Capitolo 6 Scegliere intenzionalmente abiti brutti per lei

Il gala di beneficenza di quella sera era un appuntamento importante per la famiglia Martinez e per Amelia. Avevano ricevuto tutti l’invito.

A eventi del genere, gli uomini potevano cavarsela con quasi qualunque cosa; le donne invece? Erano imprigionate in una competizione silenziosa per brillare più delle altre, studiando con apparente noncuranza ogni dettaglio del trucco e dell’abito.

Il gala era fissato per le sette e mezza di sera, ma già alle tre Jenny e le altre si stavano facendo bello.

Amelia uscì dall’ingresso principale della Villa Martinez e notò una limousine nera, lunga e lucida, ferma accanto al marciapiede.

Grazie al suo udito finissimo, colse Rachel e Jenny che chiacchieravano all’interno dell’auto.

«Mamma, capisco che tu voglia che Amelia partecipi al gala, ma perché dobbiamo portarla anche a farsi truccare e sistemare?» chiese Rachel, con un tono intriso d’irritazione.

«È solo una campagnola… che ne sa di trucco o di moda? Non sarebbe meglio se arrivasse tutta semplice e vestita male?» insistette.

«Sciocchina,» rispose Jenny. «Se noi ci presentiamo perfette e lei è l’unica a sembrare trasandata, la gente dirà che sono crudele con lei e che lo faccio apposta per farla sfigurare.»

«Quindi dobbiamo aiutarla a prepararsi. Appena arriviamo da Crystal, prendiamo in mano tutto noi.»

«Le appioppiamo lo stilista peggiore che hanno e ci assicuriamo che le facciano un look pacchiano, ridicolo, il più possibile.» Jenny lasciò uscire una risata fredda, soddisfatta. «Non preoccuparti, tesoro: anche con quella faccia così simile a quella di sua madre, Amelia stasera non ti oscurerà. Sarà lo zimbello della serata.»

«Mamma, sei la migliore! Ti voglio bene!» esclamò Rachel, abbracciandola con sollievo.

Crystal? Che coincidenza.

Amelia stava valutando se andare a prelevare un po’ di contanti, ma adesso sembrava non ce ne fosse più bisogno.

Quando si avvicinò, nell’auto calò il silenzio. Jenny e Rachel si sistemarono sul sedile posteriore, lasciando Amelia davanti, sul lato passeggero, quasi fosse una domestica.

«Signora Jenkins, dove stiamo andando?» chiese Amelia, fingendo di non saperlo.

«Non lo capiresti nemmeno se te lo dicessi.» Jenny sbuffò. Per lei Amelia era solo una contadinotta senza un briciolo di cervello. «Hai mai sentito parlare di Crystal?»

Amelia scosse la testa, con aria perplessa.

«Amelia,» disse Rachel, sorridendo in modo finto e paternalistico, «Crystal è il salone più famoso e più caro di tutta River City, di proprietà del celebre stylist Mr. Bennett. Lì è quasi impossibile ottenere un appuntamento: sono richiestissimi.»

«E oggi ci facciamo sistemare proprio lì: mamma ha prenotato con una settimana d’anticipo.»

«Ci sistemerà Mr. Bennett in persona?» chiese Amelia.

Rachel non riuscì a trattenere una risata davanti a tanta ingenuità.

«Ma certo che no. Lo sai chi sistema Mr. Bennett? Solo le persone più importanti della città.»

«Mr. Bennett non ama mettersi in mostra ed è famoso per essere distante. Sceglie i clienti non in base ai soldi, ma per capriccio e per conoscenze. Nemmeno le celebrità di prima fascia riescono a prenotarlo per i red carpet. Le donne dell’alta società di River City gli offrono cifre folli per averlo ai gala, ma lui rifiuta sempre senza nemmeno pensarci.»

«Ah, davvero?» mormorò Amelia, raddrizzandosi un poco. Le tornò in mente una notte di pioggia in Inghilterra, anni prima, quando un Ellison Bennett fradicio e tremante aveva alzato lo sguardo su di lei con la sfida negli occhi.

