
Mia sorella mi ha rubato il compagno, e io l'ho lasciata fare
regalsoul · In corso · 620.7k Parole
Introduzione
Nata senza lupo, Seraphina è la vergogna del suo branco, finché una notte da ubriaca la lascia incinta e sposata con Kieran, lo spietato Alpha che non l'ha mai voluta.
Ma il loro matrimonio, durato un decennio, non è stato affatto una favola.
Per dieci anni, ha sopportato l'umiliazione: nessun titolo di Luna. Nessun marchio del compagno. Solo lenzuola fredde e sguardi ancora più gelidi.
Quando la sua sorella perfetta ha fatto ritorno, Kieran ha chiesto il divorzio la sera stessa. E la sua famiglia è stata felice di vedere il suo matrimonio andare in pezzi.
Seraphina non ha lottato, se n'è andata in silenzio. Tuttavia, quando il pericolo ha colpito, sono emerse verità sconvolgenti:
☽ Quella notte non è stata un incidente.
☽ Il suo "difetto" è in realtà un dono raro.
☽ E ora ogni Alpha — incluso il suo ex marito — lotterà per rivendicarla.
Peccato che lei ne abbia abbastanza di essere posseduta.
Il ringhio di Kieran mi vibrò fin dentro le ossa mentre mi inchiodava contro il muro. Il suo calore bruciava attraverso gli strati di tessuto.
«Pensi che andarsene sia così facile, Seraphina?» I suoi denti sfiorarono la pelle non marchiata del mio collo. «Tu. Sei. Mia.»
Una mano calda mi risalì lungo la coscia. «Nessun altro ti toccherà mai.»
«Hai avuto dieci anni per reclamarmi, Alpha.» Mostrai i denti in un sorriso. «Buffo come ti ricordi che sono tua... solo quando me ne sto andando.»
- Accogliente
- Alfa
- Amore forzato
- Appassionato
- Avventura di una Notte
- Branco
- Compagno predestinato
- Compagno rifiutato
- Coraggioso
- Da povero a ricco
- Destinato
- Dominante
- Dramma
- Finta sposa
- Innocente
- Luna
- Lupo mannaro
- Miliardario
- Nerd
- Possessivo
- Potente
- R18+
- Ragazzo x Ragazza
- Ricco
- Romanzo Rosa
- Sexy
- Sicuro di sé
- Solitudine
- Stoico
- Terra soprannaturale
- Trasformazione in bellezza
- Urbano
Capitolo 1
IL PUNTO DI VISTA DI SERAPHINA
«Seraphina!»
Sobbalzai nel letto, svegliata di soprassalto dal mio nome, pronunciato con urgenza da mia madre al telefono. La sua voce, acuta e fragile, tremava attraverso l'apparecchio.
«Mamma?» avevo la gola secca. Non si era fatta sentire per dieci anni, a meno che non si trattasse della peggiore delle notizie.
«Tuo padre…» Il suo respiro si bloccò, per poi spezzarsi. «È stato aggredito.»
Mi si strinse lo stomaco. Una paura gelida mi attanagliò.
«Cosa?!»
«Oh, Sera, è appeso a un filo!» singhiozzò mia madre, distrutta.
Gettai via le coperte e saltai giù dal letto.
«Mandami l'indirizzo dell'ospedale» dissi con voce tremante. «Arrivo il prima possibile.»
Cercai di non fare troppo rumore mentre scendevo di corsa le scale per non svegliare mio figlio, Daniel. La luce che filtrava da sotto la porta dell'ufficio di mio marito, Kieran, mi disse che era ancora sveglio. In qualità di Alpha del branco, aveva sempre troppe cose da gestire.
E, se dovevo essere onesta con me stessa, anche troppo risentimento nei miei confronti.
Un errore di dieci anni prima ci aveva legati insieme. Un errore che non mi aveva mai perdonato.
Perciò, non avevo intenzione di disturbarlo.
