
Ops! Ho mandato un sext al mio capo a Capodanno
Bella Silva · Completato · 195.9k Parole
Introduzione
«Sei fuori di testa! Io non ti ho mai voluto!» ringhiai tra i denti, odiando quanto suonassi debole. Odiando come, all’improvviso, le braccia non avessero più la forza di respingerlo.
E come ci fosse una parte di me che lo voleva davvero, nonostante tutto.
«Continua a negarlo», mormorò, gli occhi che si facevano più scuri. «Mi viene solo più voglia di piegarti sulla mia scrivania e scoparti via quell’atteggiamento.»
Quando l’assistente esecutiva Alice Rhodes mandò un messaggio sexy al suo capo arrogante e insopportabile, Theodore Linden-Hawthorne, durante la festa di Capodanno dell’azienda, la sua vita si capovolse completamente.
Perse tutto: il fidanzato, la famiglia e la sua migliore amica, tutto per un unico, imbarazzante errore. E, come se non bastasse, Theodore sembrava incapace di starle lontano, e Alice fu inorridita nel rendersi conto che quel sentimento, lentamente, stava iniziando a diventare reciproco.
Ma quell’attrazione tra loro aveva un prezzo. Alice e Theodore venivano da due mondi completamente diversi. Il loro desiderio era proibito e guardato con disapprovazione da chiunque li circondasse. Il loro amore sarebbe sopravvissuto a ex assetati di vendetta, scandali succosi, segreti nascosti e sorprese inaspettate?
Capitolo 1
ALICE
Prima di questa giornata assolutamente terribile, di merda, da buttare, io avevo tutto.
Il fidanzato bello e innamorato. Una migliore amica che conoscevo da sempre e che avrebbe fatto qualsiasi cosa per me. Un’ottima posizione in uno dei migliori studi del Paese. Una famiglia presente, pronta a restarmi accanto qualunque cosa accadesse.
Ma adesso? Era finita.
Tutto cominciò con la festa di Capodanno che il nostro studio, l’Hawthorne Group, organizzava la sera di San Silvestro. Un evento a cui non avrei mai dovuto partecipare, tanto per cominciare, ma la mia migliore amica, Emma Barkley, che lavorava con me nello stesso studio e che, di fatto, aveva organizzato tutto, mi convinse ad andarci con lei.
Ricordo ancora le sue suppliche, giorni prima dell’evento. «Dai, Alice! Sarà divertentissimo!»
«No, non credo proprio che sarà divertente», ribattei, incrociando le braccia sul petto. «In che modo passare Capodanno in un contesto aziendale dovrebbe essere divertente? Questa dovrebbe essere la nostra pausa dal lavoro!»
Lei giunse le mani e mi svolazzò le ciglia addosso. «Sì, ma non stai volando in Maryland a trovare la tua famiglia e Benjamin è ancora fuori dal Paese. Che altro hai in programma?»
«Posso letteralmente restare a casa, Ems. Non ho bisogno di uscire per Capodanno.»
Restare a casa sarebbe stata un’opzione molto migliore per me. Passare tempo inutile e, per di più, non pagato vicino al mio capo, Theodore Linden-Hawthorne, mi metteva i brividi. Avrei voluto dare ascolto a quell’istinto.
Se l’avessi fatto, non sarei dove mi trovavo adesso.
Il mio capo era il proverbiale rompipalle, e lo intendo nel modo più irrispettoso possibile. Prima lavoravo per suo padre, cioè Theodore Hawthorne Sr., ed era l’uomo più gentile del mondo. In un anno mi aveva promossa da assistente junior ad assistente esecutiva e, ormai, guadagnavo più di quanto avessi mai osato sognare.
Ma il signor Hawthrone era morto sei mesi prima, e il suo figlio maggiore, Theodore Linden-Hawthorne, aveva preso il comando.
E da allora avevo vissuto un inferno in terra.
Emma voleva che passassi altro tempo in presenza di quel diavolo?
Neanche per sogno. No. Non esiste.
«Sì, ma la tua migliore amica al mondo ti sta chiedendo di venire con lei così non deve affrontare da sola la festa che sta organizzando», insistette, prendendomi la mano e stringendola forte. «Oh, ti prego, Alice. Lo fai per me? Ti prego. È l’unica cosa che ti chiederò mai!»
