Capitolo 9

Punto di vista di Sera

Un’intera settimana.

Mi rinchiusi in quella baracca di legno cadente come un lupo solitario che si lecca le ferite.

Senza unguenti di qualità, potevo contare solo su quelle erbe grossolane e sul mio corpo trasformato dalla sorgente sacra per resistere. Miracolosamente, la mia velocità di guarigione si rivelò persino più rapida di quella dei lupi mannari comuni.

Quelle ferite lacerate e sanguinanti si richiusero, fecero crosta e caddero a vista d’occhio, senza lasciare nemmeno cicatrici.

Quando spalancai di nuovo quella porta di legno cigolante, la luce del mattino mi punse gli occhi.

Non mi preoccupai neppure di lavarmi: mi limitai a cambiarmi con abiti solo un po’ meno sudici e consumati. Mi sistemai con calma il colletto e mi incamminai dritta verso la sala del consiglio degli anziani.

Me ne stavo andando da quel posto.

Quando mi presentai davanti a Victor, lui era seduto sulla sua sedia rialzata, con in mano il nuovo bastone tempestato di diamanti che si era fatto commissionare. Vedendomi lì, illesa, nei suoi occhi balenò un lampo di sorpresa, subito inghiottito dal disprezzo.

«Chi ti ha dato il permesso di uscire dalla capanna da sola, Sera?» sbuffò gelido Victor. «Che c’è, la frustata non ti ha insegnato la lezione?»

«Sono venuta a chiedere il permesso di lasciare il branco.» Ignorai la sua derisione; la mia voce era calma come acqua stagnante. «Secondo la legge dei lupi, i membri hanno il diritto di scegliere l’esilio. Sono disposta a rinunciare alla mia identità come parte dell’Iron Moon Pack e a recidere ogni legame con il gruppo a partire da oggi.»

«Andartene?» Victor parve aver sentito la barzelletta del secolo e batté con forza il bastone sul pavimento. «Hai così tanta fretta di uscire e farti ammazzare?»

Si alzò e venne verso di me, guardandomi dall’alto in basso con quello sguardo condiscendente. «Sei sempre così caparbia! Prima hai violato la zona proibita della sorgente sacra e adesso vorresti semplicemente andartene? Il branco ha speso così tanto cibo e risorse per crescerti e tu, non solo non sei riconoscente, ma vuoi andartene senza pensarci due volte?»

Lo fissai in silenzio, quel volto vecchio arrossato dall’agitazione, e all’improvviso mi sembrò ridicolmente comico.

«Cresciuta?» Tirai l’angolo della bocca in un sorriso freddo. «Anziano Victor, state invecchiando e perdendo la memoria?»

«Come osi ribattere?!» Aveva già scoperto le zanne dalla rabbia, pronto a liberare la pressione da Alpha per schiacciarmi. Ma il suo potere da Alpha era molto più debole di quando era giovane.

Se fossi stata la Sera di un tempo, avrei tremato di paura, senza osare emettere un suono.

Ma adesso non mi smuoveva nulla.

«Quindici anni fa,» lo guardai dritto negli occhi, scandendo ogni parola, «se mio padre non avesse coperto la vostra ritirata e non avesse incassato quel colpo mortale del branco nemico, oggi non avreste nemmeno la possibilità di sedervi qui ad accusarmi di ingratitudine!»

Dopo aver parlato, mi fermai apposta e alzai la voce.

«E inoltre, Alpha Caden giurò davanti a voi che mi avrebbe protetta. Siete così vecchio da esservi dimenticato anche questo?»

Il volto di Victor divenne all’istante livido. Voleva scagliarsi di nuovo contro di me, ma si rese conto che non mi faceva alcun effetto. Così si rimise a sedere e disse per prima cosa alle guardie lupo mannaro ai lati: «Uscite. Non entrate senza i miei ordini.»

Osservai le loro schiene mentre si allontanavano, sogghignando dentro di me. Persino l’anziano Alpha, un tempo potente, temeva di perdere la faccia perché una ragazza senza lupo non si piegava alla sua disciplina.

Seduto, riprese fiato; mi indicò con un dito che tremava appena. «Tu… miserabile ingrata! I meriti di tuo padre sono una cosa, i tuoi crimini un’altra!»

«E questa sarebbe la vostra “grazia nel crescermi”?» lo interruppi freddamente. «Trattarmi come una schiava da calpestare a piacimento, non curarvi se mia figlia viva o muoia, e nemmeno permettermi di tenere le sue ceneri?»

Victor rimase senza parole davanti alla mia replica.

Inspirai a fondo, reprimendo l’odio che mi ribolliva nel petto. «Non ho bisogno della vostra carità. Ve lo chiederò una volta sola: che cosa ci vuole perché mi lasciate andare?»

Victor socchiuse gli occhi, scrutandomi dalla testa ai piedi; nel suo sguardo guizzò un bagliore calcolatore.

«Sera.» Fece un respiro profondo e il suo tono si addolcì all’improvviso, assumendo persino una sfumatura di sincera premura. «Ti ho accolta nel branco per rispetto di tuo padre. Se ti senti trattata ingiustamente qui e non provi gratitudine verso di me, posso capirlo.»

