Capitolo 3: Piacere di conoscerti, Rachel
«Quella è davvero Amelia?»
Kevin non riusciva a credere ai propri occhi.
La ragazza che fino a pochi istanti prima gli era stata davanti, con i capelli arruffati e i vestiti sporchi di terra, ora era completamente trasformata. Amelia aveva fatto la doccia e sembrava un’altra persona.
I suoi capelli dorati le ricadevano morbidi sulle spalle, ancora umidi e scintillanti di goccioline d’acqua. Si era spostata la frangia all’indietro, rivelando una fronte perfetta e bellissima.
Indossava una sottoveste bianca al ginocchio che lasciava scoperti il collo sottile e le braccia. Il vestito le stringeva il punto vita, mettendo in risalto la figura slanciata e le gambe lunghe.
Kevin aveva sempre pensato che la gente di campagna avesse la pelle segnata dal sole e lineamenti rozzi, ma quella di Amelia era liscia e delicata.
E il suo viso... piccolo e fine, con il mento leggermente appuntito, a formare il classico cuore. Il naso era alto e dritto, le sopracciglia naturalmente scure e le labbra di un rosso rosato naturale. I suoi occhi a mandorla erano limpidi e luminosi, come se custodissero stelle al loro interno.
«Kevin?»
La voce di Amelia lo riscosse dal suo stupore. Lei agitò una mano davanti al suo viso, fingendosi innocente.
Robert era bello, e Rupert era di una bellezza sorprendente. Non c’era da stupirsi che loro figlia, Amelia, fosse così attraente.
Tuttavia Amelia non aveva mai usato prodotti per la cura della pelle e passava le giornate esposta alle intemperie, perciò, nonostante i bei lineamenti, la sua pelle era diventata ruvida e abbronzata.
Così, durante la doccia, Amelia aveva usato quasi tutta l’energia spirituale che le restava per migliorare le condizioni della sua pelle.
Dopotutto, gli esseri umani sono creature al novantanove per cento visive.
Non si poteva negare che un volto affascinante e un bel corpo siano gli strumenti migliori per colmare la distanza con gli estranei.
E infatti Kevin la stava fissando, quasi incapace di parlare. «Tu... hai finito la doccia?»
«Sì, Kevin.» Amelia annuì, esitando un poco prima di continuare. «Però non so come usare l’asciugacapelli in bagno, quindi i miei capelli stanno ancora gocciolando.»
Kevin seguì il suo sguardo.
Amelia inclinò leggermente la testa e una goccia d’acqua le scivolò dai capelli, giù lungo il mento, fino alla clavicola delicata, per poi sparire sulla sua pelle morbida.
I suoi occhi erano così innocenti, come quelli di una cerbiatta ignara della durezza del mondo.
Sembrava fidarsi di Kevin come di un fratello, anche se l’atteggiamento che lui aveva avuto prima la rendeva ancora esitante ad avvicinarsi troppo.
«Porta qui l’asciugacapelli», disse Kevin all’improvviso, senza sapere bene nemmeno lui cosa stesse pensando.
«Cosa?» Amelia sbatté le palpebre, come se non avesse capito.
«Ho detto, porta qui l’asciugacapelli. Ti faccio vedere come si usa», disse Kevin, cercando di mantenere la calma.
«Va bene, grazie, Kevin.» Amelia sorrise all’improvviso, e la curva dei suoi occhi e della sua bocca la fece sembrare sinceramente felice per quell’offerta.
Il suo sorriso puro e luminoso fece accelerare il cuore di Kevin in modo inspiegabile.
Era davvero la stessa Amelia che fino a poco prima era stata così sporca?
Con il suo aspetto e il suo portamento, avrebbe potuto tranquillamente competere con le cosiddette nobildonne di River City. Non sembrava affatto una ragazza cresciuta in campagna.
Se la si paragonava a Rachel, Amelia non era affatto inferiore.
Amelia andò rapidamente in bagno a prendere l’asciugacapelli di fascia alta da cinquemila dollari.
Kevin la fece sedere accanto a sé e le mostrò quali pulsanti premere e come usarlo. Ma Amelia sembrava del tutto inesperta con quel genere di aggeggi e non riusciva proprio a prenderci la mano.
«Scusa, Kevin, sono proprio troppo stupida.» Amelia si morse il labbro e abbassò lo sguardo, delusa, come se si stesse rimproverando per avergli fatto perdere tempo.
