Capitolo 4 QUATTRO | UNA FINE E UN INIZIO

Il punto di vista di Alaia

Due ore dopo, Jordyn e io eravamo di sotto a scattarci foto prima di dover uscire. Poco dopo ci raggiunse Aaron e, prima ancora che ce ne rendessimo conto, tutti i neodiplomati che vivevano nella packhouse si erano ammassati intorno al nostro servizio fotografico improvvisato.

I genitori erano orgogliosissimi, scattavano una quantità assurda di foto; per un paio di minuti fu divertente, poi iniziò a diventare soffocante. Afferrai Aaron e Jordyn e li trascinai fuori, verso la macchina.

«Là dentro stava diventando un manicomio», sbuffai, infilandomi sul sedile del passeggero dell’auto di Aaron. Jordyn saltò dietro; poi Aaron salì, mise in moto e partì.

Cantavo insieme alla radio mentre guardavo il paesaggio scorrere oltre il finestrino. Questo viaggio sarebbe stato una delle ultime volte in cui avrei dovuto tornare qui, mi dissi; era fantastico. Con quel pensiero ancora in testa arrivammo a scuola, entrammo nel parcheggio e poi ci avviammo verso il campo da football, dove si sarebbe tenuta la cerimonia di diploma.

Per strada Alexi si avvicinò ad Aaron e iniziò a parlargli della festa, senza degnare Jordyn o me di uno sguardo. Se lui non vedeva me, allora io non avrei visto lui. Presi Jordyn per il polso e me la trascinai dietro, per allontanarci dai ragazzi. Lei sapeva come mi sentivo riguardo ad Alexi e non fece domande.

Finalmente arrivammo al campo, trovammo i nostri posti e passammo il tempo a chiacchierare un po’, soprattutto di cosa avremmo indossato alla festa di domani, finché non si unirono a noi Aaron e i suoi amici.

Si sedettero proprio davanti a noi, regalandoci una visuale perfetta di Victoria che tentava di infilare la lingua nell’orecchio di Alexi, mentre mi lanciava un sorrisetto compiaciuto. Jordyn lo vide e ringhiò piano verso Victoria; lei si ritrasse un poco, poi girò la testa e fissò dritto davanti a sé.

Quando il preside Barnsby salì al podio e iniziò a rivolgersi alla folla, Alexi si voltò e mi strizzò l’occhio, facendomi saltare il cuore in gola. Ovviamente anche Jordyn lo vide e sogghignò. Ci volle un bel po’ di forza di volontà, ma alla fine riuscii a riportare l’attenzione sul palco. Quarantacinque minuti e innumerevoli discorsi noiosi dopo, sentii finalmente pronunciare il mio nome.

«La signorina Alaia Miller, Summa Cum Laude.»

La folla, gremita fino all’inverosimile di membri del branco Opal Moon, esplose in un boato di applausi e urla. Mi alzai e andai verso il palco, e lungo la strada scorsi i miei genitori tra il pubblico. La mamma piangeva lacrime di gioia; negli occhi di papà, quando mi vide, c’era solo orgoglio. Dea, quanto li amavo.

Quando mi avvicinai al podio, il preside Barnaby tese la mano per stringermi la mia e mi porse il diploma. «Congratulazioni, signorina Miller, è stato un onore averla come studentessa.»

Quelle parole mi chiusero un po’ la gola, così mi limitai a un sorriso piccolo e a un cenno del capo, poi dissi: «Grazie di cuore, signore.» Lui si girò e chiamò lo studente successivo, mentre io scendevo dal palco.

Dopo che tutti i diplomati ebbero ricevuto il diploma, restammo ancora un po’ a vagare per il campo, facendoci le congratulazioni a vicenda e parlando con alcuni dei nostri insegnanti preferiti, finché alla fine decisi di chiudere la serata e tornare a casa.

Era stata un’esperienza bella, ma ormai era finita, e il mio letto e il mio pigiama mi stavano chiamando per nome.


Appena entrai nella packhouse, mi fiondai verso le scale e puntai dritta alla mia stanza. Era stata una giornata estenuante, e domani sarebbe stato anche peggio. Sospirai dentro di me, aprii la porta e feci pochi passi prima di crollare a faccia in giù sul letto.

Qualche minuto dopo sentii dei passi, poi lasciai uscire un forte «Oof!» quando Jordyn spiccò un salto e atterrò su di me.

«Pigiama party, stronza!» urlò, facendomi gemere sonoramente. Lei scoppiò a ridere e mi diede una pacca sul sedere.

«Alzati e mettiti il pigiama. Poi scendiamo a vedere film con popcorn.»

Prima che potessi protestare, si chiuse in bagno per cambiarsi. Quando tornò fuori, io avevo già indossato un paio di shorts da notte e una canotta ed ero pronta ad andare.

