Capitolo 5
Punto di vista di Theodore
Percepivo vagamente l’irrigidirsi dei quattro lupi mannari alle mie spalle, “amici” di Eva, alle sue parole.
Ero così scioccato che tutto ciò che riuscii a rispondere fu un: «Sì».
«Stai andando contro gli ordini diretti del tuo re.» Non era una domanda, da parte di Eva; era un’accusa. Non mi aveva mai parlato così prima d’ora.
Non lo apprezzai.
Smorzai il tono, rendendolo semplicemente fermo, mentre rispondevo. «King Owen non ha finanziato il progetto in base all’esito del voto. In nessun momento mi ha ordinato di non portarlo avanti con fondi miei.»
«Se hai i soldi per farlo,» scattò lei, «perché chiedere i fondi al re, in primo luogo?»
Mi concentrai sul respiro, sul restare calmo. Non avevo i fondi; solo i miei, uniti a quelli di Violet, erano sufficienti. Ma di certo non potevo dirlo a Eva.
«In qualità di Alpha di Midnight, ho il diritto di distribuire i fondi del mio territorio come ritengo opportuno.»
«I nostri fondi,» mi corresse.
A stento trattenendo le risposte taglienti che mi urlavano nella testa, le inviai attraverso il legame a Violet. Lei non ne avrebbe avuto alcun contesto, ma me ne sarei occupato più tardi.
Non ancora.
Non ti lascerò mai avvicinare ai fondi di Midnight.
Dovresti ringraziare che non ti abbia scuoiata viva, schifosa intrigante bugiarda.
La preoccupazione di Violet si increspò lungo il legame. Che succede?
Si meritava molto più della patetica risposta che riuscii a mettere insieme.
Non adesso.
Riuscivo a malapena a restare lì impalato mentre lottavo contro la mia rabbia. Per fortuna, qualcun altro ruppe il silenzio.
Con mia sorpresa, fu Riley. «Non credi che i rogue meritino aiuto?»
Mi voltai verso di lui, trovando sorpresa e delusione sui volti di tutte e quattro le spie.
Eva sbuffò, rivolta al suo “amico”, e indicò la TV, che stava ancora riportando i falsi attacchi. «Guarda la distruzione che provocano! Sono una minaccia!»
«Loro?» ribatté Riley. «Tu eri una di loro fino a poche settimane fa.»
Eva indietreggiò, come colpita. «Io. Non. Sono. Una. Rogue.»
Si fissarono a vicenda, e io cercai di non muovermi. Quando avevo condiviso i miei piani per il Progetto Rifugio davanti a tutti, speravo potesse destabilizzare la lealtà delle spie verso il re. Non avrei mai immaginato che avrebbe indebolito anche il loro rapporto con Eva.
«Perché sei qui, poi?» sibilò Eva a Riley.
Lui strinse la mascella. «Per proteggerti,» disse lentamente.
«Allora fai il tuo lavoro,» ringhiò lei, con un’implicazione chiarissima: se Riley non si fosse rimesso al suo posto, lo avrebbe sostituito con qualcuno che lo avrebbe fatto.
Dopo un momento teso di silenzio, Riley si alzò e gli altri tre lo seguirono. «Andiamo a farci una corsa,» borbottò, e sparirono dalla porta d’ingresso.
Eva mi aveva rivelato la sua lealtà al re — e aveva piantato un cuneo fra sé e le spie. Dovevo ricucire la cosa, soprattutto adesso che sapevo di avere una partita molto più lunga da giocare con Eva.
«Tesoro,» dissi piano. «Mi dispiace. Non volevo turbarti.»
Eva si addolcì un poco alle mie parole, anche se più che altro perché le avevano ricordato quale ruolo avrebbe dovuto interpretare.
«È il nostro re,» spiegò Eva con più calma. «Ha a cuore i nostri interessi. Se non ritiene che un progetto debba essere finanziato, dovremmo rispettare la sua decisione.»
Mandai altre repliche mordaci lungo il legame. Più tardi avrei dovuto rimediare con Violet, senza dubbio.
«Ti capisco, tesoro.» La attirai più vicino, pur sapendo quanto dovessi puzzare. «Ti prometto che riprenderò l’argomento con Sophia alla prima occasione.»
