Capitolo 4: Precauzioni

Schiusi lentamente gli occhi. Ero disorientata, chiedendomi dove mi trovassi e come ci fossi arrivata. Ma poi il ricordo della notte scorsa mi folgorò.

Quella voce roca... Quelle mani callose... Quelle labbra umide che avevano venerato il mio corpo intero finché non ero riuscita a fare altro che gridare il suo nome...

Mi raggelai a quella consapevolezza. E non solo: con la coda dell'occhio notai una figura massiccia accanto a me. Il sangue mi defluì dal viso non appena vidi il groviglio di lenzuola, i miei vestiti sparsi sul pavimento e lui — il Comandante Lucretius — che dormiva al mio fianco.

Il mio corpo si immobilizzò mentre trattenevo il respiro. Il viso mi si svuotò completamente di ogni colore.

Oh, mia cara Dea della Luna! Che cosa avevo fatto?!

Mi alzai di scatto, così in fretta che il dolore tra le cosce mi ricordò la notte di estasi che avevo vissuto. Strinsi le lenzuola, mentre il ricordo del suo tocco mi attraversava improvvisamente la mente.

La vergogna e il rimorso cominciarono a rodermi il petto, facendomi sentire come se stessi per svenire.

Ero un soldato reale, vincolata dal dovere e dall'onore, votata alla castità fino al giorno in cui avrei sposato il mio compagno, eppure eccomi lì, a dormire nello stesso letto con un uomo che conoscevo a malapena.

Non avrei mai potuto rimediare. La mia reputazione... I miei principi...

Decisi di riprendere i miei vestiti; le dita mi tremavano mentre mi infilavo la tunica dalla testa. Il Comandante Lucretius si agitò nel sonno e io mi bloccai, terrorizzata all'idea di averlo svegliato.

Quando fui certa che stesse ancora dormendo, fissando intensamente i suoi bei lineamenti, mi affrettai ad afferrare gli stivali, che colpirono le assi del pavimento con un tonfo sordo. Non mi importava nemmeno se quel rumore lo avesse svegliato. Volevo solo andarmene da lì il prima possibile.

Ma prima che potessi alzarmi, nonostante il dolore in mezzo alle gambe, il cuore mi balzò in gola quando la sua mano mi afferrò il polso, facendomi correre un brivido lungo la schiena. Voltandomi, sussultai piano nel vederlo sveglio, così magnifico nonostante avesse appena aperto gli occhi.

«Mi lasci già, mio piccolo soldato?» chiese con voce impastata dal sonno.

Ritrassi bruscamente la mano quando sentii che il suo tocco mi stava indebolendo.

«È... è stato un errore. D-devo andare.»

E poi mi precipitai fuori, senza aspettare che dicesse nulla. Ignorai il dolore e corsi più veloce che potevo. Il cuore mi batteva all'impazzata; scattai ancora più forte, come se correre potesse aiutarmi a dimenticare il ricordo delle sue mani, della sua voce, di come mi aveva fatto sentire e di come mi aveva dato piacere.

Era sbagliato. Sapevo che era sbagliato.

Che la Dea della Luna mi perdoni. Non volevo...

Tornai allo Starry Shadows Pack, piena di sensi di colpa e disperazione per l'errore di quella notte. Non riuscivo a credere di essermi abbandonata al tocco di un altro uomo, quando Redmund non era mai riuscito a spingersi a tanto con me.

«Gamma Euphyllia, non ti vedo da ieri. Dove sei stata?»

Trasalii quando mi imbattei in Devika, uno dei membri più anziani del nostro branco, mentre mi dirigevo verso l'infermeria. Mi ricomposi in fretta e mi inchinai davanti a lei. «Signora Devika, i miei omaggi.» Strinsi l'orlo della tunica. «Sono uscita a trovare un'amica, ecco perché non ero qui» risposi alla sua domanda.

Dovevo fingere che andasse tutto bene, anche se dalla sera prima ero stata travolta da una spirale di eventi che stavo ancora cercando di elaborare. Avrei voluto piangere, ma avevo una faccenda da sbrigare in infermeria prima di tornare alla casa del branco.

«Capisco.» Devika annuì, inclinando leggermente il capo. «Sembri esausta. Dovresti riposare un po'.»

