Capitolo 5 Andy è nei guai
Il Thomas Group diffuse un comunicato e, nel giro di poco, i commenti online vennero cancellati integralmente.
Anche quelle chiamate e quei messaggi molesti rivolti a Evelyn furono registrati uno dopo l’altro e inviati alla stazione di polizia, perché venissero unificati in un’unica indagine e gestiti di conseguenza.
I risultati dell’inchiesta furono esattamente quelli che Evelyn si aspettava: provenivano tutti da troll prezzolati della stessa società.
Secondo il responsabile dell’azienda, qualcuno li aveva pagati per scatenare una campagna di cyberbullismo contro la moglie dell’amministratore delegato del Miller Group, con l’intento di rovinarle la reputazione.
Evelyn non aveva bisogno d’indovinare chi tirasse i fili nell’ombra.
Ma non aveva tempo, adesso, di regolare i conti. Nel suo nuovo ambiente il ritmo di lavoro era serrato, e il progetto che Joseph le aveva affidato era molto impegnativo: toccava campi interdisciplinari d’avanguardia e pretendeva tutta la sua attenzione.
Quella sensazione di immersione totale le concesse anche una tregua temporanea.
Fino a quella sera, quando, appena finita una riunione e rientrata nel suo appartamento, lo schermo del telefono si accese. Era Andy.
Esitò un istante, eppure rispose lo stesso.
«Pronto?»
La voce autoritaria di Andy le arrivò nell’orecchio. «Mamma! Dove sei? Torna a casa subito, mi devi fare un grilled cheese!»
«E anche quei biscotti a forma di orsetto: quelli di Bianca non sono buoni, e Maggie non li sa fare. Torna e falli tu per me!»
Non le mancava sua madre. Gli mancava la sua cucina.
Evelyn appoggiò la schiena al muro freddo. Il tramonto di Starlight City filtrava dalle vetrate a tutta altezza, inondando la stanza di un arancione caldo; eppure lei non sentì alcun calore.
«Andy,» cominciò, e la sua voce era così calma da sorprendere perfino lei, «non sono a casa, in questo momento. Sto lavorando in un posto lontano. Se vuoi un grilled cheese, puoi chiedere a Bianca di imparare a farlo, oppure farti comprare qualcosa da Maggie.»
«Non lo voglio, voglio solo il tuo!»
Andy scoppiò in un capriccio. «Torna a casa adesso e cucina per me. Maggie dice che ti stai nascondendo apposta, che non mi vuoi bene!»
Maggie dice.
È sempre “Maggie dice”.
Evelyn chiuse gli occhi e, quando li riaprì, non restava che una lucidità gelida.
«Andy.» Il tono le uscì più distante e formale che mai.
«Ascoltami bene. Io non sarò più reperibile. Qualsiasi cosa tu voglia mangiare, qualsiasi cosa ti serva, devi chiederla prima alla persona che adesso si prende cura di te.»
«Io ho il mio lavoro e la mia vita. Non posso più fare come prima, mollare tutto e comparire davanti a te nell’istante in cui mi chiami.»
Dall’altra parte calò un attimo di silenzio.
Poi arrivarono singhiozzi e insulti ancora più taglienti. «Mamma cattiva, mamma orribile! Non ti voglio più, vattene! Maggie è molto meglio di te, tu non vali niente!»
Le parole feroci del bambino erano come coltelli di ghiaccio che attraversavano la linea.
Evelyn non riattaccò subito.
Premette il tasto di registrazione.
Solo quando Andy si fu stancato di insultare, e rimasero soltanto i singhiozzi e un biascicato «voglio Maggie», lei disse con calma: «Hai finito? Allora ciao. Non contattarmi più, a meno che non sia qualcosa di importante.»
Riattaccò.
Nell’appartamento calò un silenzio assoluto, rotto soltanto dai rumori lontani della città.
Evelyn si sedette sul pavimento e rimase immobile a lungo.
Aprì WhatsApp, trovò la chat con Luke e, senza aggiungere altro, gli inviò direttamente la registrazione.
«Mr. Miller, la prego di prestare maggiore attenzione all’educazione di suo figlio. Io non ho più alcun potere e non voglio essere coinvolta.»
Premette invio.
Poco dopo, Luke rispose con un messaggio vocale.
Lei si aspettava altre domande e accuse; invece la sorprese il fatto che, per una volta, nel tono di Luke ci fosse un’urgenza rara.
«Andy ha avuto un incidente! Vieni subito in ospedale.»
Un incidente?
Il cuore di Evelyn fece un balzo.
Esitò per qualche secondo, poi richiamò Luke.
Rispose al primo squillo.
La voce di Luke era carica di rabbia trattenuta. «Dove sei? Vai immediatamente all’ospedale pediatrico. Andy è caduto dalle scale e ha sbattuto la testa!»
A Evelyn mancò il fiato. «Come è caduto? È grave?»
«Secondo te?» Il sarcasmo di Luke era palese. «Ha la fronte spaccata, deve restare in osservazione. Il medico dice che non possono escludere una lieve commozione cerebrale. È tutta colpa tua!»
«Colpa mia?» A Evelyn parve assurdo. «Luke, in questi giorni sono stata a Starlight City. Come avrei potuto far cadere tuo figlio?»
«Maggie ha detto che Andy, dopo la tua telefonata, ha continuato a piangere e poi, mentre lei non stava attenta, è corso giù e ha mancato un gradino: è rotolato dalle scale!» La rabbia di Luke esplose, finalmente.
«Evelyn, sei senza cuore. Come puoi usare la salute di Andy come strumento di vendetta?»
Evelyn strinse il telefono; le dita erano di ghiaccio.
