Capitolo 6 La sua punizione
Il giorno seguente, Naomi entrò in ufficio e venne investita da una notizia del tutto inaspettata: da quel momento in poi sarebbe stata la manager della più grande star della società, Aurora.
Naomi fissò il suo ex capo, ora direttore delle risorse umane, Jesse Turner.
«Vuole che faccia da manager ad Aurora?» Quelle parole le suonarono estranee sulle labbra. «Signor Turner, deve esserci un errore.»
Aurora non era una celebrità qualsiasi: era il gioiello della corona della Starlight Media, il talento più ambito del paese.
Agenti navigati con decenni di esperienza avrebbero fatto carte false per un'opportunità del genere, eppure eccola lì, Naomi, con a malapena due anni di gavetta alle spalle, a ricevere quel biglietto d'oro su un piatto d'argento.
Jesse le fece scivolare un caffè sulla scrivania con un sorriso che non gli arrivava agli occhi. «Ordini diretti del signor Cavendish in persona.» Si sporse in avanti. «Non avevo idea che avessi certi... agganci, Naomi.»
Le posò una mano sulla spalla, stringendo con le dita quel tanto che bastava a rendere inequivocabili le sue intenzioni.
Naomi scattò in piedi. «Sarà meglio che inizi a preparare le scartoffie per il passaggio di consegne. Grazie per il caffè.»
Uscì in fretta dall'ufficio, reprimendo l'impulso di strofinarsi la spalla, dove quel tocco indugiava come una macchia di sporco.
Jesse Turner: il predatore dell'ufficio che tutti fingevano di non vedere. Metà dei talenti femminili dell'agenzia era stata spinta a finire nel suo letto, e lui aveva messo bene in chiaro con Naomi che qualsiasi avanzamento di carriera avrebbe avuto un prezzo.
Il ricordo di quelle cene di lavoro le faceva rivoltare lo stomaco: Jesse che le versava un drink dopo l'altro, ignaro del fatto che lei avesse preso delle precauzioni assumendo prima degli inibitori per l'alcol.
Perché Jonathan non ha licenziato quel viscido quando ha preso le redini dell'azienda?, pensò.
«A chi si deve questo muso lungo?»
Una mano le picchiettò la spalla, facendola trasalire. Naomi si voltò sfoggiando un sorriso di circostanza. «Lawrence, ne abbiamo già parlato. Anche in privato, devi mantenere una certa distanza professionale.»
Lawrence Parker, il suo giovane cliente più promettente, le sorrise di rimando.
A soli vent'anni, con la sua aria da bravo ragazzo e un fascino contagioso, si era già costruito un discreto seguito di ventimila fan da quando Naomi gli aveva procurato un posto in un reality show.
«Ho saputo che mi abbandoni per Aurora,» disse lui mettendo il broncio, per poi afferrarle la mano e farla dondolare con fare infantile. «Che fine ha fatto la mia agente esclusiva? Portami con te! Sono il tuo pupillo!»
«Lawrence,» rispose lei con dolcezza. «Ti ho portato fin dove potevo. Ora hai bisogno di qualcuno che abbia agganci migliori dei miei.»
«Non è vero.» La sua espressione giocosa svanì. «Tutti parlano di te e del signor Cavendish. La chat di gruppo è esplosa, è piena di foto di te che ieri salivi in macchina con lui. Ti ha aspettata per quindici minuti nel parcheggio! Non puoi scaricarmi proprio adesso che sei entrata nelle grazie del capo.»
«Quale chat di gruppo?» Naomi tirò fuori il telefono, col cuore che le batteva all'impazzata.
Ed eccolo lì, nel canale non ufficiale dei pettegolezzi aziendali: le foto di lei che saliva nell'auto di Jonathan. I commenti le fecero gelare il sangue nelle vene.
[Ma Cavendish non doveva essere immune alle donne? Perché proprio Naomi?]
[L'ha convocata da sola nel suo ufficio proprio il primo giorno...]
