Capitolo 4 Costretto a tornare a casa, e c'era anche la sua amante
Punto di vista di Ember
«Va bene. Ti ho mandato la candidatura via email. Quando puoi venire?»
La voce di Vivian arrivò attraverso il telefono, diretta come sempre.
«Appena chiudo le cose qui, posso partire entro tre giorni.»
«Perfetto!» concordò subito. «Quando arrivi, lavoreremo insieme alla nuova collezione della prossima stagione. Credo nei tuoi modelli!»
La chiamata si interruppe.
Mi strinsi le labbra, seduta accanto alla finestra a guardare le luci all’incrocio.
Il territorio del branco Blackwood era costruito sulle vene spirituali dei clan dei lupi. Quando calava la notte, l’atmosfera diventava ancora più opprimente.
Abbassai lo sguardo, poggiando con delicatezza il palmo sul ventre.
Piccolo, la mamma si prenderà cura di te.
Mi alzai per preparare qualcosa di nutriente in cucina.
Appena entrai, la voce di nonna Blackwood arrivò attraverso il mindlink.
Nonna Blackwood era l’unica persona della famiglia Blackwood che si preoccupasse davvero per me.
Cercai di mantenere un tono leggero: [Nonna, che succede?]
[Ember, dove sei in questo momento?]
Esitai un attimo, poi mentii goffamente: [Nonna, sono fuori a fare shopping con delle amiche.]
Di solito adorava impicciarsi delle cose dei giovani; era persino più brava di noi a fare video brevi.
Mi trascinava spesso alla vecchia villa per filmare.
Pensai che mi avrebbe fatto altre domande.
Invece disse soltanto—
[Ember, vieni alla vecchia villa. Devo parlarti.]
Emilia rimase sorpresa: Nonna l’ha scoperto?
Non osai perdere tempo e accettai in fretta.
—
Un’ora dopo.
La vecchia villa dei Blackwood.
L’intera tenuta era addossata alla montagna, ricca di Energia Naturale.
Scesi dall’auto e mi affrettai verso il salone principale, forzando un sorriso.
«Nonna, cos’è così urgente? Non ti senti bene?»
Appena entrai, la vidi seduta sul divano.
Il suo viso era gentile, ma nei suoi occhi c’era un’ombra di preoccupazione.
«Ember, vieni a sederti.»
Mi avvicinai e mi sedetti.
Mi prese la mano e chiese senza giri di parole—
«Ho sentito dai domestici che tu e Asher state spezzando il legame tra compagni. È vero?»
Certo.
Rimasi immobile per un momento.
Dopo un po’, annuii: «Nonna, è vero.»
«Hmph, lo sapevo!» sbuffò sul posto. «Ti ha maltrattata quel moccioso? Ember, non avere paura. Ci pensa la nonna a difenderti!»
Stava per contattare Asher.
Intervenni subito: «Nonna, non è colpa sua, sono io—»
«Devo chiedere a quel moccioso se si è montato la testa, al punto da non ascoltare più nemmeno me!»
Mi interruppe di netto.
«E poi, a parte te, Ember, nessun’altra merita di essere mia nipote acquisita! Quelle donnacce di fuori non dovrebbero neanche sognarsi di mettere piede nella famiglia Blackwood!»
Volevo dire qualcosa.
Ma stava già usando il mindlink per contattare Asher.
Rimasi seduta lì, le mani che lentamente si serravano a pugno.
—
Poco dopo, dall’esterno arrivò il rumore di un motore. Lo capii subito: era lui.
Avevo aspettato innumerevoli volte che tornasse a casa. Adesso mi sentivo soltanto stanca.
Entrò in fretta. Indossava un completo nero, la sua presenza gelida. Quando il suo sguardo passò sul salotto, non si fermò su di me neppure un istante. Come se non mi vedesse affatto.
Si avvicinò: «Nonna, che cosa ti serve?»
«Hai pure il coraggio di chiedermelo?» sbuffò lei, stringendomi la mano più forte. «Lo chiedo a te: stai rifiutando Ember?»
I suoi occhi scuri si assottigliarono, ma non disse nulla.
Era come ammetterlo.
«Parla!» La nonna gli lanciò un sottobicchiere.
Lui lo afferrò e disse, impotente: «Nonna, è una cosa tra me e lei. Per favore, non immischiarti.»
«Non immischiarmi?» La vecchia signora si indispettì all’istante. «Se non me ne occupo io, chi dovrebbe farlo! Ember è la nipote acquisita che ho scelto io! Una volta entrata sotto il tetto dei Blackwood, è parte della famiglia Blackwood! Se vuoi rifiutare Ember, dovrai aspettare che io sia morta!»
L’aria si gelò all’istante.
La sua fronte si corrugò ancora di più. Poi guardò me. Uno sguardo freddo, come se stesse fissando qualcuno che trama contro di lui.
Il cuore mi si strinse.
Parlai: «Nonna, ti prego, non costringerlo. Ne abbiamo già parlato. Spezzare il legame è una decisione reciproca.»
Ma la vecchia mi pizzicò una guancia: «Sei troppo buona! Con un moccioso così, devi essere dura!»
E decise direttamente—
«Ti sei già trasferita fuori? Non va bene. Oggi stesso torni a vivere qui!»
Rimasi completamente pietrificata.
«Nonna, no, io non dovrei…»
«Razza di moccioso, che ci fai lì impalato? Riporta Ember a casa, subito!»
