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KINA: Il mio nome si pronuncia come Tina, ma con la K. Davvero non riesco a credere alla nonna di Adrian: come ha potuto fare una scenata del genere senza battere ciglio? Non è solo il giorno di Adrian, è anche il mio. Immagino che dovrò solo assicurarmi di fare un ingresso trionfale alla mia cerimonia da Luna e far dimenticare a tutti quella stronza narcisista.

«Keska?» la chiamo. «Ti andrebbe di aiutarmi a prepararmi?» le chiedo. So quanto sia importante per Adrian, quindi voglio conoscerla meglio anche io.

«Sei sicura di volere me?» domanda. «Non vorrei che la famiglia se la prendesse con te perché sei gentile con me.»

«Be’, cara, non te l’avrei chiesto se non ti volessi. E credo di saper gestire tua nonna.»

È già passato da un po’ mezzogiorno, quindi devo sbrigarmi: la cerimonia comincia tra poco più di un’ora.

«Va bene, se sei sicura» dice.

«Lo sono» la rassicuro.

Le prendo la mano e la conduco su per le scale fino alla mia suite, dove mi stanno aspettando mia madre e la mia migliore amica.

«Keska, questa è mia madre, Constance, e questa è la mia migliore amica, Gracie. Mamma, Gracie, lei è Keska. È la cugina di Adrian del Branco Blue Crescent.»

Entrambe hanno un’espressione confusa.

«Pensavo che in quella famiglia ci fossero solo i gemelli» dice mia madre.

«Sì, me lo dicono spesso» risponde Keska. «Tanto varrebbe che fosse così, per l’attenzione che mi dedicano.» Lo dice come se non fosse niente, e a me e a mia madre si spezza il cuore per lei.

Mi infilo sotto la doccia, mi lavo i capelli, mi insapono in fretta e ne esco. Quando esco, mia madre ha già pronti l’abito e la biancheria. Keska sta aiutando Gracie a sistemare il trucco.

Ho i capelli lunghi, color grano al sole, quindi un po’ più scuri di quelli degli altri nella famiglia di Adrian, e ho occhi color nocciola appena più scuri di quelli di Keska. Il mio vestito è morbido, in stile greco, con il drappeggio che scende dalla spalla destra; è completamente ricamato di perline, del colore del vetro di mare: quel verde acquoso con un accenno d’azzurro, appena più scuro del verde menta. Fa risaltare i miei occhi e valorizza i miei capelli, che porto in morbide onde, fermate anche loro sul lato destro per lasciare in vista il marchio di Adrian sul lato sinistro.

Non sono tipo da molto trucco, ma capisco l’importanza di essere al massimo oggi e, dopo quello che è successo prima, ero determinata a fare un ingresso in grande stile e a rubare la scena alla nonna di Adrian. Così, con una matita marrone salvia, ombreggiature verdi sfumate in dégradé, tirate in un effetto da “cat eye”, un fard che mette in risalto gli zigomi alti e un rossetto corallo delicato, mi sento una dea greca.

Mentre mi preparo, chiedo a Keska del fatto che lei e Adrian comunichino con i segni.

«Perché tu e Adrian parlate con i segni? Hai problemi di udito? Ed è per questo che sono così cattivi con te?»

«No, non ho problemi di udito. Lo facciamo per poter parlare tra noi senza che loro capiscano di cosa stiamo parlando, visto che non possiamo usare il legame mentale perché apparteniamo a branchi diversi» mi spiega. «Sono cattivi con me perché, come hai sentito dire dall’ex Luna e dall’anziana signora Sutter, non assomiglio a nessuno di loro. Assomiglio a mia nonna materna, Nana Lilly.»

Poi aggiunge: «No, il Gamma di Adrian ha una cugina sorda, ed è stata lei a insegnarci i segni. Adrian ha voluto imparare così, se un giorno fossero venuti a trovarci, avrebbe potuto comunicare con lei, come farebbe un ospite premuroso.»

Avevo sentito parlare della cugina del Gamma, e anch’io sto imparando i segni per lo stesso motivo.

«Mi dispiace per mamma» dice Keska, piano. «Per come ha parlato la madre di papà, sembrava che avesse una relazione con qualcuno, o che mi avessero adottata… e nessuno ha detto una parola in sua difesa!»

«Sono sicura che qualcuno le abbia parlato; non credo che tuo padre le permetterebbe di mancare di rispetto a tua madre in quel modo» le rispondo.

«Speriamo» dice lei.

DRAKE: Ero furibondo con mia madre per aver fatto credere alla gente che la mia compagna mi avesse tradito! Mi avventai verso il punto in cui stava in piedi. «MADRE!!!» le ringhiai praticamente addosso. «Carla non mi ha tradito, né l’ha mai fatto!! Credo che tu le debba delle scuse, ORA!!!» Ribollivo di rabbia, ma non volevo creare una scenata più grande di quella che aveva già messo in piedi; però doveva chiedere scusa alla mia compagna. La presi per un braccio e la trascinai fino a dove si trovava la mia compagna. «Adesso chiedi scusa!» La mia voce era gelida, rivolta a lei.

«Drake, caro, io non ho mai detto che l’abbia fatto. Sei tu che hai estrapolato le mie parole dal contesto» miagolò mia madre.

«Non trattarmi con condiscendenza, madre! Hai fatto sembrare che Carla avesse tradito oppure che Keska fosse stata adottata (presunta madre!), queste sono state le tue parole esatte. Adesso chiedi scusa alla mia Compagna!!!» sibilai tra i denti serrati. A mia madre non era mai piaciuto ammettere di aver torto, ma stavolta l’avrei costretta a farlo, e davanti a dei testimoni.

«Drake, tesoro, non fare una scenata» disse a voce piuttosto bassa.

«Chiedi scusa ORA!!!» le ruggii quasi in faccia.

«Va bene.» Lasciò uscire un sospiro esasperato. Si voltò verso la mia compagna. «Carla, ti chiedo scusa, ma io non ho detto che mi hai tradito.»

«No, Amanda, l’hai solo lasciato intendere, e così facendo hai messo in gioco non solo la mia reputazione, ma quella del nostro Branco. Spero che tu sia contenta, adesso!!»

Io e la mia compagna le voltammo le spalle e ci allontanammo per andare a prendere posto per la cerimonia.

La musica comincia, segnale dell’inizio della cerimonia.

KINA: Do una rapida occhiata all’orologio: sono quasi le 13:30. Un lieve bussare alla porta, e mia madre va ad aprire. Dall’altra parte sento la voce di mio padre.

«È ora, signore, siete pronte?» chiede con il suo baritono profondo. Mia madre apre la porta e lo lascia entrare.

«Oh, sei bellissima! Figlia mia, tesoro.» Lo dice mentre si avvicina per baciarmi una guancia. Poi si gira verso mia madre e bacia anche lei. Tornando a me, mi porge il braccio. «Signore, per favore, andate a prendere posto. Io accompagnerò Kina lungo la navata.»

Keska è la prima a uscire dalla porta, seguita da Gracie. Mi capita di intravedere Adrian: era venuto per accompagnare mia madre e poi prendere il suo posto sul palco allestito per gli eventi di oggi.

«Chi c’era nella stanza con te, Gracie e tua madre?» mi chiede papà a mezza voce.

Io gli sussurro in risposta: «Era Keska, la cugina di Adrian.»

«Quella per cui la vecchia arpia ha fatto tutto quel baccano prima?»

«Sì, papà, proprio lei.» rispondo con un sorriso che mi affiora sulle labbra.

Mio padre non aveva mai fatto mistero di non sopportare la nonna di Adrian.

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