L'ex moglie incinta del miliardario

L'ex moglie incinta del miliardario

Fleur De Luna · In corso · 246.9k Parole

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Introduzione

Lily De Silva era stata sposata con il diabolicamente affascinante CEO di Bradford Enterprises per quattro anni, ma il loro matrimonio finì bruscamente quando lui chiese il divorzio a causa della sua incapacità di dargli un altro figlio. Con riluttanza, lo lasciò andare.

Nel frattempo, Grey riaccese la sua storia d'amore con la sua prima fiamma, Natalia, una splendida modella italiana, e la mise incinta.

Mesi dopo, dopo il loro divorzio legale, Lily scoprì di essere incinta. Grey tornò prepotentemente nella sua vita, volendo riconquistarla. Tuttavia, Lily, ora un'ereditiera, rifiutò di riprenderlo.

Riuscirà l'enigmatico CEO a riconquistare il suo amore, o alla fine prevarrà l'odio?

Capitolo 1

«Voglio il divorzio», annunciò mio marito, Grey Bradford, con un tono gelido.

Quelle parole mi parvero troppo pesanti per essere vere.

Per qualche secondo mi limitai a fissarlo, perché le parole che avrei voluto dire venivano sommerse dal martellare violento del mio cuore.

In fondo, avevo sempre saputo che un giorno mi avrebbe chiesto il divorzio, soprattutto dopo che il suo primo amore era tornato in paese, dopo aver trascorso cinque anni a Parigi.

Avevo visto i cambiamenti sottili in lui sin da quando Natalia era rientrata. Il modo in cui si faceva distante ogni volta che provavo a chiedergli che cosa non andasse. Avevo notato tutto. Avevo semplicemente scelto di non credere a ciò che il mio cuore mi stava già dicendo.

Quello che non mi aspettavo era che, alla fine, pronunciasse quelle parole proprio stasera, durante quella che io avevo creduto fosse una cena romantica tra marito e moglie.

Sollevai il mento e lo guardai dritto negli occhi; un sorriso amaro mi sfiorò le labbra mentre una sola parola mi scivolava fuori, tremante.

«Perché?»

L’espressione di Grey rimase calma, quasi irritantemente calma. «Ho sempre voluto un figlio maschio, Lily. Dio solo sa da quanto tempo aspetto, ma non posso continuare ad aspettare per sempre.»

Sotto il tavolo le dita mi si chiusero a pugno. Sentii formarsi un nodo in gola mentre ricordi indesiderati mi travolgevano. Dylan, nostro figlio, era morto due anni prima in un tragico incidente d’auto.

Ricordavo ancora il suono delle gomme che stridono. I vetri in frantumi. L’odore di fumo. Il tremore delle mie mani mentre cercavo disperatamente di raggiungerlo. E ancora oggi mi davo la colpa per averlo perso. Non c’era una sola notte in cui non desiderassi poter scambiare la mia vita con la sua.

A volte mi chiedevo se avrei mai smesso di sentire la sua risata nei sogni. Se sarei mai riuscita a passare accanto a un bambino senza domandarmi che aspetto avrebbe avuto Dylan a quell’età.

Anche Grey aveva perso un figlio. Una volta avevamo pianto insieme. O almeno, io avevo creduto che fosse così. Dopo aver perso il nostro unico bambino, qualcosa tra noi era cambiato. Eravamo diventati due persone diverse.

Nonostante il dolore, avevamo provato a concepire di nuovo, ma nonostante anni di tentativi io non ero riuscita a rimanere incinta. Ogni test di gravidanza negativo mi sembrava un altro pezzo di speranza che mi veniva strappato via.

Avevo sopportato visite mediche, farmaci, procedure dolorose e innumerevoli notti insonni a chiedermi che cosa non andasse nel mio corpo.

Dopo aver perso il nostro unico figlio, forse Dio ci aveva giudicati indegni di avere bambini, visto che non eravamo riusciti a proteggere l’unico che avevamo avuto.

«Siamo entrambi infelici in questo matrimonio», proseguì Grey. «Dobbiamo lasciarci andare e cominciare vite separate. È la cosa migliore per noi.»

La sua voce era così calma. Cercai sul suo volto una traccia di rimpianto, di tristezza, anche solo un accenno del dolore che provavo io. Non c’era niente, e questo mi fece domandare se avesse mai davvero tenuto a me o amato me.

L’uomo che credevo di conoscere da così tanto tempo ormai era un perfetto estraneo, perché il Grey che conoscevo non mi avrebbe mai abbandonata con una crudeltà simile. Il Grey che avevo sposato mi avrebbe stretto la mano durante le difficoltà. Mi avrebbe ricordato che perdere Dylan non era colpa mia.

E invece l’uomo seduto di fronte a me mi guardava come se i nostri quattro anni insieme non fossero stati altro che un errore che finalmente stava correggendo. Voleva il divorzio non perché io non riuscissi a concepire. Quella era soltanto una scusa comoda per stare con la donna che amava da quando aveva diciott’anni. Natalia Romani.

Ma chi ero io per giudicarlo?

Natalia, la splendida modella italiana, era la sua ex fidanzata. Aveva scelto la carriera al posto del matrimonio e lo aveva lasciato per inseguire i suoi sogni a Parigi. Se non se ne fosse andata, Grey non avrebbe mai sposato me.

Dopotutto, io ero soltanto un rimpiazzo temporaneo, uno strumento per fare un dispetto a suo padre, che aveva sposato la sua amante dopo che sua madre se n’era andata.