Quando mi infilai al posto di guida, le lacrime mi rigavano già il viso.
Mio padre era sempre stato invincibile. Incrollabile. Il gigante del mio cuore, anche se non mi aveva mai voluta come figlia.
Anche se mi aveva odiata. Ma non avrei mai immaginato che potesse essermi strappato via così.
Schiacciai il piede sull'acceleratore.
Quando arrivai in ospedale, mia madre e mio fratello erano seduti come ombre fuori dalla sala operatoria. Mi si serrò il petto. Che il gigante stesse davvero per cadere?
Esitai. Non riuscivo a fare un passo avanti. Non dopo che il loro disgusto mi aveva esiliata tanto tempo prima. Dopo quella notte di dieci anni fa, mi avevano cancellata. Per il mondo, ormai, avevano una sola figlia: Celeste.
Avrei dovuto essere lì?
Erano passati dieci anni dall'ultima volta che ci eravamo parlati. Persino dopo la nascita di Daniel, ogni comunicazione con la famiglia era passata tramite Kieran. Mio padre era stato chiaro: non voleva più vedere la mia faccia.
Avrebbe davvero voluto vedermi adesso?
E se così non fosse? Se il suo rancore non si fosse affievolito?
Esitavo, con le pulsazioni che mi martellavano nelle orecchie, finché il fruscio secco delle porte della sala operatoria non interruppe i miei pensieri. Il medico uscì, sfilandosi i guanti.
«Dottore!» mi feci avanti prima di potermi fermare, con la voce che tremava. «Come sta mio padre?»
L'espressione cupa sul suo volto diceva tutto. «Mi dispiace. Abbiamo fatto il possibile… ma le sue ferite erano troppo gravi.»
Mi portai una mano alla bocca, soffocando il singhiozzo che mi artigliava la gola.
«È… andato?» Ethan, mio fratello, mi degnò a malapena di uno sguardo prima di rivolgersi al medico, con la voce roca.
«Non ancora.» L'uomo scosse lentamente la testa. «Ma non supererà la notte. Ha chiesto di sua figlia.»
Feci un passo avanti d'istinto, poi mi bloccai.
Sua figlia.
Non potevo essere io. Dopo dieci anni di indifferenza e risentimento, la figlia che mio padre voleva vedere in punto di morte non sarei mai stata io.
La risata di Ethan fu glaciale. «Dieci anni, e la nostra famiglia paga ancora per i tuoi errori!»
Mi voltai verso di lui, con le guance rigate di lacrime. Un decennio dall'ultima volta che gli ero stata così vicina, dall'ultima volta che mi aveva guardata. Il tempo lo aveva affinato, trasformandolo in un vero Alpha: spalle più larghe, mascella più dura, una dominanza che emanava da lui a ondate.
Ma l'odio nei suoi occhi?
Quello non era cambiato.
Il cuore ebbe una torsione violenta, come artigli che lacerano la carne.
«È colpa tua» mi ringhiò contro. «Celeste se n’è andata per colpa tua. Non può essere qui per colpa tua. Per colpa tua, papà morirà senza che il suo ultimo desiderio venga esaudito.»
«Sì, è tutta colpa mia.» La mia risata era amara, appesantita da decenni di dolore. «Dopo tutti questi anni, sono ancora la prima a essere incolpata. A nessuno importa della verità, o di come mi sento io!»
Le lacrime esplosero e il mio sfogo bloccò Ethan per un istante. Ma subito dopo, la sua voce tornò tagliente come una lama:
«I tuoi sentimenti? Hai rubato il fidanzato di tua sorella e hai il coraggio di parlare di sentimenti?»
Mi conficcai le unghie nei palmi, riaprendo quella vecchia e orribile cicatrice.
Dieci anni prima, durante la Caccia della Luna di Sangue, avevo appena compiuto vent’anni: l’età in cui ogni lupo mannaro trova il proprio compagno. Dopo una vita passata a essere ignorata, avevo desiderato disperatamente quel legame.