«Grazie.» Eva riusciva a malapena a nascondere le smorfie ogni volta che espiravo.
Per la prima volta in assoluto mi lasciò passare davanti, e io seguii volentieri il suo esempio. «Giusto per ricordartelo: domani devo andare in tribunale per finalizzare il divorzio con Violet, ora che i nostri avvocati hanno tutta la documentazione.»
Quello la rinvigorì ancora di più. «Vuoi che venga con te?»
«Non devi farlo. Anzi, perché domani non ti concedi una giornata in spa? Così non ci pensi nemmeno.»
Mi scrutò con avidità. «Sì, e poi al tuo ritorno sarò tutta coccolata e bellissima.»
Mi si attorcigliò lo stomaco e dovetti fare uno sforzo per nascondere il disgusto. Per fortuna fui salvato dal rumore della maniglia della porta d’ingresso che girava, attirando l’attenzione mia ed Eva.
Pensai che potesse essere Riley, tornato perché aveva dimenticato qualcosa, ma provai più sollievo del previsto quando Dahlia varcò la soglia.
Mi assicurai però di smorzare l’entusiasmo mentre dicevo: «Beta Dahlia, bentornata.» La formalità mi uscì forzata, ma Eva aveva già fatto qualche commento su quanto fosse insolito avere una Beta donna e su quanto fossimo “stranamente vicini”. Per il momento dovevo tenere Eva di buonumore.
«Grazie.» I lineamenti tesi di Dahlia mi avvertirono che c’era qualcosa che non andava. «Guarda chi è arrivata insieme a me.»
Dahlia aprì di più la porta, rivelando Olivia Bronson, con il suo solito sorriso velenoso. Anche se, in teoria, doveva aiutarci, vederla sul mio uscio mi metteva comunque a disagio. Non mi sarei mai fidato di quella donna.
Però mi fidavo del fatto che Violet avrebbe saputo tenerla contenta. Dovevo farlo.
Sospirai. «Perché non lasci la borsa in camera tua,» dissi a Dahila, «e poi ti raggiungo nel tuo ufficio tra poco, così mi aggiorni su quello che ti sei persa mentre eri via.»
Dahlia annuì, issandosi il borsone sulla spalla mentre saliva le scale, con un occhio guardingo ancora puntato su Olivia.
Eva arricciò il labbro in un ghigno verso Olivia. Pregai la Dea che Olivia non andasse a riaccendere la gelosia di Eva. Era una donna oggettivamente bellissima, il che non aiutava.
«Che cosa vuoi?» accentuai la mia irritazione per la presenza di Olivia, per compiacere Eva.
Olivia sogghignò. «Non te,» ribatté, squadrandomi. «Non più.»
Mi fece l’occhiolino, poi entrò senza farsi invitare. «Tu,» disse, spostando lo sguardo su Eva, «sei la persona che sono venuta a vedere.»
Aggrottai le sopracciglia. «Perché?»
Olivia mi lanciò un’occhiata che, nonostante il sorriso perennemente incollato alle labbra, sembrò una minaccia. «Hai paura che racconti alla tua nuova compagna tutta la nostra… storia?»
Merda. Dall’angolo dell’occhio vidi Eva irrigidirsi.
«È stata troppo breve e insignificante per essere definita una storia,» sibilai.
Olivia rise. «Quello che ti serve dirti per dormire tranquillo.»
Poi si rivolse a Eva. «A dirla tutta, mi piace restare in contatto con chi detiene il potere. Sei una Luna nuova, quindi eri nella lista delle persone a cui volevo presentarmi.»
Mi colpì quanto fosse diventato dolce il suo tono.
«Se potessi disturbarti per un tè o una passeggiata, te ne sarei debitrice,» cantilenò Olivia. Ci stava calcando la mano.
Ma quando guardai Eva, vidi che se la stava bevendo tutta.
«Naturalmente mi rendo conto che sono comparsa senza preavviso,» continuò Olivia, «e sarebbe più che comprensibile se preferissi che tornassi in un’altra occasione.»
«No, no.» Eva raddrizzò le spalle. «Certo, in qualità di nuova Luna di Midnight, sarebbe un piacere ospitarti.»
Riuscii a trattenere a stento un moto d’irritazione. Quelle due erano perfette l’una per l’altra.
E la cosa mi preoccupava terribilmente.
