciò giù le emozioni e andò a saldare il conto e a farsi dimettere dall’ospedale.
«Ma guarda un po’, se non è la figlioletta che i Johnson hanno raccolto dalla spazzatura. Ricordo che Bianca l’hanno già riportata a casa. Tu arrivi solo adesso, o la tua famiglia si è dimenticata di te in ospedale?»
A parlare era Sophia, la piccola principessa della famiglia Brown.
Essendo anche lei una figlia viziata, tra la loro cerchia era naturale paragonarla a Bianca.
Non le piaceva Bianca, e disprezzava anche Emily, la figlioletta che i Johnson avevano riportato a casa dalla spazzatura. Quelle parole non avevano nulla di gentile: voleva solo provocare Emily e spingerla a mettersi contro Bianca.
Emily non aveva intenzione di farsi usare, così la ignorò e le passò accanto.
«Ehi, Sophia ti sta parlando! Sei proprio un’ex mendicante senza educazione.»
La seguace di Sophia si piazzò davanti a Emily, bloccandole la strada e deridendola.
Emily fu costretta a fermarsi; i suoi occhi, gelidi, scattarono verso Sophia.
Sophia trasalì.
Com’era possibile che quella mendicante fragile e insicura avesse adesso uno sguardo così imponente?
Sophia alzò il mento e sostenne con orgoglio lo sguardo di Emily. «Non fissarmi così. Se proprio devi fissare qualcuno, fissa quei bulli della Lincoln High che hanno tormentato Bianca. Non sei forse il suo cagnolino, quella che la difende sempre?»
«Hai delle prove?»
Negli occhi di Emily balenò un’ombra scura mentre parlava all’improvviso.
«Cosa?» Il cambio di rotta fu così brusco che Sophia non reagì subito; negli occhi le comparve un’evidente espressione ottusa.
Emily si voltò con calma. «Se non hai prove, allora è diffamazione contro la reputazione di mia sorella!»
«Io… certo che… certo che ce le ho! No, aspetta—ma non dovresti concentrarti sul fatto che sei il cagnolino di tua sorella e andare a vendicarti dei bulli della Lincoln High?»
Sophia aggrottò la fronte, incapace di capire cosa stesse facendo Emily.
In passato, ogni volta che c’entrava Bianca, Emily la difendeva sempre per prima.
Che cosa c’era di diverso, stavolta?
«Bene, allora hai delle prove.»
Un accenno di sorriso attraversò le labbra di Emily e svanì subito; poi mormorò tra sé.
Sophia non riuscì a sentire bene che cosa avesse detto.
—
Mezz’ora dopo.
Sophia sedeva in questura con un’espressione cupa, accanto a Emily.
Emily aveva denunciato alla polizia che i bulli della Lincoln High avevano minacciato Bianca e l’avevano spinta in acqua: tentato omicidio.
E Sophia era la testimone.
Chi le aveva detto di vantarsi di avere delle prove?
L’agente incaricata del caso era una poliziotta, l’agente Blair Ember, che nutriva una particolare simpatia per Emily e Bianca.
La polizia aveva già mandato degli uomini ad arrestare quei bulli e, naturalmente, doveva avvisare Bianca e i suoi genitori per ricostruire l’accaduto.
Il maniero dei Johnson
«Emily è così senza cuore. Bianca si è spaventata per colpa sua e, invece di venire in ospedale a vedere Bianca, è andata in giro a spassarsela. A quanto pare bisogna darle una bella lezione.»
Hayden non poté fare a meno di criticarla.
Bianca si affrettò ad addolcire i toni. «Hayden, non prendertela con Emily. È giovane, è nell’età in cui si ha voglia di divertirsi. Io non gliene faccio una colpa.»
Eli guardò la sua gentile figlia maggiore con soddisfazione, ancora più infastidito da Emily. «Siamo stati troppo indulgenti con lei, ed è per questo che…»
Non fece in tempo a finire: ricevette una chiamata dalla questura.
La sua espressione si fece immediatamente seria.
«Pronto, parlo con il signor Eli Johnson? Sua figlia si trova al 29º Distretto, per favore…»
«Che razza di truffa telefonica sarebbe? Mia figlia è qui a casa…» Eli aveva occhi solo per Bianca, l’unica figlia che considerasse tale; perciò la sua prima reazione fu pensare a una chiamata truffaldina e interruppe di netto l’agente Ember.
Dall’altro capo, l’agente Ember rimase interdetta, poi aggiunse: «È sua figlia minore, Emily. E inoltre, per favore, porti in centrale anche sua figlia maggiore, Bianca. Questa faccenda riguarda anche lei.»
