
La Figlia Perduta del Kingmaker
Lecia Wipere · In corso · 492.3k Parole
Introduzione
Il mio piano era perfetto. Usare la nostra alleanza come scudo. Tenere i miei segreti — l’arte, la guarigione, il potere — sepolti fino al momento giusto. Ma ho sbagliato un solo calcolo: lui. L’uomo che credevo sarebbe stato un mio burattino si sta trasformando nella mia dipendenza.
Ora il mondo sta scoprendo chi sono davvero, e il confine tra il nostro gioco e la realtà si sta spezzando. Aveva accettato di giocare secondo le mie regole, ma adesso vuole cambiarle. Non gli basta essere colui che mi apre la strada al trono; vuole essere il re del mio cuore.
Capitolo 1
River City, notte.
Un vicolo desolato e malridotto. Di giorno è quasi deserto, e di notte lo è ancora di più: silenzioso e inquietante, privo di qualsiasi presenza umana.
La fredda luce bianca della luna si riversa sul sentiero di ciottoli coperti di muschio. Un gatto randagio, annusando in cerca di cibo, si addentra nel vicolo.
Nel giro di pochi secondi gli occhi del gatto si spalancano per lo shock, la schiena gli si inarca per la paura.
Davanti a lui giace il corpo ancora tiepido di una ragazza.
Denutrita e fragile, con i lunghi capelli in disordine, una maglietta lurida e segni rossi e gonfi intorno al collo.
Poi accade qualcosa di ancora più sconvolgente: le dita del cadavere hanno un tremito, e gli occhi si aprono.
«Sono rinata?»
La ragazza si solleva lentamente da terra, le labbra pallide che si schiudono appena; la voce, fredda e limpida come il rintocco di una campana.
I capelli dorati scorrono nella luce lunare, emanando un’aura sinistra e, al tempo stesso, incantevole.
Il nome di quel corpo era Amelia Martinez e, da quel momento, sarebbe stato il suo nome.
Amelia prova a mettersi in piedi, ma il corpo è troppo debole: barcolla a ogni passo. Con la forza della sua anima attuale, ci sarebbe voluta almeno una settimana per rimettere in sesto quel corpo danneggiato.
Troppo tempo.
Proprio quando Amelia avverte una fitta di delusione, il suo naso freme, cogliendo un odore nell’aria. Gli occhi le si illuminano mentre solleva il capo.
Sul ciglio della strada, un’auto di lusso nera, dalla linea elegante.
Michael Johnson è seduto all’interno, in attesa che il suo assistente, Eric Allen, torni con la giada che gli ha ordinato di recuperare.
Domani sera la famiglia Williams terrà un’asta di beneficenza, invitando l’élite della città. Anche se la chiamano asta, gli oggetti in realtà sono donazioni provenienti dalle collezioni private degli ospiti.
La famiglia Williams non spende un centesimo, eppure si prende una bella reputazione e tutto il merito: una mossa davvero astuta.
Di solito Michael evita quel genere di eventi, soprattutto perché non è benvoluto. Ma per via dei legami tra i Johnson e i Williams, deve farsi vedere e donare qualcosa, per rispetto di Vaughn Williams.
Mentre Michael guarda il telefono, all’improvviso sente bussare al finestrino.
Alza lo sguardo e vede Amelia ferma fuori dall’auto; il suo aspetto lo costringe a un’esitazione.
Amelia sembra fragilissima, alta circa un metro e sessanta, con un viso piccolo. I capelli lunghi sono arruffati, e viso e vestiti sono sporchi, tanto da nasconderne i tratti originali.
Una mendicante?
Michael indugia un istante, poi infila la mano nella tasca della giacca, tira fuori il portafoglio ed estrae cinquecento dollari, porgendoli attraverso il finestrino socchiuso.
Amelia, però, non prende i soldi. Mentre Michael aggrotta la fronte e alza di nuovo lo sguardo, lei gli afferra la mano.
Gli occhi di Michael si assottigliano e la sua voce si fa tagliente. «Lascia!»
Non è che gli dia fastidio lo sporco; è che lui è una persona sfortunata. Se qualcuno dalla costituzione debole lo tocca, può venirgli di tutto: dalle palpitazioni fino a un infarto.
«Non lo farò.»
