Il Rimedio di Mezzanotte del CEO

Il Rimedio di Mezzanotte del CEO

CalebWhite · Completato · 388.0k Parole

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Introduzione

Credevano di potermi distruggere. Si sbagliavano.

Mi chiamo Aria Harper e ho appena sorpreso il mio fidanzato, Ethan, a letto con la mia sorellastra, Scarlett. Nel nostro letto. Mentre il mio mondo andava in pezzi, loro complottavano per rubarmi tutto: la mia eredità, il patrimonio di mia madre, persino l'azienda che sarebbe dovuta essere mia.

Ma non sono la ragazza ingenua che credono.

Ed è qui che entra in scena Devon Kane: undici anni più di me, pericolosamente potente, e l'arma esatta di cui ho bisogno. Un mese. Un accordo segreto. Sfruttare la sua influenza per salvare la mia azienda, mentre io scopro la verità sulla "morte" di mia madre Elizabeth e sulla fortuna che mi hanno sottratto.

Il piano era semplice: fingere un fidanzamento, sedurre i miei nemici per ottenere informazioni e uscirne pulita.

Quello che non avevo previsto? Questo miliardario insonne che riesce a dormire solo quando sono tra le sue braccia. Quello che lui non aveva previsto? Che il suo comodo accordo si sarebbe trasformato in un'ossessione.

Di giorno, è un maestro di indifferenza: il suo sguardo mi scivola addosso come se non esistessi. Ma quando cala il buio, mi solleva il vestito di pizzo, le mani si impossessano dei miei seni attraverso il tessuto trasparente, la bocca trova il piccolo neo sulla mia clavicola.

«Così», sussurra contro la mia pelle, la voce tesa e roca. «Dio, che sensazione incredibile.»

Adesso i confini sono sfumati, la posta in gioco è più alta, e tutti coloro che mi hanno tradita stanno per scoprire cosa succede quando si sottovaluta Aria Harper.

La vendetta non è mai stata così dolce.

Capitolo 1

Il punto di vista di Aria

Ero in piedi nel corridoio scarsamente illuminato di un hotel a cinque stelle di Manhattan, con le mani che, tremando leggermente, stringevano la maniglia del carrello del servizio in camera. Il vassoio d’argento appoggiato sopra sembrava più pesante del dovuto, carico com’era di una bottiglia di vino rosso costoso e due calici di cristallo che riflettevano le luci soffuse del soffitto. La divisa dell’hotel che mi avevano prestato era di una taglia troppo grande, ma con qualche spilla da balia e un po’ di determinazione ero riuscita a farmela andare bene.

Stanza 1507. Eccola: la suite presidenziale dove alloggiava Devon Kane.

Feci un respiro profondo, cercando di calmare il cuore che mi batteva all’impazzata. Gli eventi della mattinata mi balenarono di nuovo in mente: il numero sconosciuto che mi aveva mandato un messaggio, la foto apparsa sullo schermo e quella sensazione di nausea che mi aveva travolta quando avevo visto il mio ragazzo, Ethan, avvinghiato tra le lenzuola a Scarlett, la mia sorellastra. Nudi entrambi. Ed entrambi fin troppo a loro agio.

«Respira, Aria» mi sussurrai. «Respira e basta».

Non era il primo tradimento da parte di Ethan Blake. Quante volte gli ero corsa dietro? L’erede del Blake Fashion Group era stato la mia ossessione per più tempo di quanto volessi ammettere. L’avevo inseguito per tutto il college, convincendomi che le sue continue apparizioni in bar e locali con altre donne non significassero nulla. Che il suo atteggiamento sprezzante nei miei confronti in pubblico fosse solo un modo per proteggere la nostra privacy.

Un ricordo riaffiorò, nitido e doloroso. L’estate scorsa, nella casa al mare della sua famiglia. Durante una festa mi ero allontanata per andare in bagno e, mentre tornavo indietro, avevo sentito la voce di Ethan, velata di ilarità, provenire da dietro l’angolo.

«Non capisci, amico» aveva detto, con un’arroganza inconfondibile nel tono. «Anche se è bella da morire come Aria Harper, deve comunque corrermi dietro».

Le risate dei suoi amici che erano seguite mi si erano impresse a fuoco nella memoria. Ero rimasta paralizzata, il calice di champagne che quasi mi scivolava dalle dita, prima di ritirarmi in silenzio in bagno per ricompormi.

Eppure ero rimasta con lui, convinta di poterlo costringere ad amarmi come lo amavo io.

Che stupida ero stata.

Adesso, fuori dalla suite di Devon Kane, provavo qualcosa di completamente diverso: una fredda e calcolata determinazione. Se volevo vendicarmi di Ethan, mi serviva qualcuno più potente, più famoso, più tutto di lui.

Devon Kane era il candidato perfetto.

L’erede della Kane Technology valeva miliardi. La sua azienda faceva impallidire il Blake Fashion Group sotto ogni punto di vista. Una sola foto di me con Devon avrebbe fatto esplodere Ethan di gelosia; il solo pensiero mi fece sorridere.

