
L'Alpha Biker Che È Diventato il Mio Compagno della Seconda Possibilità
Ray Nhedicta · Completato · 319.5k Parole
Introduzione
«Sei come una sorella per me.»
Furono proprio queste le parole che fecero traboccare il vaso.
Non dopo quello che era appena successo. Non dopo la notte rovente, senza fiato, sconvolgente che avevamo passato avvinghiati l'uno all'altra.
Sapevo fin dall'inizio che Tristan Hayes era un limite che non avrei dovuto superare.
Non era una persona qualunque, era il migliore amico di mio fratello. L'uomo che avevo desiderato in segreto per anni.
Ma quella notte… eravamo a pezzi. Avevamo appena seppellito i nostri genitori. E il dolore era troppo pesante, troppo reale… così lo supplicai di toccarmi.
Di farmi dimenticare. Di riempire il silenzio che la morte si era lasciata alle spalle.
E lui lo fece. Mi strinse come se fossi qualcosa di fragile.
Mi baciò come se fossi l'unica cosa di cui aveva bisogno per respirare.
Poi mi lasciò a sanguinare con sei parole che bruciarono più a fondo di qualsiasi rifiuto.
Così, scappai. Lontano da tutto ciò che mi causava dolore.
Ora, cinque anni dopo, sono tornata.
Reduce dal rifiuto del compagno che abusava di me. Con ancora addosso le cicatrici per un cucciolo che non ho mai potuto stringere.
E l'uomo che mi aspetta all'aeroporto non è mio fratello.
È Tristan.
E non è più il ragazzo che mi sono lasciata alle spalle.
È un biker.
Un Alpha.
E quando mi ha guardata, ho capito che non c'era nessun altro posto in cui fuggire.
Capitolo 1
Athena
Non riesco a respirare.
Tristan si muove dentro di me, lento e profondo, e io annego in quella sensazione. Ogni spinta scatena una spirale di calore che mi attraversa il corpo, riempiendo tutti gli spazi vuoti che il dolore ha scavato oggi.
Le sue mani mi scivolano sotto la coscia e la sollevano con cautela… con delicatezza, come se potessi andare in frantumi, prima di spingere di nuovo in avanti, riempiendomi. Rimango senza fiato, inarcando la schiena sul letto, con le dita aggrappate alle lenzuola, alla disperata ricerca di qualcosa di solido, qualsiasi cosa.
Ma è tutto così travolgente. Così inebriante.
Il chiaro di luna che filtra dalla finestra della sua camera da letto si riflette sul sudore del suo petto, sul modo in cui i capelli scuri gli si appiccicano alla fronte. Le sue mani mi afferrano le cosce, tenendomi ferma mentre vado in pezzi sotto di lui.
È sbagliato. Così sbagliato.
Abbiamo dato l’ultimo saluto ai nostri genitori stamattina. Tutti e quattro: mia madre e mio padre, sua madre e suo padre. Sepolti fianco a fianco, proprio come avrebbero voluto. I nostri padri erano migliori amici fin dall’infanzia, Alpha di branchi vicini che si erano rifiutati di lasciare che i confini territoriali li dividessero.
Erano morti insieme in vacanza, la loro auto si era schiantata contro un albero su una strada di montagna. Mia madre aveva resistito per tre giorni in ospedale, la sua lupa aveva lottato fino alla fine, ma nemmeno lei era riuscita a sopravvivere alle conseguenze di quell’incidente.
Ancora non riesco a capacitarmi di come siamo arrivati a questo punto. Un attimo prima ci tenevamo per mano accanto alle loro tombe mentre li seppellivano, e l’attimo dopo… siamo qui, avvinghiati l’uno all’altra.
Dovrei essere a lutto. Dovrei essere a casa, circondata da mio fratello e dal mio branco, a lasciarmi confortare da loro come dovrebbero fare i lupi. Invece sono qui, nel letto di Tristan, a lasciare che il migliore amico di mio fratello mi tocchi come se gli appartenessi.
