Capitolo 5
«Esmeray». Udii la voce della mia migliore amica prima ancora che i miei occhi iniziassero ad aprirsi lentamente. All'inizio non vidi nulla, solo una nebbia bianca. Dunque ero arrivata in paradiso? Sentii un fremito di eccitazione alla bocca dello stomaco. Le mie labbra tentarono di formare un sorriso, ma le sentii rigide.
«Esmeray!» esclamò Ailana con più entusiasmo. «È sveglia».
La mia migliore amica mi aveva seguita in paradiso? Ailana aveva una vita meravigliosa sulla terra, perché era morta con me? Chiusi di nuovo gli occhi e, quando li riaprii per la seconda volta, il suo viso apparve nitido, seguito da un altro volto sconosciuto e poi da un terzo che mi fece sussultare. Scattai a sedere, ma le braccia forti di Zayden mi trattennero.
«Piano», sibilò lui, con un'espressione di fastidio che gli attraversò rapidamente il volto. Ci vollero alcuni secondi prima che riconoscessi l'ambiente circostante, e imprecai silenziosamente. Quindi non ero in paradiso, dopo tutto. Ero nella camera di Ailana. Una flebo era collegata alla mia mano sinistra e l'infermiera che si occupava di me sembrava oltremodo a disagio; i suoi occhi continuavano a saettare verso la porta e indietro, come se si aspettasse che qualcuno facesse irruzione da un momento all'altro.
La testa mi pulsava di dolore, il corpo era ancora segnato da molti tagli, ma ogni scheggia di vetro era stata rimossa. La coscia destra era fasciata e mi sentivo indolenzita ovunque.
Mi ritrassi al tocco di Zayden, col cuore che prendeva un ritmo irregolare mentre la paura mi attanagliava. Gli occhi iniziarono subito a lacrimare: «Ti prego, non farmi male. Ti prego, prometto che lavorerò per ripagare i danni che ho causato». Tremai mentre i ricordi di ciò che era accaduto iniziavano a riaffiorare. L'ultima cosa che ricordavo era di essere stata gettata nelle segrete su ordine del mio compagno; cosa ci facevo nella stanza di Ailana?
«Non ti farà del male», Ailana inspirò bruscamente prima di voltarsi a fulminare il fratello con lo sguardo. «Me ne assicurerò io».
«Posso andare adesso? La flebo è quasi finita e lei ora è sveglia», chiese l'infermiera, attirando tutta la nostra attenzione su di sé. Sembrava spaventata e, se la mia intuizione era giusta, Ailana l'aveva costretta a venire ad assistermi. Nessun membro dello staff medico mi avrebbe curata se non fosse stato un ordine proveniente da un rango superiore e, anche in quel caso, non sarebbe mai successo nell'ospedale del branco, il che spiegava perché mi trovassi nella stanza di Ailana.
Capivo perché avesse paura. Avrebbe perso il lavoro se il medico capo o l'Alpha avessero scoperto che mi aveva aiutata. Ero una schiava, un'emarginata e una traditrice. Non meritavo alcuna forma di pietà. Qualcosa scattò di nuovo nella mia testa e tentai di alzarmi in piedi mentre un'altra paura mi stringeva il cuore. Per fortuna, Zayden non cercò di trattenermi e Ailana venne in mio soccorso, aiutandomi a mettermi seduta.
Se l'Alpha mi avesse trovata in casa sua... Trasalii al pensiero di ciò che mi avrebbe fatto. Mi era proibito avvicinarmi alla sua dimora. In molte occasioni mi aveva persino avvertita di stare alla larga da sua figlia e, anche se ci provavo, Ailana non rendeva facile starle lontano.
«Non devi farne parola con nessuno», intimò all'infermiera, che annuì freneticamente. «Vattene».
L'infermiera schizzò via dalla stanza di Aila in tutta fretta, sbattendo forte la porta nel tentativo di uscire il più velocemente possibile. Zayden mise un po' di distanza tra noi, andando a posizionarsi davanti alla porta da cui la donna era appena fuggita.
«Ha bisogno di riposare ancora», dichiarò.
«Da quando ti importa?» Ailana lo fulminò con lo sguardo, e lui fece un sorrisetto, appoggiandosi al muro.
«Non mi importa», rispose in tono inespressivo. «Ho accettato di farla uscire dalla cella solo perché restasse viva per affrontare le conseguenze delle sue azioni. Non può ancora morire». Le sue parole furono come aghi che mi trafiggevano la pelle.
Quella era l'unica persona che avrebbe dovuto amarmi, eppure godeva nel vedermi soffrire. Sarebbe arrivato a qualsiasi estremo pur di infliggermi dolore per un crimine di cui non sapevo assolutamente nulla.
Non sapevo che i miei genitori avessero intenzione di detronizzare il precedente Alpha, fino a quando non era iniziata la battaglia. Il giorno prima, mia madre voleva portare me e Leander da sua sorella in un altro branco, ma mio padre aveva insistito affinché ci nascondessimo con gli altri nel rifugio. Il rifugio è il luogo dove i membri del branco che non sono guerrieri si nascondono ogni volta che c'è un attacco. Avevo pensato che ci fossero minacce contro il nostro branco quando avevo sentito lo scambio di battute tra i miei genitori, ma come avrei potuto sapere che gli assalitori erano proprio loro?
