Capitolo 8

Alexander soffocò la rabbia e si avvicinò lentamente. «Dov’è il cibo per Owen e per me?»

Solo allora Charlotte alzò lo sguardo, come se si destasse da un sogno. «Oh, sei tornato?»

Detto questo, si voltò verso la cucina e chiamò: «Lisa, puoi servire adesso.»

Poi, dopo aver chiamato, tornò a mangiare in silenzio, con la testa china.

Per un attimo Alexander non seppe nemmeno dove indirizzare la sua collera.

A quel punto Lisa portò fuori il cibo in fretta.

Alexander diede un’occhiata e il volto gli si rabbuiò all’istante. «Hai preparato tu tutto questo?»

Lisa parve capire e si affrettò a spiegare, nervosa: «Sì. Mrs. Forbes ha preparato solo per sé. Questi piatti li ho fatti io.»

Un’ondata di calore attraversò Alexander. Per fortuna inspirò a fondo e la ricacciò giù.

Con un gesto congedò Lisa, poi disse a Owen di salire di sopra a cambiarsi.

Sistemato tutto, si sedette accanto a Charlotte e abbassò la voce. «Non ho neanche finito di regolare i conti con te, e sei tu che fai i capricci?»

Charlotte parve non capire cosa intendesse, così posò semplicemente le posate. «Non sto facendo i capricci. Voglio solo mangiare in pace.»

Alexander serrò la mascella. «E allora perché hai cucinato solo per te?»

Non fece in tempo a finire che Charlotte lo interruppe, impaziente: «Pensavo che avresti mangiato con Sabrina, quindi non ho preparato altro. Non ha senso sprecare il cibo.»

Eppure Alexander colse una punta pesante di sarcasmo e non poté trattenersi dal incalzarla con voce cupa: «Ma ti ho mandato un messaggio dicendo chiaramente che sarei rientrato per cena.»

Sul volto di Charlotte passò un lampo, come se avesse capito.

L’attimo dopo tirò fuori il telefono proprio lì, lo guardò e disse, indifferente: «Ah. Prima ero occupata e non ho visto il messaggio.»

La rabbia che Alexander aveva a fatica tenuto a bada quasi esplose. «Va bene, non ho voglia di litigare con te. Però…»

«Di’ quello che devi dire in fretta, non farmi perdere tempo mentre mangio.» Sul viso di Charlotte tornò l’impazienza.

Alexander si alzò di scatto. Il petto gli si sollevò e abbassò con violenza per qualche secondo, poi pian piano tornò a un ritmo normale.

Che diavolo succedeva?

Davvero aveva intenzione di andare avanti così?

Ma per quanto facesse storie, la zuppa per Sabrina doveva prepararla.

Reprimendo l’irritazione, Alexander le diede un ordine piatto: «Domattina presto fai la zuppa. Devo portarla in ospedale a Sabrina.»

Inaspettatamente, Charlotte rispose in modo semplice e diretto: «Non succederà.»

«Charlotte, la vuoi smettere prima o poi?»

«La storia dell’orecchino è stata colpa mia; non c’entra niente Sabrina. Non devi prendertela con lei a ogni occasione.»

«In più, Sabrina ha una salute fragile. Persino Owen sa prendersi cura di Sabrina. Perché devi essere così testarda e meschina?»

Vedendo Alexander difendere apertamente Sabrina, a Charlotte d’un tratto non andò più di trattenersi.

Si alzò di scatto dalla sedia. «Primo: oggi è stata lei a venire qui a infastidirmi. Secondo: non l’ho spinta. Se hai problemi agli occhi, vai in ospedale e fatti vedere da un oculista.»

Era la prima volta che Alexander la sentiva così tagliente. Aprì la bocca e ci mise un attimo a ritrovare la voce. «Sei completamente irragionevole!»

Charlotte sorrise, fredda. «Anche se fossi irragionevole, non sta a te controllarmi. Se hai tutta questa energia, spendila piuttosto per occuparti di Sabrina.»

«Ah, e non potrebbe importarmene di meno se la salute di Sabrina è fragile o no. Non provare a farmi sentire in colpa.»

«A dirla tutta, mi farebbe piacere se morisse e basta.»

Alexander non si sarebbe mai aspettato che dalla bocca di Charlotte uscissero parole tanto velenose. Era così furioso che gli tremavano le dita. «Charlotte, e io che pensavo avessi un buon cuore…»

«Fermati.» Charlotte fece un gesto con la mano per interromperlo. «Essere gentili con la persona sbagliata è solo stupidità.»

«Da sei mesi, ogni volta che Sabrina recita la sua scenetta, voi mi costringete a chiederle scusa senza motivo.»

«Le affitti appartamenti, le compri borse da centinaia di migliaia, gioielli da milioni, e a me dai solo cianfrusaglie da poche decine di dollari, o addirittura omaggi presi chissà dove.»

«E più di una volta eri a letto con me, eppure è bastata una telefonata di Sabrina perché tu ti precipitassi subito da lei…»

«Dici che per te è come una sorella, ma pensaci bene: la tratti perfino meglio di tua sorella!»

«Alexander, smettila di prenderti in giro!»

Finito di riversargli addosso tutto in un fiato, Charlotte chiuse gli occhi e lasciò uscire un lungo sospiro. «Alexander, io ho finito di assecondarti. Fai quello che ti pare.»

Detto questo, si voltò per andarsene.

Alexander scattò a sbarrarle la strada.

«Charlotte, e adesso per cosa stai facendo tutta questa scenata? Tutto quello che faccio è per aiutarvi a riconciliarvi. Perché non riesci a capirmi?»

Passò una mano tra i capelli, esasperato. «Senti, comunque stiano le cose, Sabrina resta tua sorella di sangue. Devi prenderti cura di lei, in ogni caso.»

«Quindi domani quella zuppa gliela devi preparare.»

Guardando Alexander, ancora lì a pretendere come se gli fosse dovuto, Charlotte disse parola per parola: «Non se ne parla.»

E con questo si voltò per salire al piano di sopra.

Osservandola di spalle, Alexander sbottò, furioso: «Allora divorziamo.»

A quelle parole, Charlotte, che stava per mettere piede sul primo gradino, si fermò di colpo.

Vedendolo, sul volto di Alexander comparve un’espressione di sicurezza compiaciuta.

Come previsto, Charlotte era ancora pazza di lui.

Ogni volta che nominava il divorzio, lei cedeva di sicuro.

Nel pieno della tensione, Charlotte si voltò infine, lentamente. «Va bene. Allora divorziamo.»

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