Da bambina, avevo stupidamente sognato che potesse essere Kieran. Ma poi lui si era innamorato di Celeste — la perfetta, radiosa Celeste, la beniamina dell’intero Branco di Frostbane — e io avevo imparato presto quale fosse il mio posto.
Cosa ero io? La figlia difettosa dell’Alfa, quella che non riusciva nemmeno a trasformarsi. Un bel niente.
Se persino la mia famiglia e il mio branco mi degnavano a malapena di uno sguardo, come avrebbe mai potuto Kieran volere me? Non mi ero mai aspettata di cambiare le cose. Ma quella notte, quando sentii del suo imminente fidanzamento con Celeste, il dolore fu più profondo di qualsiasi artiglio. Per la prima volta, mi lasciai annegare nell’alcol.
Mi aspettavo di risvegliarmi dimenticata in qualche angolo buio. Mai avrei immaginato di ritrovarmi nuda nel letto di Kieran.
L’alcol mi aveva bruciato i sensi. Quella notte era rimasta una nebbia di ricordi frammentati. Prima che potessi rimettere insieme i pezzi di quanto era successo, Celeste fece irruzione nella stanza: il suo urlo lacerò l’aria mentre osservava la scena.
Poi venne il caos: i singhiozzi isterici di Celeste, le scuse piene di rimorso di Kieran, i sussurri velenosi del branco, le mie spiegazioni balbettate… tutto messo a tacere dal sonoro schiaffo di mio padre sul mio viso.
«Rimpiango di averti messa al mondo!»
Le conseguenze si svolsero in un orrore silenzioso. Kieran che portava Celeste, svenuta, in infermeria. Ethan che ringhiava contro i membri del branco che guardavano a bocca aperta. Il pianto soffocato di mia madre. E gli occhi di mio padre — dèi — quello sguardo di pura repulsione. Avevo sempre saputo che mi disprezzava, ma mai con un’intensità tale da togliermi il respiro.
«Non ho…» Il mio sussurro morì inascoltato. Nessuno mi ascoltò. Nessuno.
Da un giorno all’altro, divenni il peccato preferito del branco da punire. Laddove prima mi deridevano per la mia trasformazione difettosa, ora sputavano la parola “puttana” come una benedizione. Persino gli Omega di basso rango mi mettevano all’angolo in corridoi bui, le loro mani e i loro insulti fin troppo audaci. Le femmine si facevano il segno della croce quando passavo, sibilando “ladra di mariti” come una maledizione.
Il peso di tutto ciò mi schiacciò. Quando gli ammiratori di Celeste lasciarono minacce di morte incise sulla mia porta, raccolsi le poche cose che possedevo e fuggii con la luna nuova. Intendevo sparire per sempre… finché non iniziarono le nausee mattutine. Finché il medico non annunciò la mia gravidanza all’intero Consiglio del Sangue.
Fu l’unica ragione per cui Kieran mi sposò. Era un uomo d’onore, un Alfa che non avrebbe mai abbandonato il suo erede.
Eppure, questo distrusse la mia famiglia.
I miei genitori e mio fratello mi odiavano per aver spezzato il cuore di Celeste. Il branco di Kieran, NightFang, mi detestava perché non ero la Luna che volevano. E Celeste era così furiosa che si trasferì all’estero.
«Hai rovinato tutto!» La voce accusatoria di Ethan squarciò i miei pensieri. Il veleno nel suo sguardo mi ferì nel profondo. Intatto dopo un decennio.
Anche se il sangue ci aveva resi fratelli, Ethan non mi aveva mai trattata come una sorella. Celeste era l’unica che avesse mai amato. Mi odiava per averla allontanata.
Ma era stata davvero tutta colpa mia? Potevo essere debole e ordinaria, ma non così spregevole da sedurre di proposito il compagno di mia sorella. Eppure, a loro non era mai importato. Avevano solo bisogno di qualcuno a cui dare la colpa.
