Capitolo 4
Fiona
Abbasso la testa, interrompendo il contatto visivo con Ethan. Non posso lasciarmi influenzare di nuovo da lui, anche se il mio corpo brama il suo tocco. Dio. Come possono un paio di secondi di sguardi farmi desiderare di rannicchiarmi di nuovo a letto con quell'uomo?
Scaccio via la connessione che sento con lui. Aveva completamente ignorato la mia richiesta d'aiuto.
Dovrò trovare qualcun altro che mi aiuti, perché non posso aspettare l'uomo gentile che era stato quella notte. Quella versione di lui potrebbe non tornare mai più.
Passando accanto al tavolo del rinfresco, mi blocco quando vedo Jack e Jessica parlare con un'altra coppia. Vado nella direzione opposta e mi ritrovo davanti a uno dei migliori avvocati dello stato.
«Salve, vorrei parlarle di un caso di eredità…»
«Mi dispiace, ma sono oberato di lavoro» dice l'uomo, interrompendomi e andandosene. Mi rivolgo all'avvocato successivo, e poi a quello dopo e a quello dopo ancora. Ognuno accampa una scusa diversa per cui non può aiutarmi: conflitti di interesse, scadenze strette, rischi elevati o la forza della controparte.
Uno dopo l'altro, mi respingono prima ancora che io possa fornire loro tutte le informazioni. Che Jack li avesse contattati per primo? Li aveva convinti a rifiutare il mio caso?
Rabbia e amara delusione mi divorano il petto mentre mi guardo intorno.
«Signora Aldridge.»
Mi volto e mi trovo faccia a faccia con un uomo sorridente. Mi porge la mano e si presenta: «Daniel Tharen, avvocato. Ho sentito che cerca un legale».
Una scintilla di speranza mi si accende nel petto. È il primo avvocato a rivolgermi la parola.
«Salve, sì. Sto divorziando da mio marito e voglio tenermi l'eredità che mi ha lasciato mia madre» gli dico. «Mio marito sostiene di avere un modo per tenersi la mia eredità, lasciando a me solo le briciole.»
«Capisco. Be', da quello che ha detto, l'eredità le spetta di diritto» dice Daniel, poi mormora qualcosa tra sé e si guarda intorno. «Perché non proseguiamo questa conversazione in un luogo più riservato, dove non saremo disturbati?»
«Sarebbe fantastico. Posso darle tutte le informazioni di cui ha bisogno per spiegarle la situazione» gli dico. Lui annuisce e mi chiede di seguirlo, e così faccio. Non pensavo che avrei trovato qualcuno disposto ad aiutarmi, e spero che Daniel sia quella persona. Se riuscirò a fargli ascoltare tutta la mia storia, sarò molto più vicina a potermi opporre a Jack.
Una volta superata la folla, ci dirigiamo fuori, in giardino. Mi guardo intorno mentre ci addentriamo e mi rendo conto che non c'è nessun altro.
«Cosa diceva a proposito di un'eredità?»
«Ehm, l'ho ricevuta dopo la morte di mia madre, e mio marito sta cercando di prendersi tutto. Ho solo trenta giorni» gli spiego.
Una sensazione di disagio mi attanaglia lo stomaco mentre una luce tremola sopra di me. Il silenzio ci circonda, facendomi venire la pelle d'oca sulle braccia.
«Ehm, Daniel…»
Prima che possa dire altro, mi afferra per un braccio e mi spinge contro il muro di mattoni dell'edificio.
«Ehi, ma che…»
Tiro il braccio, ma la presa di Daniel è forte.
«Lasciami!» ordino, divincolandomi. Daniel si limita a un sorrisetto e preme il suo corpo contro il mio, le labbra che scendono sul mio collo. Ho un sussulto, ma la testa sbatte contro i mattoni.
«Smettila! Togliti di dosso!» Spingo contro il suo petto.
«Zitta, donna!» ringhia, e io gemo. I miei occhi trovano solo il buio intorno a noi e, con la mia corporatura esile, so di non potermi liberare. Un dolore lancinante mi brucia il viso e un piede mi si schianta sul fianco quando Daniel mi scaraventa a terra con un calcio. In pochi secondi è su di me, inchiodandomi all'erba.
«Aiuto!» grido di nuovo, lottando inutilmente contro di lui.
Paura e disperazione mi avvolgono come un cappio mentre lui ridacchia: «Nessuno verrà ad aiutarti».
Il punto di vista di Ethan
Il suo profumo mi ha investito nel momento stesso in cui è entrata nella stanza, e ho dovuto sforzarmi di ignorarla. I miei occhi l'hanno trovata subito, e c'è voluta tutta la mia forza di volontà per non andarle incontro e gettarle la mia giacca sulle spalle.
