Capitolo 6 Dubbi su cosa?

Passo l’intero lunedì, e tutto il martedì, a osservare David in ufficio. A cercare di quadrare il cerchio.

È compatibile con me su tutto.

Sel mi ha inviato via email una copia delle sue risposte. Per ogni singola domanda, le sue scelte sono perfettamente allineate con le mie, e in quelle (pochissime) in cui non lo sono, si discosta di un solo punto sulla scala.

Ha già avuto relazioni Dom/sub in passato. Non gli interessa la tortura del solletico, ma valuta molto il Wax Play. Spunta quasi tutte le sottocategorie del bondage, tranne la mummificazione. Giochi sensoriali, Impact Play, Adorazione: tutti nella fascia alta.

Aghi: no. Coltelli: forse. Sorprendentemente, il cerchio che ha tracciato intorno a "Medio" per voyeurismo/cuckolding sembra diverso. L'inchiostro è più chiaro. Come se non ne fosse sicuro. Anche Denial ed Edging sono nella media, per lui. Non lo sono per me, ma in passato ho portato facilmente i clienti dalla mia parte su questo punto.

Sel ha ragione. È fottutamente perfetto per me.

E ora, seduta accanto a lui in ufficio mentre prendo diligentemente appunti sulla riunione in corso, mi ritrovo a lanciargli occhiate più spesso del solito. Penso all'incontro di stasera. Penso a cosa gli dirò.

L'idea di sottomettermi a lui mi intriga sempre di più. Ma il pensiero di sottomettermi a chiunque, dopo così tanto tempo, è qualcosa che mi mette in difficoltà. Provo a immaginare come sarebbe, e all'improvviso non riesco a pensare ad altro.

«Nora?» sussurra lui. La vicinanza improvvisa della sua voce al mio orecchio mi fa sobbalzare.

«Mmh?» Mi guardo intorno, notando che tutti gli altri mi stanno fissando. «Chiedo scusa.»

Torno a guardare il portatile e ricomincio a scrivere in fretta, completando la frase che a quanto pare avevo lasciato a metà.

Lui si schiarisce la voce.

«Che ne dite di fare pausa pranzo? Ci rivediamo all'una» dice al resto del gruppo. Rimane seduto mentre gli altri escono in fila dalla stanza. Quando la porta si chiude dietro l'ultimo collega, ruota la sedia per mettersi di fronte a me.

«Tutto bene?» chiede. Le sue parole sono intrise di preoccupazione, la sua mano si posa sulla mia coscia.

Un gesto innocente. Ma non sembra più così innocente, ora che conosco le sue preferenze da Dom.

«Sì, scusa. Ho fatto le ore piccole» rispondo stropicciandomi gli occhi.

Non è una bugia, faccio sempre tardi e ormai ci sono abituata. Questa volta, però, ho fatto tardi perché ero distratta.

E la causa della mia distrazione ora sta afferrando la mia sedia e la sta tirando, in modo che anch'io sia rivolta verso di lui.

«Sei diversa da qualche giorno» commenta, inclinando la testa. «C'è qualcosa che non va? Ti sto caricando troppo di lavoro?» Ridacchia.

«Mai» ribatto scherzosa. «È solo una questione... personale. Mi dispiace che abbia influito sul lavoro.»

«Resti comunque la più grande sgobbona qui dentro. A parte me, forse.» Sorride, e sento la voglia di ricambiare il sorriso. «Se ti serve un giorno libero, dimmelo.»

«Sto bene» lo rassicuro. «Vado solo a prendere un caffè, tornerò in me in un attimo, Dave.»

Mi costringo a comportarmi in modo normale per il resto del pomeriggio.

Quando finalmente arrivo a casa, scopro di non riuscire a fare il mio riposino serale perché sono impegnata a fissare il soffitto, rimuginando all'infinito su tutto quello che gli dirò al club, e su cosa potrebbe rispondermi lui.

Prima che me ne accorga, mi sto già preparando per andare al locale.

Stasera decido di indossare una sottoveste: pizzo scuro a coprire i capezzoli e il pube, il resto è una finestra trasparente sulla mia pelle. La parte superiore incornicia il petto con strisce di tessuto che si incrociano sulle clavicole fino al collo; sotto ho infilato anche una culotte nera. Non sono nota per andarmene in giro nuda, e la cosa non cambierà solo per lui.

Nico mi aiuta a controllare che parrucca e maschera siano messe bene quando arrivo al bar. David sta già aspettando nella Stanza 5, quella usata per i primi incontri. C'è una scrivania, senza sedia dietro ma con una sedia davanti, una cassettiera di lato e un armadio nell'angolo. I cassetti e l'armadio sono pieni di giocattoli per principianti, quelli che le professioniste usano per accertare i livelli di interesse, per far ambientare i clienti. Non sono sicura se li userò stasera.

Mi avvio verso la stanza.

Non mi sfugge come la sua testa scatti all'istante al rumore della porta che si apre. Il nervosismo mi pervade mentre me la chiudo alle spalle e i suoi occhi mi squadrano da capo a piedi. Fa per alzarsi, ma sollevo una mano intimandogli di restare seduto, poi avanzo lentamente verso la scrivania.

