Capitolo 3
Fiona
«Potrebbe essere d’aiuto, visto che chiaramente gli piaci…» dice, lasciando la frase in sospeso, per poi aggiungere con un sorrisetto: «E continuo a pensare che sia una follia che si sia innamorato di te».
«Innamorato?» rido, sorpresa. «Isla, sta solo giocando con me. Un’altra avventura di una notte da dimenticare» le dico, sistemandomi una ciocca di capelli dietro l’orecchio mentre fisso lo schermo del computer di mio marito. Non è nel suo ufficio, quindi scommetto che è con Jessica in questo momento. Il bastardo.
Isla sospira al telefono. «Come vuoi, tesoro. Beh, vai a prendere quelle riprese e incastra Jack».
Vorrei sorridere, ma ci sono ore di filmati che sveleranno il loro peccato. Abbastanza per farli licenziare entrambi, e forse anche di più. Quindi, avvio il download e osservo la piccola linea blu avanzare lentamente sullo schermo.
«Non la passeranno liscia per quello che hanno fatto» dico a Isla e, dopo esserci salutate, riattacchiamo.
Una volta terminato il download, sfilo la chiavetta dal portatile, lo spengo e afferro la borsa. Jack non se lo aspetta minimamente. Finora sono sempre stata la mogliettina perfetta.
Ma non più. Jack avrà quello che si merita, e io troverò un modo per riavere i soldi di mia madre.
Stringendo la chiavetta in mano, esco dall’ascensore principale e mi avvicino alla reception deserta. Sono stata allo studio solo poche volte, quindi, mentre mi guardo intorno, mi sento un po’ sopraffatta, finché non vado a sbattere contro una donna che sta svoltando l’angolo.
«Ha un appuntamento?» mi chiede la donna, vestita in modo professionale.
«No, ma…»
I nervi mi si aggrovigliano nello stomaco quando lei sbuffa e incrocia le braccia al petto.
«Sono la segretaria di Ethan, Madison» sibila. «Conosco il vostro tipo: le donne inventano scuse per vedere Ethan ogni giorno. Fuori!» esclama, allungando un braccio per indicare l’ascensore.
La sua maleducazione mi coglie di sorpresa. È sempre così?
«Ti comporti sempre in modo così sgarbato quando non ci sono?» chiede una voce profonda, venata di fastidio, alle mie spalle. A quanto pare non sono l’unica a pensarlo.
Madison si rannicchia e abbassa la testa per la vergogna, mentre io mi volto per guardarlo. Non avevo previsto di vedere Ethan così presto, ma se c’è qualcuno che può aiutarmi, quello è il proprietario dell’azienda.
«Cosa ti porta qui, Fiona?» chiede lui, lanciando un’occhiata a me e alla sua segretaria. Mentre siamo lì, noto la sua postura rigida, la freddezza e la sottile smorfia che gli piega le labbra. È completamente diverso dall’aura calorosa che avevo percepito la sera prima.
«Sei qui perché…?»
«Oh, giusto. Mio marito mi tradisce con la sua segretaria qui, nel tuo palazzo» gli dico, mostrandogli la chiavetta. «Sta anche cercando di prendersi l’eredità che mi ha lasciato mia madre, quindi voglio che venga licenziato».
Ethan emette un mugugno e continua a digitare sul telefono. I suoi occhi non lasciano lo schermo e le mie speranze affondano. Non mi sta nemmeno prestando attenzione.
Dopo un minuto, si appoggia allo schienale della sedia e guarda l’orologio sulla parete.
«Se puoi portarmi un beneficio maggiore, licenzierò tuo marito, ma fino ad allora ho un’azienda da mandare avanti» dice Ethan. Poi si alza, esce dall’ufficio e mi lascia lì da sola. Resto immobile, sbalordita dal suo commento sprezzante e dal suo atteggiamento, l’esatto opposto di quello di ieri.
Come può essere lo stesso uomo con cui sono stata la scorsa notte?
Questo suo contegno freddo e distaccato assomigliava di più a quello di cui avevo sentito parlare nelle voci che circolavano. Lo sguardo tagliente e la linea dura e impassibile delle labbra erano così diversi. Era come guardare un uomo completamente diverso da quello della sera prima. Mi ero forse immaginata la sua tenerezza?
Il gentiluomo di ieri sera era tornato a essere il freddo dittatore di cui tutti parlavano. È quasi come se ieri notte non fosse successo niente. Come se per lui fossi stata davvero solo un’avventura di una notte.
Scuotendo la testa, scaccio via la delusione. Sapevo che non era stato niente di più.
Sospirando, raccolgo la chiavetta dalla scrivania e lascio l’ufficio.
«Non farti illusioni. Lui è un miliardario e tu sei solo una casalinga tradita dal marito» commenta Madison con arroganza mentre le passo davanti alla scrivania.