Vedendola in quello stato, Kevin le tolse il phon di mano. «Non preoccuparti. In questo momento non ho altro da fare. Te li asciugo io.»
«Davvero? Grazie, Kevin!»
Gli occhi di Amelia si illuminarono e lei si voltò subito per sedersi davanti a Kevin, esponendogli le spalle snelle e bellissime e la schiena.
Kevin sollevò una ciocca dei capelli di Amelia e accese il phon.
L’aria calda le attraversò i capelli, diffondendo tutt’intorno un lieve profumo di shampoo; perfino le dita di lui ne rimasero impregnate.
Per un istante, Kevin pensò che avere Amelia come sorella forse non sarebbe stato poi così male.
Ma poi ricordò perché Amelia era venuta a River City: per fidanzarsi con Quentin, praticamente soffiando il ragazzo a Rachel.
Anche se Rachel non era legata ai Martinez da vincoli di sangue, era la sorella che Kevin aveva visto crescere e che aveva sempre amato più di ogni altra cosa.
Come poteva lasciare che Rachel soffrisse, trattando con gentilezza la figlia illegittima di Robert?
A quel pensiero, l’esitazione di poco prima svanì.
La sua espressione tornò fredda, e spense bruscamente il phon, posandolo sul tavolo.
«Kevin?»
Amelia sembrò sussultare per quel rumore improvviso e si voltò in fretta a guardarlo.
«Sono abbastanza asciutti,» disse Kevin con freddezza. «Fatti accompagnare da un domestico a fare un giro della casa. Ho delle cose da fare.»
«Va bene, allora non ti disturbo, Kevin.» Amelia si alzò subito.
Mentre stava per allontanarsi dal divano, pestò “per caso” l’acqua gocciolata dai suoi capelli sul pavimento di marmo. Il piede le scivolò e cadde all’indietro, lanciando un grido di spavento.
«Attenta!»
Kevin reagì in fretta e, d’istinto, le cinse la vita con un braccio, attirandola tra le sue braccia prima che colpisse il pavimento.
Amelia sembrò davvero spaventata: si aggrappò con forza alla camicia di Kevin e nascose il viso contro il suo petto. «Kevin...»
In quel momento, la porta d’ingresso si aprì.
La voce di un domestico annunciò: «Il signor Robert Martinez, la signora Jenny Martinez, il signor Tobias Martinez e la signorina Rachel Martinez sono tornati.»
Robert, Jenny, Rachel e Tobias entrarono e videro subito Kevin stringere Amelia a sé, in un atteggiamento piuttosto intimo.
Per un attimo, tutti si immobilizzarono, fissandosi a vicenda.
Sulle labbra di Amelia affiorò un sorriso quasi impercettibile.
«Papà, mamma, siete tornati,» disse Kevin con rigidità, lasciando andare Amelia in fretta.
Si raddrizzò e disse: «Ho riportato qui Amelia. Amelia, questi sono i miei genitori, Rachel e Tobias.»
Amelia si scostò subito dall’abbraccio di Kevin e guardò le quattro persone ferme accanto all’ingresso.
Robert aggrottò la fronte, sul volto di Jenny comparve un’espressione contrariata. Tobias corrugò le sopracciglia e cinse con un braccio sua sorella Rachel.
Il sorriso di Rachel si irrigidì non appena incrociò lo sguardo di Amelia, trasformandosi in un’espressione incredula.
Amelia sorrise tra sé.
Rachel era incredula perché aveva visto Kevin, che l’aveva sempre viziata e protetta, stringere Amelia, quella che tutti consideravano indesiderata?
O perché pensava che Amelia avrebbe dovuto essere lasciata a morire in qualche vicolo, e invece eccola lì, in piedi nel soggiorno della famiglia Martinez?
Senza esitare, Amelia si avvicinò a loro.
«Papà,» disse per prima a Robert.
Poi si voltò verso Jenny. «Signora Jenkins, salve. Sono Amelia. Le sono molto grata per aver accettato di accogliermi dopo la morte di mia madre.»
Poi guardò Tobias, alto e affascinante. «Tu devi essere Tobias. Kevin mi ha appena parlato di te.»
«E Rachel.» Amelia tese la mano alla Rachel ancora sbalordita, con un sorriso sincero velato di mistero. «Piacere di conoscerti, Rachel.»