«Athena», sussurra contro la mia gola, e io mi inarco verso di lui, alla disperata ricerca di qualsiasi cosa possa far cessare questo dolore. Lo desidero da così tanto tempo… anni passati a osservarlo da un capo all’altro delle stanze, a fingere di non notare come il suo sguardo si soffermasse su di me, a volte, quando pensava che nessuno lo stesse guardando.
Spinge di nuovo dentro di me, più lentamente stavolta, assaporando ogni istante finché non mi lascio sfuggire un gemito. Istintivamente allungo le braccia verso di lui, le mani gli avvolgono le spalle per poi scivolargli tra i capelli, tirandolo più vicino, desiderando ardentemente il suo calore… perché lui è l’unica cosa che sembra reale in questo momento di devastazione.
La sua mano sinistra mi sfiora il clitoride, portandomi in posti dove non sono mai stata. Voglio di più. Ho bisogno di più.
Piego la testa all’indietro e, quando un gemito mi sfugge più forte di quanto volessi, lui annulla la distanza tra noi e mi bacia con foga, inghiottendo quel suono come se sentirlo gli facesse male.
Il bacio è disperato, un miscuglio crudo di calore e urgenza… le sue labbra premute contro le mie come se temesse il silenzio che incombe tra noi.
Accelera di nuovo il ritmo, ogni spinta mi toglie il fiato dai polmoni, facendomi ansimare nella sua bocca, confondendo i confini del dolore, della realtà.
So che non dovrei essere qui… a trovare conforto in questo modo, persa in un’intimità che sembra troppo bella per essere vera.
Eppure lo sono. E non voglio che si fermi. So che dopo dovremo affrontare la dura realtà, ma voglio comunque godermela finché dura.
A un certo punto, ci fa girare e all’improvviso mi ritrovo a cavalcioni su di lui, con le mani premute contro il suo petto, a muovermi contro di lui mentre mi studia, i suoi occhi che tracciano ogni contorno del mio corpo.
La sua bocca scende lungo il mio collo, sulla clavicola, e quando grido, mi zittisce dolcemente, le labbra che mi sfiorano la pelle come una litania gentile.
Mi chino per baciarlo di nuovo, più lentamente questa volta, anche mentre i nostri corpi danzano insieme. Non so dire se sto piangendo o no… mi bruciano gli occhi, eppure tutto il resto è caldo, dolente, vivo.
Le dita affondano nelle sue spalle mentre mi tiene ferma e si muove più veloce, più a fondo, spingendomi verso il limite. Il suono che mi sfugge è un misto tra un gemito e un singhiozzo, e lui lo inghiotte di nuovo con la bocca, baciandomi come se fossi l’unica cosa che lo tiene sano di mente.
Quando vengo, è con il suo nome sulle labbra e le lacrime sulle guance. Lui mi segue pochi istanti dopo, il viso sepolto nel mio collo, il corpo scosso da un fremito contro il mio.
Per un attimo restiamo semplicemente così, ansimando, il suo peso che mi schiaccia contro il materasso. Sento il suo cuore battere contro il mio petto, l'odore del suo dopobarba mischiato al nostro sudore.
La mia lupa fa le fusa, appagata come non lo era più da quando avevamo ricevuto la telefonata sull'incidente.
È così che dovrebbe essere. Come tornare a casa.
Poi però si allontana, mettendosi a sedere sul bordo del letto, dandomi la schiena. La distanza tra noi sembra d'un tratto un abisso.
«Non può succedere di nuovo» dice, con la voce roca. Gelida.
Il cuore mi si ferma. Sapevo che sarebbe arrivato questo momento, ma non me l'aspettavo così presto. «Tristan...»
«Per me sei come una sorella.» Si alza, afferrando i jeans. «È tutto ciò che sei sempre stata. E tutto ciò che sarai mai.»
