Capitolo 4; Chi chiami cagna?
Jenny aveva visto la foto di Amelia molto prima che arrivasse, ed era stata proprio Jenny ad acconsentire ad accoglierla nella famiglia Martinez.
Ma adesso, vedendo Amelia di persona, Jenny sentì montarle dentro un’ondata d’odio.
Quel volto somigliava in modo impressionante a Rupert, quello schifoso; le bastava guardarla perché Jenny si infuriasse.
Se Vaughn non avesse insistito per incontrarla, Jenny non avrebbe mai accettato di portare in casa sua Amelia, la figlia illegittima di Rupert.
Eppure era un bene che fosse venuta.
Rachel era la bambina che Jenny aveva cresciuto con fatica per più di dieci anni, educandola in ogni cosa, dalla musica alla letteratura, mentre Amelia non era che una ragazza cresciuta in campagna.
Non potevano certo proporre loro stessi di annullare il fidanzamento, ma una volta che Vaughn avesse visto Amelia e la differenza tra lei e Rachel, avrebbe sicuramente voluto scioglierlo di sua iniziativa.
Rachel inspirò a fondo, fissando la mano tesa di Amelia.
Com’era possibile?
Quel giorno aveva mandato qualcuno a strangolare Amelia, e le avevano perfino inviato una foto come conferma. Eppure Amelia era lì, in piedi, perfettamente illesa.
O l’assassino l’aveva ingannata, oppure Amelia era tornata dalla morte.
Rachel si impose la calma e tornò all’istante alla sua solita maschera. Sorrise mentre stringeva la mano di Amelia. «Ciao, Amelia. Piacere di conoscerti.»
In quel momento Tobias, che stava lì vicino, sbuffò e alzò gli occhi al cielo, e Amelia lo notò.
L’assistente di Kevin, Irvin Hays, aveva presentato la “vera” Amelia ai suoi cinque fratelli. Oltre a Kevin, il suo secondo fratello, Chris Martinez, aveva ventitré anni ed era chirurgo.
Il terzo, Ryan Martinez, era una stella nascente nel mondo dello spettacolo e aveva vinto il premio come Miglior Attore a soli ventun anni.
Il quarto e il quinto, Zander e Tobias Martinez, erano gemelli, di pochi mesi più grandi di Amelia, e avevano appena compiuto diciotto anni.
Anche se Amelia aveva appena conosciuto Tobias, percepiva chiaramente l’ostilità nei suoi confronti.
Dal modo in cui Tobias, d’istinto, cinse Rachel con un braccio, era evidente quanto le volesse bene e quanto fosse protettivo.
«Ora che sei qui e Jenny è disposta ad accettarti, fai parte della famiglia Martinez. D’ora in poi dovresti chiamarla “mamma”.» disse Robert.
Robert non si aspettava che Amelia fosse così bella e con quell’aria docile, e questo attenuò la resistenza iniziale che provava verso di lei.
«La tua stanza è al piano terra. Rachel, perché non gliela mostri?» disse Robert con noncuranza. «È un vestito di Rachel, quello che indossi? Ti sta bene.»
Rachel si irrigidì a quel complimento detto così, di sfuggita, serrando i pugni; ma il suo sorriso si fece ancora più gentile e dolce. «Vieni con me, sorella.»
La stanza di Amelia era al piano terra.
In una casa tanto grande, il piano terra era di solito riservato alla servitù e agli ospiti. Era chiaro che Jenny avesse scelto apposta quella sistemazione.
La camera era piccola e arredata in modo semplice. Un odore umido e stantio aleggiava nell’aria, segno che veniva pulita o utilizzata di rado.
Amelia seguì Rachel dentro, guardandosi attorno tra i pochi mobili, quando la porta si richiuse all’improvviso alle sue spalle.
Si voltò e vide il volto di Rachel, impassibile.
Ora il suo atteggiamento era completamente diverso dalla recita gentile e remissiva che aveva sfoggiato fuori.
«Non ti permetterò di portarmi via Quentin.» disse Rachel, gelida.
Amelia non si aspettava un confronto così rapido, ma la cosa la incuriosì.
Rispose con innocenza: «Ma mia madre ha detto che sono già fidanzata con Quentin.»
«I fidanzamenti si possono rompere.» sogghignò Rachel. «Pensi davvero che l’unico nipote di Mr. Williams sposerebbe una campagnola come te?»
«Tu sei solo la figlia illegittima della famiglia Martinez. Io sono quella amata e viziata per più di dieci anni. Tu sei arrivata qui e hai dovuto metterti i miei vestiti scartati.»