Cedetti due giorni prima della festa. Emma lo chiese con tanta dolcezza e, in fondo, potevo farlo per la mia migliore amica.
Era quello che mi ripetevo anche mentre attraversavo le porte dell’evento, con addosso un vestito bianco al ginocchio, la gonna svasata e lo scollo all’americana.
Una scelta azzeccata per un contesto professionale come quello.
Avevo i capelli raccolti e indossavo gli orecchini di diamanti che il mio fidanzato, Benjamin, mi aveva regalato per Natale, quando ci eravamo visti l’ultima volta. Scorsi Emma dall’altra parte della sala e lei mi fece cenno con la mano. Mi avviai verso di lei, tenendo lo sguardo fisso sul suo viso, ma qualcuno mi si piazzò davanti, bloccandomi la visuale.
Ovviamente era il diavolo in persona.
Theodore Linden-Hawthorne. In un completo bianco Armani che probabilmente costava una fortuna. I capelli scuri erano tirati all’indietro e l’espressione sul suo volto scolpito era abbastanza tagliente da tagliare il vetro.
Mi squadrò da capo a piedi, facendomi sentire fuori posto anche se sapevo di essere vestita da paura, e fui costretta a sorridere e a salutarlo con cordialità. «Signor Linden-Hawthorne.»
«Signorina Rhodes», disse con il suo solito tono secco, prima che i suoi occhi azzurri e gelidi tornassero sul mio viso. «Vedo che si è fatta vedere.»
Quella frase mi fece esitare, e lui aggiunse subito: «Non è un esame, signorina Rhodes. Era solo un’osservazione. Il suo nome non era nell’elenco definitivo degli inviti che ho ricevuto.»
«Io… sì. Ho deciso di venire all’ultimo momento.»
«All’ultimo momento», ripeté. «Come un ripensamento.»
Notai il bicchiere di champagne che aveva in mano e mi chiesi se fosse ubriaco, perché… perché mi stava dicendo una cosa del genere?
«Si rende conto che molta gente avrebbe ucciso per essere in quell’elenco?» continuò, prima di sorseggiare lo champagne. «Per lei, invece, era un’idea usa e getta. Quanto… appropriato.»
Strinsi più forte la presa sulla mia pochette. Emma osservava da lontano, con gli occhi un po’ spalancati. «Non sono sicura di capire cosa intende, signore.»
«Quello che intendo,» disse lui, facendo un passo verso di me, «è che sembri preferire essere da tutt’altra parte, e non è una bella immagine per l’azienda. Voglio vedere un sorriso su quel viso, Miss Rhodes. Chiaro?»
Lo fissai a mia volta, chiedendomi se stessi impazzendo. Lui mandò giù l’ultimo sorso del suo drink e poi si voltò subito, allontanandosi. Io proseguii verso Emma, che mi chiese immediatamente: «Ehm, che cos’era quello?»
«Ha perso la testa,» sbottai, lanciando un’occhiata alle mie spalle.
E infatti mi stava guardando, anche se era in mezzo a un gruppo numeroso di persone. Fece un gesto con le mani perché sorridessi, e io distolsi lo sguardo di scatto perché non mi fidavo di me stessa: non ero sicura di riuscire a mantenere la faccia seria.
«Visto? Il suo sogno è trovare una scusa per farmi licenziare! Non credo che questa sia una grande idea, Emma. Forse dovrei solo…»
Lei mi afferrò il braccio in fretta. «No! Ma certo che no. Devi tenere il punto, Alice! Non puoi permettergli di entrarti sotto pelle. Ricorda quanto hai lottato per questo posto. Ti meriti di essere qui, ecco perché non ti ha ancora licenziata. Sa che sei la migliore assistente esecutiva del paese!»
«Non lo so, Emma,» sospirai. «Io… non lo so.»
Lei mi accarezzò il braccio e mi fissò con intensità. «Andrà tutto bene. So perché sei agitata. Ti manca Benjamin, vero?»
Sorrisi alle sue parole, ricacciando l’interazione con il mio capo in fondo alla mente. «Sì. Mi manca. Mi manca davvero tanto.»