«Lo farò.» Annuii e la guardai allontanarsi prima di riprendere la strada per l'infermeria. Sbattei le palpebre. Volevo anche fare un bagno, per lavarmi via di dosso ciò che ancora indugiava sul mio corpo. Non appena giunsi a destinazione, non persi tempo e mi avvicinai al Dottor Kairos, il medico del branco.

«Oh, Gamma, come posso aiutarti?» mi chiese, accogliendomi con un sorriso caloroso.

Il suo tono paterno e la gentilezza della sua domanda quasi mi fecero crollare. «Ho bisogno di una pozione per il controllo della fertilità, Dottor Kairos.»

Stava per appuntare qualcosa sulla sua cartellina, ma la penna si fermò a mezz'aria, mentre i suoi occhi tradivano la sorpresa per la mia richiesta. «Oh...»

Trattenni il respiro. Conoscevo bene quella reazione.

Sapevo perché fosse sorpreso. Un soldato reale come me, che aveva fatto voto di castità fino al matrimonio, era venuta a chiedere al medico del branco un rimedio per il controllo della fertilità. Non solo: nessuno sapeva che avevo già incontrato il mio compagno, a eccezione di Lilith.

Il pensiero improvviso della mia migliore amica mi fece rivoltare lo stomaco.

«D'accordo» disse il Dottor Kairos con un sorriso.

Per poco non mi sciolsi per la tensione, ma riuscii a mantenere un contegno. «E mi servirebbe anche una medicina per i postumi della sbornia» aggiunsi, cercando di calmarmi.

Non farti prendere dal panico, Euphyllia. Non farti prendere dal panico.

Aspettai di vedere se il Dottor Kairos mi avrebbe fatto domande su ciò che avevo chiesto, ma lui si limitò ad annuire e andò verso l'armadietto dei medicinali. «Fai una bella colazione dopo averle prese, d'accordo?» Le sue labbra si incurvarono in un sorriso gentile. «E poi riposati e fai un bagno tiepido.»

Il calore mi avvampò sulle guance mentre prendevo le medicine e annuivo. Sembrava aver capito cosa avessi combinato. O almeno, così pensai.

«G-grazie» mormorai, prima di schizzare fuori dall'infermeria, senza nemmeno osare guardare in faccia chiunque conoscessi.

Mi chiusi in camera non appena arrivai alla casa del branco e presi in fretta la pozione contro i postumi della sbornia che mi aveva prescritto il dottor Kairos. Infine, fissai la fiala per il controllo della fertilità che tenevo in mano.

Potevo anche essere inesperta in fatto di rapporti sessuali, ma sapevo come evitare una gravidanza. Strinsi le cosce l'una contro l'altra, avvertendo la mia essenza mescolata alla sua. Sapevo dunque che c'era la probabilità di rimanere incinta, e solo il controllo della fertilità avrebbe potuto impedirlo.

Era solo una precauzione. Annuii tra me e me.

Mentre la bevevo, mi affiorò alla mente l'immagine del corpo peccaminoso del Comandante Lucretius. Serrai gli occhi e mi diedi uno schiaffo, punendomi da sola prima di andare a farmi il bagno.

Mi strofinai a fondo per lavar via il suo odore che mi era rimasto addosso. Mi sentivo sporca per averlo fatto con un altro uomo. Non riuscivo a credere che, a causa della sbronza, fossi diventata tanto audace da sfidare un comandante reale non in un duello, ma a letto.

Non me lo sarei mai perdonato. Non avrei mai più potuto guardare in faccia il Comandante Lucretius.

E non avrei mai più potuto guardare in faccia nemmeno Redmund...

Ma il solo pensiero del mio compagno bastava a farmi ribollire il sangue. Il modo in cui lui e Lilith mi avevano tradita alle spalle sembrava aver risvegliato qualcosa dentro di me.

Le lacrime mi rigarono le guance. Non riuscivo a credere che mi avessero fatto una cosa del genere.

«Redmund... Perché?» piansi, invocando il suo nome mentre mi lavavo.

Sei mesi prima avevo fatto di tutto per aiutarlo a diventare capitano, accettando di tenere nascosta la nostra relazione, eppure lui mi aveva tradita in quel modo. Mi aveva usata per il proprio tornaconto e, fin dal principio, non mi aveva mai voluta davvero.

Ora capivo che a lui interessava soltanto il potere, lo stesso schema che avevo già vissuto nelle mie vite passate. Prima o poi mi avrebbe scartata, non appena avesse trovato un'altra di rango superiore.