Michael rimane spiazzato dalla sua risposta. E la presa di lei è sorprendentemente forte: non riesce a scrollarsela di dosso.
«Non voglio soldi.»
La voce di Amelia è ferma mentre continua a stringergli la mano.
Solo allora Michael nota che, nonostante lo sporco, i lineamenti di lei sono davvero belli. Soprattutto i suoi occhi limpidi, che brillano come vetro.
«Allora cosa vuoi?» La voce di Michael è bassa e controllata.
Amelia all'improvviso si sporge verso di lui e sussurra: «Voglio... te.»
Cosa?
L'espressione di Michael si irrigidisce e, prima ancora che possa reagire, si ritrova incapace di muoversi.
L'istante dopo, le labbra di Amelia si posano sulle sue.
Nel momento in cui le loro labbra si sfiorano, gli occhi di Michael si spalancano. Tutto ciò che riesce a vedere sono le ciglia di Amelia, leggermente tremanti, e a percepire il loro respiro che si mescola.
Passano ben cinque minuti prima che Amelia si stacchi dalle sue labbra.
«Nessuno ti ha mai detto che quando si bacia bisogna chiudere gli occhi?»
«Anche se, a dire il vero, questo non era proprio un bacio.»
Amelia borbotta tra sé. Si raddrizza, con un'aria seria. «Comunque ti ho baciato, quindi me ne assumerò la responsabilità.»
Detto questo, fruga nella tasca dei suoi jeans consumati e alla fine tira fuori una moneta malridotta, che gli infila a forza nella mano.
«Questo è un acconto. Il resto te lo restituirò la prossima volta che ci incontreremo.»
«A proposito, mi chiamo Amelia.»
Solo quando la figura di Amelia scompare del tutto, la forza che teneva Michael immobilizzato svanisce.
Quando Eric torna con la giada, trova Michael sul sedile posteriore che respira affannosamente, il petto che si alza e si abbassa con forza.
«Che succede, signor Johnson? Sta bene?» chiede subito Eric.
«...Sto bene.» Michael inspira profondamente, gli occhi attraversati da un'emozione indecifrabile.
«Eric, aiutami a trovare qualcuno. Cerca in tutta River City, se necessario, ma trovala.»
Michael, che Amelia aveva appena incontrato, portava su di sé un'aura di sventura pesante e pura.
Un'aura simile è innata, parte del destino stesso di una persona. Chi nasce con essa o riesce a dominarla, diventando qualcuno di straordinario, oppure ne viene sopraffatto e va incontro a una morte prematura.
Qualunque sia l'esito, le persone gravate da una sventura così intensa sono pericolose per la gente comune dal destino più debole, perché portano disgrazia a chi si avvicina troppo.
Ma per Amelia quella sventura è il modo più rapido per ricostituire la forza della sua anima.
Dopo appena cinque minuti di assorbimento, sente il corpo diventare incredibilmente leggero, la forza della sua anima scorrere in ogni arto, perfino il respiro le sembra pieno di vigore.
Amelia trova un posto dove sedersi e passa in rassegna i ricordi della proprietaria originaria di quel corpo. Proprio mentre finisce, il telefono che ha in tasca si mette a squillare.
Qualcuno la sta chiamando.
Amelia tira fuori il telefono, un vecchio modello sul cui schermo compare il nome del chiamante, salvato dalla precedente proprietaria come: [Kevin]
Un membro della famiglia Martinez.
Amelia si sfiora il mento, pensierosa.
Un'ora prima, la persona che aveva mandato qualcuno a strangolarla... era forse quella sua “madre” mai vista, oppure la sorella che al momento se la faceva con il suo fidanzato?
Ultimi capitoli
#423 Capitolo 423 Unisciti al gioco o ti arrendi?
Ultimo aggiornamento: 10/12/2026#422 Capitolo 422 Island Survival Game
Ultimo aggiornamento: 10/11/2026#421 Capitolo 421 Il risveglio sull'aereo
Ultimo aggiornamento: 10/10/2026#420 Capitolo 420 È esploso, quindi era un gioco olografico!
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Ultimo aggiornamento: 10/8/2026#418 Capitolo 418 Lo spettacolo ha inizio
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Ultimo aggiornamento: 10/6/2026#416 Capitolo 416 La fede prevale sulla verità
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Ultimo aggiornamento: 10/3/2026
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