«Vedi questo?» Le mani mi tremavano, ma la mia voce si era indurita come il gelo invernale. «La mia voce non è mai stata ascoltata. La mia esistenza non ha mai avuto importanza. E allora dimmi, mamma…» Mi voltai a guardarla, con un nodo alla gola. «Se non mi hai mai voluta, perché non mi hai soffocata nella culla? Perché fingere che io conti ancora abbastanza da chiamarmi qui?»
«Come osi parlare così a mamma?!» ruggì Ethan, mentre i canini gli si allungavano. «Sposare Kieran non ti ha magicamente trasformata in una Luna. Quel titolo è sempre stato destinato a Celeste!»
«Non ho mai chiesto niente di tutto questo!» sbottai di rimando, la voce carica di amarezza. «Ero pronta a sparire. Avreste potuto lasciare che Celeste e Kieran celebrassero la loro cerimonia di unione perfetta e fingere che io non fossi mai esistita!»
Le labbra di Ethan si incurvarono in un ghigno beffardo. «Non fare la martire» sibilò. «Sapevi benissimo che Kieran non avrebbe mai abbandonato il suo cucciolo…»
«Ethan!» L’ordine di mia madre portava con sé la debolissima eco della sua passata autorità di Luna, sebbene il suo odore ora emanasse solo sfinimento e dolore. «Basta. Non sprecheremo gli ultimi istanti di tuo padre per questa vecchia faida di sangue.»
Non riuscì nemmeno a guardarmi mentre diceva: «Va’ da tuo padre». Il suo sguardo schizzò via, come se la mia vista le causasse dolore. Ethan mi lanciò un’ultima occhiata velenosa prima di sprofondare su una sedia.
Facendomi forza, aprii la porta.
La paura quasi mi soffocò: la paura di vedere quella familiare delusione nei suoi occhi per l’ultima volta. Ma quando lo vidi sdraiato lì, l’uomo che avevo passato la vita a temere e a desiderare di compiacere…
La figura imponente dei miei incubi era svanita. Il padre che un tempo sembrava invincibile ora giaceva immobile, con il petto avvolto nelle bende e il viso cinereo. Gli occhi che avevano sempre bruciato di disprezzo quando mi guardavano… ora non contenevano più nulla.
Le lacrime iniziarono a scorrermi sul viso. Perché faceva così male?
Quest’uomo, questo gigante che mi aveva odiata dal momento in cui mi ero rivelata senza lupo. Che guardava Celeste con orgoglio e me con vergogna.
Il ricordo del nostro ultimo incontro mi artigliava ancora il cuore.
Non c’era stato nessun matrimonio per me e Kieran. Nessuna celebrazione. Solo la stretta ferrea di mio padre che mi costringeva la mano a scarabocchiare il mio nome sull’atto di matrimonio.
«Ora hai ottenuto quello che volevi» aveva ringhiato, il suo potere da Alfa che rendeva l’aria irrespirabile tra noi. «Da oggi, non sei più mia figlia.»
Non avevo mai pianto così violentemente, non avevo mai supplicato con tanta disperazione. Ma tutto ciò che ottenni fu la linea gelida della sua schiena e la sua ultima, velenosa maledizione:
«La tua nascita è stata un errore, Seraphina. Osa farti rivedere e ti giuro che non conoscerai mai più un solo istante di felicità.»
Mantenne la promessa.
La sua maledizione aveva avvelenato ogni momento della mia vita, mentre il mio “onorevole” marito trasformava il nostro matrimonio in una gabbia dorata con il suo silenzio infinito e il suo disprezzo.
Avrei dovuto odiarli tutti: questa famiglia, questo destino.
Ma quando le dita di mio padre si contrassero debolmente sulle lenzuola, il mio cuore traditore ebbe un sussulto. Prima che potessi pensare, ero al suo fianco, stringendogli la mano gelida.
«Papà?» La mia voce tremava di qualcosa di pericolosamente simile alla speranza.