Nei pochi anni in cui li ho conosciuti, non ho mai sentito mio padre mettere in discussione il titolo dell'Alpha o dire che se lo meritasse. Forse dipendeva dal fatto che non fossimo esattamente legati. Lui era stato il Beta dell'Alpha Roman, ma mia madre era un'omega. Leander era quello con sangue beta, l'unico figlio che mio padre avesse mai riconosciuto.
Mi chiedo come sarebbero andate le cose se Leander fosse sopravvissuto. Una cosa la so: non gli avrei permesso di vivere questo tipo di vita. La mia esistenza non ha alcuno scopo, ma ne avrebbe avuto uno se Leander fosse rimasto qui. Era un ragazzino sveglio, aveva preso da mio padre in quasi tutto, ma non sarebbe mai stato un traditore. Vorrei essere morta al posto suo. Perché quel proiettile non ha colpito me? Se Leander fosse vivo, se la caverebbe meglio di come sto facendo io.
«Sei incredibile, Zayden. Come puoi essere così crudele? Come puoi chiuderla in una cella con delle schegge di vetro ancora nella pelle? Come ti viene anche solo in mente di suggerire che lavori per ripagare dei piatti inutili? Non passa quasi giorno senza che si rompa qualcosa in quella cucina, ma lei deve pagare ed essere pure punita solo perché è Esmeray?» inveisce Ailana contro il fratello maggiore, che non sembra affatto turbato dalle sue parole.
Voglio solo andarmene da questa casa prima che arrivi l'Alpha, altrimenti morirò davvero per mano sua. Non sono sicura di quanto tempo io sia rimasta qui, e a meno che l'Alpha e la sua Luna non siano fuori dai territori del branco in questo momento — cosa molto improbabile — c'è il rischio che tornino da un momento all'altro.
«È una traditrice. Come fai anche solo a essere amica di una traditrice?» sbotta Zayden, con l'irritazione che trapela chiaramente dalle sue parole. Preferirei non restare qui a guardare i fratelli litigare, altrimenti avrò ben altre gatte da pelare. Comincio a sfilarmi l'ago dalla vena, facendo attenzione a non ferirmi.
«Non è una traditrice», Ailana si acciglia. «È mia amica, e non credo sia un concetto che tu possa capire. Non hai neanche una coscienza? Questa ragazza ha dovuto soffrire cose terribili, santo cielo».
«Vedi, è questa la differenza tra me e te, Aila», dice Zayden con tono di scherno. «Tu sei morbida, sei debole. Mi sconcerta che tu prenda anche solo in considerazione l'idea di metterti contro di me per il mio diritto di nascita. Non sei adatta a essere un Alpha, sei una disgrazia perché ti associ ai falliti. Il branco Silver Moon non ha bisogno di un Alpha debole. Sono l'unico a meritare quel posto. Sono il primogenito della famiglia. Io non sono debole. Io so come infliggere punizioni ai colpevoli. Non sono morbido», lancia un'occhiata nella mia direzione, con quel ghigno ancora stampato in faccia.
«Non riesci nemmeno a gestire una donna per una settimana. Come pretendi di guidare un branco?» ribatte Ailana.
Sento un nodo familiare alla bocca dello stomaco a quel particolare argomento. Ailana non ha idea che io sia la compagna di suo fratello, altrimenti non l'avrebbe mai tirato fuori. Non vado esattamente fiera del fatto che ogni ragazza del branco abbia visto e assaggiato il cazzo del mio compagno.
«Non è colpa mia se sono un figo», replica lui.
«Sei squallido, ecco cosa sei. Non hai valore né rispetto per te stesso», sibila lei, riportando l'attenzione su di me.
Zayden sbuffa: «Faresti meglio a portarla via da qui, o dico a papà che l'hai tenuta qui tutto il giorno», minaccia. Inizio a farmi prendere dal panico, dirigendomi in fretta verso la porta con Ailana alle calcagna. Non voglio sentire altro, e soprattutto non voglio che l'Alpha mi trovi in casa sua o nella camera di sua figlia.
Ricordate quando ho detto che non me ne va mai dritta una? Dicevo sul serio, ed è proprio per questo che la Luna ha deciso di tornare a casa prima del solito, scontrandosi con me mentre usciva.
Boccheggio, spostandomi per farmi scudo dietro Ailana.
«Mamma», Ailana sorride a sua madre.
La Luna mi squadra da capo a piedi, ma non dice una parola. Ci passa accanto sfiorandoci, con Zayden che la segue gongolando.
Ailana mi scorta fuori e, anche quando provo a dirle di andare da sua madre, lei lascia perdere con un'alzata di spalle. Mi accompagna fino al mio piccolo cubicolo e si assicura che io sia sistemata. Ma come posso riposare sapendo che la Luna mi ha vista in casa sua? L'Alpha deve averlo già saputo, e so che la Luna non ha reagito sul momento solo perché ha in serbo qualcosa di letale.
