Capitolo 2

Punto di vista di Elowen

La mano di Casper restava sulla mia vita. Il suo calore bruciava attraverso il tessuto sottile del vestito. Non riuscivo a smettere di tremare. Le lacrime mi appannavano la vista. Drake era lì, mezzo vestito, patetico. La bionda era sparita tra gli alberi. Bene. Non volevo rivederle la faccia.

«El, ti prego, lasciami spiegare!» La voce di Drake si spezzò. Fece un passo avanti. «È un errore, piccola. Ero ubriaco, lei non significa niente—»

«Sta’ zitto.» Le parole mi caddero dalle labbra. Fredde. Dure. A stento riconoscevo la mia voce.

La presa di Casper si irrigidì. «L’hai sentita. Vattene.»

«Questa cosa è fra me e la mia ragazza!» sbottò Drake. I suoi occhi verdi guizzarono. «Stanne fuori, Thornwood.»

«Ex ragazza,» dissi. Il petto mi doleva a ogni respiro. «Tra noi è finita.»

«No. No, non sei tu che puoi deciderlo!» Drake si lanciò in avanti. Casper fu rapidissimo. Gli si parò davanti, coprendomi con il corpo. Un ringhio basso gli rotolò nel petto. Quel suono fece agitare il mio spirito di lupo.

Fammi uscire! Gli strappo la gola! urlò Juno nella mia testa. La sua rabbia bruciava rovente. Deglutii con forza.

«Se la tocchi di nuovo ti spezzo ogni osso del corpo,» disse Casper. La sua voce era bassa. Letale. «Provaci.»

Drake arretrò. Il suo viso si contorse d’ira. «Non è finita qui, Elowen. Te ne pentirai.»

Si allontanò infuriato, inghiottito dal buio. Io lo seguii con lo sguardo. Avevo le gambe molli. Casper si voltò verso di me. I suoi occhi ambrati cercarono i miei. La preoccupazione gli addolcì i lineamenti.

«Lascia che ti accompagni a casa,» disse con dolcezza.

«No.» Feci un passo indietro. La sua mano scivolò via. L’aria fredda si precipitò addosso a me. Mi strinsi le braccia intorno al corpo. «Devo farlo da sola.»

«Lupacchiotta—»

«Per favore, Casper.» La voce mi si ruppe. Altre lacrime traboccarono. «Solo... non adesso.»

Mi studiò a lungo. Poi annuì. «Lasciare quello stronzo è la cosa migliore per te.»

Quelle parole mi colpirono come uno schiaffo. Mi voltai. I tacchi affondavano nella terra morbida mentre camminavo. Il sentiero verso il parcheggio sembrava infinito. Mi faceva male il petto. La testa girava. L’alcol mischiato al cuore spezzato rendeva tutto sfocato.

Dovevo prendere le mie cose. Non potevo restare in quell’appartamento un’altra notte.


Il tragitto fino a casa di Drake durò quindici minuti. Le mani mi tremavano sul volante. Parcheggiai davanti al piccolo palazzo. Dentro le luci erano spente. Bene. Forse era ancora nel bosco. Non volevo vedere la sua faccia.

Sbloccai la porta. L’odore familiare mi investì: la sua colonia. Il nostro spazio condiviso. Mi fece rivoltare lo stomaco. Accesi le luci. Tutto sembrava uguale. Il divano dove guardavamo i film. Il tavolo della cucina dove facevamo colazione. Tutte bugie, adesso.

Prendi le tue cose e vattene, mi incalzò Juno. Questo posto puzza di lui.

Presi un borsone dall’armadio. Iniziai a buttare dentro i vestiti. I miei jeans preferiti. Qualche maglia. Intimo. Mi muovevo in fretta. Ogni oggetto era pesante di ricordi. Avrei voluto bruciare tutto.

La porta d’ingresso sbatté. Mi immobilizzai. Drake era sulla soglia. Aveva i capelli in disordine. La camicia abbottonata male. La furia gli scuriva il volto.

«Che diavolo stai facendo?» pretese.

«Me ne vado.» Non lo guardai. Continuai a fare la borsa. «Che cosa ti sembra?»

«Non puoi andartene così e basta!» Attraversò la stanza. Mi afferrò un braccio. Forte. «Dobbiamo parlarne!»

Mi divincolai. «Parlarne? Ti stavi scopando un’altra nel bosco!»

«Mi ci hai costretto tu!» urlò. Gli occhi gli bruciavano. «Con quel vestito, a flirtare con Casper tutta la notte! Che cosa ti aspettavi?»

Mi si spalancò la bocca. «Ma ti senti?»

«Stavi praticamente implorando la sua attenzione!» La voce di Drake si alzò ancora. «Quel vestito non copriva niente! Volevi che ti guardasse!»

Sta mentendo, sibilò Juno. Non è la prima volta. Sento il suo odore sui suoi vestiti. È vecchio. Vecchio di settimane.

Lo stomaco mi crollò. «Da quanto?» sussurrai.

«Cosa?»

«Da quanto tempo mi tradisci?» La mia voce uscì piatta. Morta. «Dimmi la verità, una volta tanto.»

Il volto di Drake si contorse. «Non importa! Qui si parla di te che ti buttavi addosso a un altro uomo!»

