
Il Branco Perduto
N.O Darling · In corso · 518.1k Parole
Introduzione
Sei anni fa diedi tutto al ragazzo che mi incendiò il mondo… il cuore, il corpo, la fiducia. Il giorno dopo sparì, senza una parola.
Da allora la vita non è stata gentile. Seppellii i miei genitori nella stessa settimana in cui portai a casa mio figlio appena nato. A diciott’anni mi ritrovai madre e tutrice di mia sorella adolescente, a malapena in grado di reggere quel peso. Quando, finalmente, credetti di aver trovato riparo nel matrimonio, scoprii che mio marito conduceva una doppia vita.
Ora mio figlio, Jaxon, è arrabbiato e sta prendendo una brutta strada. So che non possiamo continuare a far finta che vada tutto bene. Ci serve un nuovo inizio.
Non mi aspettavo che quel nuovo inizio mi avrebbe portata in una sonnolenta cittadina di montagna che nasconde un segreto mortale… né che mi avrebbe riportata da lui.
Perché questa città confina con un branco nascosto di mutaforma lupi, e uno dei loro alpha è il ragazzo che è scomparso sei anni fa.
Lo stesso ragazzo che non ha mai saputo di avermi lasciata con qualcosa di più di un cuore spezzato.
Mi lasciò suo figlio.
Capitolo 1
** Il punto di vista di Paige **
Il giorno in cui seppellii i miei genitori, con mio figlio appena nato fra le braccia e mia sorella adolescente aggrappata al mio fianco, mi feci una promessa: sopravvivere, a qualunque costo.
«Mi dispiace, Paige, ma non c’è nulla che io possa fare. Jaxon ha causato il ricovero di un altro bambino. In base al regolamento della scuola, non abbiamo altra scelta che espellerlo in modo permanente», dice Mrs Bailey, la preside di mio figlio.
«È stato chiaramente un incidente. Non farebbe mai del male di proposito a qualcuno, e di certo non al suo migliore amico», ribatto, incapace di credere che possano espellere un bambino così piccolo.
«Sono certa che non volesse fargli così male, ma resta il fatto che è successo. Devo tenere conto del benessere degli altri alunni. Questo significa che non possiamo più accoglierlo in questa scuola. Scriverò una lettera di raccomandazione perché venga preso in considerazione da un istituto più adatto a gestire il suo comportamento», spiega Mrs Bailey con un sorriso pieno di comprensione.
«Quindi vi arrendete e basta con lui?» chiedo, mentre nello stomaco mi si apre un buco di paura e rabbia.
«Assolutamente no, noi pensiamo solo che…»
«Lasci perdere, e si tenga la sua raccomandazione. Non ci serve niente da lei», sbotto, alzandomi e uscendo a passo di tempesta dall’ufficio della preside.
Mio figlio mi aspetta fuori; la sua faccina si illumina appena mi vede.
«Vieni, Jax, andiamo a casa.» Gli sorrido, senza lasciargli capire quanto sono furiosa in questo momento, mentre gli porgo la mano.
Jaxon infila la sua manina nella mia e si gira a salutare con innocenza la preside, mentre ci avviamo verso la mia macchina.
«Mi dispiace, mamma», dice Jaxon, mentre appoggio la fronte al volante e mi prendo qualche respiro, cercando di trattenere le lacrime.
Jax ha solo sei anni; non dovrebbe vedermi piangere. È un bambino dolce, affettuoso e intelligentissimo, ma ultimamente ha addosso una forza eccessiva che sembra non riuscire a controllare. Mi spezza il cuore vederlo lottare così.
«Va tutto bene, amore, andrà tutto bene», lo rassicuro, costringendo il viso a un sorriso mentre lo guardo nello specchietto retrovisore.
«Domani chiederò scusa a Robbie. Lo prometto», mi risponde con quei suoi grandi occhi azzurri così innocenti.
Come posso dirgli che la scuola lo ha espulso definitivamente e che non potrà tornare dai suoi amici? O che saremo fortunati se i genitori di Robbie non chiameranno la polizia?
