Capitolo 6
«Moglie?!»
«Aspetta… ma non è il camerino di Elsie?»
«I-io—voi...»
La truccatrice restò lì impalata, a bocca spalancata, mentre cercava di mettere insieme una frase di senso compiuto.
William lanciò un’occhiata alla sagoma indistinta oltre la porta del camerino. Era chiaramente di ottimo umore: sogghignò e si avviò verso la porta.
Proprio quando le sue dita sfiorarono la maniglia, la porta venne tirata ad aprirsi dall’altra parte.
Olivia entrò con le braccia cariche di vestiti, ma il sorriso le si spense all’istante non appena lo vide.
«William? Che ci fai qui?!»
William non batté ciglio davanti allo shock di Olivia. Si limitò a socchiudere gli occhi, infastidito appena. «Hai un cervello inutile quanto quello di Elsie.»
«Davvero, se non fossi la sua migliore amica, l’azienda ti avrebbe licenziata da una vita.»
Olivia scattò in un attimo. «William! Di’ pure quello che vuoi su di me, ma se parli ancora male di Elsie, giuro che ti tiro un pugno dritto in quella faccia da saputello!»
William sbuffò svogliato e, alzando un sopracciglio, si voltò per andarsene; la voce, quel tanto che bastava perché si sentisse bene. «Sì. Dicevo te.»
Olivia serrò i pugni. Era a un soffio dal passare davvero alle mani.
La truccatrice, fiutando il pericolo, le tirò nervosamente la manica e sussurrò: «È uno degli investitori. Lascia perdere, d’accordo?»
«E quindi? Anche se è un investitore?» Olivia ribolliva ancora, poi le parole le arrivarono addosso tutte insieme: spalancò gli occhi. «Aspetta un attimo. Investitore...? Stai dicendo che William ha investito nello spettacolo di Elsie?»
La truccatrice annuì. «Ma non sono… sposati? Non è normale?»
Olivia si infuriò ancora di più.
Senza nemmeno posare i vestiti, si chinò verso la truccatrice e borbottò: «Fammi un favore: non andare in giro a raccontare del matrimonio segreto tra William e Elsie. William è meschino da far schifo. Se ti fa causa, ti riduce sul lastrico in un attimo, chiaro?»
Ripensando all’aura intimidatoria di William, la truccatrice annuì in fretta.
«Però...»
Però—non l’aveva appena chiamata “moglie” senza neanche esitare?
Non avrebbe dovuto essere pazzo di Elsie, allora? E che cos’era tutta quella storia dei titoli su Grace?
Sbirciò verso il camerino, ma si trattenne dal dirlo ad alta voce. Invece chiese: «E allora perché nascondere il matrimonio? Perché non rendere pubblica la cosa con Elsie?»
«Be’, ovviamente perché—»
Olivia non finì la frase.
Dal camerino arrivò all’improvviso una voce piatta. «Perché tanto non durerà ancora a lungo.»
Elsie uscì, pallida, senza espressione.
In realtà il conto alla rovescia era già iniziato. Non mancava nemmeno un mese: ventidue giorni, per l’esattezza, prima che lei e William mettessero fine a tutto ufficialmente.
Si era montata la testa.
Aveva pensato che, solo perché avevano dormito insieme e si erano sposati, volesse dire che si amavano.
Aveva pensato che tre anni sarebbero bastati a sciogliere quel cuore freddo e irraggiungibile di William.
La truccatrice, ancora stordita e confusa, si dileguò in silenzio.
A Olivia si strinse il petto nel vedere il volto svuotato di Elsie. Sembrava così… sfinita.
Olivia era talmente furiosa che avrebbe potuto esplodere. «Il vecchio Mr. Harding ha detto che avrebbe lasciato tutto a te, e invece alla fine è solo un fondo in trust del cavolo! E devi restare sposata per tre maledetti anni prima di poterci mettere mano!»
«Non aveva mai avuto intenzione di darti quei soldi! Me lo ricordo benissimo—se divorziaste prima dei tre anni, l’intera eredità andrebbe a te, giusto? Sinceramente, secondo me dovresti divorziarne subito e prenderti tutto!»
Elsie scosse la testa. «Liv, il nonno non era così.»
«Dopo la morte dei miei genitori non era obbligato a riprendermi con sé, e invece mi ha riportata nella famiglia Harding e mi ha cresciuta. E poi aveva capito che mi piaceva William. Ha creato quel trust perché William si prendesse cura di me, perché mi desse un futuro stabile.»
Mentre parlava, Elsie accennò un sorriso amaro. «Altrimenti, da orfana, anche se avessi ereditato la fortuna degli Harding, probabilmente non sarei vissuta abbastanza a lungo da poterla spendere.»
Olivia fece il broncio, frustrata, e la strinse forte, come sul punto di piangere. «È tutta colpa di William, quel bastardo: ti ha trascinata dentro, ti ha fatto credere che gli piacessi, e poi è diventato Mr. Ghiaccio un secondo dopo il matrimonio! Elsie, non avere paura. Anche se lo lasci, ci sono io.»
Elsie stava per commuoversi quando Olivia aggiunse: «Ti passo l’elenco completo dei bei ragazzi che conosco. Uno a sera, sul serio!»
«Ah, a proposito: ho visto il tuo protagonista maschile poco fa. Accidenti, è uno schianto. Una bellezza da ragazzino, una caramella per gli occhi. Potresti pensarci, a provare con uno più giovane. Ha detto anche che è un tuo fan.»