Si fermò; nei suoi occhi apparvero quella ponderazione e quell’impotenza che si addicono a un anziano. «Ma tu sei ancora la compagna destinata di Caden. Il legame del destino unisce la fortuna e la forza vitale di entrambe le parti. Se te ne vai così, avventatamente, e fuori ti succede qualcosa, questo provocherà un grave contraccolpo su Caden. Non posso permettere che Caden e il branco soffrano per colpa tua.»

Udendo quelle parole, l’ultimo filo di calore nel mio cuore si congelò del tutto.

Quindi era questo. Non si rifiutava di cacciarmi per vecchi sentimenti o per misericordia, ma perché temeva che la compagna predestinata del suo prezioso figlio potesse avere un incidente là fuori e questo avrebbe avuto ripercussioni su Caden. Dall’inizio alla fine, ai loro occhi io non ero altro che un potenziale pericolo pronto a esplodere da un momento all’altro, uno strumento per garantire la sicurezza di Caden.

Se è così, allora smonterò semplicemente questo strumento.

«Dal momento che è preoccupato per questo.» Guardai Victor dritto negli occhi, la voce ferma, senza la minima increspatura. «Allora prenderò io l’iniziativa e troncherò completamente il legame predestinato tra me e Caden.»

In quell’istante l’aria si raggelò.

Victor rimase di sasso. I suoi occhi velati mi fissarono intensamente. Sapeva quanto ero stata devota a Caden un tempo. Probabilmente non avrebbe mai immaginato che ora avrei rinunciato con tanta decisione, senza la minima esitazione, alla mia identità di compagna di Caden.

«Che cosa hai detto?» chiese incredulo, la voce leggermente tesa. «Vuoi rinunciare a essere la compagna predestinata dell’Alpha? Ma tu eri così…»

Non finì la frase; gli occhi gli si strinsero appena, come se mi stesse rivalutando. «Vuoi davvero lasciare il branco così tanto?»

«Lo so.» Guardai la luce crudele del sole oltre la finestra, sentendomi più leggera che mai.

«Non ho più legami con questo posto.»

Voltai il capo verso Victor e lasciai affiorare un sorriso insieme abbagliante e gelidamente crudele.

«A una sola condizione. Spezzate il legame e datemi la mia libertà.»

Victor mi guardò a lungo, come se non sapesse come rispondere alla mia richiesta. Era già in una sorta di semi-pensionamento e non aveva l’autorità di decidere il destino della compagna predestinata di Caden. Così si limitò a farmi un gesto con la mano.

«Per ora torna indietro. Questa faccenda non spetta a te deciderla.»


Punto di vista di Caden

«Toc, toc…»

Dall’esterno della porta del mio studio arrivò un bussare leggerissimo, ma pieno di panico.

«Avanti.» Abbassai la voce, posando i documenti che avevo in mano; nel tono si sentiva chiaramente il fastidio per l’interruzione.

La porta si aprì di uno spiraglio e Jack infilò dentro metà del corpo. Di solito era un vice di una solidità impeccabile, ma adesso sembrava sul punto di affrontare un nemico mortale.

«Alpha. C’è qualcosa che devo riferirle immediatamente.» Chinò il capo, con un tono grave.

Aggrottai la fronte e posai con forza la penna sulla scrivania. «Di che cosa ti agiti? Sputa fuori quello che devi dire, e in fretta.»

Jack deglutì e proseguì:

«È Miss Sera… è appena andata dall’Alpha Victor e ha preso l’iniziativa di chiedere di recidere completamente il legame di compagni predestinati con lei!»

Nello studio calò un silenzio di tomba. Solo lo scoppiettio occasionale della legna nel camino riecheggiava nell’aria, in modo insopportabilmente stridente.

Avevo ancora la penna in mano, ma le dita si serrarono senza controllo. Con un secco crack, il corpo di metallo massiccio si schiacciò nella mia presa. L’inchiostro freddo colò tra le dita e gocciolò sulla scrivania, una visione scioccante.

«Che cosa hai detto?» La mia voce era spaventosamente bassa, come un tuono soffocato prima della tempesta, carica di una violenza trattenuta di cui nemmeno io mi ero accorto.

«Miss Sera ha detto… che vuole sciogliere volontariamente il legame di compagna predestinata con lei e poi lasciare il branco.» Jack teneva la testa profondamente china, senza osare incrociare i miei occhi, già diventati rosso sangue per la rabbia.

Indifferente?

No. In quel momento il cuore mi si rivoltava con ferocia, come se innumerevoli bestie stessero prendendo a cozzare freneticamente contro la mia gabbia toracica.

Una senza-lupo, un relitto inutile privo di spirito di lupo: permetterle di restare nel branco come serva era già il modo migliore per sfruttarne il valore. Dove credeva di poter volare? Che cosa le faceva pensare di avere il diritto di negoziare condizioni con me?

Ma… sciogliere il legame predestinato?

Avrei dovuto essere io a tirare fuori per primo una cosa del genere!

Era una mia proprietà, la mia compagna predestinata, marchiata con il mio odore! Con quale diritto poteva scioglierlo così, come niente? Con quale titolo poteva abbandonarmi?!

«Creatura stupida che non sa cos’è la morte!» sputai quelle parole tra i denti serrati, e scagliai con violenza la penna spezzata contro il muro, lasciando una macchia d’inchiostro profonda.

La volevo in ginocchio davanti a me, in lacrime, a supplicarmi di non abbandonarla.

E invece non vedeva l’ora di liberarsi di me?

Bene. Se vuole giocare, vediamo chi cede per primo.

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