Capitolo 3 CAPITOLO 3
Punto di vista di Rafael
Un’umana? La mia compagna? No. Era impossibile.
Ero seduto sul letto rigido dell’infermeria della scuola, con l’odore pungente di disinfettante che mi bruciava nel naso. L’infermiera se n’era andata dopo avermi visitato, dicendo che mi serviva solo riposo, ma il riposo era l’ultima cosa che riuscivo a concedermi. Avevo la testa nel caos.
Per quanto volessi negarlo, non potevo. Le scintille. Il calore. Il modo in cui il mio lupo aveva graffiato per tornare in superficie per la prima volta in… dea, da quanto? Troppo. Il legame si era agganciato di scatto, limpido come la luce del giorno. Lo sentivo nel petto, nelle ossa.
Vivienne. La ragazza silenziosa con i libri. Un’umana. La mia compagna.
Serrando la mascella, mi trascinai entrambe le mani giù sul viso. Che razza di scherzo malato era? La Dea della Luna doveva star ridendo di me. Fra tutte le persone, fra tutte le vite, perché affibbiarmi questo accoppiamento maledetto?
La mia intera esistenza ruotava attorno al trovare la mia compagna in tempo. Altrimenti io… sarei stato come morto.
Non avevo il lusso di scegliere. E adesso… questo. Un’umana che non avrebbe potuto sopravvivere nel mio mondo. Un’umana che non aveva la minima idea di cosa io fossi.
Il pensiero mi bruciò dentro. Il petto si strinse finché non riuscii più a stare fermo. Piantai il pugno nel materasso, e il rumore rimbombò nella stanza silenziosa.
La porta si aprì con un cigolio ed entrò Mathias, ancora con la maglia da gioco addosso, i capelli scompigliati dalla partita. Si appoggiò allo stipite come se fosse casa sua.
«Tutto bene?» chiese.
Gli lanciai un’occhiata, la mascella tesa. «Ti sembro uno che sta bene?»
Lui sorrise di lato, imperturbabile. «Giusto.» Entrò e si lasciò cadere sulla sedia accanto al letto. «Però hai fatto spaventare a morte tutti. Persino Jessica stava per piangere via l’eyeliner.»
Non risi. Non potevo. La pressione nel petto era ancora troppo forte.
Mathias doveva essersene accorto, perché il suo sorriso si spense. «Va bene, basta battute. Dobbiamo parlare. Di… lui.» Si toccò il petto, riferendosi al mio lupo.
Le mani mi si chiusero a pugno. Non volevo sentirlo, ma sapevo dove sarebbe andato a parare.
«Raf,» disse con cautela, «gli altri magari non l’hanno colto, ma io sì. Forte e chiaro.» I suoi occhi si fecero più taglienti, come per assicurarsi che non potessi svicolare. «Quella ragazza. Quella con gli occhiali. Vivienne. Il tuo lupo l’ha chiamata compagna.»
Sentii la mascella irrigidirsi; un ringhio basso mi strappò dal petto prima che riuscissi a fermarlo.
«Non pronunciare quella parola come se fosse una cosa buona,» scattai. «Non lo è. È la peggiore dannata cosa che potesse capitare.»
Mathias si limitò a guardarmi, calmo come sempre, come se aspettasse che mi consumassi da solo.
«Il nostro obiettivo qui era semplice,» continuai, mettendomi a camminare avanti e indietro per la stanza, con le mani che mi passavano tra i capelli. «L’Oracolo ha detto che l’avrei trovata nel mondo umano. Tra i lupi che si nascondono in mezzo agli umani. Non—» Mi fermai, digrignando i denti. «Non una… ragazza umana. Perché mai i Fati dovrebbero legarmi a lei?»
«Raf—»
«No!» lo interruppi, con la voce più tagliente di quanto volessi. «Non dirmi di calmarmi. Tu non capisci. Il mio lupo sta morendo—ogni dannato giorno diventa più debole. Ho un anno, forse un anno e qualche mese prima della prossima luna piena. Se entro allora non suggello un legame di compagno… lui se ne andrà.»
Le parole mi si incastrarono in gola, ma le spinsi fuori lo stesso. «Sai cosa significa? Il figlio di un Alpha, senza lupo? È peggio della morte. Perderei tutto—status, potere, il diritto di guidare. Non sarei niente.»
Il silenzio si stese tra noi. L’espressione di Mathias si incupì e, per una volta, non ebbe una risposta facile.
«E Vivienne—» sputai quel nome, odiando come mi restasse addosso, nel petto. «Lei non potrà mai essere la mia compagna. È umana. Gli umani non reggono il legame, non sopravvivono al marchio del morso. Li fa a pezzi. È già successo che siano morti per questo.»
Mi lasciai cadere sul bordo del letto, premendo le mani sulle ginocchia.
«È uno scherzo del cazzo. Mio padre non deve saperlo. Se l’Alpha scopre che la predestinata di suo figlio è un’umana… la distruggerà. Non lo permetterebbe mai. Gli umani sono deboli. Inutili. Portarne una a casa come mia compagna?» Risi amaramente. «Ecco l’ironia.»
Le spalle di Mathias erano tese ormai, la sua solita calma incrinata. «E allora… Jessica?» chiese con cautela.
Sogghignai. «Jessica non è niente. Solo una distrazione. Un giocattolo. Non è mai stata il piano, e lo sai.»
Mathias sospirò, passandosi una mano sul viso. «Raf… ascoltami. La Dea della Luna non sbaglia. Non ti legherebbe a un’umana senza un motivo. Forse Vivienne non è ciò che sembra. Forse c’è dell’altro in lei. Devi credere che ci sia uno scopo, in questo.»
Lo guardai: la sua voce era ferma, quasi convincente. Ma io sentivo soltanto il peso che mi schiacciava più forte il petto.
«Il mio lupo è già maledetto, sta già morendo,» mormorai. «Ogni giorno lo sento scivolare via. E adesso questo? Un’umana? Lo chiami uno scopo? A me sembra più una punizione.»
Mathias sostenne il mio sguardo, senza intenzione di cedere, ma io scossi la testa e mi passai una mano sul viso.
«La speranza non cambia il fatto che il tempo mi sta finendo.»