«Rispondi alla domanda!»

«Da qualche mese!» urlò lui. «Forse di più! Non lo so! Che importa? Non mi scopi più, ormai. Ogni volta che andiamo a letto, mi si ammoscia prima ancora di cominciare.»

La stanza mi girò intorno. Mesi. Mentre io credevo che stessimo costruendo qualcosa. Mentre ignoravo ogni campanello d’allarme. Ogni appuntamento cancellato. Ogni volta che mi voltava le spalle. Mi bruciavano gli occhi. Ma avevo finito di piangere per lui.

«È finita» dissi piano. «Non contattarmi più.»

«Tua madre non te lo permetterà.» Il tono di Drake cambiò. Adesso era calcolatore. «Dovresti sposare me.»

Le mani mi si serrarono in pugni. «Non sono una proprietà.»

«Tu credi di avere scelta?» rise. Amaro. Cattivo. «Sei la figlia di un Beta. A malapena vale la pena notarti. Io ti ho dato uno status. Senza di me non sei niente, in questo branco.»

Il calore mi invase le vene. La vista tremolò. Un riflesso dorato mi bordò lo sguardo. Juno si fece avanti. Con forza. La mia lupa voleva sangue.

«Togliti di mezzo» ringhiai.

Gli occhi di Drake si spalancarono. Vide l’oro nei miei. Vide la mia lupa affiorare. Bene. Che abbia paura.

«El, aspetta—»

«Spostati!» L’ordine mi uscì da un punto profondo. Primordiale. La mia voce riecheggiò della potenza di Juno.

Lui indietreggiò barcollando. Io afferrai la borsa. Gli passai accanto spingendolo via. La spalla gli colpì il petto con forza. Non provò a fermarmi di nuovo. Scelta intelligente.

«Te ne pentirai!» mi urlò dietro. «Farò in modo che qui tu non abbia più un posto! Mi hai sentita?»

Non risposi. Gli sbattei la porta alle spalle. Corsi alla macchina. Buttai la borsa sul sedile posteriore. Mi tremavano le mani mentre mettevo in moto. Guidai. Senza sapere dove. Solo lontano. Lontano da lui. Lontano da quella vita.

Bene, fece Juno, facendo le fusa. Adesso siamo libere.

Libere. La parola mi suonava strana. Spaventosa. Ma forse… forse giusta.


Finì che arrivai alla casa del branco Thornwood. L’edificio enorme incombeva nel buio. Dietro le finestre, luci calde. La mia auto rimase al minimo davanti al cancello. Che cosa ci facevo lì? Dove altro potevo andare? Mia madre si sarebbe schierata con Drake. L’aveva sempre fatto. Diceva che ero fortunata che mi volesse. Che dovevo essergli grata.

Presi il telefono. Scrissi a Cindy.

Posso stare da te stanotte? Per favore?

Comparvero i tre puntini. Poi la sua risposta.

OH MIO DIO sì! Vieni in camera mia! Terzo piano, ala est!

Un’ondata di sollievo mi attraversò. Passai il cancello. Parcheggiai vicino all’ingresso principale. A quell’ora la casa del branco era silenziosa. La maggior parte dei lupi dormiva. Presi la borsa. Salii i gradini di pietra. La porta non era chiusa a chiave. Dentro, l’atrio si apriva ampio. Mobili costosi. Foto del branco alle pareti. Quello era territorio dell’Alpha. Io non appartenevo a quel posto.

Ma Cindy mi voleva lì. Bastava questo.

Salii le scale. Trovai l’ala est. La porta di Cindy era socchiusa. Ne filtrava la luce. Bussai piano.

«Avanti!» cinguettò la sua voce.

Spinsi la porta. Cindy era seduta sul suo letto enorme. Aveva i capelli sciolti, adesso: onde morbide dappertutto. Indossava un pigiama di seta. Rosa. Elegante. Proprio da lei. Quando mi vide in faccia, il sorriso le cadde.

«Oh, tesoro.» Scattò in piedi. Mi corse incontro. Mi strinse in un abbraccio. «Finalmente hai mollato quello stronzo!»

Annuii contro la sua spalla. Non riuscivo a parlare. Le lacrime tornarono. Lacrime stupide. Perché non smettevano?

«Sono così orgogliosa di te» sussurrò. Mi accarezzò la schiena. «Così, così orgogliosa.»

«L’ho beccato» dissi a fatica. «Con un’altra. Nel bosco.»

«Quel pezzo di merda!» Cindy si staccò, gli occhi azzurri che lampeggiavano di rabbia. «Lo sapevo che era spazzatura! L’ho sempre saputo!»

«Non mi hai mai detto niente.»

«Perché lo amavi.» Mi guidò fino al letto. Ci sedemmo. «Non potevo dirtelo. Dovevi vederlo da sola. Mi dispiace.»

«Non dispiacerti.» Mi asciugai il viso. «Avevi ragione. Su tutto.»

«Dove starai?» chiese Cindy. «Non con lui, vero?»

«Speravo… magari qui? Solo per qualche giorno?» La voce mi si fece piccola. «Finché non capisco cosa fare?»

«Certo!» Cindy mi afferrò le mani. Strinse. «Puoi restare quanto ti serve! Questa è casa tua, adesso!»

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