Gli diede un pizzicotto ad Asher.
«E in questi prossimi giorni vedi di comportarti bene. Borse, gioielli, pietre spirituali, artefatti spirituali… non pensarci nemmeno, comprali e basta!»
Asher rimase senza parole.
Anch’io.
Alla fine non potei che annuire: «Va bene, ascolterò la nonna».
La nonna tirò fuori immediatamente il telefono e aprì un’app di shopping. «Ma lo sai almeno come si rende felice una ragazza? Guarda come si frequentano i giovani al giorno d’oggi. Tu non c’entri niente con loro: sei proprio un testone! Persino io, che sono una vecchia, me la caverei meglio di te! Se fossi stata Ember, non ti avrei rincorso per tutti quegli anni.»
Me ne stavo di lato a guardare la nonna che scorreva lo schermo con una sicurezza disarmante, mentre un angolo della bocca mi si contraeva.
Ormai eravamo arrivati a questo punto. Nessuno poteva dire nulla contro.
Dopotutto la nonna non stava bene di salute. Se si fosse agitata sul serio, sarebbe stato un guaio.
Non avevo scelta, dovevo acconsentire: «Va bene, ascolterò la nonna».
Nella stanza calò un silenzio breve.
Solo allora Asher disse, rauco: «Ho capito».
Non sapevo se pensasse che avessi usato qualche trucco per farmi favorire così dalla nonna.
«Ho capito un corno!»
Emilia: La nonna è così in pensiero. Se rifiutiamo di nuovo, stanotte non chiuderà occhio.
Lo so. Ma Paris…
Mentre ci pensavo, la nonna si voltò di colpo verso di me; la voce le si addolcì, diventò ancora più affettuosa: «Ember, tesoro, quando torni a casa tienilo d’occhio. Se osa farti prepotenze, dillo alla nonna e ci penso io a sistemarlo!»
Davanti alla serietà del suo sguardo, mi si strinse un po’ il cuore. Alla fine annuii: «Va bene, ascolterò la nonna».
Facciamo solo scena per la nonna. Tanto non viviamo con lei, non potrà sapere se davvero torno a stare lì. Appena arrivo a Paris, le spiegherò tutto per bene. dissi a Emilia.
La nonna agitò la mano, soddisfatta. «Bene, Asher, riporta Ember a casa. E sbrigati a darmi un pronipote!»
Mi si incendiò la faccia. «Nonna!»
Vedendomi imbarazzata, la nonna non aggiunse altro, ma il suo sorriso si fece ancora più caldo.
Dall’altra parte, Asher si era già voltato ed era uscito, come se non volesse aspettare neppure mezzo secondo.
Dopo tre anni passati a seguirlo, come avrei potuto non accorgermi che era arrabbiato?
Solo che, adesso, non avevo più voglia di preoccuparmene.
Mi alzai per salutare la nonna, promettendole che la prossima volta sarei tornata a fare video con lei.
Cinque minuti dopo.
In auto l’aria era opprimente.
Appena lasciammo la vecchia villa alle spalle, lui parlò con freddezza—
«Se pensi che i soldi non bastino, dillo e basta. Perché usare la nonna come scudo?»
Mi appoggiai allo schienale, con gli occhi chiusi. Troppo stanca per spiegare.
Il mio silenzio, ai suoi occhi, era una confessione. Il suo viso si indurì ancora e schiacciò l’acceleratore.
«Non provare a fare giochetti. Restare appiccicata alla famiglia Blackwood non ti servirà a niente.»
Aprii gli occhi, con voce bassa: «Asher, ho accettato di tornare solo per la nonna. Tra un paio di giorni me ne andrò da sola. Ferma la macchina.»
Aggrottò la fronte. «Persino fare i capricci ha un limite—»
«Ti ho detto di fermarti! Ora che non siamo più sotto gli occhi della nonna, non abbiamo bisogno di fingere. Fammi scendere qui.»
Lui rise, gelido.
«Come vuoi.»
L’auto si fermò. E io scesi senza esitare.
—
Il giorno dopo.
Mi trascinai dietro i bagagli fino alla tenuta dei Blackwood. Appena arrivai all’ingresso, vidi l’auto di Asher.
E Chloe.
Gli teneva il braccio, sorridendo con dolcezza.
«Asher, grazie per questi giorni. Cosa farei senza di te?»
Lui richiuse la portiera, con un tono insolitamente gentile: «Non devi ringraziarmi. D’ora in poi resta qui e riposati.»
Rimasi lì.
Completamente impietrita.
Chloe si girò e mi vide, fingendo sorpresa: «Ms. Hart, che ci fa qui?»
Lui si bloccò. Quando si voltò a guardarmi, gli si corrugò subito la fronte. Disse a Chloe: «Aspettami un momento.»
Poi venne verso di me a grandi passi.
Mi afferrò il polso e mi tirò in disparte.
«Ember, l’hai fatto apposta? Tornare proprio a quest’ora!»
«Chloe non regge lo stress. Smettila di girarle intorno!»
—Non regge lo stress.
Emilia singhiozzò: È così in pensiero per la sua Chloe. Non ha la minima idea che anche noi siamo incinte, che portiamo in grembo il suo cucciolo. Vorrei tanto dire ad Ares la verità!
No!
Mi divincolai dalla presa di Asher. «Credi che avessi voglia di tornare?»