«Cosa? Riguarda anche Bianca? Che cosa ha combinato Emily, stavolta? Una figlia così… la lasciate pure morire là fuori. Noi non vogliamo saperne.»
Quando Eli sentì che Bianca era coinvolta, sbottò furibondo.
L’agente Ember aggrottò la fronte. Non si sarebbe mai aspettata parole del genere da un padre riferite alla propria figlia.
Lo sguardo le si fece cupo e spiegò con fermezza la situazione, insistendo che Eli doveva portare Bianca alla stazione di polizia.
Riattaccato, non poté fare a meno di lanciare un’occhiata a Emily e disse al collega, con un filo di compassione: «Che razza di padre è questo? Sua figlia si è ammalata quasi fino a perdere la testa e, appena dimessa, sta cercando giustizia per la sorella. E lui, da padre, invece di preoccuparsi, le dice di andare a morire.»
Anche se Emily non conosceva i dettagli della telefonata dell’agente Ember, visto l’atteggiamento gelido di Eli e degli altri nei suoi confronti, capì che non potevano aver detto nulla di buono.
Però, visto che c’entrava Bianca…
Sapeva che sarebbero venuti tutti, di sicuro.
E infatti, nel giro di poco più di venti minuti, Eli e Bianca, insieme agli altri Johnson — compreso James, che in quel momento era alla casa dei Johnson — arrivarono in centrale in un gruppo numeroso.
Sophia vide Bianca entrare circondata da tutti e disse con sarcasmo a Emily: «Quelli cresciuti nella spazzatura restano spazzatura: fanno schifo. Guardala, tua sorella: quanto la considerano!»
Emily non ne fu sorpresa e mantenne un’espressione impassibile.
«Emily… schiaffo!»
Eli entrò davanti a tutti e scorse Emily a colpo d’occhio, dentro la stazione di polizia.
Nessuno si sarebbe aspettato che la prima cosa che avrebbe fatto Eli fosse schiaffeggiarla, così, senza esitare.
Proprio davanti alla polizia.
Per quanto Sophia avesse appena deriso Emily perché non era la preferita, restò comunque tanto sconvolta che le si aprì la bocca in una O nel vedere quanto Eli la detestasse.
«Ecco perché hai accettato così docilmente di rinunciare al tuo posto: stavi tramando qualcosa di losco! E hai persino osato trascinare tua sorella in questa storia. Lo sai che aveva appena iniziato a sentirsi un po’ meglio? Come puoi essere così malvagia?»
Eli non conosceva nemmeno tutta la storia, eppure condannò Emily senza appello.
«Signor Johnson, si calmi, per favore. Questa è una stazione di polizia, e non è colpa di sua figlia minore.»
L’agente Ember si riscosse e si piazzò subito davanti a Emily, parlandole in difesa con tono severo.
Da quando era rinata, Emily non era più incatenata all’affetto della famiglia Johnson e non aveva versato una sola lacrima.
Non si sarebbe mai aspettata che la prima persona a difenderla fosse proprio l’agente Ember, incontrata una sola volta.
Gli occhi le si inumidirono all’improvviso.
«Papà, non hai nemmeno chiesto… come fai a decidere subito che ho cattive intenzioni? Sono o non sono tua figlia?»
Emily fece un passo avanti, gli occhi arrossati mentre lo incalzava.
Un lampo di colpa attraversò lo sguardo di Eli, ma subito dopo sentì di essere messo in discussione da quella figlia minore a cui non aveva mai prestato attenzione, e che ciò minacciasse la sua autorità di capofamiglia. Sbuffò freddamente: «Devo davvero chiedere? Bianca è sempre stata così buona con te, e tu l’hai fatta ammalare. E adesso l’hai trascinata di nuovo in questa storia. Se questo non è avere cattive intenzioni, cos’è?»
Bianca si fece avanti in fretta, come per prendere la mano di Emily, ma Emily la scansò.
Bianca rimase immobile per un istante, poi si dipinse in volto un’espressione ferita. «Emily, non prendertela con papà. Papà lo fa per me, e naturalmente anche per te. Quando siamo tornati a casa e non ti abbiamo vista, poi all’improvviso è arrivata una telefonata che diceva che eri in centrale… papà era solo preoccupato e confuso.»
«Quindi è colpa mia?» Emily fece un passo avanti e, apposta, disse accanto all’orecchio di Bianca: «Ma l’ho fatto per te. Quei bulli hanno osato molestarti e, dato che Miss Brown è qui come testimone, ti ho denunciato la cosa alla polizia.»
«E chi ti ha chiesto di denunciarlo alla polizia?»
Bianca andò nel panico e, per un momento, si dimenticò di recitare, urlando in modo stridulo.