È vero. Se non fosse stato per quella sosta casuale al bar e per l'alcol, le nostre strade non si sarebbero mai incrociate.
Non c'è niente tra noi. Solo una notte di pessime decisioni che è meglio lasciarsi alle spalle.
Poco dopo, mi ritrovo in piedi davanti all'ufficio del responsabile delle risorse umane, a compilare dei moduli. Lui li esamina per qualche minuto prima di prendere il telefono e fare una chiamata.
«Sì, vorrei vederla nel mio ufficio» dice al telefono.
Qualche istante dopo che ha riattaccato, entra Jack e una morsa di disagio mi stringe lo stomaco.
Lui, però, ridacchia quando mi vede seduta lì. Mi alzo e cerco di indurire i lineamenti mentre mi squadra da capo a piedi.
«Vuoi farmi licenziare?» chiede con un sorrisetto strafottente. «Vuoi i soldi di tua madre e anche il divorzio?»
Lo fisso senza dire una parola, non volendo gettare altra benzina sul fuoco che già ardeva.
«Quei soldi sono miei, Fiona, e non riusciresti mai a trovare un buon avvocato e a vincere questa causa entro trenta giorni» dice con arroganza. Gonfia il petto e mi rendo conto che ha ragione. Nessun avvocato vorrebbe mettersi contro il nuovo socio dello studio legale Silverclaw. Sono famosi per vincere una causa dopo l'altra.
«Comunque» borbotta Jack, «tieni». Lo guardo mentre estrae una busta dalla giacca e la sbatte sul tavolo del responsabile. Le lettere stampate sulla parte anteriore compongono le parole ACCORDO DI DIVORZIO.
«Buttatela fuori» dice Jack, congedandomi con un gesto della mano prima di lasciare la stanza.
Nel giro di pochi minuti, due guardie di sicurezza scortano me e le mie carte del divorzio fuori dallo studio. Raggiungo la macchina, salgo a bordo e apro la busta, leggendo l'accordo che Jack aveva preparato.
Man mano che leggo, la rabbia cresce sempre di più, fino a quando non arrivo quasi a urlare scoprendo che, dopo il divorzio, avrei ricevuto solo ventimila dollari di beni in comune. Beni in comune significava che Jack aveva già trasferito tutte le sue proprietà altrove.
Il cuore mi duole per il rimpianto, mentre capisco che è praticamente colpa mia. Se non avessi passato anni a fargli da mogliettina, ora sarei in grado di reagire. Non ho né conoscenze né competenze per lottare contro mio marito.
Non ho niente.
Il telefono squilla e mi fa sobbalzare ma, quando vedo il nome di Isla illuminare lo schermo, rispondo.
«Ehi! Ho una notizia fantastica!» urla Isla, tutta eccitata. «Stasera c'è una festa dell'alta società dove potresti trovare un avvocato eccezionale che ti aiuti a combattere Jack.»
«Una festa?» chiedo, sentendomi un po' nervosa.
«Sì. Sto venendo da te con un vestito mozzafiato e un invito» mi dice. La riluttanza mi opprime il petto, ma potrebbe essere la mia unica possibilità di vincere contro Jack. Non posso permettergli di portarmi via tutto.
Due ore dopo, con l'invito in mano e l'abito che mi avvolge il corpo, entro alla festa gremita dall'élite della città.
Mentre attraverso la folla, le teste si girano per scrutarmi. Sento i loro sguardi sulla pelle e, dentro di me, fulmino Isla con il pensiero per quel vestito tanto bello quanto rivelatore. La scollatura profonda e la schiena nuda lasciano scoperta molta più pelle di quanto mi piaccia, e il tessuto aderente fascia ogni mia curva.
Non è il mio stile e avere gli occhi di così tante persone addosso è un po' inquietante. Tuttavia, non mi sento la casalinga scialba che Jack mi ha sempre considerato.
«Buonasera» mi saluta un uomo affascinante, sorridendo. Annuisco, accenno un sorriso a mia volta e continuo a camminare, finché un trambusto dall'altra parte della sala non attira la mia attenzione.
Lì, al centro di un gruppo di donne elegantissime, c'è Ethan. E mi sta guardando. Il suo sguardo è fisso su di me, con un'intensità che non riesco a spiegare. Un'ondata di calore mi pervade il corpo mentre i suoi occhi percorrono la mia figura dal basso verso l'alto, e poi di nuovo giù.
È più simile a come mi guardava durante la nostra notte insieme. Posso quasi sentire il suo tocco, come se fossimo di nuovo nel suo letto e lui stesse facendo scorrere le dita sulla mia pelle nuda.
La gente chiacchiera intorno a me, passandoci in mezzo, ma è come se non ci fosse nessun altro.
Solo lui.
Solo noi.