«Luke», la sua voce era bassa ma incredibilmente nitida, «nel tuo cuore sono diventata davvero così spregevole?»
Dall’altra parte calò il silenzio.
Poi Luke inspirò. «Non voglio litigare con te. Adesso vieni subito in ospedale. Sei sua madre; prenderti cura di lui è una tua responsabilità.»
«Va bene.» Evelyn fece un respiro profondo. «Vengo.»
Riattaccò e controllò in fretta i voli.
Il primo volo di ritorno era tra due ore.
Afferrò cappotto e borsa e si precipitò fuori dall’appartamento.
Dopo il lungo viaggio arrivò all’Oceancrest Children’s Hospital di primo mattino, il giorno dopo.
Il corridoio del reparto era silenzioso, illuminato da una luce fredda.
Seguendo il messaggio che Luke le aveva mandato in precedenza, Evelyn trovò la stanza.
Andy giaceva nel letto d’ospedale: il viso pallido, la testa fasciata di bende. Dormiva già, eppure la fronte era ancora appena corrugata.
Maggie sedeva su una sedia accanto al letto e stringeva la mano di Andy che spuntava da sotto le coperte; aveva gli occhi rossi e gonfi.
Quando vide entrare Evelyn, sobbalzò, poi si aprì in un sorriso. «Evelyn, finalmente sei qui.»
Luke era vicino alla finestra, di spalle alla porta; si voltò soltanto quando la sentì aprirsi.
«Sei venuta davvero?» Tenne la voce bassa per non svegliare Andy, ma la freddezza nel tono non diminuì di una briciola.
Evelyn lo ignorò e andò dritta al letto, gli occhi che cadevano sul viso pallido di Andy.
Il cuore le accelerò ancora, fuori controllo: dopotutto era suo figlio.
Allungò una mano, come per toccargli la fronte, ma le dita si fermarono a mezz’aria.
«Che cosa ha detto il medico?» chiese, la voce roca.
«Ha una lieve commozione cerebrale e deve restare in osservazione per qualche giorno, per evitare un secondo trauma.»
A rispondere fu Maggie, sollevando il viso bagnato di lacrime; la voce le si spezzava in gola. «È tutta colpa mia, non ho badato bene ad Andy.»
«Dopo quella telefonata di oggi pomeriggio ha continuato a piangere, diceva che la sua mamma non lo voleva più, che era un bambino cattivo. Per quanto cercassi di consolarlo non serviva a niente. A un certo punto è scappato fuori dicendo che voleva andare a cercare la sua mamma e, quando l’ho seguito, era già caduto giù per le scale…»
L’espressione di Luke si fece ancora più cupa mentre guardava Evelyn. «Hai sentito? Sei soddisfatta adesso?»
Evelyn si raddrizzò lentamente, voltandosi verso Luke e poi verso Maggie.
«Maggie», la sua voce non era alta, eppure bastò a troncare i singhiozzi di Maggie, «hai detto ad Andy che io l’ho chiamato bambino cattivo e che l’ho abbandonato?»
Gli occhi di Maggie ebbero un guizzo, poi il suo volto si fece ancora più contrito. «Evelyn, no che non l’ho fatto. Io lo stavo solo consolando, dicendogli che la mamma non lo vuole, che la mamma è solo impegnata con il lavoro…»
«Ho la registrazione della telefonata di oggi pomeriggio con Andy. Mr. Miller dovrebbe averla già ascoltata.»
Lo sguardo di Evelyn scivolò su Luke. «L’ho insultato anche solo una volta?»
Luke aggrottò la fronte.
L’aveva ascoltata, quella registrazione. Le parole di Evelyn erano fredde e distanti, sì, ma non c’era stato alcun insulto.
«Allora aspettiamo che Andy si svegli.»
Andy si svegliò verso mezzogiorno.
Nel momento in cui aprì gli occhi e vide Evelyn seduta accanto a lui, il viso gli si rabbuiò all’istante. «Vattene! Non ti voglio, mamma cattiva e orribile! Voglio Maggie!»
Evelyn non si mosse. Guardò Luke, senza espressione.
Luke scattò: «Andy, è così che parli a tua madre?»
Alla voce di Luke Andy si zittì, ma continuò a non mostrare la minima gentilezza verso Evelyn.
«Andy.» L’espressione di Luke si fece severa. «Dimmi la verità: com’è che ti sei fatto davvero quella ferita in testa?»
A quella domanda, Andy guardò d’istinto Maggie, che stava dietro Evelyn.
Maggie si affrettò ad avanzare per smorzare i toni. «Mr. Miller, Andy si è appena svegliato. Non sia così duro con il bambino, lo spaventerà.»
Poi, andando al fianco di Andy, lo rassicurò: «Andy, non aver paura. Il tuo papà è solo preoccupato per te. Di’ la verità, non sentirti sotto pressione.»
Andy guardò Luke, poi Evelyn, ricordandosi di ciò che Maggie gli aveva insegnato a dire poco prima.
Il suo viso si riempì subito di un’aria miserabile. «Io… io volevo solo attirare l’attenzione di mamma. Mamma ha detto di non contattarla se non è una cosa importante, ma se mi facevo male mamma sarebbe sicuramente tornata a vedermi. Papà, ti prego, non darmi la colpa…»
Piangeva, e Maggie, seduta accanto a lui, lo consolava con un volto pieno di pena.
Il cuore di Evelyn si gelò del tutto.
Un bambino di cinque anni non può avere pensieri del genere: era chiaro che suo figlio seguiva già da tempo gli ordini di Maggie.
«Evelyn!» A Luke pulsavano le vene alle tempie. «Arrivi perfino a usare la salute di tuo figlio, senza alcuno scrupolo. Ti meriti davvero di essere una madre?»
