Capitolo 2
«Sì. Però…»
Il cuore di Charlotte si spezzò, secco, come una corda che cede.
Si portò una mano al petto e si piegò lentamente in avanti.
Ecco com’è.
Sei anni di matrimonio, e lei aveva sempre creduto che Alexander fosse soltanto una persona fredda e distante.
Per riguardo a quel legame, aveva interpretato con serietà i ruoli di moglie e di madre.
Anche quando significava rinunciare a una carriera che un tempo era fiorente.
Anche quando significava rinunciare a una carriera che prometteva bene.
Eppure non si era mai aspettata che quella freddezza avesse un’altra ragione.
Già, come aveva potuto dimenticarlo?
Durante tutti e cinque gli anni in cui era stata lontana dalla Spencer Family, la persona al suo fianco, giorno e notte, da tempo era diventata Sabrina…
Non c’era da stupirsi, non c’era da stupirsi se poi anche le loro lettere si erano diradate.
E in quelle poche che arrivavano, quando Sabrina veniva nominata di tanto in tanto, il tono scivolava dal rancore e dal disprezzo iniziali a cenni distratti, buttati lì.
Peccato che lo avesse capito solo adesso…
Quando si erano sposati, Charlotte aveva creduto che si amassero.
Non immaginava nemmeno che, per Alexander, fosse soltanto sistemarsi.
La donna che amava davvero era Sabrina.
Era arrivato il momento, per Charlotte, di mollare.
Quando tornò fuori, Charlotte rimase in silenzio per tutto il tempo, limitandosi a mangiare con la testa china.
Persino nel momento di esprimere un desiderio davanti alla torta di compleanno, fu insolitamente quieta.
Si destò come da un sogno soltanto quando Owen insistette per andare a fare shopping con Sabrina e alzò lo sguardo.
Vide Owen aggrappato alla gamba di Sabrina. «Sabrina, portami con te.»
Alexander lo tirò via: «Sabrina non si sente bene, non darle fastidio.»
Ma Sabrina parve in difficoltà e, quasi apposta, lanciò un’occhiata a Charlotte. «Però tua madre ha una regola: devi essere a letto entro le nove.»
Owen si voltò e fulminò Charlotte: «Mamma, ti odio!»
Era la seconda volta, quel giorno, che Owen le diceva che la odiava.
Il cuore di Charlotte, che avrebbe dovuto farle male, era invece calmo, senza la minima increspatura.
Guardò Owen in silenzio. «Vai pure. Non ti costringerò mai più ad andare a letto alle nove.»
Owen esultò e trascinò Sabrina e Alexander verso la porta.
Ma Alexander esitò; si voltò a guardare Charlotte. «Charlotte, perché non vieni con noi?»
A quelle parole anche Sabrina si fermò, fissando Charlotte con aria speranzosa, benché un lampo d’ombra le attraversasse in fretta gli occhi.
Charlotte lo vide benissimo e rispose soltanto: «Sono un po’ stanca, non mi va.»
Prima che Alexander potesse aggiungere altro, Sabrina si mostrò già comprensiva: «Charlotte oggi è davvero esausta. Alexander, perché non la lasciamo riposare a casa?»
Alexander non insistette oltre e accompagnò direttamente Sabrina e Owen fuori.
Mentre si voltava per andarsene, Sabrina lanciò di proposito un’ultima occhiata a Charlotte, gli occhi colmi di provocazione.
Charlotte, però, rimase impassibile.
Dopo averli salutati, Charlotte tornò dritta in camera sua e cominciò a fare i bagagli.
E mentre impacchettava, si rese conto di quanto fossero miseramente poche le sue cose.
In quei sei anni aveva dedicato ogni energia ad Alexander e a Owen. Che tristezza.
In breve, a parte i vestiti necessari e gli effetti personali, Charlotte mise via tutto il resto: una parte la diede alla governante Lisa, e il resto le chiese di buttarlo nella spazzatura.
