Capitolo 1: Bride Unseen
Punto di vista di Crema
«Preparati. Stanotte è la notte.»
Le parole di mio padre avrebbero dovuto riempirmi di entusiasmo.
Invece mi si strinse lo stomaco.
Dopo tre lunghi anni, la Luna Cremisi sarebbe finalmente sorta.
E con lei sarebbe arrivato il momento che sognavo fin da bambina.
Avrei finalmente incontrato il mio compagno predestinato.
Il principe Giovan.
Il futuro re.
Il mio futuro marito.
Avevo immaginato quella notte mille volte.
Un palazzo.
Una famiglia.
Bambini che correvano per i corridoi reali.
Una vita in cui, finalmente, avrei saputo esattamente qual era il mio posto.
Allora perché, all’improvviso, sentivo che c’era qualcosa che non andava?
«Certo, padre. Sarò pronta.»
Mio padre mi studiò il viso, poi sorrise.
«Sono felice che tu ne sia contenta.»
«Che cosa significa?»
Sospirò.
«Crema, questo matrimonio è stato combinato anni fa. L’hai accettato senza opporre resistenza.»
«Certo che sì.»
Sorrisi.
«Perché non avrei dovuto? Giovan è il futuro re.»
Mio padre mi attirò in un abbraccio.
«Sono contento che tu non abbia rimpianti.»
«Nessun rimpianto.»
Volevo crederci.
Poi mia madre entrò con diversi servitori che portavano abiti, gioielli e tutto ciò di cui avrei avuto bisogno per la serata.
Mi guardò con attenzione.
«Il matrimonio non è facile, Crema.»
Alzai lo sguardo.
«Ci saranno litigi. Incomprensioni. Giorni in cui ti chiederai se hai fatto la scelta giusta.»
La sua mano si posò con dolcezza sulla mia spalla.
«Ma sii paziente con Giovan. Questo futuro è stato deciso quando eravate entrambi bambini.»
Prima che potessi rispondere, una voce arrivò dalla soglia.
«Ah, sì?»
Ogni servitore ammutolì.
Conoscevo quella voce.
Janine.
Se ne stava lì, con le braccia conserte, e un sorriso che mi mise subito in allerta.
I suoi occhi scivolarono sugli abiti, sui gioielli e infine su di me.
Poi rise.
«Si stanno davvero dando tanto da fare per renderti presentabile?»
«Janine.»
La voce di mia madre si fece gelida.
«Bada a come parli.»
Janine sollevò un sopracciglio, innocente.
«Che c’è? Dico solo la verità.»
Mi guardò di nuovo.
«Immagino che stasera stia succedendo qualcosa di importante.»
«Sta arrivando la famiglia del principe Giovan» disse mia madre.
Per un brevissimo istante, il sorriso di Janine svanì.
Poi tornò.
«Oh.»
Mi fissò dritta negli occhi.
«Congratulazioni, cugina. Finalmente ti sposi.»
Tutti sapevano che Janine ammirava Giovan.
Non lo diceva mai apertamente, ma non ne aveva bisogno.
Il modo in cui parlava di lui.
Il modo in cui lo osservava ogni volta che compariva.
Se n’erano accorti tutti.
E, a quanto pareva, anche mia madre.
«Ho una sola richiesta» disse.
I suoi occhi si indurirono.
«Non creare problemi stasera.»
Janine sorrise.
«Ma certo.»
Si voltò verso la porta.
«Non vorrei rovinare la serata speciale di Crema.»
La porta si chiuse alle sue spalle.
Io lasciai uscire un respiro sommesso.
Mia madre mi guardò.
«Non permetterle di turbarti.»
«Non lo farò.»
Non era del tutto vero.
Ma quella sera non riguardava Janine.
Riguardava Giovan.
I servitori finirono di prepararmi poco dopo.
Il mio abito era semplice ed elegante. I capelli erano raccolti con cura, fermati da un piccolo nastro a forma di farfalla.
Mi fissai nello specchio.
Per anni avevo immaginato l’incontro con il mio compagno.
Quella sera, finalmente, sarebbe successo.
Volevo che Giovan mi guardasse ed fosse felice che il destino avesse scelto noi.
Poi la voce di mio padre risuonò per la casa.
«Sono arrivati.»
Il cuore mi si fermò.
Sono arrivati.
Mia madre mi prese le mani.
«È normale essere nervosa.»
Annuii.
Ma il battito mi correva già impazzito.
E se non gli fossi piaciuta?
E se avesse cambiato idea?
Scacciai quei pensieri.
No.
Era il mio compagno.
Sarebbe venuto.
