Capitolo 6 6
Le passo accanto e un odore pungente di muffa mi investe. Senza bisogno di guardarla, so che deve avere un sorriso compiaciuto in volto.
Non appena esco, la luce è così accecante che devo chiudere gli occhi: non sono abituata a questa luce artificiale che solo in pochi possiedono.
Gli occhi mi bruciano e si riempiono di lacrime, e serve la mano di uno sconosciuto per guidarmi al centro.
Dopo aver sbattuto le palpebre un paio di volte, mi rendo conto di trovarmi dove un tempo sorgeva il pulpito della chiesa, e dove ora non ci sono altro che pavimenti ricoperti da spessi tappeti rossi e un'enorme vetrata che riflette la mia immagine.
Sono lì, dietro il vetro. A guardarmi, a valutarmi, a cercare di fiutare il mio sangue.
Le luci si abbassano e rimane un unico riflettore sopra la mia testa, che mi mette in mostra come un vaso prezioso.
Non mi concedo di abbassare lo sguardo o di arrossire, consapevole che decine di sguardi sono puntati sul mio corpo a malapena coperto.
«Elara Voss» annuncia una voce che riconosco appartenere alla donna con il vestito rosso. Il suo tono è alto e sicuro di sé.
«Sana, pesa cinquantuno chili, non presenta anomalie fisiche, il suo gruppo sanguigno è zero negativo e... la sua virtù è intatta. La base d'asta è di quindici gemme Crimson.»
Non riesco a vedere nulla di ciò che accade dall'altra parte.
«Il signore numero cinque offre venti gemme Crimson. Qualcuno offre di più?»
I miei occhi guizzano da una parte all'altra, in cerca di un qualsiasi dettaglio oltre il vetro.
«La signora numero dieci offre venticinque gemme Crimson.»
Le cifre continuano a susseguirsi.
Uomini e donne. Numeri e ancora numeri...
Ogni tanto le gambe mi cedono; mi sento completamente sopraffatta all'idea che il controllo della mia vita mi stia scivolando tra le dita e che, nel giro di pochi minuti, l'avrò perso del tutto.
La vista mi si appanna e sbatto rapidamente le palpebre per scacciare quella sensazione.
«Il numero ventotto offre cinquanta gemme Crimson. Qualcuno offre di più?»
Cinquanta?
È ironico che qui io venga comprata a suon di gemme Crimson, mentre la mia famiglia riceverà a malapena un sacchetto di monete.
Con una sola di quelle pietre preziose, la mia famiglia potrebbe vivere tranquillamente per anni.
«Settanta gemme Crimson.»
Un brivido mi corre lungo la schiena.
«Ottanta gemme Crimson!»
Tutto questo è così sadico e disumano.
«Cento gemme Crimson!»
Un suono acuto interrompe il susseguirsi delle offerte, mettendo a tacere la donna che continuava a torturarmi con la sua voce.
Resto immobile, in attesa di una spiegazione.
Passano i secondi, poi interi minuti.
«L'asta si è appena conclusa» dichiara la donna, con una voce che ora trasuda soddisfazione.
«La signorina Elara Voss è appena stata acquistata da Cassian Draven per la cifra di seicento gemme Crimson.»
Il riflettore sopra la mia testa si spegne, facendomi sprofondare nell'oscurità più totale.
Il cigolio di una porta che si apre mi giunge alle orecchie, e diverse paia di mani mi afferrano per le braccia, trascinandomi via.
Non so se dovrei opporre resistenza, ma mi lascio trascinare.
Mentre mi conducono in un'altra stanza, mi rendo conto che i riflettori mi avevano scaldata, e ora il freddo mi avvolge di nuovo.
Mi ritrovo insieme al resto delle compagne che sono state esibite prima di me.
Mi fissano con gli occhi sbarrati; all'inizio penso sia per il terrore che devono aver provato là fuori, ma dopo qualche minuto capisco che è a causa mia.
«Che succede?»
Nessuna di loro osa proferire parola.
Mi guardo addosso, in cerca di qualcosa fuori posto: una ferita, o magari i vestiti che si sono scomposti, finendo per mostrare più del dovuto.