Le sue labbra pallide si dischiusero leggermente, come se faticassero a formulare delle parole.
Ma prima che potesse parlare...
BIIIP—!
Il monitor cardiaco lanciò un urlo. La linea sullo schermo si appiattì.
«NO!» L’urlo mi si strappò dalla gola. Non poteva andarsene, non così. Non prima che avessi visto il perdono nei suoi occhi. Non prima che avessimo sciolto i nodi che legavano i nostri cuori.
La porta si spalancò. Ethan e mia madre mi spinsero da parte, facendomi crollare a terra.
«Se n’è andato…» Mia madre si accasciò contro Ethan, il corpo scosso da singhiozzi violenti. «Il mio compagno… il mio Alpha…!»
Il dolore soffocò Ethan in silenzio, finché il suo sguardo non si fissò su di me. Il suo lupo era emerso in superficie, i denti scoperti. Non dubitai per un secondo che mi avrebbe strappato la gola. Ma mia madre gli afferrò il braccio.
«Vipera» sibilò lui. «Qualunque briciolo di felicità a cui ti sei aggrappata… te lo strapperò via.»
Una risata vuota echeggiò nella mia mente. Perché erano tutti così ossessionati dal rubarmi la felicità? Qualcosa che non avevo mai avuto.
Entrò il medico, mormorando a mia madre: «Luna, dobbiamo preparare la salma dell’Alpha Edward».
Uscii nel corridoio, l’anima scorticata a vivo, le lacrime che cadevano senza controllo. Mentre arrivava l’élite del branco, nessuno mi degnò di uno sguardo, come sempre.
Ma la loro indifferenza ormai mi toccava a malapena. Rimasi immobile davanti alla stanza che custodiva il corpo di mio padre, ancora incapace di accettare la verità: che non avrebbe mai più riaperto gli occhi.
Finché la voce di Kieran non squarciò il silenzio.
«Le mie più sentite condoglianze, Margaret.» Prese le mani di mia madre, impeccabile nel suo ruolo di genero devoto. «Stai tranquilla, aiuterò Ethan con tutti i preparativi.»
La luce della luna che filtrava dalle finestre indorava le sue spalle larghe, e le striature argentate alle tempie non facevano che accentuare l’aura di un Alpha nel fiore degli anni. Non un capello fuori posto, nonostante la chiamata nel cuore della notte.
L’Alpha più letale del branco NightFang. La sua sola presenza bastava a dominare l’aria.
«La tua presenza mi conforta, Kieran» singhiozzò mia madre, aggrappandosi al suo braccio.
Quando l’abbracciò, quegli occhi scuri e penetranti trovarono i miei sopra la spalla di lei, per poi scattare via come se avessero notato una macchia sul muro.
«Cos’è successo esattamente?» domandò, rivolgendosi a Ethan. «Come ha fatto Edward a subire un attacco?»
La mascella di Ethan si contrasse. «Una normale pattuglia di confine. Ma quei bastardi dei reietti sono arrivati in un numero che non avevamo mai visto, armati d’argento.» Deglutì a fatica, lottando per mantenere il controllo. «È stata un’imboscata. Papà non ha avuto scampo.»
I singhiozzi rinnovati di mia madre riempirono il corridoio. Kieran strinse la spalla di Ethan.
«I reietti la pagheranno» giurò.
Io fluttuavo ai margini, un’estranea nella tragedia della mia stessa famiglia.
Loro tre — mia madre, Ethan e Kieran — erano uniti nel dolore, un cerchio indistruttibile in cui non potevo entrare.
«Ho mandato a chiamare Celeste» aggiunse Ethan all’improvviso. «Dovrebbe arrivare a breve.»
«Oh, povera figlia mia!» pianse mia madre tra le mani. «Perdersi gli ultimi istanti di suo padre…»
Il mio sguardo corse involontariamente al viso di Kieran.
I nostri occhi si incrociarono di nuovo.
