Capitolo 6
Poi sentì qualcuno imprecare: «Che razza di persona è? Lascia la moglie ferita lì dietro e scappa via con la cognata, invece».
«Se non fosse stato per lui, sua moglie non si sarebbe nemmeno fatta male».
«Stronzo!»
Charlotte aveva la testa che le girava, dolorante.
Solo quando udì la voce di Jared riuscì finalmente a schiarirsi un po’ le idee. Si portò una mano alla testa e se la ritrovò coperta di sangue.
Jared chiamò subito Jenna, poi aiutò Charlotte a uscire. «Miss Spencer, la porto in ospedale a farselo fasciare. Jenna arriverà tra poco.»
Fu solo quando raggiunsero l’ospedale più vicino che Charlotte tornò del tutto in sé.
Ma il cuore, ormai, era completamente calmo, come se la persona che l’aveva appena spinta a terra e poi ignorata fosse qualcuno che non contava nulla.
In quel momento Jared era ancora accanto a lei, a indignarsi senza sosta, eppure, mentre lo ascoltava, a Charlotte veniva da ridere.
Più di dieci anni d’affetto, sei anni pieni di matrimonio, e alla fine non era riuscita a ottenere nemmeno uno sguardo da lui.
Charlotte si sentì la barzelletta più grande di tutte.
Quando arrivò l’infermiera, Charlotte disse a Jared di tornare prima allo studio legale. Lei poteva aspettare Jenna da sola.
Così Jared se ne andò, voltandosi di continuo e raccomandandole di chiamarlo subito se fosse successo qualcosa. Appena finito in studio, le avrebbe portato il più presto possibile la bozza dell’accordo di divorzio.
Guardando la sua figura allontanarsi fino a sparire, nel cuore gelido di Charlotte si accese un filo di calore.
Uno sconosciuto incontrato solo oggi si preoccupava per lei più di suo marito e di suo figlio...
Proprio allora la voce dell’infermiera interruppe i suoi pensieri. «Ora le disinfetto la ferita. Potrebbe farle un po’ male, quindi stringa i denti.»
Charlotte annuì.
Come avrebbe potuto farle più male di quanto le avesse fatto male il cuore prima?
Ma appena finita la disinfezione e mentre l’infermiera stava per continuare a medicarle la ferita, un medico piombò di corsa. «Presto, Mr. Forbes vuole che tutto il nostro reparto vada a controllare la sua accompagnatrice!»
L’infermiera serrò le labbra, contrariata. «Ma questi ricchi sono fuori di testa? Quella donna si è solo spaventata e dice di avere un po’ di oppressione al petto. Cosa c’è da controllare? E lui pretende che vadano tutti!»
Il medico la tirò via in fretta. «Non perdere tempo, andiamo.»
L’infermiera, controvoglia, posò quello che aveva in mano e disse a Charlotte di trovare un posto dove riposare un attimo. Sarebbe tornata a medicarle la ferita appena finito.
Dopo che l’infermiera se ne fu andata, Charlotte si avviò lentamente da sola verso la sala d’attesa.
Appena uscì dalla stanza delle medicazioni, vide tutti i medici e gli infermieri radunati insieme.
Come se le fosse venuto in mente qualcosa, Charlotte si bloccò.
E infatti, attraverso i varchi tra la folla, vide quelle dita affusolate posate su un abito bianco... l’anello sull’anulare le era fin troppo familiare.
Vide anche quelle dita affusolate fermarsi per un istante, poi, alla fine, stringere a sé la persona che aveva tra le braccia.
Per un attimo pensò che avrebbe dovuto precipitarsi dentro, fare una scenata a costo di tutto... ma cambiò idea quasi subito, perché si rese conto che non aveva più alcuna voglia di litigare con Alexander.
In quel momento, quell’uomo chiamato Alexander le sembrava un estraneo.
Forse persino meno di un estraneo.
Perché l’uomo davanti ai suoi occhi non riusciva più a smuovere in lei nemmeno la più piccola emozione.
Alexander non era più l’uomo che aveva amato.
Quando Jenna accorse, l’infermiera aveva appena finito di medicare la ferita di Charlotte.
Jenna era così furiosa che gli occhi le si erano arrossati. Imprecò mentre usciva a prendere le medicine di Charlotte.
Ma non appena Jenna sparì, Sabrina comparve davanti a Charlotte.
Con il vestito bianco addosso, ferma lì con quei lineamenti delicati, sembrava innocente.
Eppure, in quel momento, Sabrina aveva completamente perso la mansueta fragilità che mostrava davanti ad Alexander. Al contrario, si avvicinò a Charlotte con un’espressione feroce.
«Charlotte, ormai dovresti vederci chiaro, no? Tra me e te, Alexander sceglierà sempre me!»
Charlotte sollevò appena le palpebre e la guardò senza espressione, senza dire una parola.
Quella calma non fece che accendere ancora di più l’ostilità di Sabrina.
Così ci pensò un istante e aggiunse: «Ah, a proposito, ti ricordi il compleanno di Alexander l’anno scorso?»
In quel momento, gli occhi sottili di Sabrina erano pieni di compiacimento. «Quel giorno gli ho mandato solo un messaggio dicendogli che stavo male. Sai cosa ha fatto? Ha mollato tutto e quella stessa notte è volato da me...»
Il compleanno di Alexander, l’anno scorso?
Charlotte rimase interdetta per un attimo.
Poi ricordò.
Quel giorno, per festeggiare il compleanno di Alexander, non solo aveva cucinato come al solito molti dei piatti che lui amava, ma aveva persino invitato apposta tutti i membri della Forbes Family alla villa...
Eppure aveva aspettato fino a sera e aveva ricevuto soltanto un suo messaggio: [È successo un imprevisto, torno dopodomani.]
Quel giorno aveva gestito da sola tutti quelli della Forbes Family, costringendosi a sorridere mentre li accompagnava alla porta uno dopo l’altro.
Alla fine, si era perfino presa dei rimproveri dalla famiglia.
Così, mentre lei teneva in piedi tutto da sola davanti alla Forbes Family, Alexander faceva compagnia a Sabrina con tenerezza.
Ma ormai non importava più.
Perché a lei non importava più.
Così sorrise a Sabrina. «Allora, auguri. Io non lo voglio comunque.»
Guardando Charlotte, che in apparenza sembrava del tutto imperturbabile, Sabrina ebbe all’improvviso la sensazione di aver colpito con tutte le sue forze un cuscino: morbido, cedevole, e capace solo di soffocarla dall’interno.
Non volendo rinunciare, stava per aggiungere qualcos’altro per farla innervosire, quando la voce di Alexander risuonò all’improvviso da poco lontano: «Sabrina? Dove sei andata?»
Sabrina digrignò i denti di nascosto. Il suo viso, fino a un attimo prima contratto, si distese all’istante in un sorriso leggero. «Per oggi basta così. Un altro giorno ti cercherò per farci una bella chiacchierata.»
Charlotte le sorrise a sua volta. «Non c’è fretta, prenditi tutto il tempo.»
Proprio mentre Sabrina se ne andava, il telefono di Charlotte squillò all’improvviso. «Cosa? Un’asta?»
Dietro l’angolo, Sabrina rimase immobile, mostrando un sorriso sicuro...
