Capitolo 4
Il commento buttato lì da William lasciò Elsie senza parole per quello che le parve un’eternità. Se la sera prima aveva ancora covato la più piccola speranza, quel momento gliela schiacciò del tutto. Provare a conquistare il suo amore? Sì, poteva anche scordarselo.
Un nodo pesante le gravava sul petto, rendendole difficile perfino tirare fuori una parola. Il suo cuore… si stava soltanto facendo più freddo.
Margaret si alzò e le lanciò un’occhiata di sbieco, poi sorrise a suo figlio. «Visto che oggi pomeriggio sei libero, perché non vai a fare un po’ di compagnia a Grace per me?»
«Va bene», rispose William, con noncuranza.
A quelle parole, Elsie serrò le labbra e si morse con forza, continuando a non dire nulla.
William gettò uno sguardo alla sua figura immobile accanto al divano; gli occhi gli si fecero più scuri.
Mentre si girava per tornare nello studio, Margaret cambiò posizione per fissare Elsie e sogghignò. «Un tempo, se William andava a trovare Grace, tu andavi nel panico. E oggi, guarda come te ne stai tranquilla.»
«Comunque William adora più di tutto i tuoi maccheroni al formaggio, ricordi? Va’ a prepararglieli per pranzo.»
Elsie annuì in silenzio, pensando tra sé: non era obbedienza. È solo che… finalmente aveva capito.
Dopo la morte del nonno avevano mandato via parecchio del personale di un tempo, e in cucina era rimasta soltanto Nancy.
Le tornò alla mente il passato: quando era arrivata dai Harding da bambina era sempre in ansia, a malapena osava mangiare. Nancy era quella che le metteva via di nascosto un po’ di cibo, nel caso finisse a letto a stomaco vuoto.
Quando Elsie entrò, Nancy stava preparando qualcosa; le si illuminò il viso appena la vide. «È buffo, no? Stessa ricetta, ma al signor Harding piacciono solo i tuoi maccheroni al formaggio.»
«Niente batte la cucina della moglie, eh?»
Di solito Elsie arrossiva a commenti del genere, ma quel giorno si sentì soltanto a disagio. «Non prendermi in giro… l’ho imparato tutto da te, ricordi?»
Nancy ridacchiò, convinta che Elsie stesse solo facendo la modesta. Non insistette.
Ma all’ora di pranzo lo disse apposta comunque, con una voce ancora più allegra: «I maccheroni al formaggio di oggi li ha fatti solo per lei Mrs. Harding in persona! Scommetto che stavolta non ne avanzerà nemmeno un boccone!»
Proprio mentre William stava per scostare la sedia, si fermò e guardò Elsie.
Sentendo addosso il peso del suo sguardo, Elsie abbassò la testa di scatto, impacciata. «Nancy, dovresti sbrigarti a mangiare anche tu.»
Nancy, cogliendo quell’aria strana, sorrise come se avesse capito tutto e se ne andò.
A tavola Thomas fece a Elsie un paio di domande sul suo lavoro, con aria casuale. Lei capì che non era davvero interessato e rispose con cortesia, in modo breve.
Poi arrivò lo sbuffo di Margaret. «Non importa quanto tu la voglia mettere bene. Sei solo un’attrice: il gradino più basso. La famiglia Harding non ti ha cresciuta, non ti ha insegnato tutte quelle lingue e quelle abilità nella musica, negli scacchi, nella pittura, perché tu scappassi nello spettacolo a farti umiliare.»
«Guarda Grace. Elegante, di buona famiglia. Studia le buone maniere da quando era piccola. Non sceglierebbe mai di recitare e di trascinare in giro il nostro nome in quel modo. Se solo William avesse sposato lei invece…»
William aggrottò la fronte e stava per intervenire quando Elsie posò con calma la forchetta e disse — la voce morbida, ma tagliente: «Però, mamma, non lo sapevi? Grace ha appena firmato con Central Entertainment. Sta entrando anche lei nel mondo delle serie. Quindi, seguendo la tua logica, è anche lei del “gradino più basso”, no?»
Era la prima volta che Elsie rispondeva a Margaret in modo così diretto.
Colta completamente alla sprovvista, Margaret rimase di sasso; l’espressione le si inacidì all’istante.
E William? Un angolo della bocca gli si sollevò, divertito. «Non pensavo avessi quel tipo di morso.»
Elsie diede per scontato che la stesse prendendo in giro, ma, vedendo il sorriso nei suoi occhi, non riuscì più a capirlo.
Rimase in silenzio, pensando soltanto: questa era lei, davvero.
Aveva imparato a essere accomodante solo perché era cresciuta sotto il tetto di qualcun altro. E allora… non reagiva mai perché William la difendeva.
Ma adesso? Lui le aveva lasciato la mano.
Così non le restava che imparare a proteggersi da sola.
A ripensarci il petto le si strinse. L’appetito le svanì, nonostante l’abbondante pranzo che Nancy Johnson aveva preparato.