[È più bella di metà della nostra scuderia. Quale uomo non se ne accorgerebbe?]
[Ma figurati. Il capo può avere chi vuole. Perché proprio lei?]
«Quindi continuerai a seguirmi, vero?» Lawrence cercò di nuovo la sua mano. «Sarei perso senza...»
La temperatura nel corridoio sembrò precipitare di dieci gradi. Naomi lo percepì prima ancora di vederlo: Jonathan era in piedi dietro di loro, lo sguardo glaciale.
«Naomi. Nel mio ufficio. Subito.» La sua voce non ammetteva repliche, poi lui si voltò e si allontanò.
Lawrence si fece piccolo sotto lo sguardo fulminante di Jonathan, le mimò un "scusa" con le labbra e si dileguò lungo il corridoio.
Una volta dentro l'ufficio, Naomi rimase in piedi, le braccia incrociate. «Voleva vedermi, signor Cavendish?»
«Regole di base, giusto?» Jonathan rimase in piedi, la postura rigida. «Ieri ne hai menzionata soltanto una.»
«Non ho ancora deciso le altre.»
«Regola numero due» disse lui con freddezza. «Nessuna frequentazione maschile per tutta la durata del nostro accordo.» Assottigliò lo sguardo. «Non crescerò il figlio di un altro.»
L'insinuazione la colpì come uno schiaffo. Lawrence era un suo cliente, ed era gay, non che lei potesse rivelarlo a tutti. Il solo fatto che Jonathan avesse potuto pensare una cosa del genere...
«D'accordo» sibilò a denti stretti. «Lo stesso vale per Lei, signor Cavendish.»
Prima che lui potesse replicare, lei si voltò e uscì a passo svelto, ben consapevole che tutti, là fuori, l'avevano vista entrare in quell'ufficio.
Le domande cominciarono a piovere prima ancora che raggiungesse la sua scrivania.
«Che cosa voleva Cavendish?»
«Come fai a conoscerlo?»
«Perché ha scelto te per Aurora?»
«Come fai a conoscerlo?»
«Perché ha scelto te per Aurora?»
Naomi mantenne un tono di voce pacato. «Sta dando la priorità allo sviluppo della carriera di Aurora. Ieri mi stava semplicemente aggiornando mentre si recava a una cena di lavoro.»
«E per quanto riguarda Juan?» le domandò qualcuno. «È vero che ha abbandonato la nave?»
Juan Stewart: il precedente manager di Aurora, nonché l'ennesimo, famigerato predatore.
Come agente Juan aveva un talento innegabile, e riusciva a procurare le migliori opportunità ai suoi clienti. Il prezzo da pagare, tuttavia, era portarselo a letto, indipendentemente dal sesso.
Persino Aurora, nonostante il suo status di star, non era riuscita a sottrarsi del tutto alle sue avance, cosa che aveva scatenato diversi scandali costati alla ragazza svariati contratti di sponsorizzazione.
«Immagino sia per questo che hanno scelto una come me» disse Naomi, stringendosi nelle spalle. «Una persona... che non dà nell'occhio.»
Il gruppo annuì, accettando la spiegazione. Un'agente donna senza una reputazione alle spalle era di gran lunga più sicura di qualcuno in grado di attirare cattiva pubblicità.
La conversazione fu interrotta dall'assistente di Aurora, Lyra Cole, che si precipitò verso di loro con il panico dipinto in volto. «Naomi, devi venire subito. Aurora sta avendo un'altra crisi di nervi.»
Naomi chiuse gli occhi per un istante, maledicendo Jonathan mentalmente in dieci modi diversi prima di ricomporsi. «Arrivo.»
Ovviamente le aveva sbolognato la star più instabile dell'agenzia. Era forse una punizione per la faccenda delle pillole anticoncezionali? A qualunque gioco stesse giocando Jonathan, una cosa era certa: voleva renderle la vita impossibile.