«Aveva i pantaloni super stretti e giuro che lì sotto c’era tutto un… movimento. Però non ho idea di come sia a letto… dovresti provarci e vedere se è meglio di William.»
Olivia aveva sempre la lingua sciolta, come se viaggiasse su una frequenza tutta sua.
Vedendo che quelle assurdità diventavano ogni secondo più sfacciate, Elsie arrossì e afferrò una maglietta per spiaccicarla in faccia a Olivia.
Eppure, dopo tutte quelle battute, dentro si sentiva davvero più leggera.
Dopo una settimana di allenamento serrato e a porte chiuse, la troupe diede ufficialmente il via alle riprese.
Appena indossato il costume ed entrata sul set, Elsie notò il trailer parcheggiato lì vicino. Dal finestrino aperto si vedeva chiaramente William che osservava Grace mentre le facevano il trucco.
Quella sensazione al petto era difficile da chiamare per nome: non era proprio gelosia, ma pizzicava comunque.
Negli ultimi tre anni era stato così “occupato” che Elsie poteva contare sulle dita di due mani le volte in cui l’aveva visto.
Ma adesso che Grace era tornata nel Paese, d’un tratto aveva tutto il tempo del mondo. Dovunque lei andasse, qualunque cosa facesse, lui era sempre lì, al suo fianco.
Immagino che sia questo, quando a qualcuno importa davvero.
Elsie stava per voltarsi quando una voce la chiamò: «Elsie!»
...
William aveva già firmato più di una dozzina di documenti sul tablet.
Grace, con le labbra a cuore mentre si metteva il rossetto, borbottò: «Stai lavorando tantissimo, Will. Non dovevi per forza liberarti l’agenda solo per stare qui con me.»
Con il telefono tenuto con noncuranza, William rispose piatto: «Va bene così. Tu pensa al trucco.»
Vedendo il capo lanciare un’occhiata fuori dal finestrino ogni pochi secondi, Eric mantenne la faccia impassibile, ma dentro non poté trattenere un ghigno: Sì, certo, qui per sostenere Miss Howard. Piuttosto non riusciva a stare una settimana senza vedere sua moglie e si era inventato una scusa per presentarsi sul set.
Il telefono girava impaziente tra le dita di William, tradendo senza pudore la sua irrequietezza.
Quando Grace finalmente si alzò per cambiarsi nel camerino, William non riuscì più a trattenersi. «Hai detto che oggi ci sono tutte le scene di Elsie. Perché non è ancora qui? Ora si crede così importante?»
Prima che Grace potesse rispondere, Eric socchiuse gli occhi e indicò fuori. «Mr. Harding… guardi, quella non è sua moglie? E… quel tipo accanto a lei…»
William girò la testa di scatto: in un battito di ciglia il volto gli si raggelò. «Chi è quello con lei?»
Anche Grace sporse la testa dal camerino, diede un’occhiata e poi rientrò come se nulla fosse. «Oh, quello è Aiden Grant, l’attore protagonista. È piuttosto carino. Ho sentito che è un po’ fan di Elsie. Ieri continuava a trascinarla a provare le scene romantiche.»
A quelle parole, il cuore di Eric ebbe un sussulto.
Rubò un’occhiata al capo, pregando in silenzio che intervenisse una divinità qualunque.
William non disse altro, ma la tempesta che aveva in faccia parlava per lui. Gli occhi inchiodati alla scena fuori dal finestrino, freddi, indecifrabili.
Avevano chiamato Elsie e lei si era voltata, sorpresa di vedere Aiden. «Pensavo che oggi non avessi scene. Che ci fai qui?»
«A osservare i professionisti e imparare dai migliori.»
Aiden, con lineamenti audaci e taglienti, aveva l’aria di uno che non arretra mai; eppure sorrideva con una dolcezza inattesa, le fossette che gli affondavano nelle guance.
Le porse una mela. «Ieri ti ho visto un po’ giù. Una mela al giorno toglie il medico di torno, no?»
Elsie esitò, colpita dal gesto. Neppure il fatto che fosse raffreddata gli era sfuggito.
Prese la mela e schiuse appena le labbra per ringraziarlo quando—
«Bang!»
Qualcosa cadde a terra lì vicino.
Soprassalto, Elsie alzò lo sguardo giusto in tempo per intravedere la schiena rigida di William.
Si stava allontanando a passo svelto; la tensione nelle spalle era fin troppo evidente, la rabbia pareva trascinarsi dietro di lui. Nel giro di pochi secondi sparì.
Quello schianto sembrò l’eco di qualcosa che si spezzava dentro di lui, che cadeva a terra perché ormai non poteva più restare trattenuto.
La voce di un membro dello staff gridò attraverso un altoparlante, attraversando il set: «Quante volte l’ho detto? Non lasciate gli oggetti di scena in giro! Poteva inciampare mentre andava al segno. Spostateli subito!»
Le dita di Elsie si strinsero appena intorno alla mela.
Quindi era così che teneva a Grace.
Trovava il tempo di starle accanto mentre si truccava, di guardarla recitare, persino di occuparsi personalmente degli oggetti di scena?
Le tornarono in mente le parole che lui aveva detto nel camerino una settimana prima: che Grace era “come una sorella”.
Si lasciò sfuggire una risatina, amara.
Per fortuna non aveva creduto nemmeno a una parola.