Le parole mi colpiscono come uno schiaffo. Una sorella. Mi conosce da sempre, mi ha vista crescere, è stato presente a ogni tappa importante della mia vita. Ma non sono mai stata sua sorella. Non nel modo in cui mi guarda adesso, come se fossi qualcosa da dimenticare.
«Non farlo» sussurro, tirando su il lenzuolo per coprirmi. «Non dirlo. Non dopo quello che abbiamo appena...»
«Dopo quello che abbiamo appena fatto?» Si volta a guardarmi, e il rimpianto nei suoi occhi è inconfondibile. «Abbiamo appena commesso l'errore più grande della nostra vita, Ath. Siamo in lutto, non ragioniamo lucidamente, e noi...» Si passa una mano tra i capelli. «Cazzo. Tuo fratello mi ammazzerà.»
«Orion non deve saperlo per forza.»
«Non è questo il punto.» Si infila la maglietta, ogni gesto secco e rabbioso. «Il punto è che non sarebbe mai dovuto succedere. Dovevo proteggerti. Non approfittare di te in un mio momento di debolezza.»
«Non è così...»
«Stavamo soffrendo entrambi, e soffriamo ancora... ed è per questo che abbiamo fatto una stupidaggine simile. È stato solo questo» dice, interrompendomi.
Ogni parola è una coltellata tra le costole. Vorrei ribattere, dirgli che si sbaglia, ma l'espressione sul suo viso mi blocca. Ha già deciso. Nella sua testa, sono solo la sorellina del suo migliore amico che gli si è buttata addosso in un momento di debolezza.
«Cerca di dormire» dice, dirigendosi verso la porta. «Ti accompagno a casa domattina.»
«Tristan, aspetta...»
Ma è già uscito, e la porta si chiude alle sue spalle con un clic definitivo che mi fa dolere il petto.
Fisso il soffitto, la lupa che guaisce dentro di me. Lei non capisce perché ci stia respingendo, perché stia fuggendo quando entrambi sappiamo che quello che abbiamo provato stanotte era reale. Ma io, adesso, capisco.
Non sono abbastanza per lui. Non sono ciò di cui ha bisogno. Non lo sono mai stata.
Avrei dovuto immaginarlo. Avrei dovuto sapere che era tutto troppo bello... troppo fottutamente perfetto per essere vero.
Quando le sue dita avevano tracciato la curva della mia schiena, quando aveva sussurrato il mio nome contro la pelle come una preghiera, avrei dovuto sapere che sarebbe finito tutto in malora.
Ma il dolore gioca brutti scherzi al buon senso, e io mi sono lasciata affogare nell'illusione che... forse... forse mi vedesse come la donna che sono.
Mi lascio sfuggire una risata amara.
L'unica cosa che sono mai stata per lui era la sorellina di Orion. La bambina da proteggere. E questo è tutto ciò che sarò mai.
Il giorno dopo, non ho aspettato che mi riaccompagnasse. Non sono una cosuccia fragile da proteggere.
Nei tre giorni successivi, prendo la mia decisione. Non posso restare qui, in questo branco, in questa città dove ogni angolo mi ricorda i miei genitori, dove dovrei vedere Tristan e fingere che quella notte non sia significato nulla. Non posso guardarlo mentre mi tratta come un'estranea, come un fardello che deve sopportare per amore di mio fratello.
Prenoto un volo per Londra. Faccio le valigie. Dico a Orion che ho bisogno di spazio, di tempo per capire chi sono senza i nostri genitori.
Non gli dico il vero motivo per cui sto scappando.
Non gli dico che sono innamorata del suo migliore amico, e che amarlo mi distruggerà, se resto.
Certi segreti sono troppo pericolosi per essere pronunciati ad alta voce, persino in famiglia.
Soprattutto in famiglia.
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Questo è un libro per chi vuole esplorare l'oscurità del desiderio senza vergogna.
"Le sue fantasie proibite" è una raccolta di diverse storie brevi:
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Libro 2: Il giocattolo dei fratellastri
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Libro 3: La moglie esibizionista
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Libro 5: Salvata dal prete (LGBTQ)
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