Capitolo 5

Scesi dallo sgabello e mi diressi verso la camera da letto dove si trovavano la mia borsa, il telefono e i vestiti. Infilai la mano nella borsa e tirai fuori il cellulare. Poi lo girai e notai alcune chiamate perse e tre messaggi non letti su WhatsApp. Diedi una rapida occhiata e vidi che uno dei messaggi era un lungo sfogo di mia madre. La scenata che avevo fatto il giorno prima doveva averla mandata su tutte le furie. Immaginavo che il messaggio vertesse su come avrebbe preferito ingoiarmi, invece di partorirmi. E non sarebbe stata nemmeno la cosa peggiore che mi avesse mai detto.

Toccai l'icona delle chiamate sullo schermo, scorsi la cronologia e vidi tre chiamate perse da Lionel, due da Diya e una dalla mamma.

Lo sguardo mi cadde sulle chiamate in uscita: avevo chiamato Diya tre volte la sera prima. Aaron aveva detto la verità quando sosteneva di aver chiamato la mia amica senza riuscire a rintracciarla, perché non ero stata io a fare quelle telefonate.

Toccai il nome di Diya e composi il numero. A differenza della sera precedente, stavolta il tentativo andò a buon fine e la sua voce radiosa mi raggiunse quasi immediatamente.

«Ehi bella, come va?»

«Tutto bene, e a te?»

«Alla grande. Ho provato a chiamarti un paio di volte ieri, ma non hai risposto. Com'è andato il matrimonio?»

Ah! Già, la causa di tutte le strade che avevo imboccato ieri: il matrimonio di Owens e Tatiana. «Non saprei. Me ne sono andata dopo aver detto la mia verità.»

«Cosa? Non l'hai fatto davvero!» strillò lei al telefono, costringendomi ad allontanarlo dall'orecchio. «Adesso vorrei essere stata lì per vedere le loro facce compiaciute. Scommetto che tua madre era furiosa.» Sbuffò una risata.

Lo era, e sapevo che lo era ancora.

«Lo era, ma non poteva farci niente,» risposi, ricordando l'espressione omicida che aveva in volto durante il nostro ultimo scontro.

«Sono contenta che tu ti sia fatta valere, Zera. Te lo meriti, dopo tutto quello che ti hanno fatto passare.»

«Anch'io. Torno al campus oggi, volevo avvisarti.» L'ultima volta che ero arrivata senza informarla, avevo trovato lei e il suo ragazzo Greg nel bel mezzo di una sessione di sesso sfrenato, ed ero dovuta restare fuori ad aspettare perché sapevo che non si sarebbero fermati per me.

«Oh, mi dispiace. Io e Greg abbiamo fatto una gita in campagna e torneremo lunedì. E ho preso io la chiave,» spiegò con tono dispiaciuto.

«Pensavo che saresti rimasta a casa dei tuoi per il weekend.»

«Se non avessi fatto la scenata di ieri, forse avrei avuto ancora quell'opzione.»

Diya era la mia compagna di stanza e la mia unica amica. Ne avevo avuti altri, ma erano persone che sapevano di Tatiana e Owens da anni e me l'avevano tenuto nascosto. Non erano miei amici. Avrei preferito dormire sotto un ponte. Lionel era un'altra opzione, ma era tornato a vivere con nostra madre dopo non essere riuscito a pagare l'affitto sei mesi prima.

In conclusione, non avevo nessun posto dove andare ed era uno schifo.

«Dove hai dormito stanotte?» La domanda di Diya mi riportò alla realtà.

«Un gentile sconosciuto mi ha portata a casa sua dopo che sono svenuta al locale,» risposi, prima di aggiungere: «Non è come pensi, Diya!»

«Cosa?» chiese lei, facendo la vaga. «Non ho detto niente. È carino?»

Annuii, poi mi resi conto che non poteva vedermi. «Sì, è stupendo.»

«Molto più di Greg?» Greg, il suo ragazzo, era affascinante con i suoi occhi verdi e il sorriso seducente, ma non si avvicinava minimamente ad Aaron in quanto ad aspetto. Nemmeno tra un milione di anni.

«Molto di più, Diya, è come un dio della perfezione. Lo voglio da morire, ma sento che lui non vuole me, o almeno non quanto lo voglio io.»

«Cavolo! Fagli una foto prima di andartene.»

Andarmene, già, mi aveva chiesto di andarmene. Beh, non proprio nel modo in cui l'ho appena messa giù, ma ci andava vicino. La realtà di essere una senzatetto mi fissava dritta in faccia, e io stavo lì a spettegolare sull'aspetto di un uomo di nome Aaron.

«Dove andrò quando me ne sarò andata, Diya? Non ho abbastanza soldi per stare in hotel fino a lunedì!»

"Il suo credito è esaurito e la chiamata è terminata." Disse la voce computerizzata del gestore e la linea cadde all'istante.

«Cazzo!» lanciai il telefono sul letto con rabbia.

Dovevo andarmene, e dire ad Aaron che la mia amica era partita per una gita in campagna portandosi via la chiave dell'ostello sarebbe sembrata una scusa patetica. Ma era la verità. Probabilmente mi avrebbe chiesto di stare da altri amici, ma non ne avevo, e nemmeno la mia famiglia era un'opzione. Quindi ero fottuta su tutti i fronti. Non riuscivo nemmeno a immaginare come mi avrebbe guardata.

Quello era l'unico posto in cui potessi stare. L'unica altra alternativa era sul ponte, e dormire lì era pericoloso tanto quanto dormire nel locale.

Sentii bussare piano alla porta e mi voltai immediatamente. «Avanti.»

La porta si socchiuse ed entrò Aaron, con un'espressione neutra in volto.

«L'hai chiamata?»

«Sì.»

«Okay,» annuì. «Non sembri molto entusiasta.»

«Non è all'ostello. È andata a fare un giro in campagna con il suo ragazzo e ha preso la chiave perché non pensava che sarei tornata prima di lunedì,» spiegai, pregando Dio che non pensasse che me lo stessi inventando.

«Oh,» fu tutto ciò che disse.

«Sì, lo so che sembra che me lo stia inventando, ma è la verità. Comunque non preoccuparti, sei stato abbastanza generoso, Aaron, e non ti chiederò di fare più di quanto tu abbia già fatto.»

A meno che tu non insista, e allora accetterò, dissi nella mia testa.

«Raccoglierò le mie cose e me ne andrò.»

La preoccupazione gli si dipinse sul volto. «E dove andrai?»

Non lo sapevo, ma avrei trovato una soluzione. Mi aveva dimostrato che a questo mondo esistono brave persone e credevo che ne avrei incontrata qualcun'altra là fuori.

«Non lo so.»

«Hai altri amici?»

Scossi la testa. «Non dallo scorso mese, no.»

«Allora resta.» Le due parole uscirono senza esitazione. Sì, volevo restare, ma sentendoglielo dire ora, sapevo di non poter accettare.

Gli rivolsi un sorriso amaro. «Non devi aver pietà di me. Me la caverò.»

Lui fece un passo avanti e il cuore mi perse un battito. «Non lo dico per pietà. Mi ha fatto davvero piacere la tua compagnia. Quindi resta per il weekend.»

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