Capitolo 4 - Ti terrò in prigione per sempre

Dopo una raffica di schiaffi, il viso di Derek si gonfiò come un pallone.

Diana scosse la mano destra indolenzita, pentendosi di non averle usate entrambe: almeno così il dolore si sarebbe distribuito equamente.

«Diana!» ringhiò Derek, fulminandola con lo sguardo a denti stretti. «Come ti permetti di colpirmi?»

«Tramavi alle mie spalle!» Diana si gettò i capelli all'indietro e si avvicinò al contratto che aveva buttato a terra, dandogli qualche calcio prima di calpestarne una pagina. «Questo contratto ti cede tutte le mie quote e i diritti di gestione: in pratica significa consegnarti l'intera azienda!»

Derek si portò una mano al viso, sbalordito.

Come faceva Diana a capirci qualcosa?

Assottigliò lo sguardo, scrutandole il viso alla ricerca di una crepa nella sua corazza. Ma il suo aspetto era talmente ripugnante che non riusciva nemmeno a decifrarne l'espressione, figuriamoci gli occhi.

Il suo sguardo si soffermò sui succhiotti che le segnavano il collo, e i suoi occhi si scurirono, calcolatori.

Diana non si era mai presa la briga di leggere un contratto. Se ora riusciva a individuarne le insidie, significava che Nicholas le stava avvelenando la mente contro di lui.

«Diana, lo so che non volevi colpirmi. Sei solo arrabbiata perché non sono riuscito a proteggerti.»

Fece un passo avanti per prenderle la mano, ma la vista di quel volto mostruoso lo fece indietreggiare.

Poi continuò: «Te l'avevo detto che Nicholas non prometteva nulla di buono. È ovvio che ti sta allontanando da me, mettendoti contro di me di proposito. Vuole distruggere la Windsor Corporation.»

Constatando che non aveva ancora firmato, Derek si affrettò a raccogliere i fogli sparsi a terra. «Diana, so che stai soffrendo, ma devi capire che sono l'unico a tenere davvero a te. Firma questo contratto e l'azienda sarà al sicuro. Lo devi ai tuoi defunti genitori, non credi?»

Pulì la penna sul cappotto di Diana con un gesto di disgusto. «Diana, firma. Quando Nicholas avrà inghiottito la Windsor Corporation, sarà troppo tardi.»

Diana osservò l'espressione disgustata di Derek e non poté fare a meno di deridere l'ingenua che era stata un tempo.

Come aveva fatto a essere così cieca di fronte a una repulsione tanto evidente?

Guardando quel volto, così familiare eppure diventato estraneo, Diana abbozzò un sorriso.

Il rossetto le si era sbavato in modo grottesco verso le orecchie e, con quel piccolo movimento, sembrò sul punto di scattare in avanti per squarciare la gola a Derek.

Lui avrebbe voluto indietreggiare, ma si costrinse a restare immobile. «Diana, fidati di me. Firma qui e potrò salvare la famiglia Windsor. Non permetterò a Nicholas di distruggere la Windsor Corporation.»

In quell'istante, Diana non riuscì a trattenersi dal colpirlo di nuovo.

Derek fece il gesto istintivo di ribattere, ma si raggelò nel vedere quel volto demoniaco che gli sorrideva.

«Nicholas è il mio fidanzato. Se ti sento dire un'altra sola parola contro di lui, ti picchierò così forte che nemmeno tua madre ti riconoscerà!»

Nicholas non era soltanto il suo fidanzato: era l'uomo che, nella sua vita precedente, si era gettato a salvarla senza la minima esitazione.

E Derek era l'ultima persona al mondo ad avere il diritto di infangare il nome di Nicholas!

Derek inghiottì la rabbia, reprimendo il disgusto mentre afferrava la mano di Diana. «Diana, so che lo stupro che hai subito da Nicholas deve averti traumatizzata. Mi tratti così soltanto perché non vuoi trascinarmi a fondo con te, ma io non ho paura.»

Al pensiero di avere la Windsor Corporation in pugno, le sue parole si caricarono di un'emozione quasi sincera.

«Diana, andiamocene via, subito. Il mio autista ci aspetta qui fuori. Dovesse costarmi la vita, ti porterò lontano da quel mostro di Nicholas.»

Era il suo piano B.

All'inizio gli sarebbe bastata la firma di Diana per assumere legalmente il controllo della Windsor Corporation. Ma dato che quella nuova Diana sembrava irremovibile, avrebbe dovuto portarla via con la forza.

Una volta che l'avesse avuta in pugno, avrebbe trovato mille modi per costringerla a firmare.

Dal balcone del secondo piano, nascosto tra le fronde degli alberi, Nicholas osservava la scena con freddo distacco.

Il suo assistente, Bruce Davis, era un fascio di nervi.