Era via da circa una settimana, e sarebbe dovuto tornare nella prima settimana di gennaio. Ma da quando stavamo insieme, due anni fa, non eravamo mai stati lontani così a lungo.
«Vuoi bere qualcosa?» chiese Emma, facendomi l’occhiolino e prendendomi la mano. «Io ne ho bisogno.»
«No,» dissi in fretta, piantando i tacchi sul pavimento di marmo dell’atrio dell’ufficio. «Non credo sia una buona idea.»
«Perché? Bevono tutti. Rilassati.»
Bere nella stessa stanza con Mr. Linden-Hawthorne? Neanche per sogno. Ma Emma non mi stava ascoltando. Non lo faceva mai. Mi trascinò fino al lungo tavolo nell’angolo, dove erano allineati un sacco di calici di champagne già pieni, e me ne mise uno in mano.
«Solo un bicchiere. Ecco. Fammi prendere questo.» Mi tolse la pochette e mi costrinse a reggere il calice con entrambe le mani. «Rilassati. Fai un sorso. Ecco. Solo un bicchiere. È tutto quello che ti serve per—oh, buonasera, Mr. Landon!»
Mi sfrecciò accanto per salutare il COO dell’azienda, e io mi concentrai nel fare un altro sorso di champagne frizzante. Alzai lo sguardo e vidi all’improvviso Mr. Linden-Hawthorne che mi fissava dritto, e per un istante rimasi immobile, senza sapere cos’altro fare. Alle mie spalle sentivo Emma e il nostro COO chiacchierare e, per qualche motivo, non riuscivo a staccare gli occhi dal mio capo irritante.
Forse volevo dimostrargli che non mi intimidiva. O forse volevo solo che mi guardasse bene in faccia e vedesse che non stavo sorridendo.
Emma tornò al mio fianco e mi porse la pochette. «Scusa. Non mi ero resa conto di averla io.»
«Tranquilla,» la rassicurai, riprendendola.
«Ho sentito il tuo telefono vibrare. Credo ti sia arrivato un messaggio o qualcosa del genere.» Mi fece l’occhiolino. «Magari è Benjamin.»
«Sì. Magari.»
«Dovresti mandargli un selfie,» suggerì, mentre prendeva anche lei un calice di champagne. «Fagli vedere quanto sei bella. Se capisci cosa intendo.»
Sogghignai, capendo benissimo cosa intendesse, e mi avviai verso il bagno.
Mi chiusi a chiave in uno stallo, sentendomi molto meglio dopo quel bicchiere di champagne, e mi scattai un selfie tenendo il telefono sollevato. Poi alzai l’orlo del vestito, spostai di lato le mutandine di pizzo, tirai fuori la lingua e gli inviai le foto via messaggio. Gli mandai anche un testo che diceva:
So che stai morendo dalla voglia di averne un po’. xo
Questo dovrebbe compensare la distanza tra noi.
Soddisfatta, uscii dal bagno e tornai fuori, sentendomi decisamente meglio. Incrociai lo sguardo di Emma, e lei mi fece cenno di avvicinarmi.
Un altro bicchiere di champagne non mi dispiacerebbe, decisi mentre la raggiungevo, già di umore migliore.
Che male poteva fare?
Ultimi capitoli
#171 Capitolo 171 Dopo tutto
Ultimo aggiornamento: 9/5/2026#170 Capitolo 170 Tutto a causa del Sesto di Capodanno
Ultimo aggiornamento: 9/5/2026#169 Capitolo 169 Ripercussioni
Ultimo aggiornamento: 9/5/2026#168 Capitolo 168 Scuffle
Ultimo aggiornamento: 9/5/2026#167 Capitolo 167 L'affare
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Ultimo aggiornamento: 9/5/2026
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Io sono Damion Grimm. Un ragazzo di San Francisco. Il tipo che ogni ragazza desidera e che ogni uomo vorrebbe essere – un campione, affascinante, ricco, famoso. A volte i cattivi ragazzi possono avere le ali. Ma io non sono un angelo. Sono segnato dalla mia colpa. Così ho creato 10 regole. Regole che non ho mai osato infrangere. Regole che mi tenevano sotto controllo.
A volte i segreti possono danneggiare. A volte il tradimento può ferire. A volte la vendetta può distruggere. A volte nessuno è al sicuro.
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