Fino a oggi, suo padre non lo aveva perdonato per aver sposato una come me. Sapevo benissimo che cosa pensava di me. Non ero abbastanza per suo figlio. Forse aveva avuto ragione fin dall’inizio.

Il mio sguardo tornò sul volto di Grey. Era sciocco, ma ingoiai l’orgoglio. Davanti all’altare avevamo fatto un voto: esserci l’uno per l’altra, nel bene e nel male. Non lo avrei lasciato andare senza lottare, proprio come mi ero promessa il giorno in cui ci eravamo sposati. Forse c’era ancora qualcosa da salvare. Forse l’uomo che amavo era ancora da qualche parte, sotto l’amarezza che gli induriva lo sguardo.

«Sto facendo del mio meglio per concepire un figlio, Grey. Aspettiamo un anno e, se entro allora non sarò ancora riuscita a darti un maschio, accetterò il divorzio.»

Le parole mi uscirono di bocca prima che potessi ripensarci. Era umiliante mercanteggiare sul mio stesso matrimonio. Eppure ero disposta a farlo. Per mio marito.

Grey scosse la testa.

Per la prima volta mi accorsi di quanto sembrasse sfinito. Come se perfino sedersi di fronte a me fosse diventato un peso. «Sono stanco di aspettare, Lily. Voglio un figlio e, se tu non puoi darmi quello che voglio, allora non ho motivo di restare in questo matrimonio.»

Quelle parole taglienti mi trafissero il cuore. Nessun motivo per restare? Era tutto ciò che ero diventata per lui? Una donna che non era riuscita a dargli un altro figlio?

«E i nostri anni insieme? Tutto quello che abbiamo passato. Non conta nulla?»

Il suo silenzio mi rispose ancora prima che lo facesse lui.

Allungai la mano verso la sua. Fu un gesto disperato, quasi istintivo. Volevo solo aggrapparmi all’uomo che un tempo mi aveva stretta durante gli incubi e mi aveva promesso che non mi avrebbe mai lasciata sola. Ma nel momento in cui le mie dita sfiorarono le sue, lui la ritrasse in fretta, come se il mio tocco lo bruciasse.

La mia mano rimase sospesa tra noi per un secondo, poi ricadde lentamente in grembo.

«Ho deciso. Non c’è niente che tu possa fare per farmi cambiare idea.» Nella sua voce non c’era alcun dubbio: era definitivo.

«Ma—»

Grey mi troncò con uno sguardo gelido. «Ho sprecato quattro anni della mia vita con te. È ora che vada avanti e che lasci perdere. Ti piaccia o no, chiederò il divorzio.»

Mi si spalancò la bocca. Quattro anni ad amarlo e lui li chiamava tempo sprecato. Avevo rinunciato a tutto per lui, persino all’unica occasione di inseguire la carriera dei miei sogni, perché lo amavo. E alla fine, in cambio, avevo ricevuto soltanto dolore.

Se Dylan, nostro figlio, non fosse morto in quell’incidente, tutto questo non sarebbe successo. Grey non avrebbe mai pensato al divorzio. Forse saremmo ancora stati una famiglia.

Volevo urlare. Volevo lanciare qualcosa. Volevo fargli provare anche solo una frazione del dolore che mi stava lacerando dentro. Ma mi trattenni.

Raccolsi le forze e lo guardai negli occhi. Due splendidi occhi grigi mi fissarono in risposta. Un tempo si riempivano di calore ogni volta che incontravano i miei. Adesso non contenevano altro che una gelida cortesia.

Forse il nostro matrimonio non era finito stasera. Forse era finito molto prima. E io avevo semplicemente avuto troppa paura per ammetterlo.

«Hai ragione», sussurrai, sorprendendo me stessa per quanto la mia voce suonasse ferma.

L’espressione di Grey ebbe un guizzo di sorpresa. Forse si aspettava che mi aggrappassi a lui come avevo passato anni ad aggrapparmi al nostro matrimonio.

Ma avevo chiuso. Basta. Basta sminuirmi per un uomo che, da tempo, aveva già abbandonato il nostro matrimonio.

Aprì la bocca, ma io alzai una mano, zittendolo. Per la prima volta quella sera, non mi importava di ciò che aveva da dire.

Mi alzai con grazia dalla sedia, il volto indurito. La donna che era entrata in quel ristorante sperando di salvare il suo matrimonio non c’era più.

«Sai qual è l’ironia, Grey? La mela non cade mai lontano dall’albero. Sei esattamente come tuo padre: lasci tua moglie per qualcuno che dici di aver sempre amato. L’unica differenza è che tuo padre ha avuto il coraggio di ammetterlo.»

Lo guardai mentre il suo viso si deformava di rabbia. Se c’era una cosa che Grey detestava più di ogni altra, era essere paragonato a suo padre.

«Non osare paragonarmi a lui», ringhiò, le mani serrate a pugno lungo i fianchi.

Feci un passo indietro, creando una distanza fisica che rispecchiava l’abisso emotivo tra noi.

«Ho fatto del mio meglio per essere la moglie perfetta per te e ho fatto innumerevoli sacrifici per tenerci insieme, ma alla fine ho fallito. Forse hai ragione; abbiamo bisogno di spazio.»

Quelle parole facevano male. Dio, facevano più male di quanto potessi spiegare. Ma non le avrei ritirate.

«Se è il divorzio quello che vuoi, allora te lo concedo.»

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