Quanto alla mia migliore amica, Lilith, mi ero fidata di lei. E pensare che anche lei nutriva dei sentimenti per il mio compagno, sebbene Redmund non fosse il suo. Credevo che saremmo invecchiate con i rispettivi compagni al nostro fianco, come ci eravamo promesse. Perché mi aveva fatto una cosa simile?

Mi guardai nello specchio appeso in bagno. Fissai la mia immagine miserabile, scrutando i lineamenti del mio viso.

I miei occhi erano di una tonalità grigia che brillava di riflessi argentei ogni volta che venivano baciati dal sole; avevo un naso pronunciato, labbra rosse e rosee, e un viso bello e proporzionato. Nel nostro branco, ero considerata tra le più belle, insieme a Lilith. Ero anche intelligente e possedevo un'ottima comprensione della dottrina tattica militare, pur essendo soltanto una custode tattica.

Cosa c'era di sbagliato in me? Perché Redmund non era abbastanza orgoglioso di me da annunciare al mondo la nostra relazione?

Cos'aveva Lilith che a me mancava, per spingerlo a preferire l'intimità con lei piuttosto che con me?

Era forse per il mio basso grado militare, per il fatto di non essere un soldato semplice? Perché il mio ruolo non era incentrato sul combattimento?

Era per quello?

Se il motivo era quello, Redmund avrebbe dovuto sapere che, pur non godendo di grande rispetto sul campo di battaglia, a conti fatti il mio grado era superiore a quello di Lilith.

All'interno del branco, poi, eravamo allo stesso livello. Come mai lei veniva notata, mentre io dovevo supplicarlo per fargli trascorrere un po' di tempo con me?

Cosa mi mancava? Cos'altro voleva Redmund?

O forse era perché non riuscivo a concedermi a lui? Perché aveva continuato a chiedermi di consumare il rituale dell'accoppiamento senza marchiarci a vicenda, e io mi ero ostinata a rifiutare?

Avrei voluto affrontarli, ma ero troppo codarda per farlo, così scelsi di voltare loro le spalle. Era difficile digerire ciò che avevo visto; dovetti persino darmi un pizzicotto per assicurarmi di non essere intrappolata in un incubo, ma la realtà mi colpì in pieno viso come uno schiaffo.

Mi morsi il labbro inferiore con tanta forza da sentire sulla lingua il sapore aspro di un liquido metallico. Continuai ad asciugarmi le lacrime che non volevano smettere di scendere, finché il mio sguardo non si posò sulla spugna.

Il Comandante Lucretius mi attraversò la mente, insieme al ricordo della nostra notte di estasi. Nonostante fossi sotto l'effetto dell'alcol, ricordavo vividamente ciò che avevamo fatto. Ricordavo di aver deciso di voler dimenticare.

A quella consapevolezza, la rabbia mi ribollì nel sangue. Forse, andare a letto con il Comandante Lucretius non era stato poi così male. Se Redmund poteva tradirmi, allora io potevo fare lo stesso con lui. Non era l'unico a potersi concedere a qualcuno che non fosse il proprio compagno predestinato.

Forse la mia era solo una ritorsione per il tradimento a cui avevo assistito, eppure mi sembrava una cosa così sbagliata e giusta al tempo stesso. Forse avrei dovuto ringraziare il Comandante Lucretius, ma una persona insignificante come me sarebbe stata a malapena notata da uno come lui.

«Che cosa faccio adesso?» mi domandai, sentendomi vuota ed esausta.

Mi sembrava di aver perso tutto nel giro di un giorno. Erano successe così tante cose, il giorno prima, che facevo fatica a elaborarle.

E non era tutto: c'erano ancora dei misteri che volevo risolvere.

Le mie vite passate...

La realtà della reincarnazione...

Volevo sapere perché ne conservassi i ricordi. Perché si erano innescati non appena avevo assistito al tradimento del mio compagno e della mia migliore amica? Perché avevo provato lo stesso dolore anche nelle mie vite passate?

La Dea della Luna stava forse cercando di mandarmi un messaggio? Era una benedizione o una maledizione?

«Ah!» urlai disperata, affondando il viso nel cuscino. «Che cosa dovrei fare adesso, Dea della Luna?» La mia voce ne uscì ovattata, annegata nella mia stessa miseria.

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