«Dai, mamma sexy, cominciamo questa serata film.»

Scoppiai a ridere e le andai dietro, giù per le scale fino alla sala cinema.

Essendo uno dei branchi più grandi del paese, Opal Moon aveva una casa del branco di tutto rispetto, e questo ci dava lo spazio per una sala cinema ampia e comoda. Con le poltrone soffici e l’angolo snack, non avresti mai detto di non essere in un vero cinema. Mi diressi verso i posti migliori, a metà sala, e mi sistemai.

Qualche minuto dopo Jordyn tornò e mi porse una coperta, poi un’enorme granita alla ciliegia e un secchio di popcorn. Prima ancora che potessi chiedere, disse con un sorrisetto: «Extra burro». Sorrisi anch’io, pensando a quanto fosse incredibile la mia migliore amica.

«Allora, che guardiamo?»

«Non lo so», disse mentre si accomodava.

«I ragazzi hanno detto che avrebbero scelto il primo film della serata.»

Con “i ragazzi” capii subito che intendeva Aaron e Alexi.

Mi si scaldarono le guance al pensiero dell’occhiolino che mi aveva lanciato alla cerimonia di diploma, ma tornai subito coi piedi per terra quando lo vidi entrare, seguito da Aaron e da qualche altro membro del branco. I ragazzi si sedettero dietro di noi mentre le luci si abbassavano e sullo schermo iniziò Fast & Furious 8.

Mi voltai verso Jordyn e le lanciai la mia migliore occhiataccia di traverso.

Lei si limitò a sorridere e a sussurrare: «Goditela e basta, tesoro. Ce lo meritiamo tutti un po’ di divertimento, stasera.»

Sapevo che aveva ragione, così mi rigirai verso lo schermo e mi misi a seguire il film.


Dopo due film, stavo lottando per tenere gli occhi aperti. Era quasi mezzanotte e, in segreto, stavo pregando la Dea che Jordyn avesse pietà di me e decidesse di chiuderla lì con la serata.

Con la coda dell’occhio vidi Aaron alzarsi e stiracchiarsi.

«Per me è tutto, ragazzi. Mio padre mi vuole nel suo ufficio per rivedere alcuni dettagli dell’ultimo minuto per l’accoglienza degli Alpha, domani. Andiamo, Alexi, sono sicuro che ci sia qualcosa in cui un futuro Beta possa dare una mano.»

I ragazzi se ne andarono, e io pensai che a quel punto anche gli altri avrebbero iniziato a rientrare nelle loro stanze.

Macché.

Jordyn balzò in piedi e annunciò: «Per l’ultimo film della serata guardiamo 2 Single a nozze; siete tutti invitati.» Avrei tanto voluto protestare, ma adoravo Vince Vaughn e Owen Wilson, quindi...

Più o meno nel punto in cui Vince Vaughn viene masturbato sotto il tavolo durante la cena, cominciai a sentirmi strana. Il battito diventava irregolare e avevo i palmi sudati. Abbassai lo sguardo sul telefono e vidi l’ora: 00:17. Avevo ufficialmente diciotto anni. Mi arrivò un mal di testa pulsante, leggero, e nello stesso momento, anche se ero distrutta, mi sentii come se mi stessi appena svegliando. Fu allora che capii: era la mia lupa. La mia lupa si stava risvegliando. Ero così emozionata che cercai di concentrarmi su quell’altro lato di me.

Prima ancora di rendermene conto, sentii una voce vellutata nella testa.

Ciao, splendida.

Sarei stata una bugiarda se avessi detto che non mi aveva terrorizzata a morte.

La voce poi ridacchiò piano.

Non preoccuparti, amore mio, sono Amethyst. L’altra metà di te: siamo una cosa sola, e sono felice di poterti parlare finalmente.

A quel punto sorridevo come una pazza.

Oh Dea mia, Amethyst, non vedo l’ora di vederti. Chissà com’è il tuo pelo… hai i miei stessi occhi dorati?

Amethyst rise di nuovo.

Tutto a suo tempo. Dovrai aspettare la nostra prima trasformazione per avere alcune risposte, ma fino ad allora sarò qui con te.

A quelle parole annuii appena, poi mi resi conto che non poteva vedermi.

Ricevuto.

Amethyst parve soddisfatta, e la sentii calmarsi, rilassarsi. Probabilmente aveva voglia di dormire quanto me. Mi chinai verso Jordyn e le dissi che andavo a letto, poi mi abbassai e uscii dalla sala. Quando arrivai in camera, mi raggomitolai sotto le coperte e scivolai rapidamente nel sonno, finalmente impaziente di scoprire tutto quello che quella giornata mi avrebbe portato.

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