Doveva.
Gli ospiti cominciarono ad arrivare.
Re Dior entrò con la sua famiglia, seguito da saluti formali e sorrisi di cortesia.
Ma io quasi non sentii nulla.
I miei occhi tornavano di continuo all’ingresso.
Lui non c’era.
Passarono minuti.
Poi altri.
Ancora niente.
Le dita mi si strinsero sul tessuto dell’abito.
Dov’era Giovan?
Alla fine Re Dior si voltò verso una guardia.
«Dov’è Giovan?»
La guardia abbassò il capo.
«Il principe Giovan non è ancora arrivato, Maestà.»
Il silenzio si allargò nella sala.
L’espressione di Re Dior si indurì.
«Trovatelo.»
La guardia esitò.
«Maestà…»
«Portatelo qui.»
La sua voce si fece più gelida.
«Se Giovan si rifiuta di venire di sua volontà, trascinatelo dentro.»
Mi si mozzò il respiro.
Si rifiuta?
L’espressione di mio padre cambiò.
Mia madre allungò una mano verso il mio braccio.
Ma quasi non avvertii il suo tocco.
Non era in ritardo.
Non era stato trattenuto.
Semplicemente non voleva venire.
Non voleva incontrarmi.
Non voleva questo matrimonio.
Il futuro che avevo sognato per tutta la vita, all’improvviso, mi parve scivolare via.
Poi le porte si aprirono.
Entrò una guardia.
Aveva il volto pallido.
Andò dritto da Re Dior e si gettò in ginocchio.
«Maestà.»
«Dov’è mio figlio?»
La guardia deglutì.
«Il principe Giovan si è rifiutato di venire.»
Il cuore mi sprofondò.
Poi pronunciò le parole che lo frantumarono.
«Ha detto che non ha alcuna intenzione di sposare Lady Crema.»
La sala piombò in un silenzio assoluto.
Non riuscivo a respirare.
Il mio compagno predestinato aveva rifiutato il matrimonio ancora prima di incontrarmi.
Per la prima volta mi chiesi se mi avesse mai voluta, davvero.
Abbassai gli occhi, cercando di nascondere il dolore che bruciava dietro di essi.
Poi dei passi riecheggiarono nel corridoio.
Lenti.
Pesanti.
Sempre più vicini.
Tutti si voltarono verso l’ingresso.
E infine…
Apparve.
Il principe Giovan.
L’uomo che avevo sognato per anni.
L’uomo che il destino aveva scelto per me.
L’uomo che aveva appena dichiarato che non mi avrebbe mai sposata.
I nostri sguardi si incrociarono.
E la prima cosa che vidi sul suo volto non fu il rimorso.
Non fu la sorpresa.
Non fu nemmeno l’indifferenza.
Fu rabbia.
Non contro di me.
Contro qualcos’altro.
Qualcosa che non capivo.
E all’improvviso mi resi conto che qualunque cosa avesse portato Giovan lì quella sera…
L’uomo che avevo sognato per anni era finalmente davanti a me.
E sembrava non voler avere nulla a che fare con me.
Il principe Giovan.
Il mio compagno predestinato.
Il mio futuro marito.
Il futuro re.
Avevo immaginato quel momento così tante volte.
Credevo che mi sarei sentita emozionata.
Felice.
Forse avrei perfino provato la sensazione che il destino mi avesse finalmente dato tutto ciò che avevo sempre desiderato.
Invece il cuore mi sprofondò.
La prima cosa che notai non fu quanto fosse bello.
Fu l’espressione sul suo viso.
Fastidio.
Sembrava infastidito già solo per il fatto di essere lì.
Il mio entusiasmo svanì.
Eppure non riuscivo a smettere di guardarlo.
Indossava una semplice camicia scura che metteva in risalto le spalle larghe e la corporatura robusta. Anche con quell’espressione gelida, attirò l’attenzione di tutti nell’istante stesso in cui entrò.
Compresa la mia.
Distolsi in fretta lo sguardo.
Quello era l’uomo che avevo aspettato per anni.
L’uomo che il destino aveva scelto per me.
E sembrava che preferisse trovarsi in qualunque altro posto.
Poi il re Dior si alzò.
«È tutto pronto.»
Nella sala calò il silenzio.
«Quando stanotte sorgerà la Luna di Sangue, le nozze avranno luogo.»
Alzai di scatto la testa.
«Stanotte?»
Mio padre sembrava altrettanto sorpreso.
«Maestà,» disse con cautela, «credevamo che questa sera fosse solo per discutere i preparativi.»
L’espressione del re Dior rimase fredda.
«Sarò diretto.»