«Penso che, per adesso, un po’ di tempo lontano dalla scuola sia la cosa migliore, ma magari potresti fare a Robbie un bel disegno e glielo portiamo a casa sua nel fine settimana. Che ne dici?» chiedo, mettendo in moto e allontanandomi dalla scuola.
«Va bene! Gli disegnerò un robot gigantesco con gli occhi laser. A Robbie piacciono i robot!» grida Jax, entusiasta, e poi per tutto il tragitto fino a casa si mette a fare il robot.
Parcheggio davanti a casa nostra e vedo la macchina di Greg nel vialetto. Deve aver finito presto di lavorare. L’idea di dirgli che Jaxon è stato espulso mi riempie di angoscia.
Siamo sposati da due anni ormai, e il più delle volte è un buon patrigno per Jax, ma con lui sa essere molto duro, e io lo detesto. Ho provato a parlargliene, ma dice che sta solo cercando di assicurarsi che Jaxon non diventi come suo padre. Io credo che, semplicemente, stia covando un risentimento sempre più grande verso mio figlio.
«Possiamo prendere la pizza per cena, mamma? È la preferita di Greg», dice Jax mentre entriamo in casa.
Mi fermo nell’ingresso e ascolto in cerca di Greg. Sento la doccia al piano di sopra. «La pizza va benissimo», annuisco. «Che ne dici se vai in camera tua e fai quel disegno per Robbie? Ti chiamo io quando la cena è pronta.»
Jaxon corre su per le scale, emozionato, e io vado in cucina, tiro fuori una pizza dal congelatore e la infilo nel forno. Il telefono emette un suono di notifica proprio mentre imposto il timer.
Il messaggio è del responsabile del gruppo scout di Jaxon: mi informa che non può più partecipare, a causa dell’incidente di oggi a scuola e delle preoccupazioni degli altri genitori. In questa città le notizie viaggiano davvero in fretta.
Com’è possibile che un intero paese si metta così facilmente contro un bambino di sei anni? Sì, ha sbagliato a spingere il suo amico quando ha provato a portargli via un gioco, ma non poteva sapere che Robbie avrebbe battuto la testa e avrebbe avuto bisogno di punti. I bambini della sua età si spingono e si strattonano in continuazione. Jax è solo molto forte per la sua età. Non significa che sia un bambino cattivo.
«Io esco», dice Greg passando davanti alla cucina senza venire a salutarmi con un bacio, come fa di solito. Sento che, a poco a poco, si sta allontanando da me.
«Dove vai? Sto facendo la pizza, e speravo che potessimo parlare prima di cena», gli chiamo dietro.
«Incontro un paio di amici. Mangio fuori. Non mi aspettare», dice, aprendo la porta d’ingresso.
«Aspetta, Greg, devo davvero parlarti di…»
«Hanno escluso Jaxon,» mi tronca Greg. «Lo so già, e non mi sorprende. Te l’avevo detto che sarebbe venuto fuori pessimo, proprio come suo padre.»
La porta d’ingresso si chiude alle spalle di mio marito prima ancora che io riesca a rispondere. Come fa a saperlo? Ha chiamato la scuola?
Non capisco questo odio che prova per Ryder. Non l’ha mai nemmeno incontrato, e conosce di lui solo quello che gli hanno raccontato gli altri. È vero che Ryder non era un santo, ma non era neanche il mostro che Greg dipinge.
Era finito nel sistema di affidamento. La famiglia che lo aveva accolto non era stata quella giusta per lui, e a scuola aveva subìto un bullismo atroce. Quando aveva iniziato il college era sulla difensiva, e spesso finiva per picchiarsi con i nostri coetanei, ma con me era dolcissimo. Per quanto mostrasse sempre interesse, non mi ero mai sentita spinta da lui a fare sesso e così, la sera prima del suo diciottesimo compleanno, decisi che era arrivato il momento. I nostri compleanni cadevano a due giorni di distanza, ma lui mi prendeva spesso in giro, chiamandomi cougar perché ero più grande di lui di ben due giorni.
Il giorno dopo quel goffo pasticcio in una tenda mi ero svegliata da sola. Era sparito. Il suo telefono risultava staccato e lui non era tornato al college. Chiamai a casa sua un’infinità di volte, ma nessuno venne mai ad aprire.
