CAPITOLO 3
Darius
Sapevo che questa vecchia strega stava tramando qualcosa, quindi quando convocò una riunione di famiglia capii subito che aveva già deciso qualunque nuovo piano le fosse venuto in mente. Immaginate la mia sorpresa quando la mia dolce e amorevole nonna annunciò di aver trovato una moglie per me. Col cazzo. Voleva portare in famiglia una donna scelta a caso.
Mi aspettavo di tutto, ma non che mi buttasse il matrimonio addosso così. Per un mese siamo stati ai ferri corti. Lei non cedeva, e nemmeno io. Alla seconda settimana di quel braccio di ferro, i miei genitori mi chiamarono per dirmi che lei si rifiutava di mangiare qualunque cosa, e che era già una settimana. Non ebbi scelta: dovetti alzare bandiera bianca e accettare la sua decisione.
Misi in chiaro che nessuno avrebbe dovuto dirne una parola fuori dalla famiglia e che, se qualcuno l’avesse fatto, non gli sarebbe piaciuto l’esito. Lo dissi a Grayson, e lui fu il solito stronzo. La vecchia arpia non diede nessuna informazione sulla mia presunta futura moglie. Dovevamo conoscerci; parole sue. E così eccomi lì, in un bellissimo lunedì mattina, con quella vecchia megera che gironzolava per casa mia in attesa che arrivasse una donna.
Immaginate di essere il miliardario di maggior successo e l’unico nipote di una famiglia importante come i Cirano di Ardwell, e che tua nonna ti trovi una moglie. Ho più donne tra cui scegliere di quante ne possa contare, soprattutto tra le famiglie ricche di tutta Ardwell. Ma no: deve avere la meglio lei. Se non l’amassi così tanto, direi al diavolo tutto e sparirei.
Le dissi che non volevo andare in tribunale, perché la gente avrebbe visto. Pensavo che avrebbe annullato tutto, ma chi cazzo prendevo in giro? Conoscevo fin troppo bene mia nonna. Aveva fatto arrivare a casa mia un funzionario ufficiale alle nove di quella mattina. Io ero nel mio ufficio, cupo, a cercare un modo per tirarmi fuori da quel presunto matrimonio. Ero immerso nei pensieri quando qualcuno bussò alla porta.
«Che c’è?» Marlene infilò la testa nell’ufficio. Era l’unica persona di servizio che avessi, l’unica che non avesse paura della mia rabbia e del mio caratteraccio. Tutti si piegavano in due per compiacermi, e Marlene era l’unica a cui non fregava un cazzo: faceva e diceva quello che voleva; era l’unica che tollerava le mie stronzate.
«Cosa? È “sì”, Marlene. E la tua futura moglie è qui.» Lo disse lanciandomi quello sguardo che mi aveva rivolto più di mille volte. Chiusi il portatile e uscii. Quando entrai in salotto mi fermai di colpo. Non mi aspettavo di vedere davanti a me la donna dei miei sogni.
Non mi aspettavo lei. Nel momento in cui mi vide, si alzò in piedi, aggraziata ed elegante. Aveva un sorriso che diceva: non ne sono felice, ma non ho scelta. Bassa, con le curve nei punti giusti. I ricci castano scuro raccolti in una coda, appoggiati sulla schiena. Il viso chiaro e levigato, e quegli occhi azzurri. Porca puttana. Dove l’aveva trovata, la vecchia?
Continuai a guardarla, incapace di staccarle gli occhi di dosso. Sotto il mio sguardo cominciò a agitarsi, a muoversi a disagio. Fu allora che mi accorsi di come era vestita: un maglione a collo alto con dei jeans. Mi riscosi e mi sedetti di fronte a lei, con un’espressione indifferente in faccia. Vidi la vecchia che mi osservava: cercava di capire cosa mi passasse per la testa. Ah. Auguri.
«Darius, lei è McKenzie Pierce, la giovane donna che sarà tua moglie. McKenzie, lui è mio nipote Darius. Ora Kenneth, facciamola finita; ho da fare.»