Quella Diana era solo un concentrato di guai. Se fosse davvero fuggita con Derek, quel giorno tutti loro ne avrebbero pagato le conseguenze.

Al pensiero dell'indole spietata del suo capo, Bruce rabbrividì.

Proprio mentre implorava tutte le divinità che gli venivano in mente, l'urlo straziante di Derek echeggiò dal piano di sotto.

Poiché Derek le stringeva la mano destra impedendole di muoverla, Diana gli sferrò un violento calcio all'inguine. Lui si accasciò a terra.

«Diana!» sbottò infine Derek, ruggendo di rabbia.

Vedendo che Diana alzava di nuovo il piede, rotolò via in fretta.

Quello stato pietoso diede a Diana un'immensa soddisfazione. Con un'espressione di disgusto, si pulì sui vestiti la mano destra, ormai contaminata dal tocco di Derek. «Mi trovo a casa del mio fidanzato. Per quale motivo dovrei andarmene con te? E, a voler essere precisi, tu dovresti chiamare Nicholas 'cugino', non è così?»

Guardò Derek dall'alto in basso, con disprezzo.

I suoi capelli impomatati erano ormai un groviglio di terra ed erba, e il suo abito costoso era tutto sgualcito e in disordine. Con una mano si teneva l'inguine, mentre con l'altra cercava di sorreggere il proprio peso.

Diana gli calpestò la mano; ripensando alla propria vita passata, avrebbe voluto soltanto uccidere quel demone.

«Cosa ti fa credere di essere degno di chiedermi di fuggire con te?» sogghignò.

«Diana, Nicholas ti ha fatto il lavaggio del cervello? Lui non è un... AHHH!» L'urlo straziante di Derek lacerò l'aria quando Diana premette il piede con più forza, gli occhi ridotti a due fessure di ghiaccio.

«Nicholas è mille spanne sopra di te. Un altro insulto e farò in modo che la tua discendenza finisca qui!»

Sollevò di nuovo il piede e Derek rotolò via freneticamente per mettersi al sicuro.

Diana sbuffò gelida e si voltò per andarsene.

Derek guardò i fogli del contratto sparsi a terra e si rimise in piedi a fatica. «Diana, lo so che è stress post-traumatico. Non te ne faccio una colpa... do la colpa solo a me stesso per non averti protetta.»

Diana quasi si mise a ridere per la sua sfacciataggine. Faceva ancora la parte dell'amante devoto?

Si voltò a guardarlo con aria di scherno, sebbene il suo trucco grottesco non offrisse a Derek altro che la visione di una bocca spalancata e mostruosa.

Derek deglutì a fatica e portò avanti la sua farsa. «Devi scappare con me. Il progetto della Windsor Corporation sta per essere chiuso. Come pensi che Nicholas possa permettere alla Windsor Corporation di continuare a crescere?»

E aggiunse: «Vuole controllarti, perciò non può lasciarti alcuna indipendenza. Non lo capisci? Ti porterà via tutto.»

Il sorriso di Diana si allargò, sebbene i suoi occhi si velassero di tristezza.

Nella sua vita passata, aveva creduto alle mezze verità di Derek e aveva trascorso un'intera esistenza a osteggiare Nicholas.

Eppure, alla fine, solo Nicholas ci teneva davvero a lei.

«Sarà mio marito. Che importanza ha se mi porta via tutto?» rise freddamente Diana. «Tu, d'altro canto... ricordo bene che hai preso parecchio dalla famiglia Windsor. Ti do tre giorni di tempo per restituire tutto ciò che mi hai rubato, altrimenti chiamerò la polizia e farò in modo che tu marcisca in prigione per il resto dei tuoi giorni!»

Diana si allontanò senza voltarsi indietro, maledicendo la sé stessa del passato. Era stata una vera e propria idiota, la stupidità incarnata.

Ogni volta che Derek metteva gli occhi su qualcosa che apparteneva alla famiglia Windsor, sosteneva di volerlo "in prestito per un paio di giorni" e non lo restituiva mai. In cuor suo, lei li aveva sempre considerati dei regali.

Ora si rendeva conto che nutrire un parassita ingrato era stato l'inizio del suo tragico destino.

Al piano di sopra, lo sguardo di Nicholas rimase fisso sulla figura snella di Diana che si allontanava. La penna che teneva in mano si era spezzata in due, eppure la sua espressione era insolitamente compiaciuta.

Nicholas gettò con disinvoltura la penna rotta nel cestino. «Bruce, risparmia i familiari dell'autista di Derek che aspetta qua fuori.»

«Sì, signore. La sua clemenza è molto apprezzata.» Bruce tirò un sospiro di sollievo, lanciando un'occhiata compassionevole verso l'ingresso.

L'autista di Derek, con ogni probabilità, non avrebbe visto l'alba del giorno dopo.

Capitolo precedente
Capitolo successivo