Quando, sei settimane più tardi, scoprii di essere incinta, diventai ossessionata dall’idea di trovarlo.
Alla fine un vicino ebbe pietà di me e mi disse che la famiglia aveva fatto i bagagli e se n’era andata. Era difficilissimo crederci, e mi ci volle quasi due anni per accettarlo, perché il mio Ryder non mi avrebbe fatto una cosa del genere. Eravamo innamorati, e lui non se ne sarebbe andato nel cuore della notte senza una parola.
Dopo cena, quando Jax è a letto e Greg ancora non è rientrato, salgo al piano di sopra per farmi una doccia. Mentre mi spoglio e butto i vestiti sporchi nel cesto della biancheria, qualcosa mi attira lo sguardo accendendosi. È il telefono di lavoro di Greg, che spunta dalla tasca dei pantaloni.
Per fortuna l’ho visto prima di infilare tutto in lavatrice. Appoggio il telefono sul bordo del lavabo e mi faccio la doccia, cercando di lavare via lo stress della giornata. Domani dovrò trovare una nuova scuola per Jax, ma stasera ho bisogno di rilassarmi con un buon libro e una tisana alla camomilla.
Sento il telefono di Greg vibrare sopra il rumore dell’acqua che scorre, e comincia a darmi sui nervi. Chi lo sta importunando così tanto fuori dall’orario di lavoro? Lavora in un negozio di articoli sportivi. Nessuno dovrebbe aver bisogno di lui a quest’ora. Con un sospiro, quando il telefono ricomincia a vibrare senza sosta, spengo la doccia, intenzionata a spegnerlo, ma appena vedo i messaggi sullo schermo mi si gela il sangue.
Una certa Leanne ha inviato vari messaggi e, anche se riesco a leggere solo la prima riga di ciascun testo, è facile capirne il senso.
Leanne: Mi manchi.
Leanne: Gliel’hai già detto?
Leanne: Grazie per oggi. Ti amo così tanto.
Mi cade il telefono di mano, incapace di leggere oltre.
Mio marito ha una relazione.
Mi sfugge un singhiozzo mentre sento tutto il mio mondo crollarmi addosso. So che ultimamente le cose non sono state perfette, ma come ha potuto farmi questo? Perché non gli basto? Perché le persone che amo mi lasciano sempre?
Mi avvolgo in un asciugamano e corro in camera per chiamare l’unica persona su cui posso contare. Mia sorella, Poppy. Di recente si è trasferita per andare all’università. Studia per diventare veterinaria, e non potrei essere più orgogliosa di lei.
Poppy risponde al primo squillo e mi ascolta mentre le rovescio addosso il cuore. Le racconto quello che è successo a scuola con Jaxon e il messaggio del suo capo scout, e le dico cosa ha fatto Greg.
«Paige, devi andartene da quella città. C’è una casetta in affitto non troppo lontano dalla mia università. Sono andata a vederla oggi, ma la linea dell’autobus non è buona ed era semplicemente troppo lontana per fare avanti e indietro ogni giorno fino all’uni senza una macchina. È un posticino carino, due camere da letto, ed è completamente arredato. La città mi è sembrata accogliente, con un’aria di casa. Fai i bagagli e ricomincia da capo da questa parte del paese con me. Lì per te non è rimasto niente», dice Poppy.
«Ma se…»
«Non ne vale la pena, Paige, non dargli una seconda possibilità,» mi interrompe Poppy.
Mi si riempiono gli occhi di lacrime. Ha ragione. Qui non mi è rimasto nulla. Poppy se n’è andata, i miei genitori sono morti, Jaxon non ha una scuola, Greg mi sta lasciando per un’altra donna e io ho già accettato che Ryder non tornerà da me, quindi perché restare in un posto che contiene più brutti ricordi che belli?
Trasferirsi in una zona nuova non sarebbe poi così difficile. Il mio lavoro di editor mi permette di lavorare da qualunque luogo e, con Jaxon che ormai qui non ha più una scuola, davvero non c’è motivo di restare. Poppy ha ragione. Un nuovo inizio, in un posto nuovo, è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno.
«Va bene, Pops. Mandami i dettagli della casa.»
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