Sembra tutto a posto.
Sollevo lo sguardo in cerca di risposte.
«Perché mi guardate tutti così?»
Trascorrono minuti angoscianti prima che la ragazzina minuta di prima, quella con le spalle curve, trovi il coraggio di parlare.
«L'abbiamo sentito.»
«Sentito cosa?»
«Chi ti ha comprata.»
«E allora? È stato un certo Cassian Drakov... Drakon o qualcosa del genere.»
«Cassian Draven» mi corregge lei. «Possibile che tu sia così ignorante?»
«Come, scusa?»
«Cassian Draven» interviene un ragazzo. «È un mostro senz'anima. Il peggiore di tutti. È dominato da una sete insaziabile.»
«Non sono tutti così?» ribatto.
«Non come lui» aggiunge di nuovo la ragazza. «La tua vita è finita nel momento in cui ti ha comprata.»
«Credo che questo valga per tutti noi, qui dentro.»
«Quello che stiamo cercando di dirti è che... probabilmente non arriverai a vedere la prossima luna piena.»
La rivelazione mi piomba addosso, gelandomi il sangue nelle vene. C'è un silenzio tale che l'aria, sfuggendo dai miei polmoni in un sussulto spezzato, sembra echeggiare in tutta la stanza. Tutti gli occhi sono puntati su di me. Pianto le unghie nei palmi delle mani, trattenendo l'impulso di urlare a tutti di smetterla di guardarmi come se fossi già morta. Finché il mio cuore non deciderà altrimenti, sono più che viva e pronta a lottare. Non lascerò che mi distruggano così facilmente.
Ma a che assurdità sto pensando? Santo cielo, è un vampiro. Potrebbe spezzarmi tutte le ossa con un semplice gesto della mano.
Altre porte si spalancano e, anziché lasciar entrare un nuovo membro nel nostro club di agnelli appena acquistati, vi fa irruzione un folto gruppo di donne. Indossano abiti che sembrano costosi, di certo confezionati dai sarti migliori con i tessuti più pregiati, caratterizzati da scollature sfarzose e maniche che terminano in cascate di pizzo. La tonalità eccessivamente rossa delle loro labbra è la prima cosa che mi mette in allerta, seguita dal tocco freddo di una mano sul mio gomito.
«Vieni» dice una di loro, quasi senza guardarmi. «Dobbiamo prepararti per lui.»
Mi strattonano senza alcuna delicatezza. I miei piedi si ancorano al pavimento per un istante, il tempo di ricordarmi in che situazione mi trovo, e poi mi lascio trascinare via. Lancio un ultimo sguardo agli altri prima che le porte si richiudano di scatto alle mie spalle. Osservo la donna e il resto del seguito. Hanno tutte il viso bianco come l'alabastro, la pelle liscia e priva di imperfezioni, e labbra rosse come papaveri. Sono vampire, tutte quante.
Un brivido mi scivola furtivo lungo la schiena.
«Sbrigati.» Mi strattona il braccio con più forza. «Meglio non farlo aspettare troppo. Le conseguenze non ti piacerebbero.»
Un'altra si fa avanti e scosta una spessa tenda di lucido velluto rosso che nasconde una vasca da bagno con enormi piedini dorati.
Diverse mani iniziano a scorrere sul mio corpo, spogliandomi della seta che mi copre. Nel giro di pochi secondi sono nuda, e la loro incapacità di dosare la forza rende quella presa dolorosa. Trattengo un gemito mentre mi costringono ad avanzare e a immergermi nell'acqua.
Ciò che non riesco a trattenere, invece, è un sospiro di puro sollievo quando la pelle entra a contatto con l'acqua calda. Mi sfregano le braccia con un'energia tale da farle arrossare in fretta. Mi fanno sentire come se avessi vissuto tutta la vita con uno strato di sudiciume addosso. Sfregano e sfregano, mentre altre mani mi massaggiano i capelli per poi risciacquarli.
Con la stessa foga di prima, mi rimettono in piedi e mi avvolgono in fretta in una vestaglia di seta.