Non poté fare a meno di inarcare un sopracciglio, notando come l’atteggiamento di Ellison fosse solo peggiorato con gli anni.

Mezz’ora dopo, l’auto si fermò davanti a un imponente edificio in stile francese, con grandi finestre, che emanava eleganza e prestigio.

Un parcheggiatore in guanti aprì lo sportello posteriore e una dipendente di nome Nia accorse a salutarle con rispetto. «Signora Jenny Martinez, signorina Rachel Martinez, benvenute.»

Nia proseguì: «I due abiti che ha selezionato sono pronti, signora Jenny, e Jasmyn e Vivian vi stanno aspettando per assistervi entrambe.»

Nia non degnò Amelia neppure di uno sguardo. Quando scese dall’auto con una T-shirt a maniche lunghe e dei jeans blu, Amelia diede per scontato che la stessero scambiando per una domestica, proprio come l’autista.

«Grazie», disse Jenny, abituata a quel tipo di attenzioni. Poi aggiunse: «A proposito, Nia, oggi ho portato anche un’altra persona. Verrà al gala anche lei e avrà bisogno di trucco completo e styling.»

Nia finalmente lanciò un’occhiata ad Amelia, esitante. «Signora Martinez, sa che i nostri migliori stylist richiedono un appuntamento con una settimana di anticipo.»

«Portare qualcuno all’ultimo minuto significa che sono disponibili solo i nostri stylist abituali, e l’attesa potrebbe essere di due o tre ore.»

«E per quanto riguarda gli abiti, dovrà scegliere tra quelli attualmente disponibili in negozio, che sono meno esclusivi.»

Jenny sorrise, chiaramente soddisfatta di come si stavano mettendo le cose.

«Nessun problema», disse Jenny con magnanimità. «L’aiuteremo prima a scegliere un vestito, poi potrà aspettare. Giusto, Amelia?»

Jenny guardò Amelia, che annuì con educazione. «Per me va bene. Grazie di prenderti cura di me, Madre.»

Madre?

Nia rimase di sasso, rendendosi conto di poter essere inciampata in una rivelazione scioccante.

Chi lavorava per l’élite veniva a conoscenza di innumerevoli segreti. La famiglia Martinez aveva una sola figlia, Rachel. Allora perché quella Amelia vestita in modo così semplice chiamava Jenny «Madre»?

Sembrava che l’alta società di River City avrebbe presto avuto un nuovo, succoso pettegolezzo da sussurrare.

Nia, ancora intenta a elaborare quella rivelazione, le condusse all’interno con la mente in tumulto.

Lo studio era enorme; l’interno era suddiviso in eleganti aree dedicate a capelli, abiti e trucco. Jenny aveva detto che avrebbero aiutato prima Amelia a scegliere un vestito, così Nia le guidò verso la sezione abbigliamento.

«Signora Martinez, si accomodi. Prenda tutto il tempo che desidera. Scelga pure l’abito che preferisce.»

Amelia si trovò davanti file di vestiti colorati, stipati uno accanto all’altro, tanto che era difficile capire quali fossero davvero speciali.

Come Nia aveva avvertito, quegli abiti non sembravano particolarmente di livello: erano esposti in modo disordinato e trascurato.

Jenny fece un giro, scegliendo con noncuranza un vestito. «Questo sembra perfetto. Prendiamo questo.»

Quando Nia lo vide, alzò le sopracciglia. «Signora Martinez… è davvero sicura di questo?»

Jenny teneva in mano un abito di raso fucsia acceso.

Il fucsia acceso era famigerato per la sua durezza: capace di far sembrare scadenti perfino le celebrità. Il raso aveva un tocco economico e il modello era anonimo; senza un punto vita definito, faceva sembrare chiunque almeno dieci chili in più.

Jenny, con un sorrisetto appena accennato, aveva scelto chiaramente quell’abito per umiliare Amelia.

«Sì, questo.» Jenny porse l’abito a Nia, rivolgendole uno sguardo d’intesa. «E per lei, per favore, trovami uno stylist “esperto”.»

«Certamente, signora Martinez.» Nia capì immediatamente. «Non si preoccupi, farò in modo che questa signorina Martinez sia “trattata” come si deve.»

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