Il suo sguardo scivolò per la sala.
«Mio figlio si sta lasciando distrarre da un’altra donna.»
Mi si gelò lo stomaco.
Un’altra donna?
«Una donna di cui non so nulla,» proseguì. «Qualcuna che non ha posto nella nostra famiglia reale.»
La mascella gli si irrigidì.
«Non permetterò che un’ossessione passeggera distrugga il futuro di mio figlio.»
Guardai Giovan.
La sua espressione si fece più cupa.
Dunque era vero.
C’era qualcun’altra.
Qualcuna che lui voleva.
Qualcuna abbastanza importante da renderlo furioso con suo padre.
Chi era?
La amava?
L’aveva già scelta al posto mio?
I pensieri mi si accavallarono.
Poi il re Dior fissò suo figlio.
«Non hai niente da dire?»
Il silenzio riempì la sala.
Giovan si voltò lentamente.
I suoi occhi incontrarono i miei.
Per la prima volta quella sera, mi guardò davvero.
Il battito mi inciampò nel petto.
Il suo sguardo scorse sul mio viso, sul mio vestito, sulle mie mani.
C’era qualcosa di strano nei suoi occhi.
Qualcosa che non riuscivo a capire.
Poi distolse lo sguardo.
Non disse nulla.
E, in qualche modo, quel silenzio fece più male di qualunque parola.
La decisione venne presa nel giro di pochi minuti.
Il matrimonio si sarebbe celebrato quella notte.
Nessuna discussione.
Nessun rinvio.
Nessuna scelta.
La famiglia reale se ne andò poco dopo.
Giovan li seguì.
Non mi rivolse mai la parola.
Non si spiegò.
Non si voltò nemmeno una volta.
Rimasi lì, con la sensazione di essere appena entrata nella vita di qualcun altro.
Non sapevo cosa si nascondesse dietro il suo silenzio.
Sapevo soltanto che qualunque cosa mi aspettasse quella notte...
non era il futuro che avevo immaginato.
Ore dopo, la villa era piena di invitati.
La musica riecheggiava nei corridoi.
La Luna di Sangue stava sorgendo.
Tutti aspettavano la sposa.
Tutti tranne me.
«Janine, smettila!»
La voce mi tremava.
Janine stringeva il mio abito da sposa con entrambe le mani.
Tirò.
La stoffa si strappò.
«Janine!»
«Non posso accettarlo!»
Aveva gli occhi rossi, ma in loro non c’era tristezza.
Solo rabbia.
«Io ho conosciuto Giovan per prima!»
Tirò di nuovo l’abito.
«Era mio, prima!»
Un altro strappo lacerò il vestito.
Il cuore quasi mi si fermò.
«Sapevi che era il mio compagno combinato.»
La voce mi tremava.
«Lo sapevi fin dall’inizio.»
«Non mi importava!»
Urlò.
«Io lo amavo!»
La fissai.
Per anni avevo saputo che Janine voleva Giovan.
Ma non avevo mai creduto che sarebbe arrivata a tanto.
«Avresti dovuto rifiutarlo!» gridò.
«Avresti dovuto farti da parte!»
Allungò di nuovo la mano verso il mio vestito.
Quella volta la spinsi via.
«Basta!»
Barcollò all’indietro.
Nella stanza calò il silenzio.
Abbassai lo sguardo.
Il mio abito da sposa era rovinato.
L’abito che avevo sognato di indossare per anni era strappato, irrimediabilmente.
E mancavano solo venti minuti alla cerimonia.
Un colpo secco risuonò alla porta.
Tutti si immobilizzarono.
«Lady Crema?»
La voce nervosa di un servitore arrivò da fuori.
«La cerimonia inizia tra venti minuti.»
Venti minuti.
I miei occhi scivolarono sull’abito distrutto.
Centinaia di invitati stavano aspettando al piano di sotto.
La Luna di Sangue stava sorgendo.
E Giovan avrebbe dovuto attendermi all’altare.
Ma io non potevo scendere così.
Poi il servitore parlò di nuovo.
«Lady Crema...»
La voce gli tremava.
«Il principe Giovan sta salendo.»
Il cuore mi si fermò.
Il viso di Janine impallidì.
I passi fuori si fecero più forti.
Più vicini.
Poi si arrestarono proprio davanti alla porta.
Tutto il mio corpo si irrigidì.
La maniglia si mosse lentamente.
E all’improvviso capii.
Giovan stava per vedere il mio abito da sposa distrutto.
Stava per vedere Janine in piedi accanto a me.
E io non avevo la minima idea a chi di noi due avrebbe creduto.