Giuro che il giudice Kenneth Gomes probabilmente odia le viscere di mia nonna. Questa donna ha tutte le persone più importanti di Ardwell ai suoi ordini, pronte a scattare al suo richiamo.
«Cynthia, sempre di fretta. Devono solo firmare qui e servono due testimoni.» disse, porgendomi i fogli. Guardai la vecchia. E lei aveva un’espressione che diceva chiaramente: non fare cazzate.
Ormai non c’era più niente da fare. Firmai. Firmai la mia libertà e, probabilmente, la mia fottuta sanità mentale, consegnandole alla donna seduta davanti a me. Glieli porsi. Lei non guardò nessuno di noi; appoggiò il documento sul tavolino e cominciò a firmare. Non una sola volta le vidi tremare le mani. C’era sotto qualcosa. Quante donne si sposerebbero un uomo che non conoscono? Forse lo sta facendo per soldi.
Continuai a fissarla, il viso vuoto di emozioni. Solo quando sentii il vecchio rincitrullito ridacchiare distolsi lo sguardo.
«Grazie, Kenneth. Ti accompagno alla porta. Ora, McKenzie, sei la nuora della famiglia Cirano. D’ora in poi resterai qui. Zara porterà le tue cose. Vi lascio per conoscervi un po’, e Darius, non deludermi.» Lo disse mentre usciva di casa.
Continuai a guardare la ragazza davanti a me.
«Non è troppo caldo per vestirti così?»
«No, è così che mi vesto da sempre», disse.
Porca miseria, persino la sua voce. Giuro su Dio che credo che mia nonna mi abbia tenuto d’occhio per trovare la donna perfetta per me. Dubito che riuscirei a trovarle dei difetti e a far annullare questo cosiddetto matrimonio. Marlene tornò con il caffè.
«Ecco a lei, signora», disse porgendole una tazza.
«Grazie. Posso chiederle come si chiama?» disse, guardando Marlene.
«Mi chiamo Marlene, signora.»
«Grazie, Marlene. Per favore mi chiami per nome. McKenzie o signorina Peirce, non “signora”», disse.
Marlene mi guardò. Io alzai le spalle, perché Marlene era già un problema di suo, e non avevo nessuna intenzione di beccarmi una ramanzina per colpa della signorina McKenzie. A volte sembrava che Marlene fosse il mio dannato capo.
Dopo che se ne fu andata, McKenzie restò in silenzio. Finché non lo fece più.
«Mi chiamo McKenzie Pierce. Ho ventitré anni. Studio medicina. Il mio obiettivo è la neurologia. Parlo poco; esco poco. Ho un’amica sola, e basta. Non bevo e non fumo. L’ho fatto perché Cynthia me l’ha chiesto e perché devo tutto a Cynthia. Non mi interessano i soldi né gli affari della sua famiglia. L’ho fatto perché dovevo», disse, guardandomi.
«Buono a sapersi. Marlene ti assisterà in qualunque cosa ti serva. Zach sarà la tua scorta e il tuo autista, se ti occorre. Devo andare in ufficio. Non devi fare nulla per me. Torno tardi quasi tutte le sere e vado via presto per l’ufficio. Quanto a mia nonna—»
«Va bene così, signor Cirano. Non deve preoccuparsi di sua nonna. Le ho già chiesto di non forzare niente su nessuno dei due, e ha accettato; quindi, se vivere nello stesso posto e avere le nostre vite la rende più felice, sarà così», disse piano.
«Bene. Ci vediamo quando ci vediamo.» La lasciai in salotto. A quanto pare non lo voleva nemmeno lei. Se non è per soldi, allora cos’era? Neanche dover restituire un favore ti spinge a sposarti così, lo sapevo.
Quando salii in macchina, Ruddy mi stava già aspettando.
«Ruddy, voglio che tu trovi tutto su di lei; si chiama McKenzie Pierce», dissi, scorrendo i documenti.
«Molto bene, signore.»
In un modo o nell’altro, lo scoprirò.
«E informa subito il resto della sicurezza che è mia moglie; fai in modo che Zach le stia addosso.»
«Sì, signore.»