La sua espressione era indecifrabile: glaciale, inquisitoria, completamente priva di calore.
Dieci anni a dividere lo stesso letto, eppure mi sembrava ancora lontano galassie. Non avevo mai toccato il suo cuore.
E ora, con il ritorno di Celeste, una terribile verità mi schiacciò il petto come un peso di ferro: stavo per perdere la mia seconda famiglia.
Se la mia lupa vivesse ancora dentro di me, avrebbe guaito sommessamente. Non sapevo se sarei sopravvissuta alla tempesta in arrivo, ma una cosa bruciava più forte della paura:
Qualunque cosa fosse successa, nessuno mi avrebbe portato via mio figlio.
Nessuno.
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Il cucciolo del principe Lycan
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Quando Violet Hastings inizia il suo primo anno alla Starlight Shifters Academy, desidera solo due cose: onorare l'eredità di sua madre diventando una guaritrice esperta per il suo branco e superare l'accademia senza che nessuno la chiami strana per la sua condizione oculare.
Le cose prendono una svolta drammatica quando scopre che Kylan, l'arrogante erede al trono dei Lycan che le ha reso la vita un inferno dal momento in cui si sono incontrati, è il suo compagno.
Kylan, noto per la sua personalità fredda e i suoi modi crudeli, è tutt'altro che entusiasta. Rifiuta di accettare Violet come sua compagna, ma non vuole nemmeno rifiutarla. Invece, la vede come la sua cucciola ed è determinato a rendere la sua vita ancora più infernale.
Come se non bastasse affrontare le torture di Kylan, Violet inizia a scoprire segreti sul suo passato che cambiano tutto ciò che pensava di sapere. Da dove viene veramente? Qual è il segreto dietro i suoi occhi? E tutta la sua vita è stata una menzogna?
Invisibile al Suo Bullo
Scelta dal Re Alpha Maledetto
"Ma io sopravvivrò."
Lo sussurrai alla luna, alle catene, a me stessa... finché non ci credetti.
Dicono che il Re Alpha Maximus sia un mostro: troppo grosso, troppo brutale, troppo maledetto. Il suo letto è una condanna a morte e nessuna donna ne è mai uscita viva. E allora perché ha scelto me?
L'omega grassa, l'indesiderata. Quella che il mio stesso branco ha offerto come spazzatura. Una notte con lo spietato Re avrebbe dovuto finirmi. Invece, mi ha rovinata. Ora bramo l'uomo che prende senza pietà. Il suo tocco brucia. La sua voce comanda. Il suo corpo distrugge. E io continuo a tornare per averne ancora. Ma Maximus non contempla l'amore. Non vuole compagne. Lui prende. Lui possiede. E non resta mai.
"Prima che la mia bestia mi consumi completamente... ho bisogno di un figlio che prenda il trono."
Peggio per lui... Non sono la ragazzina debole e patetica che hanno gettato via. Sono qualcosa di molto più pericoloso: l'unica donna in grado di spezzare la sua maledizione... o di distruggere il suo regno.
Da Migliore Amico a Fidanzato
Savannah Hart pensava di aver superato Dean Archer—fino a quando sua sorella Chloe annuncia di sposarlo. Lo stesso uomo che Savannah non ha mai smesso di amare. L'uomo che le ha spezzato il cuore… e ora appartiene a sua sorella.
Una settimana di matrimonio a New Hope. Una villa piena di ospiti. E una damigella d'onore molto amareggiata.
Per sopravvivere, Savannah porta un accompagnatore—il suo affascinante e impeccabile migliore amico, Roman Blackwood. L'unico uomo che è sempre stato al suo fianco. Lui le deve un favore, e fingere di essere il suo fidanzato? Facile.
Fino a quando i baci finti iniziano a sembrare veri.
Ora Savannah è combattuta tra mantenere la recita… o rischiare tutto per l'unico uomo per cui non avrebbe mai dovuto innamorarsi.