Se l’Amelia di un tempo, con la sua bassa autostima e la sua sensibilità, avesse sentito quelle parole, si sarebbe sentita ancora più indegna e forse avrebbe perfino pensato di rompere lei stessa il fidanzamento.
Ma l’Amelia di un tempo era morta.
«Ah, sì?»
Amelia sogghignò all’improvviso. «All’inizio Quentin non mi interessava, ma visto che la famiglia Martinez non riesce ad accettarmi, allora dovrò trovare un altro posto dove andare.»
«Se divento l’amante della famiglia Williams, vivrò nel lusso anche senza provare nulla per Mr. Williams. Devo cogliere quest’occasione.»
«Tu!» scattò Rachel.
Aveva indovinato. Amelia non era affatto così semplice come sembrava in salotto. Altrimenti, perché Kevin, che di solito evitava le donne, l’avrebbe abbracciata?
«Sei proprio come tua madre, una donna da poco.» ribatté Rachel, con il volto che si incupiva. «Pensi davvero di potermi portare via Quentin con un fidanzamento campato per aria?»
«Chi stai chiamando “donna da poco”?»
Prima che Rachel potesse ripeterlo o anche solo reagire, Amelia le scivolò dietro con un movimento fulmineo e le serrò un braccio attorno al collo, stringendola.
Rachel non si aspettava che Amelia, così fragile all’apparenza, avesse tanta forza. Appena il braccio di Amelia si strinse, la gola di Rachel si chiuse.
Rachel ansimò, lottando per respirare; raccolse tutte le forze per reagire e graffiò l’avambraccio di Amelia con le sue unghie lunghe, facendole uscire sangue. Ma Amelia non mollò.
Anzi, la presa si fece ancora più salda, come se avesse intenzione di strangolare Rachel fino a ucciderla.
«Aiuto, aiuto…»
Il viso di Rachel diventò paonazzo; non riusciva a parlare. Scalciò disperatamente, sperando che qualcuno fuori sentisse e venisse a salvarla.
Ma Amelia si chinò, le labbra vicine all’orecchio di Rachel, e sussurrò qualcosa che le fece correre un brivido lungo la schiena.
«L’uomo che hai mandato stava per strangolarmi in quel vicolo.»
La voce di Amelia era sinistra, spettrale, tanto che a Rachel si rizzarono i capelli.
«Me lo ricorderò, e te la farò pagare, cara sorella.»
All’improvviso, Amelia la lasciò.
Rachel inspirò a pieni polmoni, barcollò indietro e urlò: «Mamma! Papà! Kevin! Tobias! Aiuto!»
Le persone in salotto sentirono le grida terrorizzate di Rachel e accorsero.
Non appena arrivarono, Rachel si buttò tra le braccia di Kevin, piangendo. «Kevin! Amelia ha provato a strangolarmi! Ha cercato di uccidermi!»
Rachel non si aspettava che Amelia fosse così certa che fosse stata lei a mandare qualcuno a ucciderla.
Ma sapeva che l’assassino non aveva lasciato prove. Anche se Amelia l’avesse accusata di tentato omicidio, la famiglia Martinez non le avrebbe creduto.
Cosa?
Kevin e gli altri rimasero senza fiato.
Tobias era furibondo e fissò Amelia con uno sguardo tagliente. «Sei impazzita, Amelia? Hai maltrattato Rachel mentre non c’eravamo? Hai cercato di strangolarla?»
«Anche se sei nostra sorella di sangue, quella a cui teniamo è Rachel! Come ti permetti?»
Amelia, però, teneva il capo chino e non disse nulla. Quando finalmente alzò lo sguardo, aveva gli occhi rossi di lacrime.
«Se Rachel non vuole che io resti nella famiglia Martinez, posso tornare in campagna.»
«Ma sei stata tu a prendermi il braccio e a mettertelo al collo, e mi hai graffiata così.»
«Perché dovrei accusarti di una cosa simile?»
Tese le braccia, mostrando graffi profondi e sangue, in contrasto netto con la sua pelle delicata.
Gli occhi di Kevin si fecero sottili mentre guardava i segni sul braccio di Amelia. «Rachel, è vero?»
Il volto di Rachel impallidì. «Kevin, mente! Sta cercando di incastrarmi!»
La voce di Amelia era dolce, ma ferma. «Non voglio creare problemi. Voglio solo trovare un posto a cui appartenere.»
Robert fece un passo avanti, l’espressione severa. «Dobbiamo chiarire la situazione. Rachel, Amelia, venite entrambe con me.»
Mentre seguivano Robert fuori dalla stanza, Rachel lanciò ad Amelia un’occhiata velenosa; Amelia la ricambiò con uno sguardo calmo e incrollabile.
Il gioco era appena cominciato.