Arrivare fin lì non era stato facile. Avevo contattato la mia compagna di stanza del college, Jessica, che ora lavorava come vice-direttrice dell’hotel. Mi aveva detto che Devon era in città per una cena di lavoro e aveva deciso di fermarsi per la notte invece di tornare al suo attico. Ancora più interessante, mi aveva confidato un’informazione riservata: la sua richiesta di una sistemazione speciale a causa di una grave forma di insonnia. Con una divisa e una tessera magnetica prese in prestito, ero salita al suo piano, ripassando le mie battute per tutto il tragitto.

Feci un ultimo respiro profondo e bussai alla porta.

«Servizio in camera» dissi, mantenendo un tono professionale nonostante l’agitazione che mi sentivo nello stomaco.

Passarono alcuni secondi prima che la porta si aprisse. Devon Kane era lì, sulla soglia, la sua figura imponente che riempiva completamente lo spazio. Alto quasi un metro e novanta, mi sovrastava anche con i tacchi. Aveva le spalle larghe sotto una semplice camicia bianca, con i primi bottoni slacciati a rivelare un lembo di pelle abbronzata. La sua mascella era così affilata da poter tagliare il vetro e i suoi occhi – di un grigio ardesia penetrante – sembravano trapassarmi da parte a parte.

Ciò che mi colpì di più furono le occhiaie scure sotto i suoi occhi, prova della sua presunta insonnia. Non sminuivano la sua bellezza, ma aggiungevano un tocco di vulnerabilità alla sua presenza altrimenti intimidatoria.

Un lampo di riconoscimento balenò sul suo volto. «Signorina Aria Harper? Da quando lavora per l'hotel?»

«Da oggi» risposi con un sorriso sicuro, e senza aspettare un invito spinsi avanti il carrello, costringendolo a indietreggiare mentre lo portavo dentro la sua suite.

La suite presidenziale era esattamente come ci si aspetterebbe: spaziosa, elegante, con vetrate a tutta altezza che mostravano lo scintillante skyline di Manhattan. Su una scrivania di cristallo c'era un portatile aperto, circondato da fogli sparsi. Il letto king-size era intatto, le coperte ancora perfettamente rimboccate. Non aveva nemmeno provato a dormire.

Devon chiuse la porta ma rimase lì vicino, a osservarmi con un misto di curiosità e sospetto. «Non ricordo di aver ordinato il servizio in camera. E men che meno dalla figlia di William Harper.»

Afferrai la bottiglia di vino sul carrello, esibendola platealmente. «Château Margaux, 2005. Ho pensato che a entrambi potesse servire un bicchiere.»

«Mossa audace» disse Devon, incrociando le braccia al petto. «Non teme che il suo ragazzo, Ethan Blake, possa scoprire che si trova nella mia camera d'albergo nel cuore della notte?»

Stappai il vino con disinvoltura, versando il denso liquido rosso in entrambi i calici. Sporgendomi in avanti, mi assicurai che notasse il neo sulla mia clavicola, un dettaglio che sapevo molti uomini trovavano affascinante.

«Quell'uomo non è più rilevante» replicai, con un tono di voce volutamente disinvolto. Gli porsi un bicchiere, lasciando che le mie dita sfiorassero le sue. Quel breve contatto mi provocò una scossa inaspettata. «Perché nominarlo, quando c'è un uomo più maturo e intrigante proprio qui di fronte a me?»

Devon prese il calice, ma non bevve. L'anello di famiglia con lo smeraldo al suo dito catturò la luce mentre faceva roteare il vino, studiando il liquido invece di incrociare il mio sguardo. Quando finalmente alzò gli occhi, il suo sguardo si era incupito, ma la sua espressione rimaneva impassibile.

«Cosa ci fa qui veramente, signorina Harper?»

«Aria» lo corressi, prendendo un sorso di vino. Il sapore corposo mi esplose sulla lingua, dandomi un istante per raccogliere il coraggio.

Il cuore mi martellava nel petto mentre posavo il bicchiere. Non ero mai stata così sfacciata con nessuno, nemmeno con Ethan. La presenza di Devon era soverchiante, la sua aura di potere e controllo riempiva la stanza. Le dita mi tremavano leggermente mentre allungavo la mano verso i bottoni della divisa che avevo preso in prestito.

Uno a uno, li slacciai, rivelando cosa indossavo sotto: una sottoveste di pizzo nero che mi copriva a malapena le cosce. Le spalline sottili mi aderivano alle spalle e la scollatura era abbastanza profonda da rivelare le curve del seno. Lasciai cadere la divisa a terra, rimanendo davanti a lui solo con la sottoveste e i tacchi.

L'espressione di Devon non cambiò, ma i suoi occhi si scurirono ancora di più mentre percorrevano lentamente il mio corpo, dal basso verso l'alto e di nuovo giù. La sua mancata reazione immediata fece vacillare la mia sicurezza. Avevo sbagliato i calcoli? Non era attratto da me?

Scacciando i dubbi, feci un passo verso di lui, costringendomi a mantenere il contatto visivo nonostante l'intensità intimidatoria del suo sguardo. Il cuore mi batteva così forte che riuscivo a malapena a respirare, ma non potevo tirarmi indietro proprio ora.

«Sembra che lei abbia difficoltà a dormire» dissi, cercando di sembrare sicura nonostante la mia inesperienza. «Che ne dice se facciamo un po' di esercizio insieme?»

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