Eppure gli anziani erano ancora ben lontani dall’aver finito di mangiare, così lei si limitò a spostare il cibo nel piatto, sfiorandolo appena.
Poi, all’improvviso, un piattino scivolò davanti a lei: una porzione di salmone alla griglia disposta con cura, la pelle resa croccante, le lische rimosse.
Elsie alzò lo sguardo, sorpresa. William la stava osservando con un lieve cipiglio.
«Sei qui per mangiare o solo per rimettere in ordine il cibo?» disse. «Nel piatto non hai quasi niente.»
Senza aspettare una risposta, posò un altro piattino: stavolta con carote arrosto e un cucchiaio di purè cremoso, quello che lei amava.
Mentre lo faceva era seduto piuttosto vicino.
In passato, un’attenzione così da parte sua le avrebbe fatto impazzire il cuore.
Perfino adesso, dopo che tutte le sue speranze si erano sbriciolate, in fondo il cuore le sfarfallava ancora—ma aveva imparato a tenerlo a bada.
Lei si appoggiò lentamente allo schienale, mettendo un po’ di distanza tra loro, poi fece un cenno educato. «Grazie.»
La mano di William si fermò a mezz’aria; l’espressione gli si indurì quando il suo tentativo evidente di tenersi distante lo colpì come uno schiaffo freddo.
«Non serve.»
Senza dire una parola, spinse il piattino verso Margaret e lo lasciò davanti a lei.
I maccheroni al formaggio che lei aveva preparato apposta per lui? Non li toccò. Neanche una volta.
Elsie notò ogni cosa.
Un tempo era stata giovane e ingenua, si era innamorata perdutamente del fascino di William.
Ma adesso finalmente lo capiva.
William era sempre stato un tipo perbene: trattava bene tutti, non solo lei.
Era stata lei la sciocca. Perché qualcuno le aveva mostrato un briciolo di gentilezza, lei aveva creduto che significasse qualcosa. Ed era stata persino abbastanza stupida da drogarlo e infilarsi nel suo letto.
Sul serio, che barzelletta.
L’intera cena parve insipida, senza sapore.
Margaret se ne andò prima di finire di mangiare: era fin troppo chiaro che semplicemente non voleva stare nella stessa stanza con Elsie.
Thomas sparì nello studio.
Nel salone enorme riecheggiavano soltanto il ticchettio dell’orologio al quarzo e il fruscio di William che sfogliava il giornale.
L’atmosfera era soffocante. Elsie si stava spremendo le meningi per trovare una scusa per andarsene quando chiamò la sua migliore amica e manager, Olivia Moore: doveva essere sul set quel pomeriggio per una prova abiti.
Appena riattaccò, notò William che digitava qualcosa sul telefono.
Elsie stava per parlare quando William si alzò, infilando il telefono in tasca.
«Ti porto io sul set,» disse, con una voce più fredda del ticchettio dell’orologio. Non sembrava una richiesta.
Elsie pensò di aver capito male.
Da quando si erano sposati lui l’aveva evitata come la peste: lei l’aveva chiamato senza sosta per più di due settimane e lui non aveva nemmeno accettato di vederla. E adesso, all’improvviso, voleva accompagnarla?
Il suo sguardo mise a disagio William. I piedi si mossero goffamente verso l’ingresso, rigidi, come se non sapesse più camminare.
Dopo aver deglutito a fatica, tossicchiò e borbottò: «Devo comunque passare a prendere Grace… stessa direzione.»
Elsie rimase di sasso.
Quindi lei era solo un ripensamento. Una passeggera per caso, a malapena degna di nota.
Il petto le sembrò colpito da qualcosa di pesante, e il dolore le intorpidì le dita.
Scosse la testa con ostinazione. Non avrebbe permesso che continuassero a calpestarla, ancora e ancora.
«Grazie, ma no. Olivia ha già mandato un’auto.»
Detto questo, gli passò accanto sfiorandolo e uscì dritta senza voltarsi.
Proprio mentre Eric portava avanti l’auto, vide Elsie salire su quella che l’aspettava al bordo del marciapiede.
Intanto il suo capo era fermo sulla soglia, si tirava la cravatta con stizza e borbottava tra sé: «Non ho idea di chi l’abbia viziata così.»
Eric, del tutto ignaro della tempesta in arrivo, continuò a stuzzicarlo: «Mr. Harding, non aveva scritto che avrebbe accompagnato Mrs. Harding sul set? Perché se n’è andata con un’altra auto?»
«E Mrs. Harding ha detto che più tardi doveva andare con Miss Grace. Allora… andiamo a prenderla adesso?»
Più William ascoltava, più gli si scuriva l’espressione. Fissò l’auto su cui Elsie era appena salita, la seguì con lo sguardo finché sparì lungo la strada, la rabbia che gli ribolliva in superficie.
Con un tonfo secco, sferrò un calcio alla portiera e sputò tra i denti: «Prendi—»
«Prendi il tuo culo!»