Quella dannata donna mostrava troppa pelle. Il suo corpo stupendo, quelle curve, in bella mostra a chiamarmi. Maledetta.
Più sguardi la seguono, più mi è difficile mantenere la calma.
«Ethan.»
«Signor Montgomery, è magnifico.»
«Quel completo le sta…»
Le donne intorno a me si contendono la mia attenzione, ronzandomi attorno come mosche fastidiose mentre i ricordi dell'altra notte mi balenano davanti agli occhi. Il suo corpo caldo contro il mio. I piccoli gemiti che le sfuggivano dalle labbra. Il modo in cui il suo tocco mi aveva attraversato con un calore mai provato prima.
Ogni cosa di lei era impressa nella mia memoria.
«È stupenda» ringhia il mio lupo. Ha ragione. L'abito blu le avvolge le curve alla perfezione, facendomi venire voglia di strapparglielo di dosso. Ma non lo farò. Se n'è andata. È sparita quella mattina senza un saluto. È stata la prima donna in assoluto a osare lasciarmi in una stanza come se non fossi niente.
«Forse aveva un'urgenza. Sei troppo arrogante» dice il mio lupo, sbuffando.
Scrutando la folla, osservo Fiona avvicinarsi a un uomo dopo l'altro. A ogni interazione a cui assisto, la mia furia cresce. Finora non l'avevo mai considerata una donna civettuola. Certo, eravamo andati a letto insieme nonostante fosse sposata, ma ora, vederla provarci con tutti quegli uomini… Ringhio.
«Non puoi saltare a conclusioni così affrettate. Voglio che tu vada da lei» mi ordina il mio lupo.
Sbuffo e rispondo: «È un guaio. Hai dimenticato quanto possano diventare avide, alla fine, quelle donne “bisognose”?» Sono tutte uguali. Appiccicose e a caccia di soldi.
Fiona si avvicina a un altro uomo, parlandogli con entusiasmo. Distolgo lo sguardo. Non ci si può fidare di lei, proprio come di tutte le altre donne che mi si gettano ai piedi. Non è diversa.
«So che non ti fidi delle donne, ma sento il legame di compagna molto forte» dice il mio lupo, spingendomi a percepire il calore che mi pervade il petto. Non c'era mai stato prima che incontrassi Fiona, e il mio lupo continua a insistere su quella sensazione.
«Ryan» lo chiamo attraverso il nostro legame di branco.
Pochi minuti dopo il mio Beta, il mio secondo in comando, è al mio fianco con uno sguardo interrogativo.
«Perché Fiona Aldridge è presente?» domando. Il suo compito, prima e durante l'evento, era assicurarsi che tutti i partecipanti fossero controllati. Mi aveva dato alcuni nomi a cui prestare attenzione, ma finora non aveva menzionato Fiona.
«Probabilmente è qui con suo marito, Jack Aldridge» risponde Ryan, il mio Beta. Riportando lo sguardo sulla folla, individuo il nuovo socio del mio studio legale. Lui e la sua segretaria stanno parlando e ridendo con un gruppo di avvocati.
L'uomo sembra abbastanza felice senza la moglie al fianco.
«Ama suo marito?» chiedo. Visto che non risponde, sospiro. «Indaga sul suo passato e…»
«Toglimi le mani di dosso! Aiuto!»
La sua voce è debole, ma carica di paura.
«Compagna. Pericolo» ringhia il mio lupo. Scatto, seguendo l'odore pungente della paura che sovrasta quello più delicato di Fiona. Apro di spinta le porte sul retro e mi precipito in giardino.
«Aiuto!»
Quando la raggiungo, la vista di quella feccia che la tiene bloccata a terra mi fa ribollire il sangue. Più veloce di quanto mi sia mai mosso, lo afferro per il colletto e lo scaravento via. Un crac risuona nell'aria mentre rotola, e la rabbia mi esplode nel petto.
«Hai osato toccarla» ringhio, sbattendogli un piede nello stomaco e scagliandolo contro il muro di mattoni con un tonfo.
Lui geme in risposta, e io lo fulmino di nuovo con lo sguardo.
«Mi ricordo di te… un avvocato praticante» sputo. «Sei in un mare di guai.» Sferro un pugno in faccia all'uomo e lo lascio cadere svenuto ai miei piedi. Dopo aver mandato un rapido messaggio al mio Beta per far ripulire, mi volto verso una Fiona spaventata, rannicchiata contro il muro dell'edificio.
Dai suoi occhi traspare un misto di paura e sospetto; un'ondata di fastidio mi opprime il petto e le parole mi escono cariche di rabbia: «Hai flirtato con degli uomini per tutta la sera, e questo è il meglio che sei riuscita a trovare?»