Prendo il fascicolo che Sel ha lasciato lì poco fa e mi fermo tra lui e la scrivania; con un movimento fluido mi sollevo per sedermi sul legno, accavallando le gambe mentre apro la cartella, senza nemmeno degnarlo di uno sguardo.

«Significa che hai accettato?» chiede, la sua voce che taglia il silenzio. Tengo gli occhi fissi sulle pagine.

«Significa che lo sto prendendo in considerazione. C’è ancora molto da valutare prima che io acconsenta» rispondo con calma. «Sei stato molto esaustivo nelle risposte.»

«Volevo che non avessi dubbi.»

«Dubbi su cosa?»

«Su ciò che mi interessa.»

A quel punto alzo lo sguardo su di lui, ed è un cazzo di errore madornale. Mi sta fissando, gli occhi più scuri del solito, e capisco che vorrebbe solo afferrarmi, proprio qui e ora.

Inclino la testa con aria innocente, tornando a concentrarmi sulle pagine.

Stringo i denti quando vedo che nella sezione delle preferenze ha cancellato la parola "preferenza" e ha scritto semplicemente: "la Rossa con la maschera. Nessuna eccezione".

«I "no" categorici sono aghi, tortura genitale, pony play e giochi con i fluidi?» chiedo, lanciandogli un’occhiata. Lui annuisce. Scorro di nuovo la lista verso il basso. «Nella media ci sono coltelli, negazione... La tua risposta su voyeurismo e cuckolding mi intriga.»

«In che senso?»

«La pressione della penna è cambiata» dico con tono pratico, sogghignando quando inarca le sopracciglia per la sorpresa. «Non sei sicuro della tua opinione al riguardo?»

Si lecca il labbro inferiore prima di rispondere.

«Ho già dominato qualcuno, ma non ho mai fatto quello. Credo dipenda anche da cosa comporta. Anche se tu fossi d'accordo, non sono sicuro che vorrei guardarti con altre persone.»

Chiudo il fascicolo tenendolo in una mano mentre mi aggrappo alla scrivania, sporgendomi verso di lui finché non riesco ad afferrargli la cravatta; lo tiro leggermente in avanti, poi faccio scorrere il tessuto tra le dita mentre lui mi guarda dal basso.

«A certi piace, sai. Guardare la propria sottomessa venire dominata da qualcun altro, mentre tu dai ordini su come compiacerla al meglio» sussurro con voce vellutata. «A quel punto, sapresti tutto ciò che mi piace, tutto ciò che mi fa sottomettere completamente a te, e potresti vedere se lo faccio con la stessa facilità per qualcun altro. E potresti punirmi se non lo facessi.»

Quando smetto di parlare, ha la bocca dischiusa e gli occhi puntati esclusivamente sulle mie labbra.

Sorrido, poi lascio la cravatta e mi appoggio all'indietro, riaprendo il fascicolo e prendendo la penna dalla scrivania. Prendo nota di alzare il suo punteggio mentre entrambi scivoliamo nel silenzio.

«Cosa includeresti nell'Adorazione?» chiedo.

«Cosa intendi?» ribatte lui, questa volta con un ringhio, mentre lo vedo agitarsi sulla sedia.

«L'hai valutata con un punteggio alto, quindi mi interessa sapere quali parti dell'adorazione ti piacciono. Inginocchiarsi? Determinate parti del corpo?»

«L'ho intesa più come io che adoro te.»

«In che senso?»

«Potrei mostrartelo.» Fa un sorrisetto, accennando ad alzarsi.

Gli piazzo un piede sulla spalla e lo spingo indietro.

«Dimmelo» ordino. Anche se sto valutando di sottomettermi a lui, sono così abituata a essere la dominatrice che mi incuriosisce vedere come reagirebbe.

La sua risposta consiste in un sorriso malizioso, per poi far scorrere la mano attorno alla mia caviglia. Reggo il suo sguardo, con il viso molto più calmo di quanto non lo sia il mio stomaco in questo momento.

«Mi piacerebbe adorarti, bambola» spiega. Mi sento pulsare al centro del ventre. La sua mano risale lungo la mia gamba verso il ginocchio.

«Sarebbe la tua ricompensa, per essere stata una brava ragazza» continua, scendendo a terra e tirandomi la gamba finché non poggia sulla sua spalla; avvicina la bocca alla mia pelle nuda, le labbra che mi sfiorano mentre avanza lentamente.

Il respiro si fa più corto mentre resto a guardare, guardo lui che spinge delicatamente l'altra gamba, gli occhi incatenati ai miei mentre si avvicina sempre di più.

Ingoio il groppo che ho in gola e gli afferro la mascella, guidandolo ad alzarsi di fronte a me, negandomi quel tocco che lui è così chiaramente disposto a darmi. Mi sovrasta mentre si alza, osservandomi in attesa della prossima istruzione.

«Ho superato il tuo piccolo test, adesso?» sussurra.

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