Lisa la guardò, come se volesse dire qualcosa, ma alla fine si limitò a sospirare piano e se ne andò.
Quando ebbe finito, Charlotte prese il telefono e cominciò a rispondere a un’email che giaceva nella sua casella di posta da molto tempo.
Dopo aver risposto, aprì distrattamente i social.
All’improvviso, lo sguardo le si fermò su un post che Sabrina aveva appena pubblicato…
Poco prima di mezzanotte.
Alexander tornò finalmente a casa con Owen in braccio, profondamente addormentato.
Pronto alle lamentele di Charlotte, rimase sorpreso nel trovare il soggiorno vuoto.
Per sei lunghi anni, a prescindere da quanto tardi rientrasse, Charlotte lasciava sempre accesa una lampada arancione dal bagliore caldo e lo aspettava in salotto.
Senza pensarci troppo, Alexander sistemò Owen, poi tornò in punta di piedi in camera da letto.
Vedendo la figura esile di Charlotte sul letto, Alexander avvertì all’improvviso un vago senso di colpa.
All’epoca le circostanze lo avevano costretto a sposarla.
Ma, innegabilmente, lei era davvero un’ottima moglie e un’ottima madre.
Oggi, a causa di Sabrina, sembrava averla trascurata un po’.
Mentre stava pensando questo, Charlotte, che di solito aveva il sonno leggero, aprì all’improvviso gli occhi.
Vedendola sveglia, Alexander si fece subito avanti con un’elegante scatola regalo: «Ti ho scelto un regalo. Buon compleanno.»
Da Alexander emanava un lieve profumo di fiori che, in un istante, invase le narici di Charlotte: era il profumo preferito di Sabrina.
Charlotte ormai era del tutto sveglia. Scostò le coperte e si mise a sedere. «Non mi hai già fatto un bonifico?»
Alexander le aveva trasferito i soldi di prima mattina, come faceva ogni anno.
Ma lui aprì direttamente la scatola. «Per quello che è successo a cena, sono stato troppo avventato.»
La lasciò lì, così.
Eppure Charlotte, che conosceva bene il suo carattere, capì subito che stava chiedendo scusa.
Le sue scuse erano sempre così: comprare un regalo senza troppa cura e buttare lì due parole vaghe.
Solo che, questa volta, lei non aveva più voglia di capire.
Così lanciò uno sguardo indifferente e non allungò la mano per prendere il regalo.
Alexander aggrottò la fronte e le posò la scatola tra le mani di sua iniziativa, per una volta paziente, quasi a blandirla: «Smettila di arrabbiarti, va bene?»
Poi si chinò per baciarle gli occhi.
In passato, ad Alexander era sempre piaciuto baciarle gli occhi, dicendo che erano belli, luminosi come stelle nel cielo.
Ma stavolta lei non voleva che la baciasse.
Charlotte girò la testa e Alexander mancò il bacio.
La fissò, confuso, e la trovò con lo sguardo puntato sul regalo.
Alexander si avvicinò ancora. «Allora? Ti piace?»
Ma Charlotte sollevò di scatto gli occhi su di lui, fissandolo senza battere ciglio. «Orecchini? Non lo sai che nemmeno ho i buchi alle orecchie?»
Sotto lo sguardo limpido di Charlotte, Alexander distolse gli occhi con imbarazzo. «Scusa, non me ne sono accorto.»
Charlotte lo guardò e, d’un tratto, rise piano. «Non te ne sei accorto? O non ti importava?»
Di fronte a quell’improvvisa messa alle strette, Alexander si sentì irritato senza capirne neppure il motivo. «C’è davvero bisogno di fare i difficili per una cosa del genere?»
Charlotte inspirò profondamente e gli rimise la scatola tra le mani. «Riportalo a Sabrina.»
«Dille che quello che non piace a lei, a me piace ancora meno.»
